Il Corriere di Tunisi 
10 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

 Nuova Serie
 ::  Prima Pagina
 ::  Collettività
 ::  Cronaca
 ::  Cultura
 ::  Dossier
 ::  Economia
 ::  Immigrazione-Emigrazione
 ::  In Italia
 ::  In Tunisia
 ::  Lettere
 ::  Nel Mediterraneo-Maghreb
 ::  Scuola-Università
 ::  Sport
 ::  Teatro-Cinema-Mostre
 ::  Tempo Libero
 ::  Zibaldone
 :: locandine

 Anni 2005/2006
 ::  Prima Pagina
 :: Cronaca
 :: Cultura
 :: Dossier
 :: Economia
 :: Immigrazione-Emigrazione
 :: Mediterraneo
 :: Tunisia-Italia

 Utilità
 ::  Link
 :: Cambiavaluta
 :: Google
 :: Mappe
 :: Meteo [ing]
 :: Tempo [fr]
 :: Traduttore [ing]

 Ricerca
  

 ..

 

al sito

 


 .

 

al sito

 


  Prima Pagina

 

Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

video



 news

 

- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 826 – 178 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Il mese d’agosto è tradizionalmente il mese delle vacanze e mentre in Italia molti lasciano le loro città alla ricerca di luoghi esotici o meno ma che rompano con la routine quotidiana, in Tunisia molti ricevono le loro famiglie sparse un po’ nel mondo o si accalcano sulle spiagge del litorale alla ricerca di un po’ di fresco, visto le elevate temperature e la quasi impossibilità, per la maggior parte della popolazione, di viaggiare fuori dai confini nazionali. Dopo ferragosto, in Tunisia cosi come in tutto il mondo musulmano, si festeggerà l’Aïd el Kebir, ossia il sacrificio di Abramo e mentre le famiglie meno abbienti cercano, sempre con maggiori difficoltà, di racimolare i soldi per acquistare, come da tradizione, l’agnello da sacrificare, è in atto nel Paese un dibattito politico e culturale di grande importanza sul futuro della giovane democrazia. Dibattito che ha però scatenato passioni e controversie che vanno ben aldilà delle scelte politiche e che esprimono tendenze contrastanti poiché a far da arbitro in questa diatriba è l’interpretazione religiosa dell’Islam e le sue ripercussioni concrete sulla vita dello Stato.

Di che cosa si tratta e perché la proposta di formalizzare la scelta democratica del Paese è soggetta oggi a cosi forti ed anche violente controversie?

Si contrappongono due visioni del Paese: la prima si iscrive nella tradizione modernista che già dal 1957 con l’instaurazione della Repubblica vide profilarsi all’orizzonte l’istituzione di uno stato democratico, rallentato nel suo cammino da due capi di stato che hanno, anche se in modi diversi, personalizzato la gestione politica della nazione. La seconda invece cerca di gestire il ruolo politico attraverso una lettura dell’Islam che non può in nessun caso contraddirne i dettami né le pratiche ancestrali.

Ambedue le correnti hanno però aderito all’approvazione (sofferta!) della nuova Costituzione tunisina del 2014 che sancisce lo stato democratico ed in quanto tale il potere come espressione dei cittadini che ha come conseguenza immediata l’uguaglianza di uomini e donne di fronte alla legge. Questo significa che occorre considerare l’uguaglianza come valore fondante ed inalienabile della democrazia stessa che non può essere separata neppure concettualmente dal suo corollario: i diritti dell’uomo. Sappiamo che in tal senso il primo governo indipendente con l’adozione dello Statuto Personale (1956) mise una prima pietra all’edificio democratico ampliando i diritti delle donne senza però portare a termine questa emancipazione.

Il 13 agosto 2017 ossia 61 anni dopo la promulgazione dello Statuto personale o diritto della famiglia, grazie all’iniziativa dell’attuale presidente della Repubblica Beji Caïd Essebsi che si riconosce quale prosecutore dell’opera del leader Bourghiba, viene costituita una commissione delle libertà individuali e dell’uguaglianza (COLIBE) che ha come missione quella di fare proposte per adeguare i diversi testi giuridici con i principi costituzionali in particolare in materia di uguaglianza dei cittadini e per la garanzia del rispetto delle libertà individuali.

Il testo prodotto dalla COLIBE è molto articolato e va dalla parità di genere alle libertà accademiche e riguarda l’insieme delle libertà individuali.

La pubblicazione del testo, però, ha provocato (prima della sua lettura!!!) una feroce polemica dai suoi detrattori degenerata in anatemi contro i membri della commissione (specie per quello che riguarda la parità di genere in materia di eredità considerate dai tradizionalisti contraria ai precetti islamici), manifestazioni, condanne durante le prediche in moschea specie i venerdì ecc. incompatibili però con la nuova Costituzione.

Ci sono state, all’opposto, critiche al testo da coloro che l’hanno giudicato troppo debole e non abbastanza radicale.

Sta di fatto però che tra quelli che considerano le proposte della COLIBE in contraddizione con i precetti dell’Islam, quelli che le considerano troppo moderate e quelli che aderiscono invece al progetto, si deciderà dell’avvenire della democrazia del Paese!

Senza rispetto e riconoscimento giuridico delle libertà individuali, non vi è democrazia!

A tutti buone vacanze!

 


 


>> Leggi.....

 826 – 177 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

Ma tu da che parte stai? dalla parte dei buonisti o dei cattivisti? Sembra uno scherzo invece lo è sempre meno ed oggi essere trattato da “buonista” ha una connotazione negativa mentre essere “cattivista” assume sempre più una connotazione positiva, inaugurando cosi’ un’etica rovesciata laddove i valori sbiadiscono e diventano solo prerogativa ad  uso e consumo delle “élites”, termine anch’esso diventato molto di moda ma abbastanza avvolto dalle nebbie dello sfumato artistico tanto da perdere la sua valenza semantica mentre gli altri, tutti gli altri sono intenti a costruire una storia che si declina sull’ io prima, sull’io solo, sull’io contro. Che cos’è la lingua si chiedeva il noto linguista italiano Tullio De Mauro? “Parole che rimuginiamo per sapere quale dire, parole che vengono da dentro, significati che cerco di dare o che capisco, parole che ho dentro la testa.” Ma, aggiunge, i significati di una stessa parola sono molteplici e questa molteplicità ci permette una grande libertà al punto di poter dare ad una stessa parola anche significati divergenti e contradditori come oggi è per la parola “buonista”. Ma la lingua sta “dentro” e “fuori” di noi poiché il “dentro” “è stato costruito fin dalla nascita nei continui rapporti con gli altri.” La nostra parola ed i suoi significati sono quindi espressione di un’interiorizzazione di un fuori di cui ci appropriamo. Per coloro che hanno coniato il termine di “buonismo” questo fuori significa crisi della democrazia e dei suoi valori universali legati non solo ad una società di e dei diritti generici ma al suo corollario concettuale che è l’ eguaglianza imprescindibile di tutti di usufruirne, primo dei quali il diritto alla vita: si, sono una buonista come erano nel 1938 i “pietisti” (l’antecedente storico e linguistico della parola buonista odierna e con la stessa connotazione negativa), coloro che criticavano le leggi razziali. Anche in quel periodo come afferma lo scrittore Giacomo Papi “una virtù, la pietà, l’essere pietosi, fu distorta e ribaltata in un vizio e in una debolezza, in modo da assolversi preventivamente da ogni colpa, per esempio quella di rastrellare e mandare a morire gli ebrei italiani.” Ma perché oggi questo ritorno manicheo dei buoni considerati “insulsi” e dei “cattivi” considerati uomini di buon senso, espressione di una “virilità” nazionale ritrovata? Sarebbe interessante in un mondo che sempre più rivendica la parità di genere soffermarci a riflettere su questa nuova dicotomia politica in cui il discorso virile si sta contrapponendo al discorso debole (femminile, effeminato ecc.) che ancora una volta ci mostra la labilità delle conquiste della modernità intese come progresso ma rimaniamo sui termini in oggetto. Il buonismo come il pietismo ieri racchiude un’identificazione politica e basta leggere i commenti ai post della Boldrini, intrisi d’insulti a sfondo sessuale, per capire quali sono le possibili “devianze” dell’utilizzo sarcastico di questa etichettaggio politico-linguistico; come scrive Michele Serra, il «buonismo» «è un alibi insostituibile», che “serve a ridurre ogni moto di umanità o di gentilezza a un’impostura da ipocriti, e di conseguenza ad assolvere ogni moto di grettezza e di disumanità». In questi giorni la parola si è anche identificata al fenomeno migratorio che dall’est o/ e dal nord del Mediterraneo vede “moltitudini umane” tentare di sbarcare “clandestinamente” sulle coste europee ed in particolare su quelle italiane per la vicinanza con la Libia e la Tunisia. Chi è per una soluzione che privilegi il soccorso è un buonista, chi invece preferisce farli vogare in mare alla ricerca di altri lidi dove accostare è “un eroe con le...” cioè un cattivista. Certo il problema dell’emigrazione clandestina specie dall’Africa subsahariana e non solo è fenomeno complesso, difficile da trattare e molto inquietante poiché esodo di questa importanza non può non interrogare l’Europa e l’Italia in particolare: “aiutiamoli a casa loro” si legge un pò ovunque. Certo sarebbe l’ideale, la soluzione migliore ma chi lo fa e come? Il primo che è pronto a rivedere e a ripensare al suo modo di vivere ed a fare sacrifici per un miglioramento delle condizioni sociali, economiche e politiche dei paesi più poveri si faccia avanti oppure vogliamo che il Nordafrica diventi il campo profughi armato dell’Europa? Poveri con poveri così cancelliamo dalla nostra “vista” e dalle nostre preoccupazioni questo problema.  Il quesito nostro è quello che si potrebbe così creare popoli del risentimento e dell’odio con conseguenze che forse un domani si rivelerebbero non solo inadeguate di per se stesse ma anche controproducenti per le rive nord stesse per cui al di là di facili slogan e contro slogan cerchiamo di fare una vera riflessione tutti nord e sud compreso. Gli italiani però nelle loro considerazioni non dimentichino che il Ministero degli Esteri nel lontano1995 parlava di 58,5 milioni di oriundi italiani, di cui 38,8 milioni in America Latina, 16,1 milioni in America del Nord, 2 milioni in Europa e 0,5 milioni in Oceania e che nel 2000, secondo una stima dello stesso Ministero, il numero dovrebbe collocarsi tra i 60 e i 70 milioni i quali per la buona fortuna dell’Italia hanno potuto beneficiare dello Ius soli nei paesi d’approdo e che non busseranno alle porte dell’Italia dicendo “noi prima”!



>> Leggi.....

 825 - 176 [nuova serie]

 

 NOSTRI PROBLEMI

Tunisia ed Italia attraversano periodi convulsi della loro storia politica anche se le ragioni dell’una non sono sovrapponibili alle ragioni dell’altra. In Tunisia è a forte rischio la direzione del primo ministro Youssef Chahed ormai entrato in conflitto anche con la direzione del suo partito, Nidaa Tounes. Lo stesso sindacato spinge per le sue dimissioni mentre l’unico partito a sostenerlo sembra essere Ennadha. Sebbene il Paese abbia più che mai bisogno di stabilità per uscire dal marasma economico e sociale in cui si trova, sembra che i giochi politici abbiano ad ora il sopravvento sugli interessi della nazione. In Italia la situazione che è venuta a crearsi negli ultimi giorni di questo mese di maggio ha fatto presagire i peggiori scenari con una crisi istituzionale del tutto inedita. Il rifiuto da parte del Presidente Mattarella della prima lista di governo proposta dal Presidente del Consiglio appena nominato, Conte, per scongiurare un rischio ben più grande per l’Italia tutta, ha acceso contraddittoriamente gli animi degli italiani. C’era chi accusava il Presidente di non aver rispettato il verdetto delle urne, chi si era già messo in campagna elettorale affermando che quello che era stato negato loro lo avrebbero riconquistato con una marea di voti, quelli che volevano mettere in stato d’accusa Mattarella e quelli che ne riconoscevano il coraggio e la lungimiranza: abbiamo assistito ad un balletto discordante delle emozioni e degli umori con toni a volte realmente riprovevoli che lasceranno l’amaro in bocca malgrado il lieto fine. L’iniziativa del Presidente qualunque sia la nostra posizione politica è stata saggia poichè dopo il ritiro del Premier Conte, è stato chiamato a formare un governo tecnico Cottarelli. Due giorni di urla in cui il grido della politica è diventato la politica del grido... con danno immediato per l’Italia. Ma proprio nel momento in cui i toni salivano pericolosamente un varco si è aperto e nuove trattative si sono fatte strada per assicurare un governo politico delle due formazioni che hanno vinto le elezioni politiche di marzo, 5 Stelle e Lega. E di qualche minuto fa l’annuncio del ritiro di Cottarelli ed il ritorno di Conte con una lista di governo accettata dal Presidente della Repubblica italiana. Un lieto fine. Non vogliamo entrare nella polemica del “ha fatto bene Mattarella” o “ha fatto male Mattarella” ma non possiamo non esprimere un nostro giudizio: ha salvato l’Italia! Da domani avremo un governo che sarà guidato dal Prof. Giuseppe Conte affiancato da Luigi di Maio e da Matteo Salvini che saranno anche rispettivamente ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico e ministro dell’Interno. A guidare la Farnesina sarà Enzo Moavero Milanesi mentre il contestato ministero dell’Economia e delle Finanze sarà diretto da Giovanni Tria. Intanto si sta facendo strada l’appello dell’opposizione a creare un fronte repubblicano contro un governo giudicato “tra i peggiori per l’Italia dalla Liberazione ad oggi”. Riusciranno ad unirsi e non darci questa ormai ricorrente immagine di eterne divisioni ? Lo vedremo nei prossimi mesi. In Tunisia ed in tutto il mondo musulmano si festeggerà tra il 15 ed il 17 giugno la fine del mese di Ramadan. A tutti i tunisini un augurio di buone feste ed a tutte le migliaia di alunni e studenti che passeranno i loro esami in questo mese l’augurio di una meritata promozione. Una speranza per l’Italia e per tutti coloro che vivono sulla sponda sud del Mediterraneo: il Mediterraneo “s’ha da fare, domani e sempre” per cui, oltrepassando i discorsi elettoralisti, un’attenzione più pacata ai flussi migratori e a chi è in sofferenza, sarebbe veramente auspicabile!



>> Leggi.....

Pagina:  1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 Prossima
 
 Il giornale
 ::  Direzione-Redazione
 :: Abbonamento
 :: Contatti
 :: Pubblicità
 :: Stamperia-Editrice

 Elia Finzi

 

 

Tunisi 1923-2012

 


 Edizioni Finzi

 

PUBBLICAZIONI


 web partner

 

gli anni di carta

 

il foglio

 

 


 Numeri recenti
 :: 823 - 174 [nuova serie] 
 :: 821 - 172 [nuova serie] 
 :: 822 - 173 [nuova serie] 
 :: 820 - 171 [nuova serie] 
 :: 819 - 170 [nuova serie] 
 :: 818 - 169 [nuova serie] 
 :: 816 - 167 [nuova serie] 
 :: 817 - 168 [nuova serie] 
 :: 815 – 166 [nuova serie] 
 :: 814 – 165 [nuova serie] 
 :: 813 – 164 [nuova serie] 
 :: 812 - 163 [nuova serie] 
 :: 811 – 162 [nuova serie] 
 :: 810 - 161 [nuova serie] 
 :: 809 - 160 [nuova serie] 
 :: 808 – 159 [nuova serie] 
 :: 807 - 158 [nuova serie] 
 :: 806 – 157 [nuova serie] 
 :: 805 - 156 [nuova serie] 
 :: 804 - 155 [nuova serie] 

Copyright © 2005 Il Corriere di Tunisi - Ideazione e realizzazione Delfino Maria Rosso - Powered by Fullxml