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 26 nov - 6 dic 2014

 

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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola

 


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email



 news

 

- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 790 - 141 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, il mondo occidentale scoprì o riscoprì gli orrori commessi dalle ideologie totalitarie e pensò che uno dei modi possibili di impedirne il suo riemergere fosse l’indebolimento delle grandi ideologie politiche che avevano schiacciato l’individuo, annullata la sua volontà personale, impedito che la libertà del singolo potesse esprimere, se non rischiando la propria vita, opinioni diverse da quelle espresse dai poteri forti, classificato il genere umano in categorie gerarchizzate con le tragiche conseguenze che noi tutti conosciamo, trascinando così  il mondo in una guerra totale in cui venivano sterminate popolazioni intere non più considerate come somma di persone singole ma indistintamente considerate come nemici da abbattere indipendentemente dalla loro nazionalità, dal loro credo politico, dalla loro formazione.

Si scoprì quindi il valore della democrazia come unica garanzia data all’individuo  per riacquisire la sua  identità personale, preferendo così sostituire dei poteri  più deboli a poteri forti  e poter  ricostruire  delle società in cui il valore della pluralità delle voci, delle identità, dei credo fosse l’unica garanzia per la pace futura. 

Il dibattito ormai quasi secolare tra modernità e post-modernità, tra universalità e particolarità, tra identità personale e identità collettiva, tra nazione e nazionalismo, tra pluralità e singolarità ne sono  le espressioni più comuni.

Uno dei grandi problemi dell’indebolimento del racconto mitico delle civiltà che era filosoficamente necessario ma poco o male metabolizzato nella realtà concreta delle società occidentali è stata la paura dell’universale  e la confusione tra affermazione del particolare e particolarismo.

D’altra parte, l’accumulo delle ingiustizie sociali, il disincanto politico, la chiusura delle frontiere della democrazia in un ambito geografico determinato, con l’evacuazione delle scorie totalitarie altamente tossiche al di là delle sue frontiere, l’incapacità di pensare valori comuni  ha esasperato un sentimento di ingiustizia e di revanchismo  storico che ha nutrito abbondantemente  il terrorismo odierno. Al di là delle frontiere democratiche, il progresso e la modernità (valori assai poco difesi dai nostri intellettuali!) vengono percepiti come perversi e colonizzatori, l’individuo viene pensato come minaccia alla coesione del gruppo,  la pluralità delle voci e dei credo come nemici della civiltà.

Le ragioni storiche sono tante ma le conseguenze sono tali da interrogarci sulle conseguenze inattese forse del post-modernismo su società che sono state private dall’elaborazione della loro modernità: l’universalità è stata sostituita dal particolarismo assolutistico, la parte è indissolubile dal tutto  ed esprime incondizionalmente il tutto da cui ne consegue che la parte non esiste in se stessa senon come espressione del tutt’uno;  se nella modernità il tutto è l’espressione delle parti, in questa degenerazione della post-modernità  le parti sono il tutto nella misura in cui il singolo è simbolicamente il tutto. 

All’indomani dell’attentato di Sousse che ha colpito il cuore di un paese (economicamente ed eticamente) e fatto una strage di persone che avevano avuto il merito di credere nella sua ripresa economica e politica, ci possiamo realmente chiedere se l’indebolimento  delle ideologie politiche ha generato solo l’indebolimento della politica ma non dell’ideologia. E’ forse ora (e se non ora quando?) di ridare alla politica le sue lettere di nobiltà per evitare che solo l’ideologia e cioè la strumentalizzazione dell’ organizzazione delle masse, atte ad eccitarle ed a esaltarne i valori in base ad un rapporto fideistico, sentimentale basato sulla sublimazione dell’impulsività  possa sostituire la ragione, senza la quale non vi è possibile libertà. A tutti coloro che hanno pagato con la loro vita la colpa di essere diversi, a tutti i tunisini che credono e che si battono per affermare l’universalità dei valori della ragione, del diritto di pensare, della libertà di coscienza e che credono nel valore etico della democrazia vadano le nostre più meste condoglianze! Ci riconosciamo nella loro lotta che è anche la nostra, indipendentemente dal nostro colore, dal nostro sesso, dalla nostra religione, dalla nostra lingua, dalla nostra appartenenza etnica.

 



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 789 - 140 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La visita del Presidente Mattarella a Tunisi  è stata un'ulteriore conferma dell'importanza e dell'attenzione di cui gode la Tunisia in Italia. Le massime cariche dello Stato italiano (prima Matteo Renzi e poi Sergio Mattarella) hanno voluto così sottolineare con la loro presenza il sostegno dell'Italia all'avvenuta transizione democratica dopo le elezioni che hanno visto la vittoria seppur relativa del partito guidato da Beji Caid Essebsi,  Nidaa Tounes (l'Unione per la Tunisia) e la sua elezione alla presidenza della repubblica.

Le elezioni sia legislative che presidenziali in Tunisia avevano evidenziato un paese diviso tra nord e sud, tra zone costiere e zone interne dovute tra l'altro ad uno squilibrio nella distribuzione delle ricchezze. La rivoluzione del 2011  era iniziata nel dicembre del 2010 proprio nelle zone centrali della Tunisia, tra le più depresse del paese.

Le elezioni del 2014 dovevano segnare il passaggio del paese da un governo provvisorio  e di transizione ad un governo democratico, eletto per cinque anni se le forze uscite sconfitte dalle elezioni, specie quelle presidenziali, avessero accettato  la prima regola di una democrazia ossia l'alternanza al potere.
In effetti, se l'asse della contestazione odierna si sta spostando a sud, notiamo che le elezioni legislative del 2014 avevano evidenziato un sud che in modo preponderante aveva  votato per il partito islamista Ennadha mentre parte del centro nord e del Nord con una netta maggioranza sulle zone costiere avevano votato per il partito  "laico" Nidaa Tounes, ottenendo quest'ultimo una maggiornaza relativa.  Le elezioni presidenziali avvenute poco dopo quelle legislative avevano enfatizzato questo gap tra le regioni mettendo al secondo turno a confronto Beji Caid Essebsi e l'ex presidente provvisorio Moncef Marzouki. Marzouki, che perderà le elezioni sarà votato principalmente dall'elettorato del sud alleandosi anche con forze islamiste molto  più radicali di Ennadha e coadiuvato dalle leghe di protezione della rivoluzione eppure sciolte ed, a quanto pare, non accetterà questa sconfitta. La costituzione del primo governo democratico in Tunisia, sotto la presidenza di Caid Essebsi,  vedrà coalizzarsi Nidaa Tounes e Ennadha, per permettere una governabilità del paese ma esprimeranno anche nuove forme di coalizioni politiche rispetto a quelle preesistenti nel governo provvisorio.

Perché allora questo vento di sommossa soffia dal sud del paese a pochi mesi dalle avvenute elezioni democratiche e dalla sofferta adozione della costituzione in un contesto di forte instabilità regionale e di possibili minacce alla sicurezza delle frontiere proprio col sud del paese? Perché in questo momento delicato in cui bisognerebbe unire tutte le forze per ridare un soffio al paese, stremato da scioperi, da violenze e da un’economia parallela dilagante questo ulteriore freno alla possibile ripresa?  Se i delusi delle ultime elezioni sono ovviamente implicati in questa rivolta del sud, se i detentori del commercio parallelo vedono con sospetto il ritorno dello Stato, se i radicali islamisti sono delusi dalle posizioni più moderate di Ennadha, se i“guardiani” della rivoluzione vedono compromesso il loro potere, è  anche vero che occorre affrontare  politicamente e socialmente l’annosa questione dei divari regionali e delle cosiddette zone depresse della Tunisia evitando però che la protesta diventi una consegna del paese alle forze più oscurantiste e violente del paese.

Interessante a questo proposito l’intervento del leader  di Ennadha, Rached Ghannouchi il quale dichiara che: “ ci opporremo a coloro che vogliono svegliare i demoni dormienti a Jemna, El Faouar, Douz  o altrove. Ci aspettiamo da queste popolazioni, ed in primis dai loro saggi, che ritrovino i veri valori e che mettano un punto finale a tutti questi incidenti. A tutti i tunisini, a tutte le tribù e categorie, ai sindacati ed agli uomini d’affari  di agire per disinnescare le tensioni, evitare il confronto violento  e l’incrementarsi dei conflitti per non farsi complici di coloro i quali vogliono distruggere lo Stato. Dobbiamo stare tutti insieme per difendere la patria. Non ci può essere dignità, libertà ed etica al di fuori dallo Stato.”

Sperando che siano sentite queste sue parole e che la situazione non degeneri se vogliamo pensare possibile una  ripresa economica della Tunisia che, a nostro parere, potrà sola, nel concreto, dare dignità, libertà e senso etico ai cittadini tunisini ma per questo occorre evitare che una qualsiasi rivendicazione si trasformi in sommossa, che una campagna d’informazione si trasformi in un incendio dilagante facendo così gli interessi di coloro che la dignità, l’etica e la libertà siano espressioni dei loro interessi personali e non collettivi.

I nostri problemi specifici: aspettando di avere una sede il neo-Comites eletto si riunisce in Ambasciata ma  è possibile raggiungere i suoi componenti  scrivendo a questo indirizzo: comites.tunisia@hotmail.com. Una serie di incontri con le varie componenti ed espressioni della collettività italiana di Tunisia sono previste per capire da una parte le loro esigenze specifiche e dall’altra iniziare ad interagire in maniera fattiva con la collettività.



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