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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 866 – 218 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Come non evocare la canzone del nostro compianto Dalla, alla vigilia del 2022, quando scrive: “l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra e si sta senza parlare per intere settimane…”

In effetti, tra ripresa del Covid 19, nuove e vecchie varianti, nuovi e vecchi confinamenti, nuove e vecchie chiusure, tra tensioni internazionali e giochi perversi di chi utilizza la disperazione dei popoli come arma politica, sacrificando vite e speranze, nell’indifferenza quasi generale, questo “anno che verrà” non ci manda molti segnali positivi.

In Tunisia continua la suspense nel prossimo futuro: chi lo aspetta con speranza, chi con inquietudine chi con malcelata ansia, ma nell’insieme il degrado sociale diventa sempre più palese ed a questo si aggiunge un ulteriore rallentamento del meccanismo istituzionale ed amministrativo che, voluto o no, dà un sentimento di insicurezza per chi deve necessariamente confrontarsi con le varie strutture burocratiche. Le ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica tunisina hanno allarmato molte sensibilità politiche, sindacali ed economiche: la decisione di proseguire il congelamento del Parlamento sino a prossime elezioni legislative nel 2023, poi anticipate a fine 2022, di cambiare la data della rivoluzione tunisina dal 14 gennaio al 17 dicembre, di indire un referendum per cambiare la costituzione ha suscitato molte perplessità.

Per quello che ci riguarda direttamente, la visita prevista del ministro Di Maio spero dia agli italiani il regalo di Natale tanto atteso e cioè la decisione di togliere il confinamento obbligatorio in Italia per chi ha completato il ciclo vaccinale in Tunisia, con due o tre dosi, decisione che andrebbe nel senso delle reiterate richieste degli italiani qui residenti.

Le elezioni del Comites nel mondo hanno dato tra l’altro, come ci aspettavamo, risultati estremamente deludenti. D’altra parte le procedure complesse decise dal governo hanno certamente contribuito al disinteresse generale. Ce ne rammarichiamo molto poiché questo ha significato un’ulteriore emarginazione degli italiani all’estero.

In Tunisia, siamo stati tra i Paesi in cui proporzionalmente ci sono stati più votanti anche se le cifre rimangono estremamente basse. Non credo sia dovuto al disinteresse ma alla macchinosità delle procedure per poter votare.

Delle tre liste che si erano presentate, la prima (Unione Italiani in Tunisia) ha avuto 7 eletti, la seconda (Cime) ne ha avuto 2, la terza (Indipendenti e Uniti) 3.

Il 10 dicembre i dodici eletti sono stati convocati in ambasciata dove hanno eletto il Presidente, il Segretario e tre membri del Direttivo (il più votato dei tre è diventato Vice Presidente) che è quanto segue: Sandro Fratini, Presidente, Silvia Finzi Segretario, Antonino Trimarchi Vice Presidente, Roberto D’ascia e Giuseppe Garozzo.

Auguriamo al prossimo Comites di poter operare in armonia con le varie sue varie componenti e sensibilità per il bene di tutti gli italiani qui residenti!

Buone e serene feste ed abbonatevi al vostro giornale!



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 865 - 217 [nuova serie]

NOSTRI PROBLEMI

 

La Tunisia è sotto choc dopo l’aggressione di un liceale ai danni di un suo professore. Quest’ultimo è stato infatti preso a coltellate dal suo alunno. Subito è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale in gravi condizioni. Questo episodio richiama alla nostra memoria il terribile crimine commesso in Francia, l’anno scorso, contro un insegnante di storia.

La violenza nella scuola è un tema che purtroppo oggigiorno è sempre più ricorrente e aldilà dell’orrore che tali aggressioni e crimini suscitano, sarebbe ora di fare una vera riflessione sull’educazione.

Ritengo che, al di là di coloro che affermano che sia il lassismo a produrre questi effetti, il problema sia in realtà da cercare altrove. Le società odierne hanno negato il valore conoscitivo, critico ed educazionale della scuola, hanno deriso e pauperizzato gli intellettuali, hanno demonizzato la cultura facendo implicitamente passare il messaggio che non serve a nulla, che la vita sia altro, che l’istruzione sia una perdita di tempo o peggio che la mobilità sociale non dipenda dal livello educativo. I ragazzi non rispettano i loro insegnanti perché non credono nel valore dell’educazione e della conoscenza ed anche in forme estreme ed estremistiche, sono solo il riflesso della nostra società. È un problema che quindi va affrontato diversamente, ripensando i valori ed il senso che il mondo sta veicolando e che richiede ovviamente una più approfondita riflessione.

Nel mondo, dopo il vertice del G20 che si è tenuto a Roma il 30 e 31 ottobre, ha fatto seguito la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, COP26, a Glasgow, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sotto la presidenza del Regno Unito che si sta svolgendo, tra speranze e delusioni, anche se lo stato critico del nostro pianeta dovrebbe comportare un cambiamento che veda coinvolti tutti i Paesi.

I lavori del vertice sono stati aperti da Mario Draghi, presidente di turno del G20. I partecipanti, alla chiusura, hanno approvato la Dichiarazione dei leader composta di 61 punti, tra cui quelli relativi allo sviluppo sostenibile, ai Paesi vulnerabili, alla sicurezza alimentare e all’ambiente.

Le posizioni sugli esiti del G20 sono estremamente variegate ed eterogenee: c’è chi ritiene sia stata un successo e chi invece pensa che non vi sia stata nessuna svolta politica ma solo discorsi vuoti e retorici. Difficile in questa complessità distinguere tra verità e fumo negli occhi ma rimane pur certo che solo il coraggio della politica potrà rallentare questo processo di deterioramento ambientale che sempre più creerà disequilibri sociali ed economici nel mondo, con una pauperizzazione dei territori che comporteranno esodi di popolazioni, catastrofi naturali... Senza essere un estremista ecologico, rivedere le strategie mondiali in materia ambientale, diventa una necessità!

Nel mondo si vota per il rinnovo dei COMITES ed anche in Tunisia, dove i cittadini italiani qui residenti superano i 6500 iscritti all’AIRE. Dodici saranno gli eletti che comporranno il futuro Comites. Solo chi si è iscritto entro il 3 Novembre, riempiendo il modulo predisposto e consegnandolo alla nostra ambasciata, a mano o per via telematica, riceverà il plico elettorale. Sappiamo che rispetto a molti Paesi il numero degli iscritti è notevole, il che esprime il desiderio della collettività di partecipare, agire e contare e ciò le fa onore.

Siamo in piena campagna elettorale: ciascuna lista si sta presentando agli elettori usando canali propri, pagine sui social, incontri, mail, invii postali ecc. Auspichiamo che tutte presentino il loro programma in favore della collettività e non contro questa o quell’altra lista o contro questo o quell’altro candidato pur difendendo le proprie posizioni e specificità! Molti si ritroveranno a fianco nel prossimo COMITES e dovranno insieme collaborare per azioni comuni!

Noi del Corriere di Tunisi abbiamo deciso di dare spazio nel giornale a queste prossime elezioni pubblicando il logo, la lista dei candidati, una breve presentazione delle tre liste non per pubblicizzare questa o quella ma per informare i nostri lettori.

Ricordiamo a chi riceverà il plico elettorale dalla seconda metà di novembre che il voto ed il tagliando elettorale nella busta preaffrancata, deve arrivare in ambasciata entro il 3 dicembre per cui consigliamo di rispedirla subito perché possa arrivare in tempo. La busta deve essere rispedita unicamente per via postale.

Controllate la posta e se il plico tarda troppo ad arrivare, sappiate che potete sempre chiedere un duplicato in ambasciata.

BUON VOTO ED IN BOCCA AL LUPO A TUTTI I CANDIDATI!

 



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 864 - 216 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Gli ultimi anni del governo di Ben Ali davano già segni inquietanti di degrado economico preannunciando così una crisi sociale che però a dieci anni dalla caduta del Regime non ha dato segni riconfortanti di ripresa, malgrado i cambiamenti politici avvenuti all’indomani della rivoluzione che tra l’altro aveva come motto “dignità e libertà”. Dal 2011 al 2021 la crisi si è aggravata ed il potere d’acquisto del tunisino medio è nettamente diminuito.

In questo contesto di esasperazione e di difficoltà, i tunisini hanno visto crescere una classe politica autoreferenziale che poco ha fatto per far uscire il Paese dalla stasi in cui si trovava. La stessa gestione della pandemia e l’inquietante moltiplicarsi dei morti di Covid, con una campagna di vaccinazione che andava a rilento e che non copriva l’intero territorio ha ulteriormente esasperato la gente. Il rincaro del costo della vita, la precarietà dei giovani, il sentimento di essere stati beffati, la corruzione dilagante, le anomale alleanze politiche, i balletti parlamentari, l’arricchimento indebito e fulmineo di una certa classe politica, l’utilizzo strumentale della religione ecc. spiegano l’entusiasmo di gran parte della popolazione a seguito delle dichiarazioni del 25 luglio del Presidente Saiëd a cui sono seguite le misure eccezionali del 22 settembre che danno al Presidente facoltà di legiferare attraverso decreti-legge, oscurando di fatto il ruolo del Parlamento.

Se tali misure hanno suscitato entusiasmo da una parte, dall’altra hanno creato dell’inquietudine sul futuro di una democrazia ancora non collaudata. Ma la cosa che ha maggiormente preoccupato è stata la vacanza del potere per oltre due mesi e per questo motivo la decisione del presidente Saïed di nominare la docente universitaria Najla Bouden a capo del governo il 29 settembre ha, in un certo qual modo, rassicurato chi si stava preoccupando dell’assenza di un governo, tra l’altro in una situazione economica sempre più deteriorata. Najla Bouden non ha un percorso politico e permangono molti interrogativi sulle sue doti governative e sul margine decisionale che avrà rispetto al Presidente della Repubblica tunisina, ma sta di fatto che la sua nomina ha suscitato interesse ed anche compiacimento poiché la Bouden è la prima donna nel mondo arabo ad essere capo di governo.

Con grande sollievo di tutti, inoltre, dopo soli dodici giorni di consultazioni, Najla Bouden ha annunciato lunedì 11 ottobre la nuova composizione del governo che vede, per la prima volta in Tunisia, una partecipazione femminile importante (9 donne ministri). Il governo è stato approvato dal Presidente della Repubblica. Tutti i ministri nominati sono specialisti nel loro settore d’attività e nessuno è espressione di partiti politici. Un bene, un male? I risultati saranno l’espressione dei nostri giudizi futuri.

In Italia le elezioni hanno visto un progresso delle forze democratiche contro quelle sovraniste. Un retrocedere ineluttabile o circostanze favorevoli ma poco probanti per il futuro?

Atti però di violenza ai quali abbiamo assistito, come l’assalto alla CGIL, sono inqualificabili e richiamano pratiche squadristiche di cui è bene non rimuovere la storia!

Per i nostri specifici problemi: a breve le elezioni del futuro Comites. Per poter votare, come si legge nella pagina del giornale dedicata, occorre compilare un modulo ed allegare a questo la copia del proprio documento da far pervenire all’Ambasciata d’Italia a Tunisi entro e non oltre il 3 Novembre prossimo. Iscrivetevi per poter ricevere il plico elettorale! Sappiamo che la procedura è noiosa, ma è l’unico modo di partecipare a queste elezioni!

Tre sono le liste convalidate in Ambasciata in questi giorni:

la lista n°1: Unione Italiani in Tunisia

la lista n°2: Confederazione degli italiani nel mondo

la lista n°3: Indipendenti uniti

A tutti auguriamo in bocca al lupo e auspichiamo altresì che molti si iscrivano per esercitare il loro diritto di voto e soprattutto per dare ai futuri rappresentanti maggiore credibilità.

Nel prossimo numero presenteremo le liste, se queste ci manderanno gli elementi necessari per pubblicarli!

Ai nostri amici musulmani auguriamo un buon Mouled, festa che ricorda la nascita di Maometto e che quest’anno cadrà il 18 ottobre.

 



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 863 - 215 [nuova serie]

NOSTRI PROBLEMI

 

Il mese di settembre è sempre vissuto come mese di transizione e di progettazione: per chi riprende il cammino verso la scuola, per chi riprende l’attività lavorativa, per chi prende nuove risoluzioni, per chi programma, settembre simboleggia per quasi tutti la ripresa pur con una certa nostalgia per le vacanze estive.

In Tunisia, l’attesa di una tabella di marcia chiara, a seguito della decisione del Presidente Saïed il 25 luglio di congelare le attività parlamentari e di congedare il governo comincia a preoccupare l’opinione pubblica tunisina ed internazionale per via dell’incognita delle misure future ma anche del progetto presidenziale. Questa poca chiarezza riguardo all’immediato futuro politico del Paese dà spazio a tutte le congetture positive o negative e si ipotizzano scenari che sono per lo più inattendibili.

Il ritardo nella formazione di un governo, il futuro del parlamento e le modifiche della costituzione del 2014  destano forti inquietudini: se è vero che non sia facile costituire un governo composto da persone capaci, preparate e non corrotte come auspicato dal Presidente, l’assenza di un referente politico non è meno pericolosa poiché, sia a livello nazionale che internazionale, occorre che vi sia una struttura con cui trattare ed in un momento in cui la crisi sociale ed economica si fa già sentire, ma che peserà ulteriormente nei prossimi mesi, la formazione di un governo diventa vitale.

Quale sarà il futuro del Parlamento tunisino? Se appare chiaro che quello attuale non sia più sostenibile quali soluzioni si prevedono? Indire elezioni? Interrompere sine die l’attività parlamentare? Eppure il Presidente insiste sui concetti di “volontà” e “sovranità” popolare che sono per lui basilari ed in questo non possiamo dargli torto se ci basiamo sui diritti inalienabili del popolo, ma quale sia la volontà del popolo e che cosa si intenda per sovranità questo sarebbe giusto chiarirlo.

In effetti, come si manifesta la volontà del popolo se non attraverso i suoi organi rappresentativi e quali sarebbero i rischi di una democrazia diretta specie nelle condizioni attuali?

D’altra parte, si teme che dopo più di 50 anni di presidenzialismo si ritorni ad un sistema basato sulla concentrazione dei poteri nelle mani di uno solo, vanificando così la volontà di coloro che il 14 gennaio 2011 erano scesi in piazza dando inizio alle cosidette primavere arabe.

Ultima preoccupazione è la volontà espressa dal Presidente di modificare la Costituzione senza però che sia chiaro quali dovrebbero essere gli articoli da cambiare e quale dovrebbe esserne il nuovo contenuto. Che la Costituzione attuale frutto di difficili negoziati e compromessi politici sia in alcuni punti confusa e contradditoria è un fatto non contestabile, ma in molti punti invece costituisce una vera opportunità democratica, una garanzia per le minoranze etniche, religiose, di genere ma anche per il diritto d’opinione che è basilare in una società civile.

Saïed si riferisce costantemente alla Costituzione di cui si reclama un interprete fedele; cosa intende quindi per modifica necessaria della Costituzione?

Infine, ed anche se tutti guardano con approvazione alla lotta alla corruzione intrapresa per ripulire una Tunisia che negli ultimi anni ha visto esplodere a tutti i livelli la corruzione, è necessario che ciò che è stato intrapreso non si trasformi in una caccia alle streghe che certo non gioverebbe all’economia portando come risultato probabile ad una ulteriore fuga dei capitali e dei cervelli.

Tutte queste incognite ci spingono ad essere molto prudenti nei nostri giudizi, in attesa di una maggiore chiarezza circa le future intenzioni della presidenza poichè il consenso popolare ottenuto in prima battuta non si trasformi in dissenso e che non si spenga la speranza di cambiamento che le misure del 25 luglio avevano suscitato!

Per i nostri problemi: iscrivetevi con le varie modalità proposte dall’Ambasciata per votare la prossima composizione del Comites. È un vostro diritto ma è anche un vostro dovere! Potete iscrivervi sino al 3 Novembre poi, una volta note le liste di chi si presenterà, ci impegneremo a pubblicarle tutte, in modo da poter scegliere i futuri componenti del Comites. Per voi, per tutti, partecipate!

 



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