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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 816 - 167 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

L’autunno, seppur all’apparenza ancora estivo, tuona e fulmina alle nostre porte e con lui arrivano le sempre e solite buone risoluzioni che saranno per lo più sciolte dalle prime piogge! Per chi studia o insegna si riprende il cammino della scuola o dell’università con un misto di dolore e di gioia, di desiderio di darsi da fare e nostalgia del dolce far niente. Nessuna stagione viene vissuta con così intensi propositi di cambiamento, come se con l’ingiallirsi delle foglie, ogni anno fosse promessa di futuri germogli possibili.

Anche la Tunisia si veste di colori autunnali e pensa alla ripresa delle attività economiche in forte stallo con l’annuncio della nuova composizione del governo Chahed, frutto di grandi compromessi e negoziazioni politiche durante tutta l’estate. Poche donne nel nuovo governo, in ribasso rispetto al governo precedente e con una netta prevalenza di politici provenienti dal partito Nidaa Tounes.

La lotta alla corruzione, all’economia sommersa, al contrabbando, al terrorismo e nel contempo la messa in atto delle riforme strutturali attese, tra le quali la semplificazione delle procedure burocratiche, quale premessa alla ripresa della fiducia del cittadino nell’amministrazione dello Stato potranno essere attuate o rimandate sine die con un grave danno alla possibile benchè difficile ripresa dell’economia? Se il mondo lancia i suoi fulmini ovunque nel mondo, l’incognita rimane dove questi cadranno e quali tuoni provocheranno con un sentimento di crescente insicurezza economica, ecologica, sociale per l’umanità tutta. C’è chi annega, c’è chi si spacca ma c’è chi si salva ancora, pensando sempre che i disastri degli uni mettano al riparo gli altri... ma la storia c’insegna che i fatti non si svolgono mai cosi linearmente ...

Alla vigilia delle elezioni municipali, la vita politica tunisina desta sempre più indifferenza nei cittadini che si allontano sempre più pericolosamente dai destini del loro paese poichè non credono più, come sei anni orsono, ad un risanamento degli organi dirigenti. Molte le imprese in difficoltà con poche speranze di ripresa in un contesto sociale che lascia poco spazio al dialogo e genera un’instabilità lavorativa alquanto elevata. Le proteste, gli scioperi continui, spingono molti a chiudere le loro imprese, specie se straniere. L’economia sommersa continua ad essere regina con grave danno alla credibilità dello Stato, la cui sovranità è seriamente intaccata anche nell’inconscio collettivo, generando attitudini e comportamenti  di inciviltà, ai quali poco si era abituati in un paese in cui la premura e l’attenzione all’altro erano regola. Il “far da sè” sostituisce il “far insieme” con grande danno al vivere comune.

In Italia, come in Tunisia, all’estate torrida succede un autunno marcato da piogge torrenziali che hanno fatto già delle vittime, specie nella città di Livorno.

Si continua a discutere del fenomeno migratorio con un’estate segnata da una recrudescenza di sbarchi clandestini e con il proliferare di “sbarchi fantasmi”. Trovare un equilibrio tra accoglienza e capacità ad accogliere non è certo operazione facile, aldilà dei facili posizionamenti politici e propagandistici. D’altra parte, il disequilibrio tra nord e sud del Mediterraneo è tale che sembra quasi impossibile arginare il fenomeno. Le trattative e gli accordi con i paesi del nord africa, specie se instabili come la Libia ed in mano ad una miriade di milizie, possono generare, come dimostrato dalle ultime inchieste giornalistiche, altre forme di tratta di migranti o/e di moderna schiavitù che sono inaccettabili e feriscono l’umanità che è in noi.

Per fortuna la cultura ci salva da questo tetro panorama autunnale: in Tunisia con l’approssimarsi della “Settimana della lingua italiana” apre le porte del cinema e delle Università. L’ottobre musicale, come ogni anno, allieterà le nostre serate, tante le attività in programmazione dall’Istituto Italiano di Cultura. Alla Dante, il cineforum Maurizio Valenzi, riprenderà la sua programmazione bi-mensile dal 20 settembre. Il tema conduttore di quest’anno sarà “La Libertà”.

Anche il Comites dopo la pausa estiva riprende le sue attività. Tra le lettere e telefonate che riceve, spiccano in primo luogo le proteste di molti italiani, spesso non più giovani che si trovano costretti a fare code interminabili al sole o sotto la pioggia per rinnovare un documento. Possibile che non si pensi ad una corsia preferenziale o almeno a diversificare le corsie in funzione delle tipologie degli appuntamenti?

Ricordiamo agli italiani residenti in Tunisia che i giorni di permanenza del Comites sono il martedì ed il giovedì al 35, avenue de la Liberté, Tunisi.

A tutti i nostri lettori buona ripresa delle loro attività!



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 815 – 166 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Un’estate caldo-umida ha caratterizzato quest’anno la Tunisia con un termometro che ha spesso superato i 40°C.

Spiagge affollate, utilizzo smodato di climatizzatori ed affini con un consumo allarmante di energia elettrica hanno segnato questa prima metà di agosto.

Al piacere di godersi un mare cristallino si accompagna spesso la sgradevole constatazione di spiagge piene di rifiuti, soprattutto di plastica, lasciati dai bagnanti, poco attenti all’ambiente. Se l’educazione al rispetto degli spazi pubblici e dell’ambiente in generale dovrebbe essere tra le priorità del Governo per la costruzione di una coscienza civile, si deve purtroppo constatare che malgrado annunci e misure eclatanti ma senza seguito, le città e le spiagge continuano ad essere invase di rifiuti di ogni genere. Al grave danno ambientale che ne consegue se ne aggiunge, a nostro parere, un altro molto più grave, cioè il considerare degno di attenzione e di cura solo ed esclusivamente il bene privato a scapito degli spazi pubblici. Ciò, malgrado l’opera meritoria di alcune associazioni che cercano di intervenire attivamente sul territorio, non solo genera una diseducazione ambientale ma determina anche un comportamento di disattenzione e di scarsa cura nei confronti della “cosa pubblica”, il che è in contraddizione con l’essere un cittadino dotato di senso civico.

La Tunisia, d’altronde, non cessa di stupirci positivamente aprendo porte che dall’Indipendenza del Paese erano rimaste chiuse. Il 26 luglio, il Parlamento ha adottato all’unanimità una legge considerata storica per combattere la violenza contro le donne e per violenza si intende, oltre a quella fisica, quella economica, sessuale, politica e psicologica. La legge prevede anche la creazione di meccanismi di protezione, sia giuridici che psicologici, per l’assistenza alle vittime di violenza ma soprattutto ha modificato l’articolo 227 del codice penale secondo il quale uno stupratore non poteva più essere perseguito se avesse sposato la sua vittima minorenne. Questo importante provvedimento è stato anche il risultato delle lotte delle femministe che da decenni rivendicano la revisione dell’articolo 227.

Sempre in tema di parità di genere, il 13 agosto, festa delle donne in Tunisia, il Presidente Beji Caïd Essebsi, nel suo discorso ha annunciato misure riguardanti l’abolizione della circolare del 5 novembre 1973 nella quale si vieta alla donna tunisina musulmana il matrimonio con un non musulmano.

L’abolizione di questa misura discriminatoria si è resa necessaria non solo perché ormai molte donne tunisine sposano dei non musulmani, costretti ad oggi a convertirsi perché sia riconosciuto in Tunisia il loro matrimonio, ma perché costituisce una netta violazione della Costituzione del 2014 nella quale viene contemplata esplicitamente “la libertà di coscienza”.

L’annuncio più eclatante del Presidente tunisino è stato quello però di raggiungere la parità assoluta in materia di eredità tra donna e uomo, seppur gradualmente. Egli ha infatti dichiarato che “Il Codice dello Statuto Personale (CSP) sarà modificato progressivamente fino a raggiungere un’eguaglianza effettiva e totale di tutti i cittadini, uomini e donne.”

Queste misure, se ratificate dal Parlamento, rappresenterebbero una svolta storica per la Tunisia, ma soprattutto per la sua democrazia che non può, per ritenersi tale, essere discriminatoria nei confronti di più della metà della popolazione.

A tutti i nostri lettori, in vacanza e non, auguriamo un buon Ferragosto e un felice Aïd el Kebir sperando che a settembre la ripresa della attività sociali, culturali ed economiche siano altrettanto innovative ed utili per la crescita di noi tutti!

 



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 814 – 165 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

 

Quando su ci si butta lei,

Si fa d'un triste colore di rosa

Il bel fogliame.

 

Strugge forre, beve fiumi,

Macina scogli, splende,

È furia che s’ostina, è l’implacabile,

Sparge spazio, acceca mete,

È l’estate e nei secoli

Con i suoi occhi calcinanti

Va della terra spogliando lo scheletro.

 

                                  Giuseppe Ungaretti, Di Luglio.

 

Ondate di caldo hanno caratterizzato quest’inizio del mese di luglio dalle due rive del Mediterraneo. Le spiagge tunisine si riempiono di grida di bambini, di giocatori di pallone, di famiglie che sotto le loro tende improvvisate organizzano dei veri e propri festini, di giovani alunni e studenti che si godono il loro dolce far niente, meritato o meno, cullati dalla brezza marina.

Le giornate lavorative si accorciano e, benchè la “séance unique” imponga un orario preciso (dalle 7 e 30 alle 14), già qualche ora prima le vie si riempiono di automobili frettolose.

I festival attraggono un pubblico numeroso che accoglie con gioia questi incontri estivi, che permettono loro di assistere a piacevoli spettacoli, molti dei quali di grande qualità come nel caso della serata a El Jem, un “Omaggio a Pavarotti” organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura, che ha visto che ha visto una partecipazione entusiasta nonostante la fatica del viaggio specialmente per chi proveniva da Tunisi.

Ma la nonchalance estiva non può nascondere le preoccupazioni economiche della Tunisia. Le dichiarazioni del ministro delle Finanze, Fadhel Abdelkefi, in proposito sono ben chiare: il 2018 sarà un anno estremamente difficile per i tunisini se la crescita economica non supererà 3%.

Le frontiere con la Libia e l’Algeria continuano a rappresentare una minaccia e la situazione libica, specie per quanto riguarda il controllo di Tripoli, scatena le milizie senza lasciare intravedere una possibile tregua tra le varie fazioni.

Nel mondo si paventa la morte di Baghdadi, sostituito a capo di Daech da... un tunisino, Mohamed Ben Salem Al Ayouni.

Malgrado la vittoria delle forze irachene a Mossul contro quelle del terrore, la città rimane ancora estremamente insicura e si continua a sparare. Tutti si domandano se la vittoria irachena sia veramente l’inizio della fine per Daech oppure il suo riposizionamento in altre zone ed in particolare in Libia?

In Tunisia la lotta alla corruzione che imperversa in tutti i settori di attività, e che costituisce il maggior freno alla ripresa economica, è ostacolata dagli stessi partiti che governano e che si schierano dalla parte di alcuni corrotti perchè loro simpatizzanti o sostenitori. Riuscirà il primo ministro Chahed ad essere neutrale? È questo il nostro augurio estivo per la Tunisia, poichè solo la lotta alla corruzione potrà restituire la fiducia agli investitori, ma anche ai lavoratori ai quali non si può chiedere di rispettare il valore del lavoro se coloro che lo dirigono sono i primi a non crederci ed a calpestarlo.

Un secondo augurio è che riprenda la campagna per la pulizia: strade e spiagge sono piene di detriti con gran danno per la popolazione e per l’immagine che si vorrebbe dare del Paese. Dov’è finita la polizia ambientale che era stata annunciata alcuni mesi fa?

 



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 813 – 164 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Tempo di elezioni in Europa: dopo il Regno Unito, Francia e Italia hanno votato per le legislative la prima, per le comunali la seconda.

Se i risultati confermano in Francia l’ascesa irresistibile del nuovo partito del Presidente Macron “En Marche” e la grave sconfitta del partito socialista, in Inghilterra il partito conservatore del Primo Ministro  Theresa May ha perso la sua maggioranza assoluta, mentre i laburisti ottengono un risultato inaspettatamente alto, obbligando i conservatori ad allearsi con gli unionisti nord-irlandesi. In Italia, il movimento di Grillo subisce una pesante sconfitta mentre gli schieramenti tradizionali destra/sinistra riprendono vigore, con una destra che segna punti. Rivedremo le grandi coalizioni che nel passato hanno così tanto messo a repentaglio la stabilità dei governi? Se il partito di Berlusconi non aderisce con entusiasmo al partito di Salvini o della Meloni, vedremo nei prossimi mesi un riavvicinamento tattico? Il grillismo chiude un’era di gloria o saprà ricomporsi dopo questa sconfitta?

Il Partito Democratico, benchè non abbia fatto faville, nell’insieme rimane stabile, anche se la perdita di alcuni comuni tradizionalmente di sinistra è un segno di stanchezza degli elettori, per un partito che è sempre più di governo ma sempre meno dei territori.

Nel mondo arabo, la rottura delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Qatar, con le accuse a quest’ultimo di finanziare l’ISIS, ha riacceso anche in Tunisia delle questioni assopite. Lo scandalo del finanziamento per l’arruolamento dei giovani tunisini nelle fila jihadiste, attraverso la Libia e la Turchia, riempiono le colonne dei giornali. Ma è una questione che già da diversi anni suscita l’inquietudine dei tunisini: come mai il paese ha fornito ai jihadisti un numero così ingente di giovani? Chi ha pagato il loro spostamento verso le zone di conflitto ed il loro addestramento militare? Ci sono delle responsabilità politiche nella tratta del terrore? Sarà possibile proseguire e rendere pubbliche le inchieste in corso, senza rischiare di mettere a repentaglio i faticosi equilibri politici a cui assistiamo da due anni? La guerra alla corruzione iniziata dal Primo Ministro Youssef Chahed, nella quale affarismo, contrabbando e terrorismo si intersecano, potrà essere condotta senza l’affossamento di dossier che inevitabilmente macchierebbero il mondo politico?

Se in effetti i cittadini tunisini approvano e sostengono Chahed, gli aggrovigliati intrecci politico-economici sono tali da ridurre l’efficacia dei suoi sforzi. La corruzione ormai è diventata un fenomeno sociale che coinvolge tutti i settori, dagli uomini d’affari all’amministrazione pubblica. Occorre un sostegno forte al governo Chahed. Potrà ottenerlo?

Mentre finanziamento al terrorismo e lotta alla corruzione occupano le prime pagine dei media tunisini, la questione degli arresti di 6 giovani per aver mangiato in luoghi pubblici durante il mese di Ramadan, interroga le nostre coscienze ma anche la Costituzione stessa, che nel suo articolo VI recita che: “lo Stato garantisce la libertà di credo, di coscienza ed il libero esercizio dei culti.” Se la questione della laicità viene percepita dalla maggioranza come una minaccia alla coesione dei credenti, va detto però che la libertà religiosa è il fondamento della tolleranza e della democrazia. Senza diritti inalienabili dell’uomo possiamo essere democratici?

Il G7 a Taormina ha visto una maggiore compattezza degli europei ma l’inesorabile uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima, confermata dalla dichiarazione di Trump, con grave pregiudizio per la situazione climatica del pianeta, che rischia, nei prossimi decenni, di estendere le zone aride con i rischi “collaterali” di ulteriore impoverimento delle popolazioni già in esposte a carestie ed a rischio d’emigrazione “ecologica”. L’incontro ministeriale sull’ambiente del gruppo dei Sette, a Bologna, ha confermato la posizione americana, in particolare dopo che Scott Pruitt, capo dell’Agenzia di protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, ha lasciato bruscamente il tavolo delle trattative.

Queste posizioni dimostrano che il tema ecologico è una questione politica e non solo l’espressione romantica degli amanti della natura o, peggio, dei fanatici altermondialisti, come spesso si pensa, banalizzandone i termini. L’ambiente nel quale vivremo segnerà il nostro futuro e non potremo non essere responsabilizzati dagli effetti negativi che provocherebbe un ulteriore cambiamento climatico.

Tra il 24 ed il 26 giugno ci sarà la fine del mese di Ramadan. A tutti i musulmani buona e serena festa!

Per festeggiare nella tolleranza e nella condivisione, il Circolo Valenzi con associazioni tunisine ha organizzato dai frati salesiani della Manuba, una cena di Iftar il 15 giugno dal nome simbolico “Insieme”.

 


 


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