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 26 nov - 6 dic 2014

 

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  Prima Pagina

 

 

Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola

 

In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email



 news

 

- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 807 - 158 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Un augurio di buone feste a tutti i nostri lettori, ai musulmani che festeggiano il Mouled, ai cristiani che festeggiano Natale, agli ebrei che festeggiano Hannukkah o festa delle luci. In un momento storico in cui tutti sono contro tutti, in cui tutti diffidano di tutti, in cui la nozione del “diverso” è sempre più a rischio, in cui la violenza sostituisce la ragione, questi rimandi festivi tra le tre religioni monoteistiche nel solo mese di dicembre possano esprimere un augurio simbolico di ecumenismo spirituale.

In Italia, dopo la larga vittoria del No al referendum costituzionale, il Premier Matteo Renzi, come annunciato prima del voto, ha dato le sue dimissioni ufficiali subito dopo l’approvazione della Legge di bilancio in tempo record, in seconda lettura al Senato. Mentre stiamo chiudendo il nostro numero di dicembre sappiamo già che Paolo Gentiloni, Presidente del Consiglio indicato dal Presidente Mattarella ha dato ieri, 12 dicembre, in serata la lista dei ministri che guidaranno l’Italia sino all’approvazione della legge elettorale ed alle successive elezioni politiche. Gentiloni, che tra l’altro, nei suoi vari viaggi in Tunisia, ha sempre sostenuto il Paese anche nei momenti in cui era stato colpito dagli attachi terroristici più duri, quelli del Bardo, di Sousse e della guardia presidenziale, ha sempre espresso profonda sensibilità per la questione mediterranea.

Se gli italiani hanno votato decisamente no al referendum proposto dal governo Renzi, è ormai cosa nota che la maggior parte ha votato contro il governo e non specificatamente contro la riforma. È vero anche che l’identificazione governo/riforma non ha permesso un confronto sano e si è riflessa tra i sostenitori del si o del no. Interessante è pure analizzare come Renzi abbia in pochi anni rappresentato salvezza e dannazione per il popolo italiano, spesso aldilà del suo stesso Partito. Vincitore nel 2013 delle primarie del PD, con oltre il 68% dei voti e non solo voti del suo partito, era stato portato in trionfo da tutti coloro che vedevano in lui una forza di rinnovamento della politica, volontà per l’Italia di riposizionarsi sullo scenario europeo ed internazionale, un uomo capace di fronteggiare la crisi economica dilagante in Europa ed in Italia in particolare. Simbolo di gioventù in un Italia politica vecchia ed invecchiata, sembrava potesse rappresentare simbolicamente la ripresa del paese. Ma il miracolismo in politica non c’è e non è possibile rovesciare le sorti del mondo con una bacchetta magica, che per di più non sta nel suo potere usare. Dopo l’euforia renziana, la delusione e la sua successiva messa a morte, come spesso capita in politica: o dio o diavolo secondo una distinzione manicheista che sempre più fa presa in Europa. Forse sarebbe ora di ricominciare tutti a pensare la politica diversamente,senza  né “dei” né “eroi” ma “uomini”. 

Per quello che riguarda la riforma costituzionale in quanto tale, noi abbiamo espresso a suo tempo il nostro punto di vista auspicandoci che il sì potesse essere votato, anche se in alcune parti della riforma (pur da non costituzionalisti) pensavamo ci fossero debolezze ma nell’insieme parità di genere, non concorrenzialità delle regioni, abolizione del bicameralismo paritario, ci sembravano poter non solo evitare gli sprechi ma rendere più agile l’Italia. Gli italiani in Italia non hanno creduto in questo possibile cambiamento, ed anche parte del PD stesso, e noi siamo particolarmente legati alla democrazia di cui il voto è una delle sue più alte espressioni.

L’Italia si dota quindi di un governo di “transizione” pre-elettorale. Chi era contro l’attuale legge elettorale, oggi è disposto a lasciarla così com’è pur di andare alle elezioni, col rischio di destabilizzare ulteriormente l’Italia. Chi si è opposto a Renzi non ha peró accettato di far parte di un governo provvisorio di unità nazionale, probabilmente perchè essere nell’opposizione in questo clima pre-elettorale li favorisce di più.

I prossimi mesi saranno quindi di non facile gestione per il futuro governo Gentiloni se verrà confermato.

Interessante l’iniziativa di Giuliano Pisapia di ripartire dalla sinistra con la creazione di un “campo progressista, che riunisca le forze di sinistra in grado di assumersi una responsabilità di governo. Non per motivi di potere ma per fare le cose di sinistra. Intendiamoci: anche questo governo ha fatto cose di sinistra, penso alle unioni civili, ma ha dovuto fare anche altre cose che nascevano dalla necessità di arrivare a un compromesso con un partito di centro-destra...”  e per le elezioni aggiunge : “Forse febbraio è troppo presto, ma è ora che si vada a elezioni. Ed è indispensabile che non ci si vada con queste leggi elettorali. È del tutto evidente che ci sono alcuni punti dell'Italicum su cui la Corte costituzionale indirettamente si è già pronunciata, e vanno modificati. E poi non si può andare a votare con due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, che quasi sempre producono due maggioranze diverse. Io credo che il Paese abbia bisogno di una legge elettorale che sia più democratica e permetta agli elettori di scegliere i propri parlamentari, con un premio di maggioranza che garantisca la governabilità senza essere eccessivo come è nell'Italicum.

Questo numero del  giornale è dedicato in modo particolare alla Conferenza “Tunisia 2020” che ha visto il paese impegnato nel rilancio economico attraverso progetti ed investimenti internazionali che permettano, da una parte di dimostrare stabilità e sicurezza del paese e del governo di coalizione e dall’altra parte, attraverso l’approvazione della legge per gli investimenti, di attrarre investitori. Vedremo se nei prossimi mesi questo cerchio virtuoso porterà i suoi frutti che auspichiamo per la Tunisia. Mourad Fradi, in veste di Commissario generale della Conferenza internazionale per l’Investimento in Tunisia ma anche come Presidente della Camera tuniso-italiana, ha avuto la cortesia di concederci in merito una intervista.

Prima di concludere vorrei segnalare ai nostri lettori una nuova rubrica sulle nostre colonne: “Gli italiani di Tunisia si raccontano” a cura di Mario Gatti.

Da tutta la redazione buone e serene feste a tutti!

 



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 806 – 157 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Clima pre-elettorale in Francia all’indomani della vittoria di Trump negli Stati Uniti contro la Clinton che porta con sé tutte le inquietudini sul futuro incerto dell’Europa, scossa da venti populisti che sperano poter, sulla scia della vittoria repubblicana americana, convincere i loro elettori.

Clima elettorale per gli italiani all’estero che votano in questi giorni per il referendum costituzionale su sfondo di polemiche sulla trasparenza del voto all’estero. La questione non è recente e l’impatto del voto degli italiani fuori d’Italia è sempre stato oggetto di polemica: nel passato perché si temeva che fosse un voto di destra, più recentemente perché fosse un voto di sinistra. Tutto fa brodo comunque per rimettere in causa, per sminuire o vanificare gli sforzi di chi da sempre si batte per permettere la partecipazione delle collettività italiane all’estero alla storia politica dell’Italia. Contrariamente a quello che tanti affermano gli schieramenti sono molto meno omogenei e compatti di quello che si vuol intendere, per cui la paura di brogli ci sembra essere meramente ideologica e non riflettere la composita espressione degli italiani all’estero.

Molta polemica ha suscitato la lettera del Comitato del SI a firma di Renzi. Si può criticare l’iniziativa ma non certo affermare che è stata un’ingerenza sul voto degli elettori. Altrettanto avrebbe potuto fare il Comitato per il NO che, se non con una lettera, ha pubblicizzato ampiamente la sua posizione.

Si può comunque notare molto fervore per il referendum sia degli uni che degli altri ma l’ultima parola rimane per fortuna  agli elettori.

Gli italiani di Tunisia così bistrattati quando si tratta del loro voto hanno dimostrato la loro solidarietà all’immensa catastrofe a seguito del terremoto dell’Italia centrale partecipando all’iniziativa del Comites Tunisia a favore delle popolazioni colpite dal sisma. Il ricavato di circa 8500 dinari sarà interamente devoluto alla Croce Rossa Italiana.

Il senatore Francesco Giacobbe eletto per la circoscrizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide ha fatto una breve sosta a Tunisi in occasione di un incontro organizzato dal Circolo Valenzi Tunisi per esporre il suo punto di vista in merito al quesito referendario. In questi giorni stanno arrivando le schede elettorali ma se entro il 21 novembre alcuni connazionali, per disguidi postali ma anche per non aver comunicato un eventuale cambiamento d’indirizzo, non dovessero aver ricevuto la scheda possono  ritirarla in Ambasciata.

Dal 22 al 27 novembre , L’istituto Italiano di Cultura organizza “La Prima settimana della Cucina Italiana nel  mondo” con al menu film, mostre, conferenze, cene che abbiano per tema l’alimentazione.  Peccato che il bel libro a cura di Marinette Pendola “L’alimentazione degli italiani in Tunisia” non sia incluso nella lista degli eventi.

La Tunisia si prepara  alla Conferenza Internazionale sull’Investimento  che si terrà a Tunisi i prossimi 29 e 30 novembre . Evento di grande importanza che vedrà la partecipazione di capi di Stato, di  rappresentanti del settore pubblico e privato, della società civile, di organizzazioni internazionali, ha l’ambizione di rilanciare gli investimenti stranieri in Tunisia. Questo forum economico è il secondo  evento organizzato su così larga scala  dalla rivoluzione dopo la conferenza del 2014, voluta dal governo di Mehdi Jomâa dal titolo  “Investire in Tunisia, start-up democracy”, la quale però non aveva prodotto gli effetti sperati.

Una nota dolente sulla Tunisia: la seconda morte, come ha affermato la moglie, di Lotfi Nagdh ucciso a Tataouine nel 2012 ad opera delle Leghe protettrici della rivoluzione. Lotfi Nagdh era il coordinatore di Nidaa Tunis nella cittadina del sud. Sebbene il suo corpo portasse i segni dei colpi infertogli, i giudici di Sousse nella loro sentenza di I° grado hanno dato un “non luogo a procedere” affermando che la morte sia intervenuta a seguito ad un arresto cardiaco e liberando così dall’accusa di assassinio premeditato gli autori delle violenze.

Molti tunisini leggono l’esito del processo come un inquietante ritorno delle Milizie dopo il loro scioglimento. Messo sotto accusa anche il partito Ennadha che ha risposto con un comunicato del suo Presidente il quale, dopo la polemica nata dopo la liberazione di tutti gli accusati dell’assassinio di Lotfi Nagdh, ha chiamato a rispettare la decisione dei giudici senza politicizzare “l’incidente” e che le contestazioni si potranno fare durante l’appello. Molti però hanno letto attraverso questo processo la dipendenza dei giudici al politico.

 



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