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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 838 – 190 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Grande momento di emozione dopo la scomparsa del primo Presidente eletto della Seconda Repubblica tunisina, Beji Caïd Essebsi. Funerali in pompa magna che hanno visto riunite al Palazzo di Cartagine personalità politiche venute da Paesi arabi ed europei . Il Presidente defunto ha attraversato tutta la storia della Tunisia dall’Indipendenza ad oggi e, specie dopo la rivoluzione del gennaio 2011, è stato capace di mantenere intatte le istituzioni, impedendo cos che il Paese sprofondasse in una guerra civile com’è invece accaduto in molti Paesi del sud del Mediterraneo ma soprattutto, e malgrado le critiche ricevute, è stato in grado, attraverso giochi di alleanze politiche apparentemente improbabili, di mantenere equilibri politici che hanno permesso che due visioni contrastanti della società si affrontassero in modo pacifico. Arguto diplomatico ha saputo gestire i diversi e gravi episodi di violenza e di terrorismo che si sono verificati durante la sua presidenza riuscendo sempre ad imporre la mediazione al conflitto. Meno illuminata è stata invece la sua guida al partito da lui creato, alla vigilia della sua elezione, Nidaa Tunes che dopo un momento di effimera gloria si è frantumato in molteplici partiti, non riuscendo così ad imporsi come reale alternativa  alla guida del Paese.

Morire il giorno della Festa della Repubblica (25 luglio) ha dato simbolicamente alla Nazione il sentimento che Stato e Capo dello Stato si identificassero. La partecipazione popolare è stata grande, anche quella dei suoi detrattori che hanno visto scomparire con lui, l’ultimo erede della tradizione desturiana di Burghiba, al quale ed attraverso l’organizzazione spettacolare del funerale di Essebsi, il popolo tunisino ha reso un omaggio indiretto, omaggio che non fu permesso dall’ex presidente Ben Ali.

Molte le incognite però sul futuro; se la transizione è stata indolore con l’immediata nomina di Mohamed Ennaceur quale Presidente ad interim il 25 luglio stesso, la data fissata al 15 settembre per le future elezioni presenta un numero cos elevato di candidati alla presidenza da confondere l’elettore medio.

Se è vero che il Ministro italiano Moavero è stato presente alla cerimonia del 27 luglio a Cartagine, è anche vero che è stata una presenza passata in secondo piano rispetto a quella del Presidente francese, del presidente del Portogallo o del re di Spagna per non nominarli tutti. Una presenza di basso tono per un Paese amico e vicino quale l’Italia, ma soprattutto una mancata presenza per gli italiani che operano nel Paese e che si sono sentiti poco rappresentati in un momento in cui la solidarietà del loro governo sarebbe stata un segno dell’importanza dei rapporti con la Tunisia, in un momento cos delicato di transizione ed attraverso questo un segno dell’importanza della nostra collettività.

Sì, è vero che il 1° agosto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto visita all’ambasciatore della Repubblica di Tunisia a Roma, Moez Eddine Sinaoui, per portare le proprie condoglianze e quelle di tutto il Governo italiano per la scomparsa del Presidente tunisino Beji Caid Essebsi lo scorso 25 luglio, ma sappiamo che il caffè riscaldato lascia sempre un gusto amaro in bocca.

In Italia la coalizione 5Stelle/Lega, sempre ad un passo dalla crisi di governo, ha votato però in modo compatto per il decreto Sicurezza bis diventato così legge. Lunedì 5 agosto il Senato lo ha approvato con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti: tale provvedimento limita il soccorso in mare e modifica in parte la gestione dell’ordine pubblico.

Questo il commento del ministro Salvini sui social: «Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria». Avremo modo di dettagliare nel prossimo numero questa legge, il suo impatto sulle libertà personali e collettive, sul dovere di salvare persone in pericolo di vita in mare, sul rispetto o meno delle leggi internazionali, ma intanto non possiamo non sottolineare come l’utilizzo di un simbolo religioso e non politico per confortare una legge sia poco consono allo Stato ed alla religione stessa!


SOMMARIO

 

Collettività

- Cagliari e Tunisi, "Chiese sorelle" in dialogo nel

Mediterraneo.

- Abolite in Tunisia le limitazioni sull'import dei prodotti

italiani.

- "mAPPamondo consolare".

- A Tunisi il seminario UNESCO per fare il punto sulla

salvaguardia di Cartagine. Presente anche la

delegazione italiana.

- El Jem: concerto con arie d'opera di Puccini. - 5-8

 

In Tunisia

- Pubblicato da FTDES il Rapporto del Primo Semestre

2019 su proteste, violenze e suicidi in Tunisia. - 9-11

 

Flash News 12-14

 

In Italia

- Movimento turistico in Italia e in Europa. - 15

 

Maghreb e Mediterraneo

- Algeria: una vittoria sportiva dalla dimensione politica.

- Vietata la bandiera berbera durante le manifestazioni

in Algeria.

- Cure assicurate a dieci bambini libici grazie ad un'iniziativa

finanziata dall'AICS.

- Prosegue l'impegno italiano in Libia con il Programma

dell'Unione Europea. - 16-18

 

Immigrazione/Emigrazione

- Tunisia: un porto sicuro? - 19-20

 

Dossier

- La scomparsa del Presidente della Repubblica Beji

Caid Essebsi. - 21-28

 

Economia

- CTICI - Italian Business Oscar 2019. Borsa del Lavoro.

- Turismo, la Tunisia continua ad attrarre gli stranieri.

- Accompagnare le imprese solidali: un percorso di

specializzazione per consulenti di impresa in Tunisia. - 29-32

 

Cultura

- La fotografia artistica.

- Maria Lai tiene per mano il Sole al MAXXI.

- In Medina alla riscoperta dell'antico mestiere del

tessitore di seta.

- La felicità per me? - 33-37

 

Marginalia

- Agri e mentis cultor. Le comuni radici del sapere. - 38-39

 

 

Ambiente e Turismo

- Invasione di cavallette in Sardegna.

- Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiene. - 40-42

 

Libri - 43

 

Salute e benessere  - 44

 

Cucina - 45

 

Passatempo - 46

 837 – 189 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La questione dei migranti continua a dividere l’Italia e gli italiani. L’ideologizzazione del fenomeno ad oltranza non consente però di riflettere su quali possibili soluzioni occorrerebbe mettere in atto per far sì che la distribuzione territoriale non sia necessariamente legata al salvare vite in pericolo. Discutere a livello europeo del fatto che l’Italia non possa da sola accogliere ed integrare tutti i migranti e che siano necessarie regole per affrontare collegialmente la ripartizione dei profughi nei Paesi dell’UE presuppone un’Europa forte capace di imporre regole agli Stati nazionali che la compongono. Assistiamo però con grande preoccupazione all’affermazione di correnti contrarie all’UE che consentono di adottare politiche di protezione dei confini nazionali contrastanti ed inique.

Intanto però la gente muore ed il viaggio della speranza si conclude per molti tragicamente. In questo ultimo mese la questione della criminalizzazione delle Ong che tentano di recupare i migranti i cui gommoni stanno per affondare ha messo tra parentesi uno dei principi fondamentali della nostra democrazia che è il reato di omissione di soccorso, considerato appunto un reato contro la persona, e più specificamente contro la vita e l'incolumità individuale. Ci troviamo oggi di fronte ad un ribaltamento dei valori: commette reato chi salva vite. Ma chi deve prendersi la responsabilità di salvare vite in pericolo? Vi sono alternative e quali sono o possono essere?

Si è molto discusso sulla possibilità di spostare sulle coste nord-africane il confine dell’emigrazione creando dei campi profughi destinati a raccogliere e fermare i migranti che tentano di raggiungere l’Europa. La Libia con la quale si erano fatti questo tipo di accordi è un Paese in guerra che non garantisce la protezione minima dei diritti dei profughi, ridotti per lo più ad uno stadio subumano. L’ultimo bombardamento di un campo profughi che ha fatto decine e decine di morti ha dimostrato in modo più che palese, per chi già non lo sapesse, che il Paese, in preda ad una guerra fratricida, non può in alcun modo costituire un porto sicuro d’approdo per i richiedenti rifugio. La Tunisia che dal 2011 ha accolto sul suo piccolissimo territorio centinaia di migliaia di profughi libici in fuga dalla guerra non è in grado di essere o di diventare il nuovo porto dell’Europa. Una Tunisia che ancora vive prorogando di trimestre in trimestre lo stato d’emergenza, che è costantemente destabilizzata dal terrorismo, come testimonia l’ultimo attentato in pieno centro a Tunisi contro le forze dell’ordine. Una transizione democratica ancora non compiuta come si è potuto constatare con la crisi generata dal malore del Presidente Caid Essebsi e la discussione su chi, in caso di vacanza del potere, possa garantire la costituzionalità delle leggi, in assenza di una Corte Costituzionale e questo in un clima pre-elettorale abbastanza confuso.

A quando una reale discussione che coinvolga Africa ed Europa sull’emigrazione? Come si potrà nel futuro arginare questo fenomeno se disastri ecologici, guerre e carestie continueranno a fare di questo continente il più povero e il più martoriato in termini di popolazione ed il più ricco in materie prime del mondo? Ma anche se venisse a breve o a lungo termine adottato un piano Marshall per l’Africa, pare essenziale, nel frattempo, salvare le vite delle persone che tentano di intraprendere il viaggio della speranza. Non si può avere la coscienza tranquilla di fronte alla tragedia umana: la vita e la sua protezione sono il nostro unico bene, tutto il resto è ideologia.

Una nota positiva in questo mare di tragedie è la riflessione intorno al tema della lingua e della cultura italiana che ha riunito ispettori dell’educazione nazionale tunisina, universitari, istituzioni culturali italiane (Istituto Italiano di Cultura in primis e Dante Alighieri) e Comites per capire quale futuro ci sia in Tunisia per l’italiano. Un prossimo convegno di cui parleremo dettagliatamente in settembre cercherà di riunire tutti i protagonisti dell’italianistica nel Paese per poter far dell’italiano una lingua d’eccellenza.

A tutti i lettori auguriamo una buona estate malgrado le temperature elevate che di certo non conciliano il lavoro!

 


 


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 836 – 188 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Un mese pieno di impegni nel mondo ed in particolare per l’Italia e la Tunisia tra elezioni europee ed elezioni in vari comuni italiani; l’inserimento della Tunisia da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU quale membro del Consiglio di Sicurezza, per due anni a partire dal 1° gennaio 2020, con 191 voti a favore su 193; la fine del mese di Ramadan; la delusione dei tifosi dopo l’annullamento del risultato della partita di calcio tra Tunisia e Marocco; la preparazione delle future elezioni legislative in Tunisia tra speranze e paure; la festa dell’Europa a Tunisi; la festa della Repubblica italiana.

Le elezioni europee alle quali i cittadini italiani residenti in Tunisia non hanno potuto partecipare così come tutti gli italiani residenti in Paesi extraeuropei hanno invece per la prima volta mobilitato un forte elettorato europeo diviso tra un desiderio di più Europa ed un’affermazione sovranista.

In Italia i risultati parlano chiaramente: la Lega ha ottenuto più del 34%, il PD quasi il 23% e M5S il 17,1%. In calo Forza Italia con 8,8% mentre cresce Fratelli d’Italia con 6,4%. Le altre formazioni di destra e di sinistra non hanno superato la soglia del 5% necessaria per ottenere un seggio in Parlamento.

I sovranisti hanno anche vinto in Francia con il partito del Rassemblement National con il 23,3% seguito da poco dalla Coalition de la Renaissance del Presidente Macron che ottiene il 22,4%, così come nell’Ungheria di Orban la cui coalizione ha vinto con oltre il 52% dei voti. I risultati generali però, se anche danno una crescita dei sovranisti, non significano necessariamente la certezza di risvolti nazionalisti nel futuro assetto dell’Europa che vede un’importante formazione centrista con i Popolari che dominano la scena (179 deputati) anche se in calo rispetto alle precedenti elezioni, seguiti dall’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (153), dovuto anche al crollo dei Socialisti in Francia che hanno appena potuto superare la soglia del 5%, l’Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa (106), la netta progressione dei Verdi (in particolare in Francia ed in Germania) con 74 deputati ecc. Saranno quindi le future coalizioni che determineranno le scelte dell’Europa senza contare l’uscita dall’Europa del Regno Unito che, a breve, ridurrà il numero totale degli eletti da 751 deputati a 705.

Dobbiamo ribadire che anche se molte cose debbono essere migliorate in Europa, specie la questione sociale, la questione migratoria, il suo rapporto con il Terzo Mondo, la sua politica Mediterranea e le sue alleanze, è prioritario di fronte alle grandi potenze politiche ed economiche che continuano a fronteggiarsi, che l’Europa possa costituire una terza forza in grado di competere con i grandi di questo mondo, forte anche dei valori di libertà, uguaglianza e fraternità di cui si è nutrita la sua cultura e che è stato punto di riferimento delle democrazie nel mondo. L’Europa è più di un’entità economica, è una cultura il cui modello, anche se discutibile e perfettibile per molti versi, ha potuto permettere una libera circolazione dei suoi cittadini in quei Paesi che sino al 1945 si facevano una guerra sanguinaria o cadevano in uno dei totalitarismi più spietati degli ultimi secoli. Non è poco anche se oggi occorre dare più spazio ai singoli e creare una coscienza transnazionale che ci unisca effettivamente.

I risultati italiani alle europee così come quelli comunali hanno visto primo partito la Lega, secondo il PD e terzo il M5S che nelle due elezioni ha perso molti consensi. 

In Tunisia, tra le buone notizie, una sensibile ripresa del turismo anche grazie agli sforzi del Ministro del Turismo René Trabelsi al quale bisogna riconoscere l’impegno di proporre la destinazione Tunisia in tutti i Paesi europei. Jerba che ha visto l’arrivo di migliaia di turisti per il pellegrinaggio della storica sinagoga Ghriba ne è un esempio.

Le elezioni legislative e presidenziali si avvicinano e nuove coalizioni si stanno formando tra le quali Tahya Tounes che ha inglobato, al momento, il partito Al Moubadara e il cui attuale Presidente del Consiglio Youssef Chahed è stato eletto Presidente.

A tutti Aïd Mabruk e buona festa della Repubblica!

 



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