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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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 795 – 146 [nuova serie]

 

 

 

IL MESSAGGIO DI FINE ANNO DELL’AMBASCIATORE D’ITALIA [pdf]

 

nostri problemi

 

Molti hanno voluto leggere la coincidenza della nascita del Profeta Mohamed e di Gesù Cristo quest'anno come un segno di necessaria fratellanza tra Islam e Cristianesimo, come se il festeggiamento del Mouled quest'anno combaciando con la vigilia di Natale fosse un segno inequivocabile di una nuova comunione spirituale che unisce in un destino unico le creature del Signore. Gli uomini, attraverso queste due simultanee nascite, potrebbero così rinascere a loro stessi, uniti simbolicamente da un messaggio di comune speranza nell'avvento di tempi migliori per l'umanità tutta.

In un contesto di rinnovato odio razziale, marginalizzazione e criminalizzazione del diverso, questo messaggio di pace, unito da un unico destino, appare agli occhi di credenti e non credenti come un tentativo virtuoso di ridare senso all'universalità dell'essere, occultato da tutti coloro che vedono nell'annientamento fisico, materiale, culturale e spirituale dell'altro, la ragione stessa della loro volontà di dominazione.

Ma le piccole e grandi guerre permangono malgrado i tentativi di stabilizzazione da parte delle potenze nella loro volontà di  risolvere "la crisi siriana" ma anche quella irachena, che ormai imperversano nella regione da anni: in questo tentativo di risoluzione, il gioco delle parti rimane offuscato dai tentativi di far prevalere un campo a scapito dell'altro e chi assiste passivamente a questa guerra e pace, non riesce realmente a dare risposte alle domande che lo assillano: chi combatte realmente il terrorismo, come è stato possibile il suo dilagarsi così rapidamente, chi sta con chi, perché chi sostiene la transizione democratica in Siria ha tra i suoi alleati paesi che tutto sono fuorché democratici, qual è il senso di questo fronte islamico contro El Assad capeggiato dall'Arabia Saudita, guerra interposta tra sunniti e chiiti, quale ruolo ha la Turchia in questo conflitto e perché la sua presenza militare in Irak, qual è la posizione di Israele in questo conflitto,  quali sono gli interessi dell'Europa, Stati Uniti e Russia nella regione ma soprattutto chi sta con chi e per quali motivazioni?

Per noi che viviamo in Tunisia, lo spostamento di molti combattenti di Daesch in Libia costituisce un'ulteriore fonte di preoccupazione e di minaccia al precario equilibrio del paese. E' chiaro che la pacificazione (ma come e a quale prezzo?) della Libia avrebbe risultati positivi anche per i suoi vicini.

In questo scenario confuso e difficilmente leggibile, appare chiaro che così come per le politiche nazionali gli schieramenti tradizionali sono in crisi profonda, così gli schieramenti internazionali non obbediscono più alle logiche politiche alle quali eravamo soliti aderire o meno. Il cittadino ha perciò grandi difficoltà a posizionarsi ed anche gli intellettuali, in nome della complessità, non riescono più ad avere un ruolo organico, lasciando lo spazio a populismi che ormai stanno imperversando un po' ovunque. L'abbandono della politica rischia così di essere molto pericoloso per il futuro dei popoli ma in primis per le democrazie ed i diritti dell'uomo.

In Tunisia, l'arresto di giovani condannati ad una pena coatta per omosessualità costituisce un ulteriore graffio alla democrazia. La società civile continua a denunciare questi continui attacchi alle libertà fondamentali e nel contempo si stupisce che i discorsi d'odio continuano ad essere impuniti mentre vengono perseguitati i diritti individuali.

Il partito al potere è in crisi: la dimissione del suo segretario ne è l'espressione a cui ha subito seguito la nascita/rinascita di nuove/vecchie formazioni politiche che tentano di accaparrarsi tutti quei delusi della politica tunisina nella quale il cittadino aveva sperato tanto per permettere al paese, in primis, di uscire dalla crisi economica nella quale è sprofondato.

Ma siamo alla fine dell'anno e come ci cantava Lucio Dalla "l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra... Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno..."

Ma ironia messa a parte, tanti auguri per l'anno 2016, sperando che porti un po' più di pace e di serenità! Tanti auguri a tutti!

 


 


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 794 – 145 [nuova serie]

 

 NOSTRI PROBLEMI

 

Quante volte abbiamo sorriso a questa frase «la storia non insegna» e quante volte abbiamo risposto che il buon governo suppone, come ce lo insegna Machiavelli, «conoscenza degli antichi e esperienza dei moderni»! Ma oggi, i meccanismi del potere purtroppo confermano che la storia percorre sempre le stesse strade e che il nostro destino è più legato al mito di Sisifo che a quello di una possibile razionalità storica. Guerre, terrorismo, interessi economici si intrecciano in un crescendo d’odio che ci riportano a sentimenti che pensavamo definitivamente sepolti e di cui le prime vittime sono sempre anonimi cittadini. La paura e l’insicurezza generano il bisogno di forza e di protezione ed incuranti che si sta giocando con il nostro futuro, cadiamo nelle braccia di Marte e di Nemesi.

L’attentato terroristico all’autobus delle forze di polizia che ha provocato la morte di 13 persone nel centro di Tunisi, mentre la città era riempita di giovani e meno giovani che partecipavano gioiosamente alle Giornate Cinematografiche di Cartagine, dopo quello di Parigi e di Bamako danno un segno tangibile di questo sentimento di guerra permanente e diffusa che sta dilagando, creando diffidenza, odio e violenza incontrollabili.  Quello che  è particolarmente difficile da sopportare per chi come noi condanna ogni forma di violenza è l’incomprensione e la non visibilità del futuro per tutto ciò che sta accadendo nel mondo e, come dice Sigmund Freud, siamo trascinati nel vortice  di «questo tempo di guerra, insufficientemente informati, senza la distanza necessaria per poter giudicare i grandi cambiamenti che si stanno compiendo o che sono già compiuti, senza possibile fuga dall’avvenire che si prepara, incapaci di capire il significato esatto delle impressioni che ci assalgano e di renderci conto del valore dei giudizi che formuliamo».

Un fatto positivo è stata la risposta della società civile a Tunisi all’attentato terroristico all’autobus di polizia: le strade, i caffè ed i cinema del centro della città erano come non mai pieni come se con la loro massiccia presenza i tunisini volessero dirci che non cederanno alla politica del terrore.

Il governo tunisino ha decretato lo stato d’emergenza per un mese ed a oggi vige il coprifuoco da mezzanotte alle cinque di mattina. Molti gli arresti  in questa prima settimana post-attentato.

Il partito al governo sta tentando, dopo l’appello all’unione del Presidente Caïd Essebsi, di ricompattarsi per risolvere la crisi in atto di Nidaa Tounes che rischierebbe di riportare i tunisini alle urne, in un contesto regionale e nazionale particolarmente disagiato.

Il ministro degli Affari Maghrebini, dell’Unione africana e della Lega degli Stati Arabi, Abdelkader Messahel, ha indetto il 30 novembre ad Algeri la settima riunione ministeriale ordinaria dei paesi vicini alla Libia per discutere dell’evoluzione del paese che molto inquieta i paesi limitrofi.

A Parigi l’apertura della conferenza mondiale sul clima (COP 21) ha visto anche la partecipazione della Tunisia con la presenza al Bourget del capo del governo Habib Essid. La conferenza sul clima ha accolto più di 120 capi di stato tra cui il Presidente americano, Barack Obama e il Presidente cinese, Xi Jinping. Lo scopo della conferenza è quello di permettere la firma di impegni concreti da tutti i paesi per la protezione dell’ambiente e la lotta per il riscaldamento climatico.

Per quello che riguarda i nostri specifici problemi, sabato 5 dicembre il Comites Tunisia organizza un incontro aperto con la collettività per poter discutere di problematiche varie tra le quali quelle legate alla sicurezza ed alla reperibilità dei connazionali sul territorio tunisino, che questi siano iscritti o meno all’Aire. Ne riparleremo nel nostro prossimo numero.

Auguro a tutti un felice e sereno Natale sperando per tutti tempi migliori ma soprattutto tempi di pace e di maggior giustizia, come questa ricorrenza ci insegna! Con l’anno nuovo il Corriere di Tunisi entrerà nel suo sessantesimo anno di età e di pubblicazione ininterrotta! A tutti chiediamo di aiutarci nel proseguo di questa attività, diffondendo il giornale e promuovendo nuovi abbonamenti! Grazie a tutti!

 


 


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 793 – 144 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

ll Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a quattro organizzazioni della società civile tunisina: l'Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT), l'Unione Tunisina del Commercio e dell'Artigianato (UTICA), la Lega Tunisina dei Diritti dell'Uomo (LTDH) e l'Ordine degli avvocati.

Perché questo importante riconoscimento alla Tunisia? In un bacino sud del Mediterraneo scosso da rivoluzioni e controrivoluzioni, da un'instabilità crescente sia securitaria che sociale, da aspirazioni contrarie e contraddittorie, da uno scenario in cui da una parte abbiamo paesi in preda al caos ed altri in cui vi è un ritorno a forme autoritarie di potere, la Tunisia è l'unico dei paesi che hanno vissuto la cosiddetta " primavera araba" che, seppur tra mille difficoltà, non ha abbandonato il modello democratico. Un modello che alla fine del 2013 era fortemente a rischio se non ci fosse stato l'intervento e la mediazione del Quartetto (UGTT, UTICA, LTDH e Ordine degli avvocati) che hanno saputo trovare una soluzione pacifica alla forte crisi politica che stava vivendo il paese. Il Nobel per la Pace vuol quindi premiare l'unico paese che all'indomani delle Rivoluzioni arabe del 2011 sia riuscito a ratificare una Costituzione, a mantenere la sua Assemblea costituente ed a organizzare le elezioni del 2014 attraverso il dialogo nazionale e la ricerca di una base consensuale fondamentale per poter assicurare la transizione democratica. Questa ricerca del consenso a opera del Quartetto ha evitato al paese di cadere nel caos. Al Quartetto premiato, si dovrebbero aggiungere molti attori meno visibili della società civile che certamente hanno avuto un ruolo importante perché la crisi politica non degeneri in guerra civile ma, seppur fragile, la Tunisia è l'unico paese arabo che, tra tante insidie e problemi sociali, ha saputo preservare il suo processo democratico.

I compromessi sono in effetti i limiti e la grandezza del sistema democratico: limite poichè significa necessariamente rinunciare a certi posizionamenti intransigenti per ricercare soluzioni che accontentino un po' tutti e grandezza poiché sostituisce lo scontro violento alla mediazione consensuale. In altri termini, si perde qualcosa ma si guadagna molto e, come ci piace ripetere con Platone, la democrazia è forse il peggiore dei sistemi ma è l'unico che garantisca la libera espressione.

Detto questo, non si può omettere di dire che i problemi sociali permangono in Tunisia e che l'aggravarsi della crisi economica mette ogni giorno alla prova questo processo consensuale virtuoso. La situazione dei giovani è particolarmente inquietante poiché si sentono sempre maggiormente estromessi dalle ricadute positive del dialogo nazionale, oscillando tra radicalizzazione e desiderio di emigrare. La crisi dei vicini libici costituisce un ulteriore fattore di destabilizzazione così come possiamo constatarlo dagli ultimi arresti di gruppi che organizzavano la partenza di giovani in Libia per addestrarsi al Jihad. Il consolidamento della giovane democrazia in questo senso è l'unica risposta possibile alla frammentazione dello Stato ma per questo occorrono forti sostegni internazionali e volontà politica di riforme sistemiche.

In questo senso dobbiamo leggere molte iniziative che dalla cultura all'educazione, dall'economia alla partecipazione politica si stanno attivando nel Paese. La presenza del Vice Presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, all'apertura del forum dei giovani leader magrebini per riavvicinare le due rive del Mediterraneo e riunire i futuri leader politici magrebini nell'ambito della politica europea di vicinato, ne è una chiara testimonianza.

Per quello che ci riguarda direttamente: il Comites ha finalmente una sede provvisoria, due giorni di ricevimento aperto al pubblico (il martedì e il venerdì), un indirizzo mail, un telefono. Dopo un primo incontro con le associazioni è previsto un incontro pubblico a fine mese con un dirigente dell'Inps e dei rappresentanti politici della nostra circoscrizione per discutere di problemi di assistenza, previdenza, sanità degli italiani in Tunisia. Molte saranno le presenze politiche italiane in questo mese di novembre in visita ufficiale in Tunisia per consolidare maggiormente i legami tra i due paesi e perché all'Italia più che in altri paesi preme il consolidamento politico e sociale della Tunisia onde evitare emergenze umanitarie e rischi securitari che hanno un riscontro immediato nel paese.



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 792 – 143 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

A Milano, dal 25 al 27 settembre al Museo Diocesano e presso l'Auditorium Padiglione Italia di Expo2015 si è tenuto l'LXXXII Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri, appuntamento biennale della Società che dal 1889 promuove la diffusione della lingua italiana nel mondo. Il Congresso che ha avuto come tema "Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta", ha visto la partecipazione e l'intervento sabato 26 settembre del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale nel suo discorso ha ricordato che "La Società Dante Alighieri era nata, alla fine dell'Ottocento, con il nobile e lungimirante intento di mantenere vivo l'Italiano tra i nostri connazionali emigrati all'estero." Ma "Oggi, in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione, questa missione trova nuove ragioni. [...] In Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territori" e proprio in virtù di queste nuove realtà che si vanno raffigurando in Italia è necessario che "le istituzioni pubbliche devono fare la propria parte, con lucidità e impegno, per assicurare la massima diffusione dell'insegnamento dell'Italiano nei Paesi più vicini, con una particolare attenzione ai Balcani e alla sponda sud del Mediterraneo dove la diffusione dell'Italiano può diventare anche - non è eccessiva questa considerazione - strumento di pace, di amicizia e di collaborazione."

Proprio in virtù della nostra volontà di pace, di amicizia e di collaborazione e per patrimonializzare questo capitale "simpatia" evocato dal Presidente della Dante, Andrea Riccardi, dovremmo avere uno sguardo di attenzione per i nostri studenti tunisini che si avvicinano allo studio della lingua italiana poiché saranno domani i veicoli dell'immagine dell'Italia, degli italiani e per estensione degli europei, con un riflesso non indifferente sui rapporti tra i due paesi e sulle presenze italiane in Tunisia. Per coloro che credono, come noi, che uno degli strumenti privilegiati della costruzione dell'immaginario collettivo si debba basare essenzialmente sul rispetto del prossimo e per dirlo biblicamente (in un periodo denso di festività religiose nel mondo musulmano ed ebraico) un prossimo che dobbiamo pensare come un noi stessi, appare chiaro che la percezione di una discriminazione da parte di coloro che vorrebbero accingersi a perseguire i loro studi in Italia, dopo essersi dediti allo studio della lingua italiana (con spese notevoli), con grande speranza e per costruirsi le basi di un avvenire migliore, sia un segno che i giovani, a torto o a ragione, interpretano come una chiusura irrimediabile di un mondo occidentale i cui valori di apertura, di libertà e di democrazia non si applicano alle loro persone. Se si vuole essere un riferimento allora bisogna essere in grado di permettere che ci si identifichi con valori universali, validi per tutti e per ciascuno di noi.

Il mese di settembre ha visto susseguirsi tante tragedie, dall'emergenza profughi in fuga dalla guerra siriana, alla tragedia dei pellegrini alla Mecca, alla tragedia umanitaria yemenita senza contare i disastri naturali che continuano a colpire il nostro pianeta.

In Italia è passata quasi inosservata la data del 20 settembre, eppure così importante perchè nel 1870 aveva sancito la fine del Regno temporale della Chiesa con la proclamazione di Roma capitale anche se si dovrà aspettare il 1918 perché Trento e Trieste completino l'Unificazione del paese.

La Tunisia fatica a riprendere la strada del lavoro benché le scuole abbiano, non senza contestazioni, aperte le loro porte.

L'indisciplina organizzata che viviamo tutti con una certa preoccupazione oltre a non essere un'espressione di raggiunto equilibrio democratico, è un cattivo segnale per coloro che vorrebbero ancora scommettere sulla Tunisia ma e per finire con una nota di moderato ottimismo speriamo che il paese possa riprendersi in un tempo non troppo lungo, anche se per chi lo vive al quotidiano le cose vanno molto a rilento!

 


 


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