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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 814 – 165 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

 

Quando su ci si butta lei,

Si fa d'un triste colore di rosa

Il bel fogliame.

 

Strugge forre, beve fiumi,

Macina scogli, splende,

È furia che s’ostina, è l’implacabile,

Sparge spazio, acceca mete,

È l’estate e nei secoli

Con i suoi occhi calcinanti

Va della terra spogliando lo scheletro.

 

                                  Giuseppe Ungaretti, Di Luglio.

 

Ondate di caldo hanno caratterizzato quest’inizio del mese di luglio dalle due rive del Mediterraneo. Le spiagge tunisine si riempiono di grida di bambini, di giocatori di pallone, di famiglie che sotto le loro tende improvvisate organizzano dei veri e propri festini, di giovani alunni e studenti che si godono il loro dolce far niente, meritato o meno, cullati dalla brezza marina.

Le giornate lavorative si accorciano e, benchè la “séance unique” imponga un orario preciso (dalle 7 e 30 alle 14), già qualche ora prima le vie si riempiono di automobili frettolose.

I festival attraggono un pubblico numeroso che accoglie con gioia questi incontri estivi, che permettono loro di assistere a piacevoli spettacoli, molti dei quali di grande qualità come nel caso della serata a El Jem, un “Omaggio a Pavarotti” organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura, che ha visto che ha visto una partecipazione entusiasta nonostante la fatica del viaggio specialmente per chi proveniva da Tunisi.

Ma la nonchalance estiva non può nascondere le preoccupazioni economiche della Tunisia. Le dichiarazioni del ministro delle Finanze, Fadhel Abdelkefi, in proposito sono ben chiare: il 2018 sarà un anno estremamente difficile per i tunisini se la crescita economica non supererà 3%.

Le frontiere con la Libia e l’Algeria continuano a rappresentare una minaccia e la situazione libica, specie per quanto riguarda il controllo di Tripoli, scatena le milizie senza lasciare intravedere una possibile tregua tra le varie fazioni.

Nel mondo si paventa la morte di Baghdadi, sostituito a capo di Daech da... un tunisino, Mohamed Ben Salem Al Ayouni.

Malgrado la vittoria delle forze irachene a Mossul contro quelle del terrore, la città rimane ancora estremamente insicura e si continua a sparare. Tutti si domandano se la vittoria irachena sia veramente l’inizio della fine per Daech oppure il suo riposizionamento in altre zone ed in particolare in Libia?

In Tunisia la lotta alla corruzione che imperversa in tutti i settori di attività, e che costituisce il maggior freno alla ripresa economica, è ostacolata dagli stessi partiti che governano e che si schierano dalla parte di alcuni corrotti perchè loro simpatizzanti o sostenitori. Riuscirà il primo ministro Chahed ad essere neutrale? È questo il nostro augurio estivo per la Tunisia, poichè solo la lotta alla corruzione potrà restituire la fiducia agli investitori, ma anche ai lavoratori ai quali non si può chiedere di rispettare il valore del lavoro se coloro che lo dirigono sono i primi a non crederci ed a calpestarlo.

Un secondo augurio è che riprenda la campagna per la pulizia: strade e spiagge sono piene di detriti con gran danno per la popolazione e per l’immagine che si vorrebbe dare del Paese. Dov’è finita la polizia ambientale che era stata annunciata alcuni mesi fa?

 



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 813 – 164 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Tempo di elezioni in Europa: dopo il Regno Unito, Francia e Italia hanno votato per le legislative la prima, per le comunali la seconda.

Se i risultati confermano in Francia l’ascesa irresistibile del nuovo partito del Presidente Macron “En Marche” e la grave sconfitta del partito socialista, in Inghilterra il partito conservatore del Primo Ministro  Theresa May ha perso la sua maggioranza assoluta, mentre i laburisti ottengono un risultato inaspettatamente alto, obbligando i conservatori ad allearsi con gli unionisti nord-irlandesi. In Italia, il movimento di Grillo subisce una pesante sconfitta mentre gli schieramenti tradizionali destra/sinistra riprendono vigore, con una destra che segna punti. Rivedremo le grandi coalizioni che nel passato hanno così tanto messo a repentaglio la stabilità dei governi? Se il partito di Berlusconi non aderisce con entusiasmo al partito di Salvini o della Meloni, vedremo nei prossimi mesi un riavvicinamento tattico? Il grillismo chiude un’era di gloria o saprà ricomporsi dopo questa sconfitta?

Il Partito Democratico, benchè non abbia fatto faville, nell’insieme rimane stabile, anche se la perdita di alcuni comuni tradizionalmente di sinistra è un segno di stanchezza degli elettori, per un partito che è sempre più di governo ma sempre meno dei territori.

Nel mondo arabo, la rottura delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Qatar, con le accuse a quest’ultimo di finanziare l’ISIS, ha riacceso anche in Tunisia delle questioni assopite. Lo scandalo del finanziamento per l’arruolamento dei giovani tunisini nelle fila jihadiste, attraverso la Libia e la Turchia, riempiono le colonne dei giornali. Ma è una questione che già da diversi anni suscita l’inquietudine dei tunisini: come mai il paese ha fornito ai jihadisti un numero così ingente di giovani? Chi ha pagato il loro spostamento verso le zone di conflitto ed il loro addestramento militare? Ci sono delle responsabilità politiche nella tratta del terrore? Sarà possibile proseguire e rendere pubbliche le inchieste in corso, senza rischiare di mettere a repentaglio i faticosi equilibri politici a cui assistiamo da due anni? La guerra alla corruzione iniziata dal Primo Ministro Youssef Chahed, nella quale affarismo, contrabbando e terrorismo si intersecano, potrà essere condotta senza l’affossamento di dossier che inevitabilmente macchierebbero il mondo politico?

Se in effetti i cittadini tunisini approvano e sostengono Chahed, gli aggrovigliati intrecci politico-economici sono tali da ridurre l’efficacia dei suoi sforzi. La corruzione ormai è diventata un fenomeno sociale che coinvolge tutti i settori, dagli uomini d’affari all’amministrazione pubblica. Occorre un sostegno forte al governo Chahed. Potrà ottenerlo?

Mentre finanziamento al terrorismo e lotta alla corruzione occupano le prime pagine dei media tunisini, la questione degli arresti di 6 giovani per aver mangiato in luoghi pubblici durante il mese di Ramadan, interroga le nostre coscienze ma anche la Costituzione stessa, che nel suo articolo VI recita che: “lo Stato garantisce la libertà di credo, di coscienza ed il libero esercizio dei culti.” Se la questione della laicità viene percepita dalla maggioranza come una minaccia alla coesione dei credenti, va detto però che la libertà religiosa è il fondamento della tolleranza e della democrazia. Senza diritti inalienabili dell’uomo possiamo essere democratici?

Il G7 a Taormina ha visto una maggiore compattezza degli europei ma l’inesorabile uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima, confermata dalla dichiarazione di Trump, con grave pregiudizio per la situazione climatica del pianeta, che rischia, nei prossimi decenni, di estendere le zone aride con i rischi “collaterali” di ulteriore impoverimento delle popolazioni già in esposte a carestie ed a rischio d’emigrazione “ecologica”. L’incontro ministeriale sull’ambiente del gruppo dei Sette, a Bologna, ha confermato la posizione americana, in particolare dopo che Scott Pruitt, capo dell’Agenzia di protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, ha lasciato bruscamente il tavolo delle trattative.

Queste posizioni dimostrano che il tema ecologico è una questione politica e non solo l’espressione romantica degli amanti della natura o, peggio, dei fanatici altermondialisti, come spesso si pensa, banalizzandone i termini. L’ambiente nel quale vivremo segnerà il nostro futuro e non potremo non essere responsabilizzati dagli effetti negativi che provocherebbe un ulteriore cambiamento climatico.

Tra il 24 ed il 26 giugno ci sarà la fine del mese di Ramadan. A tutti i musulmani buona e serena festa!

Per festeggiare nella tolleranza e nella condivisione, il Circolo Valenzi con associazioni tunisine ha organizzato dai frati salesiani della Manuba, una cena di Iftar il 15 giugno dal nome simbolico “Insieme”.

 


 


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 812 - 163 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

La Tunisia si confronta oggi con una crisi economica senza precedenti e malgrado il governo d’unione nazionale, non riesce a riprendere la via della crescita con una situazione sociale esplosiva in particolare nel centro ovest e nel sud dove la crisi e le tensioni sociali si manifestano in modo particolarmente acuto e spesso violento. La svalutazione del dinaro, in un contesto in cui le esportazioni sono al ribasso con la crisi della produzione industriale, non aiuta di certo un Paese che dipende in larga parte dalle esportazioni. Gli investimenti, malgrado l’incoraggiamento governativo, stentano a decollare anche perché si devono confrontare con grossi problemi tra cui una corruzione dilagante, una «economia parallela» e una protesta sociale che blocca di continuo le attività produttive. Il governo ha deciso di combattere la corruzione ma non è cosa facile dovendo fare fronte a una resistenza passiva che affligge anche la sua stessa amministrazione. Il sindacato e l’UTICA sono spesso scavalcati sia dai lavoratori che organizzano forme di contestazioni che non sono né volute né appoggiate dal sindacato che dagli industriali che non riconoscono più nei loro rappresentanti i difensori dei loro interessi di categoria. Di fronte all’instabilità economica e sociale, s’impongono misure urgenti che comportino soprattutto la ripresa delle attività lavorative troppo spesso rallentate o bloccate. È vero anche che l’instabilità è un fattore caratterizzante degli «indomani» rivoluzionari e che ci vogliono anni di assestamento prima di una possibile ricrescita ma è vero anche che una situazione così incerta ed insicura economicamente porta con sé il rischio di riflettersi in modo sfavorevole sul processo di transizione democratica. In questo senso non confortano le dimissioni di Chafik Sarsar e la sua decisione di ritirarsi dall’Istanza Superiore Indipendente delle Elezioni (ISIE) alla vigilia delle elezioni municipali che rischiano di subire ancora un ritardo. In Italia l’assemblea del PD del 7 maggio ha visto Renzi prendere ufficialmente il suo ruolo di segretario del Partito. Sono stati eletti i membri della Direzione Nazionale. Ma l’avvenimento che ha segnato maggiormente l’Europa ed il Mediterraneo in quest’ultima settimana è stato in Francia il duello Macron-Le Pen che domenica ha visto l’elezione di Macron con più di 66,1% dei voti. Una battaglia aspra che vede una Francia ovest compattamente unita intorno al progetto di Emmanuel Macron e una Francia est più sensibile e più unitamente alla destra estrema lepenista. Oltre ai toni inconsueti della battaglia elettorale e malgrado la larga vittoria di Macron, la particolarità di queste elezioni è che hanno normalizzato la presenza della destra estrema nello scenario politico francese, facendone uno degli attori politici ormai imprescindibili del Paese, cosa che sarebbe stata, solo alcuni anni fa, impensabile. Interessante il risultato dei voti dei francesi in Tunisia con 93,94% dei voti per Macron e 6,06% per Le Pen. Tra pochi giorni inizierà il Ramadan. Un ritmo di vita diverso dovuto al lungo digiuno della giornata. Quest’anno il Ramadan coinciderà con il periodo d’esami degli studenti ai quali auguriamo di potersi comunque concentrare sul loro lavoro!

 



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