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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 834 – 186 [nuova serie]

NOSTRI PROBLEMI

 

Tunisi ripulita e fiorita ha accolto domenica 31 marzo il summit dei Paesi della Lega Araba.

Tutti i Paesi arabi presenti ed anche il Presidente egiziano Abdelfattah al-Sissi di cui si temeva l’assenza sino all’ultimo. L’unico Paese i cui massimi rappresentanti erano assenti è stata l’Algeria con le dimissioni ufficiali del Presidente Abdelaziz Bouteflika avvenute martedì 2 aprile, dopo settimane di contestazioni a seguito dell’annuncio della sua ricandidatura alle elezioni presidenziali. Questa rinuncia non ha per placato le anime della rivolta algerina che chiedono di uscire dall’equazione fatale di potere-corruzione-autoritarismo. Le diverse anime dell’esercito che difendono le loro rendite petrolifere permetteranno al popolo algerino di vivere un processo di democratizzazione del Paese o si faranno una guerra fratricida coinvolgendo parte del popolo che da decenni non ha tregua?

Ma l’incognita algerina così come la crisi umanitaria nello Yemen non sono stati temi dibattuti durante il summit di Tunisi, forse perché troppo scottanti, forse perché le divergenze tra i diversi stati del Golfo hanno assorbito tutte le energie dei partecipanti, creando anche delle tensioni tali da portare l'emiro del Qatar ad abbandonare il tavolo della riunione subito dopo l’apertura dei lavori. L’ombra turco-siro-iraniana ha pesato molto sull’incontro. L’unico punto consensuale è stata la condanna del riconoscimento americano della sovranità israeliana sulla pianura del Golan.

Un contro-summit è stato organizzato da militanti tunisini per i diritti umani con una presenza di egiziani, di marocchini e di sauditi nel quale i partecipanti hanno chiesto ai dirigenti dei Paesi arabi di lottare contro la corruzione e la povertà.

In maggio si vota per il rinnovo del Parlamento europeo con l’elezione dei deputati che saranno in carica cinque anni. Queste elezioni hanno due incognite: la Gran Bretagna e una temibile configurazione di tipo sovranista del Parlamento. Tra l’uscita dell’Inghilterra dall’UE senza accordo e l’entrata di antieuropeisti nel cuore decisionale dell’UE, la situazione è più che inquietante! A chi serve un’Europa sempre più debole?

Altro punto dolente riguarda gli italiani residenti all’estero che, a dispetto della matematica, più crescono numericamente, meno vengono rappresentati!

Per i cittadini italiani residenti in Tunisia, un’altra incongruità è rappresentata dal fatto che pur essendo italiani e quindi (ancora) europei non potranno votare per le elezioni europee di maggio mentre ad esempio i nostri “amici francesi” hanno questa opportunità. Se le nazioni che compongono l’UE fossero più omogenee nelle loro decisioni sarebbe certamente più vivibile e meno contradditorio per tutti i suoi cittadini.

Per fortuna la cultura ci salva! La bella manifestazione che ha riunito a Tunisi i giovani talenti di Sanremo ha dato una ventata di leggerezza a questa primavera che fatica a dipingere dei suoi colori l’animo grigio della politica e di una società che pensa la sua salvezza nell’esclusione, nell’indifferenza e nel rifiuto dell’altro come abbiamo potuto vedere negli ultimi giorni per le altre decine di annegati nella ormai tomba mediterranea, notizia peraltro passata inosservata!

 



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 833 – 185 [nuova serie]

NOSTRI PROBLEMI

 

I mandorli in fiore con i loro delicati petali bianchi ed i campi di margherite gialle annunciano a Tunisi lo sbocciar della primavera.

Simbolicamente la primavera è rinascita e speranza ma è anche fragilità poiché la natura è alla mercé degli agenti atmosferici e cioè di forze esterne che possono farla crescere rigogliosa o rinsecchirla.

In Tunisia la stagione delle riforme si fa attendere: si dibatte ancora sulla data effettiva delle elezioni legislative e presidenziali, non si riesce ancora ad ottenere un accordo bi-partisan per rendere operativa la corte costituzionale, l’inflazione aumenta, le riserve in valuta diminuiscono ed il dinaro settimanalmente perde valore sul mercato dei cambi, gli investimenti non sono ripresi come si sperava, bloccati da forze contrarie ed interessi divergenti, intanto il potere d’acquisto della classe media è in forte calo e la popolazione si va sempre maggiormente impoverendo. Le forze politiche che si affacciano (vecchie o nuove che siano) non riescono a dotarsi di un profilo convincente capace di mobilitare un elettorato e, alla vigilia di elezioni che incideranno notevolmente sul prossimo futuro del Paese, vedere nascere e morire nuove formazioni politiche, nuove coalizioni e nessun programma che le accompagni, non aiuta il cittadino ad orientarsi in quella selva oscura che la diritta via era smarrita. La minaccia di una ripresa degli atti terroristici, in un momento di grande instabilità regionale, presi tra l’incudine dell’incognita Algeria ed il martello dell’instabilità libica, ma anche dal ritorno dei jihadisti dalla Siria e dalla Libia continuano a pesare sul Paese, per cui assistiamo ad un prolungamento indefinito dello stato d’emergenza.

In questa selva di inquietudini, si riaccende la speranza in una ricca stagione turistica che permetta la ripresa di un settore fortemente in crisi a seguito degli attentati che, alcuni anni fa, hanno insanguinato la Tunisia, così come la possibile, anche se molto contestata, legge sull’uguaglianza giuridica donne/uomini che permetterebbe finalmente alle donne tunisine di ottenere piena cittadinanza e cioè parità di diritti. Non è né sarà una lotta facile ma non vi sarà democrazia senza parità di diritti tra cittadini, qualunque sia il loro genere.

La Tunisia è quindi l’immagine della stagione, incerta e combattuta tra speranza e sfiducia.

L’Italia non è da meno e se dopo le primarie del Partito Democratico e la netta vittoria di Nicola Zingaretti alla sua guida, sembra che si alzi una voce di dissenso popolare nell’apparente consenso generale italiano alle politiche poste in atto dal governo giallo-verde, come in Tunisia il futuro è tutto da costruire, sapendo che il vero problema è la perdita di fiducia dei cittadini nei suoi rappresentanti politici che troppo spesso hanno “egocratizzato” i destini del Paese.

Per quanto riguarda i nostri specifici problemi, è allarmante il communicato dei deputati e senatori eletti nelle nostre circoscrizioni che denunciano una volontà esplicita del governo di ridurre i diritti dei cittadini italiani residenti all’estero, cittadini che sono oggi circa sei milioni (contro i quattro di pochi anni orsono) iscritti all’AIRE. Dopo la riduzione dei parlamentari, in effetti, la bocciatura della mozione per la costituzione del Comitato per le Questioni degli Italiani all'Estero al Senato della Repubblica infligge un ulteriore colpo alle collettività italiane nel mondo.

Il Senatore Giacobbe, eletto nella nostra circoscrizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide (AAOA) nel suo comunicato afferma che "il ruolo rivestito dal Comitato, da sempre costituito al Senato, in questi anni è stato di fondamentale importanza sia per il Parlamento che per le nostre Comunità all'estero. Sono stati acquisiti elementi conoscitivi su problematiche e aspettative valutando come contribuire alla loro soluzione con interventi normativi e contatti con istituzioni italiane ed autorità straniere”.

In Tunisia, diversamente dalla Francia, gli italiani residenti non potranno votare per le Europee se non recandosi presso i loro Comuni d’origine e, in un periodo così delicato per il futuro del sogno europeo, ci sembra un ulteriore svuotamento dei nostri diritti come se gli italiani non residenti in Europa non fossero comunque europei e come tali non avessero la possibilità di esprimersi in merito alla sua futura fisionomia politica. Eppure l'Ue e i suoi Stati membri hanno già adottato il Piano d’azione per valutare il livello di tutela dei diritti umani e della democrazia non solo in Europa ma anche nel resto del mondo. Qual’è dunque questa tutela della democrazia che non ci permette di andare alle urne?

 



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 832 - 184 [nuova serie]

NOSTRI PROBLEMI

 

Dopo mesi di negoziati fallimentari, tra scioperi generali che hanno paralizzato il paese, scioperi parziali e appelli allo sciopero generale i prossimi 20/21 febbraio, un accordo tra il governo tunisino e la centrale sindacale UGTT, per l’aumento degli stipendi nelle amministrazioni pubbliche, è stato firmato dopo mesi di tensioni, tra capo del governo Youssef Chahed e Noureddine Taboubi, segretario del sindacato tunisino, mettendo fine al ciclo di agitazioni sociali che scuoteva la Tunisia. I funzionari pubblici hanno ottenuto un aumento pari a 180 dinari per la categoria A1 e A2, a 170 dinari per la categoria A3 e 155 dinari per le categorie B e C ed infine gli operai avranno una paga aumentata di 135 dinari. 670mila funzionari beneficeranno di questi aumenti.

Nell’attualità tunisina spicca la discussione sul controllo delle attività delle associazioni a scopo caritatevole e delle scuole coraniche, fiorite all’indomani del 2011, che sono e sono state vivai d’indottrinamento e fornitori di jihadisti. Benché tutti rivendichino la loro estraneità, molti politici sono indicati per aver favorito il processo di radicalizzazione di una parte della gioventù tunisina. All’indomani dell’anniversario della morte di Chokri Belaïd, le sue accuse per denunciare il nesso tra politica e terrorismo, che sono state una delle cause del suo assassinio, non trovano risposte né chiare né convincenti. Alla vigilia di nuove elezioni legislative, fare chiarezza sulla provenienza dei fondi che hanno permesso alla Tunisia di essere uno dei vivai più importanti di apprendisti terroristi spediti in Siria, Irak e Libia ma soprattutto capire da chi e come sono state favoriti, permetterebbe al tunisino di esprimere il suo voto in modo più consapevole e sereno.

Il razzismo è una malattia morale o è la conseguenza diretta dello sfruttamento infamante di uomini su altri uomini? Questa è la domanda che ci possiamo porre sia in Italia dove l’intolleranza verso l’altro cresce a dismisura ma anche in Tunisia, dove a pochi giorni di distanza perdono la vita due cittadini originari dalla Costa d’Avorio, clandestini, per eccessivo sfruttamento. Appare chiaro che una riflessione seria e documentata, fuori dai banchi di semplicistiche propagande, debba essere fatta se crediamo ancora che i diritti dell’uomo siano fondamentali e alla base della nostra civiltà.

In Italia, la diplomazia politica specie per la sua posizione nei confronti del Venezuela e della Francia, desta molto stupore e inquietudine. In Francia vivono più di 400mila italiani senza contare gli oriundi, numero tra l’altro in crescita in questi ultimi anni, in Venezuela più di 500mila, per cui oltre alle gaffe diplomatiche, sarebbe interessante che il governo italiano si preoccupasse delle possibili conseguenze sulla vita dei suoi connazionali all’estero che hanno contribuito e continuano a contribuire alla buona nomea dell’Italia nel mondo. Preoccupa anche, come rilevato dal deputato Ungaro, che l’Italia non si stia interrogando sul futuro dei 700mila italiani che vivono nel Regno Unito una volta formalizzata la brexit.

Questo disinteresse per gli italiani all’estero si è manifestato anche in maniera molto più radicale con il taglio dei parlamentari eletti all’estero che da 18 (6 senatori e 12 deputati) passano a 12 (4 senatori e 8 deputati) e la dichiarazione del Sen. Calderoli che ha affermato: “Sono uno dei pochi che ha votato contro la legge Tremaglia, se fosse dipeso da me io gli eletti all’estero li avrei aboliti del tutto”. Dopo anni di lotte per l’ottenimento del diritto di voto degli italiani all’estero, dopo la mobilitazione corale delle forze politiche e della società civile per l’ottenimento di questo diritto fondamentale quale è il voto per il riconoscimento di una cittadinanza effettiva per gli italiani non residenti in Italia, questa dichiarazione riecheggia come un proclama di una morte annunciata.

La deputata Laura Garavini, intervenendo nell’aula parlamentare dopo la dichiarazione di Calderoli, ha al contrario affermato che “Noi avremo - se questa riforma andrà in porto - il fatto che, da un elettore ogni 150.000 alla Camera, si passerà a uno ogni 700.000... Al Senato, se per un parlamentare eletto in Italia serviranno 300.000 elettori, all'estero ne serviranno 1.400.000…Non c'è proporzionalità: è un'ingiustizia bella e buona…È una vera ingiustizia, una vera vergogna che va a danno di tutti i nostri concittadini, che invece tengono alto il nome dell'Italia e il valore della migliore italianità all'estero”.

Per noi, italiani all’estero, poter eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento costituisce il cemento necessario ed inalienabile della nostra effettività cittadinanza. Non si può, in effetti, pretendere una parità dei diritti e dei doveri, se questi sono alienabili da un singolo governo, qualunque esso sia.

 



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