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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 774 - 125 [nuova serie]

  

NOSTRI PROBLEMI

Mentre i combattimenti continuano a seminare morti sia tra i pro che i contro regime, la Conferenza di Pace sulla Siria di Ginevra che doveva tentare di mettere intorno ad uno stesso tavolo ribelli ed esponenti del governo siriano si rivela un fallimento e benché le speranze risoluzioni che permettano al paese di uscire da questa atroce guerra civile che conta già più di centomila morti non si siano spente, poco spazio è rimasto al dialogo. In Ucraina dopo la repressione sanguinosa delle manifestazioni contro il governo, i manifestanti hanno occupato il Ministero della Giustizia, nel sud Sudan la violenza continua a imperversare così come in Centroafrica dove siamo a rischio di genocidio. E quante crisi dobbiamo omettere per aprire questo inizio 2014! Rimane di certo che per un osservatore quale posso essere io, il mondo si presenta come una polveriera ed il futuro delle popolazioni rischio.

Il rischio non è solo la guerra e gli strani schieramenti che spesso accentuano i conflitti ma è anche per molti paesi la crisi economica, l'incapacità di immaginare un futuro per i giovani, la pauperizzazione dei più anziani, la sfiducia nella politica per l'incapacità di riconoscere anche nelle democrazie più avanzate partiti che siano anche partiti di e con idee.

Una nota positiva però: dopo tre anni di accese discussioni la Costituzione tunisina è stata redatta con l'approvazione articolo per articolo in venti giorni. Al via quindi la costituzione del nuovo governo formato da indipendenti che dovrebbero assicurare l'ultima transizione e l'organizzazione delle prossime elezioni diretto da Medhi Jomaa.

Non poche le polemiche nell'opposizione sul mantenimento del Ministro degli Interni Ben Jeddou. L'opposizione, in effetti, ritiene che il nuovo governo formato da indipendenti non debba mantenere ministri del governo precedente. In particolare il Fronte Popolare ha denunciato dopo l'annuncio della composizione del nuovo governo ed mantenimento non solo del ministro degli interni ma anche dei ministri del Trasporto e della Sanità, una nuova versione corretta del governo precedente della Troika.

Potrà essere realmente indipendente questo nuovo governo che pur pretende tale e portare il paese a delle elezioni libere e trasparenti? L'adozione dell'emendamento all'articolo 19 è stato contestato da Houcine Abbassi, Segretario Generale dell'UGTT poiché, a suo parere, è contrario agli accordi pattuiti e affonda le decisioni del Dialogo Nazionale. Augurandosi che non venga accettato dal capo del nuovo governo, Abbassi ha spiegato che la road map firmata dalle varie componenti politiche non prevede una mozione di censura dell'Assemblea Costituente al nuovo governo mentre sabato 25 gennaio in seduta plenaria i deputati hanno votato un emendamento all'articolo 19 che la prevede su richiesta dei tre-quinti dei membri dell'ANC mentre è possibile il ritiro della fiducia ad un ministro con una semplice maggioranza del 50%+1 .

In Italia, le discussioni del Segretario del PD, Matteo Renzi con l'ex Premier Silvio Berlusconi, hanno indubbiamente sbilanciato molti anche se, forse, era un passaggio necessario per sbloccare questa situazione stagnante che da anni impedisce al paese di ottenere il via libera sulle riforme ed in particolare sulla legge elettorale anche se la questione delle preferenze si è arenata, ma dice Renzi "ottenuto il via libera alle riforme costituzionali, il superamento del Senato, la lotta ai consiglieri regionali che fanno i furbi, la semplificazione istituzionale Stato Regioni, il principio del premio di maggioranza, il ballottaggio, la lotta ai piccoli partiti, non sono riuscito a ottenere le preferenze. Vero, non ce l'ho fatta. Su questo punto abbiamo ceduto. Altrimenti saltava tutto". Proprio sul futuro della legge elettorale ed in particolare sulla questione del voto degli italiani all'estero si discuterà a Tunisi l' 8 o 9 marzo insieme agli eletti della nostra circoscrizione Marco Fedi e Francesco Giacobbe in un incontro pubblico organizzato dal Circolo Valenzi e di cui daremo i dettagli nel nostro prossimo numero.

 



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 773 - 124 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

L’anno «volge alla sua fine» e con esso il rituale bilancio personale o /e collettivo sul tempo trascorso: che abbiamo fatto, dove stiamo andando, che cosa faremo?

Se i tentennamenti del nostro fare e del nostro volere sono l’espressione della nostra soggettività sempre in bilico tra dover essere, voler essere ed essere, più complesso diventa  questo tentennare quando da espressione individuale diventa espressione collettiva.

In Tunisia come in Italia le attese e le disattese, le speranze e le delusioni hanno, seppur declinato in modo diverso, caratterizzato l’anno che sta per finire.

Dopo lunghi mesi di discussioni, di rinvii, di battibecchi, il quartetto diretto dalla centrale sindacale dell’UGTT, non senza aver provocato alcune contestazioni , si è accordato per incaricare Mehdi Jomaa, Ministro dell’Industria nel Governo Ali Larayedh e candidato di Ennahda, a formare il prossimo governo e questo sino all’organizzazione delle prossime elezioni. Se i tunisini da una parte sono soddisfatti di aver finalmente  un candidato, d’altra parte molti dubitano della reale indipendenza del futuro primo Ministro, che dipenderà anche dalla composizione del  governo ad oggi non ancora ufficializzato. Il Fronte Popolare però ha deciso di  non partecipare per il momento ai prossimi incontri previsti dal Quartetto.

Un bilancio difficile per la Tunisia nel suo terzo anno post- rivoluzionario: crisi economica, crisi securitaria, crisi delle istituzioni. Il prossimo governo saprà condurre la Tunisia alle elezioni garantendo la neutralità dell’amministrazione, in conformità con le leggi di trasparenza, di chiarezza e di democrazia, condizioni  necessarie per una reale transizione democratica?

Se la Tunisia non vede chiaramente le prospettive del suo futuro prossimo, l’Italia dopo la proiezione del video sui maltrattamenti e le umiliazioni subite dagli immigrati sbarcati a Lampedusa, ha gravemente danneggiato l’immagine di una democrazia il cui principio primo è la parità di diritto degli uomini tutti  e quindi di trattamento, siano essi cittadini italiani o non.

L’elezione di Matteo Renzi, quale Segretario del Partito Democratico, con un importante distacco dai suoi concorrenti, se ha significato un voler rompere con le logiche spesso incomprensibili per i cittadini dei partiti tradizionali, per un desiderio di tagliar corto con le vecchie leadership, ci porta a interrogarci sul ruolo dei partiti politici nella società contemporanea. In effetti, ci sembra che, ormai da vari anni i tradizionali schieramenti ideologici si stiano appannando a favore di una politica che s’impronti sull’agire concreto e che il bisogno di una nuova parola politica stia emergendo sempre con maggior vigore. Per quanto ci riguarda grande è l’attesa che la nuova segreteria si pronunci sul ruolo che intende dare agli italiani all’estero.

Desta sospetto la manifestazione dei “forconi” a Roma: che senso ha oggi questa seppur pacifica marcia simbolica su Roma  e perché precisamente dopo la decadenza di Berlusconi dal Senato?

Nell’augurare ai nostri lettori tutti un felice Natale ed un anno nuovo pieno di sorprese allietanti, ricordo che il giornale vive solo grazie ai vostri abbonamenti per cui rinnovateli se non lo avete già fatto ed abbonatevi se non lo siete già! Un affettuoso ringraziamento a coloro che animano la pagina facebook, il sito web e la versione cartacea del giornale e l’augurio di proseguire la nostra collaborazione. AUGURI!



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 772 - 123 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Dopo l'attesa di un cambiamento che permetta alla Tunisia di uscire dall'impasse nella quale si trova e che da mesi paralizza la ripresa specie quella economica rifugiandosi in un prudente "laissons passer, laissons voir", l'iniziale sblocco del dialogo nazionale capeggiato dalla potente centrale sindacale rappresentata dal suo segretario Abassi ha ridato speranza a molti per poi far prevalere invece il pensiero di coloro che affermavano, sin dall'inizio del dialogo tra partiti al governo e opposizione, un impossibile accordarsi.

L'andamento delle discussioni con momenti di rottura, momenti di ripresa e stallo attuale, ha mostrato una complessità che va ben aldilà dei pro e dei contro, dei pessimisti e degli ottimisti poichè, indipendentemente dai sentimenti e dalle opinioni, la ripresa del dialogo nazionale diventa sempre più una necessità vitale per il paese che non puo' più sopportare l'attendismo nel quale si è arenato da mesi.

L'incapacità di progettualità e di prospettive, una transizione che viene percepita come sempre meno transitoria, allarga questo no man's land che apre spazi ad una terra di cui tutti vorrebbero appropriarsi senza il consenso delle urne.

Le azioni terroristiche si sono intensificate dal 23 ottobre, data simbolicamente scelta per avviare questo dialogo nazionale. I terroristi, sacrificando un giovane diciassettenne kamikaze che avrebbe dovuto farsi saltare nella hall di un albergo turistico di Sousse ed un altro giovane arrestato di fronte al mausoleo di Burghiba con altrettanta carica esplosiva, hanno per la prima volta tentato (tentativo fallito per fortuna!) di toccare il cuore dell'economia del paese. Lo stato d'urgenza è stato prolungato di otto mesi dal Presidente Marzouki.

In varie località della Tunisia esercito e forze di sicurezza combattono contro il terrorismo con mezzi che spesso non sono sufficienti a proteggerli. Nella città di Sousse una manifestazione a sostegno delle forze dell'ordine ha visto la partecipazione di cittadini che all'inizio della rivoluzione manifestavano contro il potere di Ben Ali e contro la repressione poliziesca.

Il partito islamista Ennadha accettando di aderire all'iniziativa del sindacato si è impegnato a sostituire il governo Laarayedh con un governo indipendente per tentare un'uscita dalla crisi, attivare la fine della redazione della costituzione, organizzare le prossime elezioni. La difficoltà per un accordo dei vari partiti sulla figura del futuro Presidente del Consiglio e la sospensione delle attività dei partiti all'opposizione in seno all'ANC è segno pero' della difficoltà della ripresa del dialogo stesso.

Pare evidente che i prossimi mesi saranno cruciali per l'avvenire della Tunisia e della nascente democrazia. L'antitetico binomio dialogo-terrorismo lascia pero' aperta una serie di interrogativi che solo il compromesso potrebbe sanare.

Intanto le università ricominciano ad essere teatro di violenti scontri, il debito pubblico cresce, la vita rincara vertiginosamente, il commercio illecito strozza quello lecito, le strade sono riempite di macerie di costruzioni ed altre.

Una nota positiva l'abrogazione dell'articolo 141 dal progetto di costituzione il quale istituiva l'Islam come religione di Stato mentre l'articolo 140 che afferma il carattere civile dello Stato Repubblicano è stato rafforzato.

L'Italia in un contesto differente tenta anche di barcamenarsi in difficili e fragili alleanze. La questione sul voto palese o segreto sul decadimento di Silvio Berlusconi da senatore aggiunge olio sul fuoco al governo Letta.

Nel PD la scelta del prossimo segretario crea non pochi problemi al partito ed alle sue diverse anime. Anche a Tunisi l'8 dicembre si organizzeranno delle primarie per la scelta del nuovo segretario. Quattro i contendenti Cuperlo, Renzi, Civati e Pittella. Anche in questo caso la scelta del futuro segretario condizionerà l'avvenire di questo partito e del fare politico in Italia.

In Tunisia, l'Ambasciata d'Italia coadiuvata dall'Istituto di Cultura sta avviando iniziative culturali che possano rafforzare i dipartimenti d'italianistica nelle Università, dando segni concreti che salutiamo con gioia nella misura in cui riteniamo che la cultura non è un innesto sporadico di saperi ma una lenta e programmata costruzione di conoscenze.

 

 


 


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 771 – 122 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Un settembre d’attesa, attesa senza notevoli cambiamenti in Tunisia dove dopo una forte mobilitazione estiva delle forze d’opposizione per un governo tecnico che assicurasse la transizione sino all’organizzazione delle prossime elezioni, e cio’ malgrado trattative intense che avevano e hanno visto impegnati in colloqui continui i maggiori leaders delle forze politiche e sindacali.

I lavori dell’Assemblea Costituente interrotti dopo la crisi estiva a seguito dell’assassinio del deputato Mohamed Brahmi il 25 luglio hanno ripreso parzialmente in settembre malgrado l’assenza dei deputati dell’opposizione. Non hanno ripreso pero’ i lavori sulla Costituzione la cui elaborazione è ancora in atto dopo oltre due due anni .

Il Presidente dell’ANC dopo la crisi politica estiva aveva interotto i lavori dell’Assemblea per tentare di trovare un’uscita alla crisi tra governo e opposizione ma la decisione di riprendere seppur parzialmente i lavori rispecchia il fallimento del dialogo e la forte pressione subita da Ben Jaafar. La situazione di non chiarezza per una effettiva agenda d’uscita di crisi ha come conseguenza di bloccare le istituzioni ma soprattutto la tanta auspicata attesa di ripresa economica e sociale del paese.

Intanto si moltiplicano atti di repressione contro i giornalisti ed assistiamo ad un valzer di arresti e liberazioni che inquietano chi aveva creduto che la libertà d’espressione fossse la prima manifestazione della libertà. Dopo gli arresti (e liberazioni) del sindicalista Zied El Hani, diTahar Ben Hassine (El Hiwar Ettounsi), di Zouhair El Jiss e di Mourad Meherzi, uno sciopero generale dei giornalisti (seguito al 90%) è stato indetto per denunciare gli abusi commessi contro coloro che si battono per un’informazione indipendente. In Italia l’attesa caratterizza anche se in forma diversa la ripresa di settembre: un governo sempre in bilico, la cui continuità è sempre minacciata da chi seguita a ritenere che gli interessi ad personam siano interessi comuni.

L’uscita seppur parziale dalla crisi continua a farsi attendere e specie i giovani non vedono effettivi spiragli per il loro futuro cercando sempre più su altri lidi la soluzione alla loro endemica precarietà. Se non è più la valigia in cartone che accompagna i nuovi migranti del 21esimo secolo, la valigia a quattro o due ruote, piena di libri, continua ad accompagnare i giovani italiani (ed adesso anche i meno giovani) alla ricerca di un lavoro dignitoso. Sabato e domenica 20-21 settembre si è tenuta a Roma l’Assemblea Nazionale del Partito democratico per l’elezione del nuovo segretario.

Alla stessa data, si è svolto a Cagliari l’81° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri. Il tema di grande interesse per quanti come noi vivono tra le due sponde del mediterraneo è “Dal Sud del mondo. La lingua, la cultura e l’economia italiane. La Sardegna come ponte sul Mediterraneo”.

A Tunisi, la visita di Emma Bonnino nel contesto di inquietante instabilità del mondo arabo, specie in Egitto e in Siria, ha significato anche la grande attenzione della politica estera italiana all’uscita della crisi politica che sta attraversando il paese.

Giovedi 19, nei locali della Dante Alighieri Tunisi, l’Inca-CGIL ha organizzato una tavola rotonda su “Pensionati italiani oltre frontiera. Per una nuova stagione dei diritti e dell’assistenza “ per rispondere ai vari quesiti che i pensionati italiani residenti in Tunisia si pongono per la tutela dei loro diritti.

 



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