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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 842 - 194 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Habib Jemli è stato incaricato dal Presidente dell’Assemblea parlamentare Rached Ghannouchi (Ennadha) di formare il nuovo governo. Nato Kairouan nel 1959, è stato Segretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura dal 2011 al 2014. Si presenta come indipendente ma è legato al partito Ennadha.

Un mese per tentare di formare il governo tra i salti mortali dovuti ad un parlamento composito e frammentato ma che dovrà convalidare le sue scelte prossimamente per essere nei tempi stabiliti dalla Costituzione. Consultazioni e tensioni politiche si susseguono, alleanze fragili si costituiscono, nascono nuove coalizioni, indipendenti si schierano con partiti o si fondono in essi, ci pervengono nomi di possibili ministri ma subito dopo viene smentita la loro possibile partecipazione al governo, il tutto in un clima politico nazionale ed internazionale estremamente complesso mentre civili curdi, congolesi, palestinesi continuano ad essere massacrati. La crisi d’identità della NATO, la più forte dalla sua istituzione nel 1949, vede la politica turca al centro delle polemiche proprio per quanto riguarda la questione curda.

Sempre in Tunisia un fatto drammatico ha colpito dei giovani studenti nel governatorato di Beja nei pressi di Aïn Draham: l’autobus che li trasportava è uscito di strada cadendo in una scarpata facendo ad oggi 29 vittime e molti feriti. Le condizioni di degrado delle strade e la vetustà dei mezzi di trasporto pubblici devono farci preoccupare in merito a ulteriori possibili catastrofi che potrebbero andare a sommarsi a questo triste bilancio se non si prenderanno i provvedimenti necessari.

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita il 25 novembre per commemorare l’assassinio di tre sorelle, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, le quali per il loro credo politico furono sottoposte a terribili torture e poi uccise per strangolamento da aguzzini del regime dittatoriale.

Le stastiche sono a dir poco inquietanti: in Italia i dati statistici aggiornati al 2019, pubblicati dall’Istat e dalla Polizia, indicano 88 vittime di violenze ogni giorno. Una donna ogni 15 minuti.

In Tunisia, il 47% delle donne sono state vittime di violenza, almeno una volta nella loro vita.

Infatti, la violenza fisica tocca il 32% delle donne, quella psicologica il 28,5% e la violenza sessuale il 15,9%, secondo i dati dall’Office National de la Famille et de la Population (ONFP). I ricercatori hanno sottolineato che la violenza contro le donne è in aumento dal 2011, espressione anche del disagio sociale ed economico della popolazione. Sempre gli stessi ed in questo caso le stesse che pagano il conto del malessere sociale che tra l’altro subiscono pure loro con il più alto tasso di disoccupazione.

Per questo motivo, il 30 novembre, centinaia di donne tunisine hanno sfilato nel centro di Tunisi per denunciare la discriminazione e la violenza che le vede tristemente protagoniste, sia nei luoghi pubblici che nel privato. Oltretutto esiste ancora il matrimonio riparatore per chi stupra una ragazza.

Il 28 novembre, l’Istituto Italiano di Cultura ha presentato lo spettacolo teatrale “La donna che disse no” con la regia di Pierpaolo Saraceno al Quatrième Art, per ricordare il gesto rivoluzionario di Franca Viola che osò dire no al matrimonio riparatore che permetteva allo stupratore di evitare il carcere, aprendo cos la strada all’abolizione di questa legge iniqua.

Le attività culturali si annunciano ricche in questo mese di dicembre: nell’ambito del cineforum alla Dante Alighieri di Tunisi avremo i primi due dei quattro film dedicati al cinema argentino in collaborazione con l’Ambasciata d’Argentina, rispettivamente giovedi 5 e martedi 17 dicembre alle ore 19. Il 5 dicembre, all’IIC, alle ore 10, sarà presentato il libro “Architetti, Ingegneri, imprenditori e decoratori italiani nel Maghreb”, l’11 dicembre alle ore 18, alla Dante Tunisi in collaborazione con l’Archivio della Memoria Italiana di Tunisia, l’incontro “Omaggio al poeta Mario Scalesi”, il 12 dicembre l’IIC presenta il balletto “Il Barbiere di Siviglia” alla Cité de la Culture ed il 18 dicembre lo spettacolo di burattini e marionettes OPERA BUFFA di Silvia Giampaola.

Il mese di dicembre è il mese dedicato alla luce e sia cristiani che ebrei illuminano il loro cielo spirituale festeggiando Natale e Hannukah. A tutti i credenti e non, praticanti e non, di tale o talaltra fede, l’augurio che la luce della giustizia, della tolleranza e del quieto vivere illumini le vite di tutti noi.

Buon Natale, Buon anno a tutti sperando che l’anno nuovo porti al Corriere un corteo di nuovi abbonati!!

 


 


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 841 – 193 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La Tunisia ha un Presidente nella figura di Kaïs Saïd , eletto con più di 72% dei voti contro Nabil Karoui che ne ottiene poco più di 29%.

Molto è stato scritto su questa nuova figura politica in Tunisia: a volte considerato un outsider pericoloso, un populista o un rigido conservatore, a volte considerato un liberatore, una persona per cui le leggi non sono negoziabili, che vuole ridare al popolo il suo ruolo centrale quale protagonista del cambiamento in atto dal 2011 richiamandosi al suo motto rivoluzionario originario “il popolo vuole”, le analisi sono contradittorie e a volte antitetiche. Non avendo una formazione politica di riferimento e non essendo immediatamente riconoscibile come appartenente a tale o tal’altra ideologia, non avendo presentato un programma che apparentemente non pretende altro che ridare la parola al popolo, alle regioni, ai giovani esclusi dalla transizione democratica, attraverso una lotta senza concessioni alla corruzione dilagante che in questi ultimi anni ha incancrenito tutti i settori della vita economica e politica, il nuovo Presidente della Tunisia è percepito dagli uni come un liberatore e dagli altri come un affossatore delle libertà fondamentali per le sue posizioni conservatrici sulla parità di genere o sulla pena di morte.

Se è troppo presto per analizzare nei fatti la svolta politica che quest’elezione rappresenta è vero anche che Kaïs Saïd ha riscosso un consenso quasi unanime da parte della popolazione tunisina che, a dire il vero, stupisce in un contesto mondiale in cui la battaglia del consenso è affidata per lo più a comunicatori professionisti. Com’è possibile, si interrogano gli analisti, che una persona senza questa potente macchina sia riuscita ad ottenere questo risultato plebiscitario, altri ritengono che forse è proprio quest’immagine non convenzionale che ha attratto gli elettori, i quali hanno avuto la sensazione di riprendere in mano il loro destino.

Nel suo discorso inaugurale in Parlamento, il Presidente tunisino ha ribadito il suo impegno a rispettare la Costituzione affermando che la sua elezione rappresenta “una vera rivoluzione... non contro la legittimità, ma ad opera di questa” che costituirà un modello futuro sul quale dobbiamo tutti riflettere.

Le elezioni legislative invece hanno visto il partito Ennahdha ottenere il maggior numero di consensi senza tuttavia riuscire ad avere seggi sufficenti per poter proporre un governo che non sia frutto di negoziati con altre formazioni politiche. Il partito Ennahdha ottiene solo, in effetti, 52 seggi su 217, e se diventa il partito di maggioranza relativa potrà governare solo attraverso la costituzione di larghe intese. Vedremo nel prossimo futuro chi accetterà di sostenerlo per una possibile governabilità anche se fragile del Paese.  Ennahdha è seguito da Qalb Tounes, il partito del candidato perdente alle presidenziali Nabil Karoui, che ha ottenuto 38 seggi. In terza posizione il partito Attayar (Corrente Democratica) con 22 seggi, quarta la coalizione islamista Al Karama con 21 seggi, seguita dal Partito desturiano libero di Abir Moussi con 17 seggi, dal Movimento del Popolo (16), da Tahya Tounes (14), Machrou3 Tounes (4) e dalle altre liste indipendenti e minori con 33 seggi.

Considerato che i negoziati sono ancora in atto, la domanda che molti tunisini si pongono è: quali saranno gli alleati del futuro governo, l’ala più liberale o quella più oltranzista e conservatrice? Interessante è pero’ notare che mentre il voto alle presidenziali ha premiato una nuova figura politica, o comunque percepita come tale, i risultati delle elezioni legislative non sono state una reale sorpresa con delle preferenze per i partiti più conservatori e tradizionalisti che sono stati prevedibilmente avvantaggiati dalla disintegrazione del partito del defunto Presidente Beji Caïd Essebsi, Nidaa Tounes.

Nel mondo convulso nel quale siamo immersi non possiamo non concludere questo editoriale senza lanciare “un grido di dolore” e di sdegno contro il massacro del popolo curdo ed il suo epocale esodo in una regione in cui da sempre avevano vissuto!

 


 


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 840 – 192 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Le elezioni legislative e presidenziali rispettivamente il 6 ed il 13 ottobre in Tunisia sono prossime e lo scenario politico desta molte perplessità: sebbene, in effetti, molti abbiano gridato invano l’importanza di riflettere a quale lista dare la propria preferenza nel mare magno dei candidati alla futura composizione del Parlamento (che però determinerà la politica del Paese!), si continua a discutere solo ed esclusivamente di elezioni presidenziali, come se le legislative passassero o dovessero passare quasi inosservate. Eppure tra pochi giorni ci saranno le politiche e l’assenteismo che già l’ha fatta da padrone al primo turno delle presidenziali, rischia non solo di confermare la sua posizione, ma di essere maggiormente rinforzato. Il pericolo sarà anche quello di un possibile rovesciamento degli equilibri tradizionali della politica interna ed estera del Paese con probabili ripercussioni sull’economia e la cultura.

Un altro punto dolente sono proprio le presidenziali con due candidati al ballottaggio di cui uno in prigione: lungi da noi prendere una qualsiasi posizione per l’uno o l’altro candidato di cui leggiamo i commenti senza però aver ben chiaro se i loro programmi siano attuabili in un contesto in cui i poteri decisionali spettano in primis al Parlamento. La Tunisia, non essendo più un regime presidenziale (pur lasciando al Presidente poteri estesi come la Difesa e gli Esteri), le decisioni debbono essere concordate col Primo Ministro, eletto dal Partito o dalle coalizioni vincenti alle politiche perché, e contrariamente a quanto succedeva prima del 2011, il Primo Ministro non è più emanazione diretta del Capo dello Stato. Sembra però che nell’inconscio tunisino continui a prevalere la visione politica antecedente e che solo le elezioni del 13 ottobre preoccupino i cittadini. La polemica sul non rilascio del candidato Karoui dalla Corte d'Appello di Tunisi che ha rigettato luned 1° ottobre la sua nuova richiesta di liberazione, a pochi giorni dalle elezioni, rischia, in effetti, di annullare il principio di pari opportunità ed adombrare l’esito democratico delle elezioni, poiché è chiaro che un conto è vincere una gara con uno o più contendenti, un altro è vincerla correndo da solo.

Non si sa se Karoui avrebbe potuto avere la meglio sul suo concorrente Saïd ma è chiaro che anche se dovesse vincere il giurista contro l’uomo d’affari in un contesto di pari opportunità, lo stesso Saïd sarebbe stato maggiormente legittimato, cosa che invece lo indebolirebbe rimanendo immutato lo scenario attuale. D’altra parte ed indipendentemente dai possibili risultati ottenuti, questa non liberazione peserà sia sulle politiche sia sulle presidenziali, ma soprattutto peserà il sospetto, giustificato o meno, di una manipolazione politica al fine di incidere negativamente sulle previsioni dei mesi passati che davano per vincitore sia per le legislative che per le presidenziali il candidato detenuto in carcere.

La non coesione dei partiti detti “democratici” o “modernisti” è stata però pesantemente sanzionata dai tunisini che hanno dato la loro preferenza a partiti populisti o a persone che si presentano come indipendenti ed in questo non da meno è stata l’Italia, con l’ulteriore scissione del PD e la creazione del partito Italia Viva di Renzi che oggi si vede fedele alleato di 5Stelle dopo anni di feroce contestazione del populismo. Nel concreto e soprattutto per gli elettori italiani all’estero, e precisamente nella nostra circoscrizione AAOA (Africa, Asia, Oceania e Antartide), questo ha significato che chi ha eletto un rappresentante di un partito o di una coalizione, in questo caso due parlamentari PD, oggi si ritrova con due parlamentari di due diversi partiti (PD e Italia Viva) senza peraltro considerare importante giustificare la loro scelta presso coloro grazie ai quali oggi sono al Parlamento. Se il senatore Giacobbe rimane nel PD, diversamente ha scelto il deputato Nicola Carè che è uscito dal partito democratico per allearsi col nuovo partito di Renzi. Questo complica ulteriormente la già fragile rappresentanza degli eletti all’estero, ma la situazione non è migliore in Europa dove i divorzi sono stati ancora più laceranti, in un contesto già estremamente delicato laddove la contrazione annunciata dei parlamentari dal governo rischia di penalizzare in primis gli eletti all’estero.

Per fortuna le nostre inquietudini sono come sempre smorzate dalla cultura che in questo mese di ottobre vede l’Italia in Tunisia attore di primaria importanza tra cinema, conferenze, mostre, convegni e musica tra cui l’ormai tradizionale appuntamento all’Acropolium di Cartagine con l’Ottobre musicale.

 


 


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