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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 786 – 137 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Un mese freddo e piovoso questo mese di febbraio tanto da aver inondato alcune regioni del Nord-ovest della Tunisia, già endemicamente colpite nei periodi di maltempo per mancanze di infrastrutture atte a proteggerla in modo duraturo dalle intemperie.

Come ci insegna Machiavelli : “Perché el nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi. Et assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano, allagano e’ piani, ruinano li arberi e li edifizii, lievono da questa parte terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno cosí fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti, e con ripari et argini, in modo che, crescendo poi, o andrebbono per uno canale, o l’impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso. Similmente interviene della fortuna: la quale dimonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle, e quivi volta li sua impeti, dove la sa che non sono fatti li argini e li ripari a tenerla”.

Ed è proprio questo che chiedono gli abitanti del Nord-ovest che si prevedano le catastrofi prima che si verifichino, caratteristica questa del buon governo che come diceva Machiavelli predilige la ragione al caso.

Tesa la situazione interna scossa dal maltempo, dal malcontento del sud in generale del paese ed in particolare dei transfrontalieri dalla Tunisia alla Libia che bloccano il valico di frontiera di Ras Jedir per protestare contro i controlli delle merci in direzione della Libia, mettendo in difficoltà le autorità in un contesto già teso alle frontiere dei due stati ed al quale si aggiunge l’arrivo di migliaia di egiziani in transito in Tunisia per ritornare in Egitto dalla Libia che fuggono.

L’uccisione di quattro militari nella regione di Kasserine la notte del 17 febbraio mostra, che seppur la lotta al terrorismo sia una delle priorità del governo tunisino, siamo ancora ben lontani da aver debellato questo fenomeno, così come lo sciopero aperto degli insegnanti del superiore minaccia l’anno scolastico. Queste condizioni seppur difficili non impediscono però al paese di reagire tentando di ristabilire il dialogo sociale e lottando contro il terrorismo in parte legato all’emarginazione sociale di molti giovani.

Come ribadito dal ministro degli Esteri italiano Gentiloni, in visita a Tunisi, la Tunisia rimane la speranza di coloro che avevano visto nelle rivoluzioni arabe, la conquista dello stato di diritto tanto agognato dalle popolazioni del mediterraneo del sud : la sfida della Tunisia al di là dei miti e degli immaginari stati-modello può essere un paese, che seppur tra difficoltà, potrà ricostruire una stabilità politica ma per questo dovrà avere il sostegno dei paesi dell’UE.

La visita di Gentiloni in Tunisia ha anche confermato punti di vista comuni ai due governi nel favorire, a proposito della crisi libica, soluzioni politiche piuttosto che militari.

Alcuni rappresentanti delle associazioni ed una folta schiera di imprenditori operanti in Tunisia hanno potuto incontrare il ministro Gentiloni, dopo una lunga attesa, in residenza dell’Ambasciatore d’Italia De Cardona. L’Ambasciatore ha ricordato in questa occasione l’elezione del Comites in Tunisia la quale si farà per via postale in aprile (prima del 19).

Sul Comites vorremmo concludere questo editoriale ribadendone l’importanza come tramite tra la collettività e l’ambasciata così come tramite tra le esigenze della collettività ed i parlamentari eletti per la nostra circoscrizione estera. Questi, sollecitati dalla lista Democratici italiani in Tunisia e presenti in loco il 21 e il 22 febbraio si sono impegnati a portare avanti, qualora fosse possibile, le loro istanze. Qualunque siano le nostre sensibilità (ci sono in effetti due liste che si presentano alle elezioni) raccomandiamo agli iscritti all’AIRE di iscriversi per queste elezioni. Il termine per l’iscrizione scade il 19 marzo! Partecipate per voi, per tutti noi!

 



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 785 – 136 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Mentre a Tunisi si aspetta ancora l’approvazione della composizione del nuovo governo dopo la contestata presentazione di un governo la settimana scorsa, che ha costretto il Capo del governo Habib Essid a rilanciare le consultazioni con i partiti per tentare di raggiungere un accordo che possa ottenere il voto di fiducia del Parlamento previsto il 4 febbraio, in Italia è stato eletto, alla quarta chiamata il giudice Sergio Mattarella che ha ottenuto 665 voti. Ne bastavano 505 per essere eletto per cui  questi quasi due terzi dei voti ottenuti dimostrano che benchè alcuni partiti avessero manifestato la loro opposizione a tale scelta, in realtà i loro elettori non hanno votato tutti compattamente contro o con una scheda bianca. E’ un buon segno poichè questo significa che c’è stato intorno alla figura del neo Presidente un forte consenso che è stato capace di andar oltre le solite posizioni partigiane riconoscendo cosi a Sergio Mattarella la statura di un Presidente super partes che possa rappresentare degnamente la Nazione tutta per le sue qualità morali, intellettuali e la sua competenza per poter essere il garante delle Istituzioni come deve essere un Presidente della Repubblica. Ma è stato anche un buon segno per il Partito Democratico che si è ricompattato intorno alla scelta del Presidente. Nessun franco tiratore, un voto unanime che ha unito minoranza e maggioranza del Partito. Gli altri candidati hanno, in effetti, ottenuto pochi voti : 127 Ferdinando Imposimato, 46 Vittorio Feltri, 17 Stefano Rodotà, 17 Emma Bonino e rispettivamente 2 voti a Antonio Marino, Giorgio Napolitano e Romano Prodi, 105 le schede bianche. Il 3 febbraio il Presidente Mattarella si recherà alla Camera per il giuramento ed il discorso di insediamento. Significativa la sua prima dichiarazione dopo la sua visita alle Fosse Ardeatine in cui ribadisce l’impegno democratico delle nazioni per combattere il terrore ricordando che: "L'alleanza tra Nazioni e popolo seppe battere l'odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore."

Nell’augurare al Presidente Mattarella di poter portare avanti la sua delicata e difficile missione con successo e nell’interesse dell’Italia stessa, non possiamo non sottolineare che è la prima volta che un siciliano è stato  eletto alle più alte cariche dello Stato, sperando che si possa ricompattare cosi’ e finalmente dopo più di 150 anni di unità quest’Italia unita che cosi’ poco unita è stata nella sua storia.

In Tunisia il Capo del governo Essid si è trovato in questo delicato dilemma, nel trattare con le varie formazioni politiche, se essere inclusivo nella futura presentazione del governo di sensibilità che possono sembrare antitetiche o se escludere le formazioni che destano scalpore e dissenso in parte dei militanti che hanno votato il partito di maggioranza (che non ha pero’ i numeri necessari per ottenere la fiducia della Camera).

Nidaa accetterà di condividere almeno in parte il potere con il Partito islamista Ennadha, Ennadha accetterà di governare insieme a Nidaa, sarà possibile governare con Ennadha all’opposizione, come reagirebbero i militanti di questi due grandi gruppi politici semmai ci fosse un’alleanza sapendo in particolare che coloro che hanno votato Nidaa lo hanno fatto essenzialmente per escludere gli islamisti dal potere, le altre formazioni politiche riusciranno a costituire un’alternativa solida al compromesso tra queste due formazioni maggioritarie? Questi i quesiti e le difficoltà che in questi giorni sta affrontando il Capo del governo Essid che determineranno le future orientazioni dello stato tunisino che ha bisogno di ridare alle istituzioni dello Stato credibilità e stabilità in un contesto di grande instabilità regionale e con la necessità di un rilancio più che mai vitale dell’economia tunisina. Mentre andiamo in stampa, il Ministro Essid ha reso ufficiale la lista dei componenti del nuovo governo nel quale saranno presenti alcune figure di Ennadha, di Afek Tunes e dell’UPL. Rimane nell’opposizione il Fronte Popolare.

 


 


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 784 - 135 [nuova serie]

  

NOSTRI PROBLEMI

L’anno si chiude con l’elezione in Tunisia di Beji Caïd Essebsi, che felicitiamo, alla presidenza della Repubblica: prima elezione che sancisce il passaggio da una fase transitoria post-rivoluziaria ad una fase democratica. Ma sarà veramente democratica, il risultato delle elezioni consoliderà realmente il passaggio da una transizione democratica ad una democrazia “tout court”, non vi sarà l’affossamento delle libertà tanto agognate che hanno visto uniti i tunisini nel 2011 nel dire basta alla dittatura?

Questi sono gli interrogativi di tanti che temono nella vittoria di Essebsi un ritorno al passato, alimentato anche da una campagna elettorale impostata dal presidente uscente Marzouki su questa forma di polarizzazione tra vecchio sistema e nuovo sistema, tra dittatura e democrazia, tra nord e sud, tra élite e popolo e così di seguito.

Le donne hanno votato Essebsi (60%) e se lo hanno fatto è perché sentivano le loro libertà fortemente minacciate. Il sentimento di insicurezza, la debolezza dello Stato, la crisi economica sono stati egualmente fattori che hanno inciso fortemente sul risultato del voto.

Non sarà facile governare anche avendo vinto le elezioni poichè qualsiasi misura sarà subito percepita come ritorno a vecchie pratiche ed utilizzata dall’ opposizione in questo senso.

Eppure il paese ha bisogno di un governo legittimo, espressione delle urne. Si critica molto il fatto che ci sia un partito egemone sia in Parlamento che alla Presidenza della Repubblica ma in tutte le democrazie dove vige il sistema presidenziale o semi- presidenziale (come in Tunisia) si verifica che il Presidente eletto, sia anche quello, il cui partito ha la maggioranza in Parlamento. La maggioranza ottenuta in Parlamento non è pero’ assoluta per cui, per governare, occorrerà fare delle coalizioni di cui saremo a conoscenza nei prossimi giorni.

Un anno quindi molto intenso per la Tunisia che oltre a chiudere il periodo di governo transitorio vede anche l’affermazione dell’alternanza politica, caratteristica delle democrazie in un contesto regionale pero’ estremamente difficile, con una Libia ormai preda della guerra per bande e zona di reclutamento per l’ISIS in Medioriente, un mondo arabo scosso dal terrorismo e dalla violenza con una Turchia ed un’Europa che soffiano sul fuoco alternativamente ed un Irak ed una Siria sempre maggiormente martoriati.

Ma se l’ISIS prende sempre più potere, nel 2014 altri conflitti si sono riaccesi o accesi a Gaza ed in Ucraina, le libertà sono sempre minacciate in Turchia, in Africa sono migliaia le vittime dovute al virus ebola .

In Nigeria, il gruppo estremista Boko Haram (il libro è peccato) ha prelevato 200 donne e ragazzine nel nord-est della Nigeria e stragi di bambini a dicembre nel Pakistan nord-occidentale dove i talebani pakistani hanno attaccato una scuola pubblica militare e i bambini rimasti uccisi sono stati più di 150. Continuano a morire i migranti nel Mediterraneo, vero cimitero della speranza! Il mondo non è certo all’altezza dei nostri sogni anche se speriamo che diventi quello che dovrebbe essere e non quello che è! La nostra collettività continua a credere nel processo di democratizzazione della Tunisia attivandosi sia in ambito politico che economico.

Speriamo che il 2015 porti anche una fattiva cooperazione culturale. Molte le attività della Camera di Commercio ed anche quelle di solidarietà per le classi non abbienti.

Il rinvio delle elezioni del Comites dovrebbe permettere una più larga partecipazione degli italiani in Tunisia al voto di aprile. Alcuni incontri con la collettività sono in programmazione in gennaio e la lista Democratici italiani in Tunisia ha già avuto un incontro con i bi-nazionali ed un altro con gli italiani di Hammamet.

A tutti buone feste e l’augurio che il 2015 sia un anno di ripresa specie per i giovani per i quali non è pensabile sia sbarrata la porta del futuro!

 


 


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 783 – 134 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Le passioni si scatenano in Tunisia nell’attesa ella data per le elezioni  del Presidente della Repubblica che potrebbero essere il 14 , il 21 o il 28 dicembre.

Le prime elezioni presidenziali libere si sono svolte il 23 novembre con 27 candidati di cui due soli concorreranno al secondo turno: Beji Caïd Essebsi  e Moncef Marzuki, che hanno ottenuto rispettivamente 39,46% e 33,43% della totalità dei voti.

Se il primo turno delle elezioni non aveva mobilitato massicciamente gli elettori, il cui tasso di assenteismo è stato elevato rispetto alle legislative del mese passato, i risultati ufficiali hanno, seppur in chiave conflittuale, ridato alle presidenziali tutta la loro centralità.

I tunisini hanno pensato che le legislative fossero più importanti delle presidenziali probabilmente perché rispetto al vecchio regime pre-rivoluzionario la nuova costituzione ne limita i poteri ma, la prossimità dei risultati tra i due candidati Essebsi-Marzuki, e la violenza dei toni che ha caratterizzato la proclamazione dei risultati, ha ridato allo scontro politico tutto il suo vigore.

Se, in effetti, un secondo turno era piuttosto scontato, meno scontato è stato  lo scarto  minimo tra i due candidati  che ha riacceso polemiche, affievolito sicurezze e soprattutto mostrato quanto il dibattito su quale modello di società adottare sia ancora nel cuore dei tunisini. L’accesa polemica a cui assistiamo in questi giorni riassume e condensa la paura dei tunisini: se votiamo Essebsi votiamo per la contorivoluzione? Se votiamo Marzuki votiamo per il ritorno di un potere che si è rivelato fallimentare? Votare Essebsi significa votare per una gestione secolare del potere mentre votare Marzuki significa votare per una visione teocratica del potere?

In questo clima di tensioni ideologiche inizia la campagna elettorale che ha visto subito il Presidente uscente Marzuki posizionarsi nel campo dei democratici e dei laici e confinare Essebsi nel campo della dittatura e del vecchio regime,  paventando lo spettro di un revanchismo politico che avrebbe visto la sconfitta della rivoluzione della dignità e della libertà. Essebsi al contrario ha letto i risultati ottenuti dal suo rivale come un posizionamento in suo favore del  Partito islamista (secondo partito politico tunisino),  delle frange più estreme dell’islamismo politico e delle Leghe per la protezione della Rivoluzione(LPR).

Se è vero che il manicheismo elettorale sta oscurando la dialettica ed il giudizio politico, è vero anche che queste elezioni stanno riaccendendo tutte le paure di instabilità, d’insicurezza e di guerra delle parti che sembravano essersi allontanate con i risultati equilibrati delle elezioni parlamentari.

 Come leggere questi posizionamenti e come un candidato che dichiara essere un laico e di sinistra puo’ essere appoggiato dalle frange più estremiste dell’islam politico?

Il presidente uscente Marzuki  ci ha abituati in questi ultimi anni a posizioni contrarie in funzione del pubblico al quale si rivolge: farsi accompagnare nel suo giro elettorale da personalità religiose estremiste, non partecipare al Dialogo Nazionale, premiare donne in velo integrale mentre si svolge una battaglia all’Università per le libertà accademiche, ricevere al Palazzo di Cartagine esponenti delle LPR, le stesse che si sono distinte per violenze contro giornalisti, intellettuali ed artisti e nel contempo dichiarare ad una giornalista francese di essere laico e di sinistra per ottenere voti o comunque destabilizzare parte dell’elettorato democratico e/o di sinistra. Le sue dichiarazioni contro la laicità e la sinistra avevano pero’ suscitato pochi mesi orsono le ire dei democratici e di tutta l’ala della sinistra tunisina e mi riferisco in particolare ad un’ intervista rilasciata sul canale satellitare Al Jazeera il 25 marzo 2013 nella quale metteva in guardia i democratici e l’opposizione alla Troika affermando che se un giorno “fossero riusciti ad essere al potere” avrebbero avuto come risposta “una grande rivoluzione più importante della prima” rischiando di incorrere in pene capitali quali “l’impiccagione”.

Dall’altra parte abbiamo la figura di Essebsi che suscita eguali controversie perchè essendo stato  varie volte ministro nel governo di Burghiba e deputato dal 1990 al ‘91 sotto Ben Ali, prima di ritirarsi dalla vita politica sino alla caduta del primo governo di Mohamed Ghannouchi nel 2011, è percepito come possibile ritorno al passato anti-democratico.

Ma questa lettura seppur possibilista riflette la realtà?

Non dobbiamo omettere nella nostra riflessione di ricordarci che è stato proprio Essebsi in quanto Capo del governo provisorio nel 2011 che ha permesso l’organizzazione delle prime elezioni libere in Tunisia e che ha ceduto il suo potere al candidato della troika vittoriosa alle elezioni, Hamadi Jebali, pacificamente e senza contestarne i risultati, attitudine che ci sembra responsabile e democratica. La sua età ci permette anche di supporre che non sia il potere in quanto tale ad essere la finalità politica e personale del candidato ma piuttosto il rimettere il paese sui binari dello sviluppo. Ridare allo Stato il suo ruolo, permettere al paese di riacquisire fiducia nel suo avvenire, lottare contro l’instabilità del paese e per la sua sicurezza gravemente minacciata, sono sfide maggiori per Essebsi che, se eletto, dovrà affrontare pur mantenendo vivi gli ideali di dignità e di libertà della rivoluzione. Riuscirà Essebsi a non deludere i suoi probabili elettori? La società civile tunisina ha dimostrato in questi ultimi anni di essere vigile alle derive anti-democratiche e su queste occorre fare affidamento.

I nostri problemi specifici: dopo il rinvio delle elezioni del Comites che ha diluito l’interesse per le stesse rinviando spesso il dibattito sulle questioni che travagliano le collettività italiane nel mondo a tempi indefiniti ed incerti ci chiediamo se effettivamente questo spostamento ha determinato una maggiore partecipazione dei futuri votanti o se al contrario se il rinvio della data delle elezioni non le abbia marginalizzate. Ma proprio perché votare i suoi rappresentanti costituisce una delle più alte espressioni e garanzie della democrazia  auspico che  tutti gli italiani si iscrivino al voto, qualunque lista scelgano, perché come diceva fu Elia Finzi, una collettività senza voce è una collettività che non si proietta nel futuro e che non può né potrà farsi sentire.

 


 


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