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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 778 - 129 [nuova serie]

 

 

 NOSTRI PROBLEMI

La storia c'insegna che la paura, anche se fondata, è spesso cattiva consigliera. In una società la paura si materializza quando crisi ed insicurezza si combinano dando sfogo agli istinti peggiori: nazionalismo, razzismo, dogmatismo . E la nostra cara Europa, patria della democrazia e dei diritti dell'uomo non ha smentito nel suo insieme questo tragico dato. Se il voto europeo mobilita solo circa metà degli elettori aventi diritto, i risultati specie per la Francia riflettono un voto sanzione per chi è accusato esplicitamente di aggravare la crisi se non di esserne responsabile. La presenza di europarlamentari di estrema destra e di neonazisti (vedi Ungheria, Grecia...) risveglia antichi demoni che si pensavano assopiti almeno nella democratica Europa occidentale. Per fortuna la regola è sempre smentita da eccezioni che benchè la confermino, apre nuovi spiragli, nuovi percorsi d'interpretazione e di risoluzione della crisi. Cosi, se grandi paesi quali la Francia hanno scelto di affidarsi a partiti populisti di estrema destra con il risultato di banalizzare una vittoria e un partito che sino a pochi anni orsono era presentato e vissuto dai partiti di destra e di sinistra come il male peggiore, altri paesi quali l'Italia sono riusciti a non seguire il canto delle sirene votando per una forza politica la quale, contrariamente agli euroscettici, pensa che i singoli paesi europei non potranno uscire dalla crisi se non si rafforza l'Europa pur dando maggiore attenzione ad un'Europa sociale, troppo trascurata dalle politiche europee ad oggi. Sembrerebbe un'evidenza appoggiare un tale processo eppure l'opinionismo più gretto ha fatto, in molti paesi, breccia mascherando le idee chiare ed evidenti. Un amico diceva commentando l'attualità nel mondo che questo è sempre maggiormente "inabitabile" da nord a sud, da est ad ovest. Forse come diceva un altro manca una progettualità che ci permetta di pensare che stiamo andando da qualche parte o che almeno ci proviamo, forse l'empirismo politico ci impedisce di riconoscerci in un'idea di società che vorremmo fosse. Dobbiamo ringraziare Renzi, sia chi lo ha sostenuto, sia chi ne diffidava, sia ancora chi non ci credeva, per aver permesso all'Italia di uscire dal vortice populista nel quale da decenni era immersa. L'Italia che dirigerà il futuro semestre europeo sarà il primo gruppo nazionale all'interno dei socialisti europei anche se su un totale di 751 seggi al Parlamento europeo la maggioranza andrà ai partiti di destra. Un gran interrogativo sarà quello delle future alleanze: cosa faranno le destre con i partiti di estrema destra e neo-nazisti? L'estremismo politico intanto a sud come a nord continua a colpire: in Belgio un attacco antisemita al museo ebraico di Bruxelles ha fatto vari morti, nella dolce isola di Jerba un commerciante ebreo è stato accoltellato. Nuovi/vecchi capri espiatori?

Sul monte Chaambi ancora giovani militari perdono la vita e i rischi di attentati estremisti si moltiplicano, potenziati dalla confusione regnante nella vicina Libia. Tra pochi giorni si festeggerà la festa della Repubblica italiana e attraverso questa il suo valore fondamentale: la democrazia. Oggi più che mai occorre non dimenticare quali valori ha istituito e quali invece ha combattuto. Un punto dolente: l'impossibilità per gli italiani all'estero di aver potuto esercitare il loro diritto al voto nel luogo di residenza per le europee. Non tutti gli italiani all'estero possono, in effetti, spostarsi nel loro comune d'origine per votare, sapendo che dall'Australia all'America, passando dall'Africa spesso le distanze sono di qualche migliaio di km!

 


 


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 777 - 128 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Tra il 22 e i25 maggio, si terranno nei 28 stati membri, le elezioni europee. L’Europa s’interroga su se stessa e tra spinte europeiste ed anti europeiste si alimenta il dibattito su come dovrebbe essere o diventare l’UE. Gli estremismi inquietano perchè sono in progressione anche se non dovrebbero costituire una reale minaccia agli equilibri esistenti ma gli euroscettici potrebbero costituire un fronte di forte opposizione  che rischia se non di modificare almeno di intralciare il lavoro di chi invece ritiene che l’avvenire dell’Europa sia l’Europa stessa.

Gli anti-europeisti hanno iniziato la loro campagna elettorale in Italia spiegando agli italiani che votare chi difende l’Europa (cioè il PD) significa “tagli sulla Sanità pubblica, tagli sulle pensioni e sugli stipendi pubblici, tagli sulle politiche sociali” e rischio di “grecizzazione” dell’Italia mentre il Partito democratico, forte della sua alleanza con i socialisti europei ribadisce che occorre “rafforzare la piattaforma dei progressisti europei per salvaguardare l’euro e accelerare l’integrazione politica,economica e fiscale per portare a compimento le promesse della moneta unica permettendo che si dia concretezza all’ideale orizzonte degli Stati Uniti d’Europa in una nuova architettura istituzionale dell’Eurozona.”

Se un’Europa senza Europa sembra una contraddizione nei termini è chiaro pero’ che occorrerà ancora spiegare agli italiani (e non solo) come e perchè un avvenire senza o con meno Europa sia una preclusione del suo stesso divenire ma per questo occorre anche spiegare che nazione ed UE non sono antitetici, che UE non significa solo rigore e punizione, che i suoi funzionari non sono solo espressioni intangibili di un potere che infrange i poteri nazionali  e ne condiziona le scelte economiche creando molti disagi economici nei paesi in cui la crisi e la disoccupazione sembrano diventare l’unico orizzonte in particolare per le giovani generazioni.

Il Premier Renzi  risponde alla sfida degli euro-scettici affermando da una parte che «rispetteremo tutti gli impegni» con  «conti in ordine non per UE ma per i nostri figli» ma ribadisce anche che «dobbiamo fare in modo che l’Europa sia l’Europa dei popoli e dei cittadini e non solo dei vincoli”.

Le misure prese per aumentare le buste paga dei cittadini meno abbienti e per tentare di ridurre i maxi stipendi sembrano in questo senso essere una prima forma di risposta a chi ritiene che solo chi è più povero paga.

In Tunisia anche si combatte contro l’impoverimento della popolazione cercando di rilanciare l’economia. Le visite di Medhi Jomâa prima negli Stati Uniti, negli Emirati ed ultimamente in Francia ci indicano come il Premier tunisino stia cercando di ottenere fondi e promesse di investimento per tentare di arginare la crisi che dalla «rivoluzione» pesa sempre più fortemente sulla popolazione. Il rincaro della vita, l’assenza di prospettive per i giovani, le continue minacce alla sicurezza con la scoperta di sempre nuovi campi d’addestramento per i terroristi jihadhisti (ultimo quello scoperto nelle vicinanze di Jendouba), gli scontri sul monte Chaambi, il progressivo ritorno via la Libia dei jihadhisti tunisini dalla Siria, il commercio illegale, la situazione libica pesano molto sulla ripresa economica malgrado gli sforzi compiuti in materia di sicurezza.

Anche in Tunisia un piano di austerità è da prevedere se si vuol tentare di uscire dalla crisi. Intanto il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che presterà alla Tunisia 225 milioni di dollari per aiutarla in questo delicato momento di transizione politica. Questo nuovo prestito si aggiunge a quello ottenuto in giugno scorso per un totale di 888 millioni di dollari.

La situazione nel mondo non è più rosea tra la crisi ucraina e la condanna a morte di quasi 700 egiziani pro Morsi in Egitto. Anche se la maggior parte di queste condanne saranno commutate, queste sono dei segnali inquietanti per chi aveva creduto nella rivoluzione democratica egiziana. Delle rivoluzioni arabe rimane ben poco oggi ed è forse anche per questo che la transizione democratica in Tunisia diventa cosi’ tanto esemplare.

E a questo proposito non possiamo non rilevare in conclusione un progresso non indifferente della Tunisia in materia di diritti col deposito del governo tunisino in data del 28 aprile della notificazione presso il segretario generale dell’ONU nella quale si ritirano le riserve e le obiezioni formulate precedentemente dalla Tunisia relative alla Convenzione per l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione contro le donne (CEDAW).

Il ritiro di queste riserve era stato da anni una delle rivendicazioni dei movimenti femministi tunisini.

Quali sono i termini di questa convenzione?

“Ogni distinzione, esclusione o restrizione, sulla base del sesso, che ha l'effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, da parte delle donne, a prescindere dal loro stato civile, su una base di parità tra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo, senza stereotipo di ruolo di genere.”

La Tunisia aveva ratificato questa convenzione nel 1985 con numerose riserve tra cui quello relativo alla nazionalità (art.9), quello relativo all’eguaglianza dei diritti (art.15) e quello relativo al diritto matrimoniale (art.16).

Alla vigilia del 1 maggio questo fatto ci sembra di buon augurio!

 


 


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 776 - 127 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

La Tunisia ha potuto beneficiare di una certa notorietà  all’indomani della scelta annunciata  dal Premier Matteo Renzi  di effettuare il suo primo viaggio all’estero in questo paese del sud mediterraneo che, pur tra mille difficoltà, sta tentando di realizzare una pacifica transizione democratica.

I significati molteplici di questa visita hanno suscitato commenti di vario tipo: da una parte il plauso  di molti tunisini che hanno visto in questa scelta l’appoggio al processo democratico in atto, unico nella regione nordafricana ed un’attenzione dell’Italia alla sua riva sud, che poteva essere una premessa ad una ripresa politica del dialogo euro-mediterraneo, da un’altra parte alcuni hanno evocato l’annosa questione degli sbarchi clandestini in Italia che hanno avuto una netta accelerazione dalle cosiddette “primavere arabe” , altri  l’hanno interpretata come un segno dell’autonomia italiana rispetto alla Cancelliera tedesca, altri ancora come un tentativo di incontrare a Tunisi  il Ministro russo degli  Esteri Lavrov, la cui visita era prevista lo stesso giorno, per tentare di arginare la crisi ucraina  cosi’ come  un’altra ipotesi è stata quella di considerare questa visita come un  tentativo  di ristabilire contatti indiretti con la Libia via la vicina Tunisia, tenuto conto dell’impossibilità al momento di averli direttamente .

Tutte queste  congetture sono state possibili poichè la visita non era stata preparata come generalmente lo sono quelle programmate.

Notata l’assenza della Mogherini, Ministro degli Esteri la cui presenza era stata precedentemente annunciata.

Mehdi Jomâa, ha dichiarato dopo aver incontrato Matteo Renzi che lo scopo della visita del Premier a Tunisi è  stato quello di sostenere la transizione democratica del paese e rafforzarne la sicurezza. Da parte sua Renzi ha ribadito l’importanza che accorda l’Italia alla zona mediterranea impegnandosi a farne una delle  priorità  del prossimo semestre italiano dell’UE.

Comunque siano andate le cose ed anche se le motivazioni del viaggio non appaiono chiare a tutti, per noi che viviamo in Tunisia, è stato  un segnale di attenzione al paese che non poteva essere percepito che positivamente. La gioventù e la schiettezza del Presidente del Consiglio italiano  hanno contribuito a dare l’immagine di un paese teso verso il futuro, capace di operare profonde trasformazioni nel suo paese, senza sobbarcarsi nel peso di un passato complesso e complessante che si è retto grazie alle sfumature ed alla ricerca di fragili equilibri e compromessi. In poche parole, Renzi è piaciuto perchè è anche l’espressione attesa dei nostri tempi , in cui l’agire diventa forma e contenuto dell’espressione politica e l’ideologia un freno all’azione concreta. Forse anche per questo il Premier riesce ad ottenere consensi al di là delle classiche formazioni politiche di destra e sinistra. In effetti, sempre di più i cittadini chiedono pragmatismo alla politica, cio’ che interessa è più quello che funziona che l’espressione di uno schieramento. Certo ci sono dei rischi in questa scelta di cui il populismo potrebbe essere una delle possibili conseguenze.

Matteo Renzi ha incontrato a Tunisi il Presidente Moncef Marzouki al Palazzo di Cartagine, il Primo Ministro Mehdi Jomâa alla  Kasbah  ed il Presidente delll'Assemblea Nazionale Constituente Mustapha Ben Jaâfar .

Per dare un segnale di sostegno alla società civile che dall’inizio della transizione democratica si batte per il rispetto e l’adozione delle libertà  e dei diritti nella costituzione tunisina, Renzi ha incontrato a Sidi Bou Saïd, in maniera informale, alcune figure femminili  impegnate in particolare sulla lotta per la parità di genere, privilegiando l’incontro con alcune rappresentanti delle associazioni  all’incontro con rappresentanti delle forze politiche ivi compreso quelle del suo stesso partito, presente in Tunisia attraverso il Circolo PD Valenzi.

Renzi ha concluso la sua rapidissima visita pomeridiana con un incontro alla Charmeuse organizzata dall’Ambasciatore d’Italia Raimondo De Cardona in presenza di una delegazione d’imprenditori italiani operanti in Tunisia,  di cui alcuni sono a capo anche di associazioni italiane. Assenti notati, i rappresentanti delle associazioni culturali italiane e quella dell’unica testata italiana in Tunisia, operante nel paese dal 1956. Erano inoltre presenti all’incontro i maggiori  rappresentanti tunisini dell’UTICA.

Il Circolo PD Valenzi ha organizzato un incontro a Tunisi con i rappresentanti eletti della nostra circoscrizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide l’On. Fedi ed il Sen.Giacobbe per discutere dei  problemi e prospettive degli italiani all’estero, resisi ancora più complessi dall’ancora immobile legge sull’elezione dei COMITES.

Tra i presenti all’incontro, svoltosi nella sede del Corriere di Tunisi, S.E. De Cardona.

La vigilia del loro incontro con la collettività l’On.Fedi ed il Sen.Giacobbe avevano partecipato alla cena organizzata dalla Società Italiana di Assistenza per dare un segno forte di sostegno all’operato di questa Associazione che, malgrado le difficoltà finanziarie, tenta di interessare tutti noi al difficile destino di chi, senza mezzi e spesso anche isolato, cerca di concludere la sua vita nella dignità.

La cultura sarà in questo mese d’aprile di nuovo una protagonista discreta ma operativa con l’incontro organizzato dalle Università di Siena e di Cartagine il venerdi 4 Aprile alla Dante Alighieri il cui tema sarà un’analisi comparata delle costituzioni tunisina ed italiana e che vedrà la partecipazione dei maggiori professori di giurisprudenza  tunisini ed italiani, una giornata di studi alla Facoltà di Lingue El Khadra (ISLT) il 10 aprile  sul tema della“Violenza e potere nella cultura italiana”, la Settimana della cultura siciliana con la nona  edizione di  Saperi e Sapori del Sud, appuntamento con la Sicilia,dal  6-13 aprile, il 16 aprile 2014 presso l’Istituto Superiore degli Studi Applicati in Umanità di Mahdia una giornata di studio su “La Metamorfosi” ,  una serie di lectio magistralis alla Facoltà della Manuba con interventi che spazieranno dall’impegno poetico di Pasolini e Moravia  alla Commedia dell’Arte, al teatro musicale tra il Seicento ed il Settecento per concludersi con il Barocco a Roma ed a Venezia. All’insegna della cultura  anche l’incontro poetico musicale organizzato  a Sidi Bou Said dalla  Associazione di Promozione del libro tunisino e, come dice Albert Camus , “invece di uccidere e morire per diventare quello che non siamo, dovremo vivere e lasciare vivere per creare quello che realmente siamo.”

E’ infine con orgoglio che ringraziamo i nostri cari Paolo e Mafalda di essere riusciti a superare i 10000 lettori della pagina facebook del Corriere. Se si potesse anche suscitare il desiderio di abbonarsi alla versione cartacea del giornale sarebbe un reale soffio primaverile sulla testata, primavera che come si puo’ notare con le perturbazioni meteorologiche di questi giorni tarda ad arrivare!

 



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 775 - 126 [nuova serie] febbraio

 

NOSTRI PROBLEMI

Un mese denso di avvenimenti dalle due rive del Mediterraneo. In Tunisia un nuovo governo provvisorio sino alle prossime elezioni (fine 2014, inizio 2015?) che sembra ridare ai tunisini un po’ di fiducia nell’avvenire prossimo del paese ed in Italia un nuovo governo che sembra anch’esso spingere per una accelerazione delle riforme di cui si parla da anni senza mai pero’ riuscire a farle votare.

Un governo giovane in un paese che invecchia e dove le nuove generazioni sono le più sacrificate, un paese in cui la crescita è bloccata, dove il fenomeno migratorio sta riprendendo anche se con modalità e profili diversi rispetto al secolo precedente, un paese in cui si fa politica per criticare la politica, si contesta l’Europa proprio nel momento in cui si tratta di darle maggior vigore e peso per non essere totalmente marginalizzati dallo scacchiere mondiale, alla vigilia del semestre UE diretto dal Belpaese.

Un governo di tecnocrati per la Tunisia laddove l’ideologia lascia il posto alle competenze. Percorrendo i curricula dei nuovi dirigenti si rimane impressionati da diplomi altamente qualificati, percorsi lavorativi internazionali che lasciano chi li legge ammirativi. Il problema sarà di trasferire queste competenze ai vari livelli dell’amministrazione tunisina la cui inefficienza in questi ultimi anni è stata particolarmente evidente. Rimettersi al lavoro da una parte e riconsiderare le assunzioni politiche che hanno frenato se non bloccato la ripresa economica, lottare contro la corruzione che sta dilagando, contro il terrorismo che si manifesta sempre quando la politica del consenso ha il sopravvento, contro l’economia sommersa che sta per sommergere l’economia tout court ed infine affrontare l’annoso problema delle milizie “protettrici” della rivoluzione per garantire future elezioni trasparenti, sono i difficili e complessi compiti che attendono il nuovo governo al quale auguriamo di potersi districare da questa fittissima rete di interessi di parte che bloccano la transizione democratica.

In Italia il governo Renzi ha avuto la fiducia al Senato ed alla Camera. La composizione del nuovo governo è stata comunicata dal neo Presidente del Consiglio dopo più di due ore di colloquio a porte chiuse col Presidente Napolitano. Molti giovani nel governo, alcuni noti altri meno. Anche in Italia le condizioni per una governabilità ed una ripresa economica del paese non si annunciano facili. Per noi che crediamo nell’importanza di una politica mediterranea dell’Italia il ribadito interesse di Renzi a queste rive, attraverso anche l’annuncio di aver scelto la Tunisia come primo viaggio ufficiale all’estero, non ci lascia indifferenti. In questa ottica speriamo che si possa rinnovare l’interesse della nostra testata, unico giornale italiano di questa riva sud, testata che richiederebbe un maggior sforzo da parte nostra per approndimenti specifici rinunciando anche all’aspetto generalista che ci caratterizza ma che sottointende uno sforzo economico che al momento non possiamo fornire. Eppure, se ci è permesso di sognare, una stampa specializzata che sia anche utile strumento di consultazione per operatori culturali, economici e politici, che dia realmente spazio ad una rinnovata progettualità mediterranea ed alla ricerca, sarebbe di grande utilità per tutti coloro che pensano come noi che il mondo da costruire non sia separato in “invasori “ ed” invasi”, che non ci sia un muro invalicabile tra civiltà e storie ma che al contrario un mondo vivibile sarà quello che costruisce più ponti possibili, sapendo che nelle guerre la prima cosa che si distrugge sono proprio i ponti perchè cosi’ si è isolati e vulnerabili.

Molti gli avvenimenti che in questo mese di febbraio ed inizio marzo vedono la collettività italiana al centro di un rinnovato interesse. Il Circolo PD Maurizio Valenzi organizza domenica 9 Marzo (dalle 10 alle 13) un incontro con i rappresentanti eletti della nostra circoscrizione l’On. Marco Fedi ed il Sen. Francesco Giacobbe nella sede del Corriere di Tunisi, sita in rue de Russie n°4. Sperando di vedervi numerosi vi annuncio che il tema trattato sarà “Rappresentanza e proposta politica:le idee degli Italiani all’estero”, che parafrasando Fedi cercherà di interrogarsi e delineare scenari propositivi possibili che possano rispondere alla domanda “Quale sarà lo spazio reale degli italiani all’estero nella prospettiva di governo delineata dal Presidente Renzi davanti al Parlamento al momento della fiducia?” Non possiamo non concludere questo editoriale senza salutare il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Luigi Merolla in partenza. La sua capacità di creare eventi culturali che coniughino emozione, sensibilità, bellezza e creino competenze artistiche in questa riva sud del Mediterraneo ci lascia ammirativi! La sua partenza è una perdita per tutti noi ma sapendo il suo attaccamento al paese, possiamo sperare che la sua capacità progettuale continui ad esercitarsi fuori dalle mura istituzionali! Un caro saluto Gino, ci mancherai!

 



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