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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 841 – 193 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La Tunisia ha un Presidente nella figura di Kaïs Saïd , eletto con più di 72% dei voti contro Nabil Karoui che ne ottiene poco più di 29%.

Molto è stato scritto su questa nuova figura politica in Tunisia: a volte considerato un outsider pericoloso, un populista o un rigido conservatore, a volte considerato un liberatore, una persona per cui le leggi non sono negoziabili, che vuole ridare al popolo il suo ruolo centrale quale protagonista del cambiamento in atto dal 2011 richiamandosi al suo motto rivoluzionario originario “il popolo vuole”, le analisi sono contradittorie e a volte antitetiche. Non avendo una formazione politica di riferimento e non essendo immediatamente riconoscibile come appartenente a tale o tal’altra ideologia, non avendo presentato un programma che apparentemente non pretende altro che ridare la parola al popolo, alle regioni, ai giovani esclusi dalla transizione democratica, attraverso una lotta senza concessioni alla corruzione dilagante che in questi ultimi anni ha incancrenito tutti i settori della vita economica e politica, il nuovo Presidente della Tunisia è percepito dagli uni come un liberatore e dagli altri come un affossatore delle libertà fondamentali per le sue posizioni conservatrici sulla parità di genere o sulla pena di morte.

Se è troppo presto per analizzare nei fatti la svolta politica che quest’elezione rappresenta è vero anche che Kaïs Saïd ha riscosso un consenso quasi unanime da parte della popolazione tunisina che, a dire il vero, stupisce in un contesto mondiale in cui la battaglia del consenso è affidata per lo più a comunicatori professionisti. Com’è possibile, si interrogano gli analisti, che una persona senza questa potente macchina sia riuscita ad ottenere questo risultato plebiscitario, altri ritengono che forse è proprio quest’immagine non convenzionale che ha attratto gli elettori, i quali hanno avuto la sensazione di riprendere in mano il loro destino.

Nel suo discorso inaugurale in Parlamento, il Presidente tunisino ha ribadito il suo impegno a rispettare la Costituzione affermando che la sua elezione rappresenta “una vera rivoluzione... non contro la legittimità, ma ad opera di questa” che costituirà un modello futuro sul quale dobbiamo tutti riflettere.

Le elezioni legislative invece hanno visto il partito Ennahdha ottenere il maggior numero di consensi senza tuttavia riuscire ad avere seggi sufficenti per poter proporre un governo che non sia frutto di negoziati con altre formazioni politiche. Il partito Ennahdha ottiene solo, in effetti, 52 seggi su 217, e se diventa il partito di maggioranza relativa potrà governare solo attraverso la costituzione di larghe intese. Vedremo nel prossimo futuro chi accetterà di sostenerlo per una possibile governabilità anche se fragile del Paese.  Ennahdha è seguito da Qalb Tounes, il partito del candidato perdente alle presidenziali Nabil Karoui, che ha ottenuto 38 seggi. In terza posizione il partito Attayar (Corrente Democratica) con 22 seggi, quarta la coalizione islamista Al Karama con 21 seggi, seguita dal Partito desturiano libero di Abir Moussi con 17 seggi, dal Movimento del Popolo (16), da Tahya Tounes (14), Machrou3 Tounes (4) e dalle altre liste indipendenti e minori con 33 seggi.

Considerato che i negoziati sono ancora in atto, la domanda che molti tunisini si pongono è: quali saranno gli alleati del futuro governo, l’ala più liberale o quella più oltranzista e conservatrice? Interessante è pero’ notare che mentre il voto alle presidenziali ha premiato una nuova figura politica, o comunque percepita come tale, i risultati delle elezioni legislative non sono state una reale sorpresa con delle preferenze per i partiti più conservatori e tradizionalisti che sono stati prevedibilmente avvantaggiati dalla disintegrazione del partito del defunto Presidente Beji Caïd Essebsi, Nidaa Tounes.

Nel mondo convulso nel quale siamo immersi non possiamo non concludere questo editoriale senza lanciare “un grido di dolore” e di sdegno contro il massacro del popolo curdo ed il suo epocale esodo in una regione in cui da sempre avevano vissuto!

 


 


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 840 – 192 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Le elezioni legislative e presidenziali rispettivamente il 6 ed il 13 ottobre in Tunisia sono prossime e lo scenario politico desta molte perplessità: sebbene, in effetti, molti abbiano gridato invano l’importanza di riflettere a quale lista dare la propria preferenza nel mare magno dei candidati alla futura composizione del Parlamento (che però determinerà la politica del Paese!), si continua a discutere solo ed esclusivamente di elezioni presidenziali, come se le legislative passassero o dovessero passare quasi inosservate. Eppure tra pochi giorni ci saranno le politiche e l’assenteismo che già l’ha fatta da padrone al primo turno delle presidenziali, rischia non solo di confermare la sua posizione, ma di essere maggiormente rinforzato. Il pericolo sarà anche quello di un possibile rovesciamento degli equilibri tradizionali della politica interna ed estera del Paese con probabili ripercussioni sull’economia e la cultura.

Un altro punto dolente sono proprio le presidenziali con due candidati al ballottaggio di cui uno in prigione: lungi da noi prendere una qualsiasi posizione per l’uno o l’altro candidato di cui leggiamo i commenti senza però aver ben chiaro se i loro programmi siano attuabili in un contesto in cui i poteri decisionali spettano in primis al Parlamento. La Tunisia, non essendo più un regime presidenziale (pur lasciando al Presidente poteri estesi come la Difesa e gli Esteri), le decisioni debbono essere concordate col Primo Ministro, eletto dal Partito o dalle coalizioni vincenti alle politiche perché, e contrariamente a quanto succedeva prima del 2011, il Primo Ministro non è più emanazione diretta del Capo dello Stato. Sembra però che nell’inconscio tunisino continui a prevalere la visione politica antecedente e che solo le elezioni del 13 ottobre preoccupino i cittadini. La polemica sul non rilascio del candidato Karoui dalla Corte d'Appello di Tunisi che ha rigettato luned 1° ottobre la sua nuova richiesta di liberazione, a pochi giorni dalle elezioni, rischia, in effetti, di annullare il principio di pari opportunità ed adombrare l’esito democratico delle elezioni, poiché è chiaro che un conto è vincere una gara con uno o più contendenti, un altro è vincerla correndo da solo.

Non si sa se Karoui avrebbe potuto avere la meglio sul suo concorrente Saïd ma è chiaro che anche se dovesse vincere il giurista contro l’uomo d’affari in un contesto di pari opportunità, lo stesso Saïd sarebbe stato maggiormente legittimato, cosa che invece lo indebolirebbe rimanendo immutato lo scenario attuale. D’altra parte ed indipendentemente dai possibili risultati ottenuti, questa non liberazione peserà sia sulle politiche sia sulle presidenziali, ma soprattutto peserà il sospetto, giustificato o meno, di una manipolazione politica al fine di incidere negativamente sulle previsioni dei mesi passati che davano per vincitore sia per le legislative che per le presidenziali il candidato detenuto in carcere.

La non coesione dei partiti detti “democratici” o “modernisti” è stata però pesantemente sanzionata dai tunisini che hanno dato la loro preferenza a partiti populisti o a persone che si presentano come indipendenti ed in questo non da meno è stata l’Italia, con l’ulteriore scissione del PD e la creazione del partito Italia Viva di Renzi che oggi si vede fedele alleato di 5Stelle dopo anni di feroce contestazione del populismo. Nel concreto e soprattutto per gli elettori italiani all’estero, e precisamente nella nostra circoscrizione AAOA (Africa, Asia, Oceania e Antartide), questo ha significato che chi ha eletto un rappresentante di un partito o di una coalizione, in questo caso due parlamentari PD, oggi si ritrova con due parlamentari di due diversi partiti (PD e Italia Viva) senza peraltro considerare importante giustificare la loro scelta presso coloro grazie ai quali oggi sono al Parlamento. Se il senatore Giacobbe rimane nel PD, diversamente ha scelto il deputato Nicola Carè che è uscito dal partito democratico per allearsi col nuovo partito di Renzi. Questo complica ulteriormente la già fragile rappresentanza degli eletti all’estero, ma la situazione non è migliore in Europa dove i divorzi sono stati ancora più laceranti, in un contesto già estremamente delicato laddove la contrazione annunciata dei parlamentari dal governo rischia di penalizzare in primis gli eletti all’estero.

Per fortuna le nostre inquietudini sono come sempre smorzate dalla cultura che in questo mese di ottobre vede l’Italia in Tunisia attore di primaria importanza tra cinema, conferenze, mostre, convegni e musica tra cui l’ormai tradizionale appuntamento all’Acropolium di Cartagine con l’Ottobre musicale.

 


 


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 839 – 191 [nuova serie]

a

 NOSTRI PROBLEMI

 

L’estate volge al termine e le piogge torrenziali che si stanno abbattendo sulla Tunisia preannunciano un autunno afoso all’insegna di una campagna elettorale che vedrà domenica 15 settembre i tunisini andare a votare per il loro futuro presidente senza entusiasmo, senza convinzione, spesso nell’esitazione di chi non sa fino all’ultimo chi votare e se votare, di fronte ad una scelta così dispersiva e a volte così simile tra un candidato e l’altro, tra un programma e l’altro.

Se la democrazia è pluralismo si devono anche indicare delle alternative possibili, degli “aut aut” che ci permettano di differenziare le cose, le persone, le idee... così diventiamo cittadini responsabili, responsabili perché capaci di operare una scelta. In queste elezioni focalizzate sulle presidenziali (quando ormai il sistema politico è essenzialmente parlamentare) in cui poco si parla delle legislative che costituiscono però la vera sfida per chi vincerà le elezioni, l’elettore fa fatica a scegliere. Forse per questo è difficile fare delle proiezioni, come alcuni media hanno fatto, non tanto perché la non prevedibilità dei risultati sia un segno di salute democratica, ma perchè probabilmente il tunisino opterà per un candidato all’ultimo momento forse nei seggi stessi per mancanza di entusiasmo. Eppure se dovessimo sommariamente e forse anche superficialmente dividere i candidati in due grandi famiglie di idee, con i modernisti da una parte e gli islamisti dall’altra, suddividendo poi ulteriormente i modernisti in liberali e progressisti e gli islamisti in moderati e più tradizionalisti, sarebbe già una prima scelta di campo, ma il problema sorge quando dobbiamo fare un’ulteriore suddivisione poiché sono così tanti, specie tra i modernisti, che la vera preoccupazione dei tunisini è: chi debbo votare per non disperdere il mio voto ed impedire che un candidato qualsiasi, ma che si riconosca in una famiglia d’idee, possa raggiungere il fatidico secondo turno?

Non sarà un’elezione facile e malgrado l’appello firmato da molti intellettuali tunisini per compattare il campo democratico dietro pochi candidati, le figure sono troppe per ispirarci tranquillità e serenità sui possibili risultati.

In Italia, il governo Conte bis è stato approvato sia alla Camera che al Senato. Un’alleanza di governo non facile che vede i pentastellati unirsi con il PD, ma che speriamo possa ridare all’Italia una certa credibilità e stabilità dopo una stagione di scontri quotidiani nella coalizione al governo appena conclusasi. L’opposizione che ha fatto cadere il governo creando le condizioni di questo nuovo Conte bis oggi urla nelle piazze all’inciucio ed all’abusivismo delle minoranze. Facile!

Nell’augurare all’Italia una stagione più politica e meno pubblicitaria, un plauso particolare va alla nomina di Enzo Amendola a Ministro per gli Affari UE ed a quella di Paolo Gentiloni come commissario UE agli Affari Economici.

Con settembre si ritorna a scuola e all’università e a tutti auguriamo un buon anno scolastico!

Le attività del cineforum ormai nostro tradizionale appuntamento quindicinale al Centro Culturale Dante Alighieri a Tunisi riprendono con una prima proiezione il 18 settembre. Quest’anno è stato scelto “Il nuovo cinema italiano” dopo che per gli anni precedenti erano stati scelti i temi dell’emigrazione, della libertà, della letteratura e cinema. Non mancate e buona visione!

 


 


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