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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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 793 – 144 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

ll Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a quattro organizzazioni della società civile tunisina: l'Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT), l'Unione Tunisina del Commercio e dell'Artigianato (UTICA), la Lega Tunisina dei Diritti dell'Uomo (LTDH) e l'Ordine degli avvocati.

Perché questo importante riconoscimento alla Tunisia? In un bacino sud del Mediterraneo scosso da rivoluzioni e controrivoluzioni, da un'instabilità crescente sia securitaria che sociale, da aspirazioni contrarie e contraddittorie, da uno scenario in cui da una parte abbiamo paesi in preda al caos ed altri in cui vi è un ritorno a forme autoritarie di potere, la Tunisia è l'unico dei paesi che hanno vissuto la cosiddetta " primavera araba" che, seppur tra mille difficoltà, non ha abbandonato il modello democratico. Un modello che alla fine del 2013 era fortemente a rischio se non ci fosse stato l'intervento e la mediazione del Quartetto (UGTT, UTICA, LTDH e Ordine degli avvocati) che hanno saputo trovare una soluzione pacifica alla forte crisi politica che stava vivendo il paese. Il Nobel per la Pace vuol quindi premiare l'unico paese che all'indomani delle Rivoluzioni arabe del 2011 sia riuscito a ratificare una Costituzione, a mantenere la sua Assemblea costituente ed a organizzare le elezioni del 2014 attraverso il dialogo nazionale e la ricerca di una base consensuale fondamentale per poter assicurare la transizione democratica. Questa ricerca del consenso a opera del Quartetto ha evitato al paese di cadere nel caos. Al Quartetto premiato, si dovrebbero aggiungere molti attori meno visibili della società civile che certamente hanno avuto un ruolo importante perché la crisi politica non degeneri in guerra civile ma, seppur fragile, la Tunisia è l'unico paese arabo che, tra tante insidie e problemi sociali, ha saputo preservare il suo processo democratico.

I compromessi sono in effetti i limiti e la grandezza del sistema democratico: limite poichè significa necessariamente rinunciare a certi posizionamenti intransigenti per ricercare soluzioni che accontentino un po' tutti e grandezza poiché sostituisce lo scontro violento alla mediazione consensuale. In altri termini, si perde qualcosa ma si guadagna molto e, come ci piace ripetere con Platone, la democrazia è forse il peggiore dei sistemi ma è l'unico che garantisca la libera espressione.

Detto questo, non si può omettere di dire che i problemi sociali permangono in Tunisia e che l'aggravarsi della crisi economica mette ogni giorno alla prova questo processo consensuale virtuoso. La situazione dei giovani è particolarmente inquietante poiché si sentono sempre maggiormente estromessi dalle ricadute positive del dialogo nazionale, oscillando tra radicalizzazione e desiderio di emigrare. La crisi dei vicini libici costituisce un ulteriore fattore di destabilizzazione così come possiamo constatarlo dagli ultimi arresti di gruppi che organizzavano la partenza di giovani in Libia per addestrarsi al Jihad. Il consolidamento della giovane democrazia in questo senso è l'unica risposta possibile alla frammentazione dello Stato ma per questo occorrono forti sostegni internazionali e volontà politica di riforme sistemiche.

In questo senso dobbiamo leggere molte iniziative che dalla cultura all'educazione, dall'economia alla partecipazione politica si stanno attivando nel Paese. La presenza del Vice Presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, all'apertura del forum dei giovani leader magrebini per riavvicinare le due rive del Mediterraneo e riunire i futuri leader politici magrebini nell'ambito della politica europea di vicinato, ne è una chiara testimonianza.

Per quello che ci riguarda direttamente: il Comites ha finalmente una sede provvisoria, due giorni di ricevimento aperto al pubblico (il martedì e il venerdì), un indirizzo mail, un telefono. Dopo un primo incontro con le associazioni è previsto un incontro pubblico a fine mese con un dirigente dell'Inps e dei rappresentanti politici della nostra circoscrizione per discutere di problemi di assistenza, previdenza, sanità degli italiani in Tunisia. Molte saranno le presenze politiche italiane in questo mese di novembre in visita ufficiale in Tunisia per consolidare maggiormente i legami tra i due paesi e perché all'Italia più che in altri paesi preme il consolidamento politico e sociale della Tunisia onde evitare emergenze umanitarie e rischi securitari che hanno un riscontro immediato nel paese.



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 792 – 143 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

A Milano, dal 25 al 27 settembre al Museo Diocesano e presso l'Auditorium Padiglione Italia di Expo2015 si è tenuto l'LXXXII Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri, appuntamento biennale della Società che dal 1889 promuove la diffusione della lingua italiana nel mondo. Il Congresso che ha avuto come tema "Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta", ha visto la partecipazione e l'intervento sabato 26 settembre del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale nel suo discorso ha ricordato che "La Società Dante Alighieri era nata, alla fine dell'Ottocento, con il nobile e lungimirante intento di mantenere vivo l'Italiano tra i nostri connazionali emigrati all'estero." Ma "Oggi, in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione, questa missione trova nuove ragioni. [...] In Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territori" e proprio in virtù di queste nuove realtà che si vanno raffigurando in Italia è necessario che "le istituzioni pubbliche devono fare la propria parte, con lucidità e impegno, per assicurare la massima diffusione dell'insegnamento dell'Italiano nei Paesi più vicini, con una particolare attenzione ai Balcani e alla sponda sud del Mediterraneo dove la diffusione dell'Italiano può diventare anche - non è eccessiva questa considerazione - strumento di pace, di amicizia e di collaborazione."

Proprio in virtù della nostra volontà di pace, di amicizia e di collaborazione e per patrimonializzare questo capitale "simpatia" evocato dal Presidente della Dante, Andrea Riccardi, dovremmo avere uno sguardo di attenzione per i nostri studenti tunisini che si avvicinano allo studio della lingua italiana poiché saranno domani i veicoli dell'immagine dell'Italia, degli italiani e per estensione degli europei, con un riflesso non indifferente sui rapporti tra i due paesi e sulle presenze italiane in Tunisia. Per coloro che credono, come noi, che uno degli strumenti privilegiati della costruzione dell'immaginario collettivo si debba basare essenzialmente sul rispetto del prossimo e per dirlo biblicamente (in un periodo denso di festività religiose nel mondo musulmano ed ebraico) un prossimo che dobbiamo pensare come un noi stessi, appare chiaro che la percezione di una discriminazione da parte di coloro che vorrebbero accingersi a perseguire i loro studi in Italia, dopo essersi dediti allo studio della lingua italiana (con spese notevoli), con grande speranza e per costruirsi le basi di un avvenire migliore, sia un segno che i giovani, a torto o a ragione, interpretano come una chiusura irrimediabile di un mondo occidentale i cui valori di apertura, di libertà e di democrazia non si applicano alle loro persone. Se si vuole essere un riferimento allora bisogna essere in grado di permettere che ci si identifichi con valori universali, validi per tutti e per ciascuno di noi.

Il mese di settembre ha visto susseguirsi tante tragedie, dall'emergenza profughi in fuga dalla guerra siriana, alla tragedia dei pellegrini alla Mecca, alla tragedia umanitaria yemenita senza contare i disastri naturali che continuano a colpire il nostro pianeta.

In Italia è passata quasi inosservata la data del 20 settembre, eppure così importante perchè nel 1870 aveva sancito la fine del Regno temporale della Chiesa con la proclamazione di Roma capitale anche se si dovrà aspettare il 1918 perché Trento e Trieste completino l'Unificazione del paese.

La Tunisia fatica a riprendere la strada del lavoro benché le scuole abbiano, non senza contestazioni, aperte le loro porte.

L'indisciplina organizzata che viviamo tutti con una certa preoccupazione oltre a non essere un'espressione di raggiunto equilibrio democratico, è un cattivo segnale per coloro che vorrebbero ancora scommettere sulla Tunisia ma e per finire con una nota di moderato ottimismo speriamo che il paese possa riprendersi in un tempo non troppo lungo, anche se per chi lo vive al quotidiano le cose vanno molto a rilento!

 


 


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 791 - 142 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Un mese d’agosto con temperature elevate e qualche temporale di breve durata come sempre in Tunisia. Malgrado la nonchalance guidi lentamente i nostri pochi passi, la società civile non è rimasta ferma organizzando al Palazzo dei Congressi, una giornata di mobilitazione degli itellettuali e degli uomini di cultura contro il terrorismo che da anni colpisce duramente il paese ed in particolare dopo gli attentati del Museo del Bardo e di una spiaggia d’albergo a Sousse, città turistica per eccellenza.

La giornata è stata un successo grazie alla partecipazione massiccia degli intellettuali, degli artisti, degli universitari e di alcune associazioni della società civile che hanno risposto con la loro presenza all’appello di Habib Kazdaghli,  Preside della Facoltà di Lettere, Arti ed Umanità della Manuba. Erano presenti alla giornata personalità di spicco della società civile e tra gli ufficiali Kamel Jendoubi, ministro presso il Capo dello Stato incaricato delle relazioni con le istituzioni costituzionali e la società civile. Universitari italiani, belgi, francesi, americani, libici ed algerini hanno fatto il viaggio per internazionalizzare questa rete di mobilitazione ma anche di riflessione sulle origini del terrorismo e come combatterla non con le armi ma con la cultura e l’educazione. La loro presenza  ha significato anche il fatto che il fenomeno del terrorismo non puo’ essere circoscritto territorialmente ma deve essere preoccupazione di tutti in un mondo dove l’internazionalizzazione non è solo fenomeno commerciale e finanziario ma anche violenza e terrore globale. In effetti e come scritto nel Manifesto degli Intellettuali il terrorismo “non è un fenomeno specificamente tunisino. È trasversale e supera le frontiere, rappresenta un anello di una catena globale del terrorismo internazionale attiva nella regione, in Oriente e in Occidente. È alimentato da reti in cui s’intersecano interessi complessi e molteplici, geopolitici e ideologici, economici e militari. Ostile alla modernità e alla nostra eredità plurale e millenaria, in guerra contro la Repubblica civile e democratica, s’inserisce in modo del tutto spontaneo nel capitalismo globalizzato rifiutando l’universale in nome d’identità politicamente e ideologicamente costruite, avulso dalla complessità delle appartenenze reali e plurali.”

Come comprendere lottare contro il terrorismo?

“Il terrorismo mira a distruggere la pace civile, la coesione sociale, la sicurezza dello Stato e l’economia del Paese. Recluta essenzialmente tra le frange più vulnerabili della nostra gioventù e diffonde l'odio nei confronti dell'altro e la banalizzazione della violenza. Le profonde fratture economiche, sociali e culturali all’interno del paese e nel mondo alimentano e accrescono le fila di una gioventù contestataria che è portata a credere che il terrorismo possa costituire un’alternativa sana e nutre l'illusione che questo "jihadismo" costituisca una risposta "legittima" e "giusta" alle ingiustizie del mondo....Per sconfiggere il terrorismo, è quindi necessario costruire un progetto di futuro, in grado di convincere i giovani della possibilità di agire, di esprimersi e realizzarsi in seno alla società e non contro di essa, in modo pacifico e organizzato, e non attraverso la violenza e l’autoesclusione. Per realizzare tutto questo, s’impongono allo Stato, alle istituzioni economiche, sociali e culturali, alla società civile, ai giovani e a noi intellettuali, appartenenti a tutte le estrazioni filosofiche, intellettuali ereligiose, varie forme di riflessione e azione al fine di ricostruire un patto sociale condiviso, che si basa su valori e impegni reciproci, e al contempo recuperare il patto civile gravemente alterato”.

Il nostro augurio di fine estate? Che il mondo intellettuale in senso lato e cioè quelli che prediligono la conoscenza e la riflessione sui fenomeni e sui fatti possano ancora avere un ruolo nella società odierna poichè purtroppo lo spostamento del concetto di intelligenza e di innovazione ad un ruolo meramente tecnico o tecnologico atto a riprodurre un sistema in cui  l’universale è assente nella misura in cui perdiamo la coscienza del perché, per chi e per che cosa stiamo riflettendo.  Speriamo di poter contraddire cio’ che scrisse tanti anni orsono Paul Nizan nel suo famoso libro, I cani da Guardia: «Che fanno gli intellettuali di fronte a questi sconvolgimenti? Rimangono silenziosi. Non avvertono. Non denunciano. Non sono trasformati… La differenza tra pensiero ed universo in preda alle catastrofi cresce ogni settimana, ogni giorno e non sono allarmati. E non allarmano. »



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 790 - 141 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, il mondo occidentale scoprì o riscoprì gli orrori commessi dalle ideologie totalitarie e pensò che uno dei modi possibili di impedirne il suo riemergere fosse l’indebolimento delle grandi ideologie politiche che avevano schiacciato l’individuo, annullata la sua volontà personale, impedito che la libertà del singolo potesse esprimere, se non rischiando la propria vita, opinioni diverse da quelle espresse dai poteri forti, classificato il genere umano in categorie gerarchizzate con le tragiche conseguenze che noi tutti conosciamo, trascinando così  il mondo in una guerra totale in cui venivano sterminate popolazioni intere non più considerate come somma di persone singole ma indistintamente considerate come nemici da abbattere indipendentemente dalla loro nazionalità, dal loro credo politico, dalla loro formazione.

Si scoprì quindi il valore della democrazia come unica garanzia data all’individuo  per riacquisire la sua  identità personale, preferendo così sostituire dei poteri  più deboli a poteri forti  e poter  ricostruire  delle società in cui il valore della pluralità delle voci, delle identità, dei credo fosse l’unica garanzia per la pace futura. 

Il dibattito ormai quasi secolare tra modernità e post-modernità, tra universalità e particolarità, tra identità personale e identità collettiva, tra nazione e nazionalismo, tra pluralità e singolarità ne sono  le espressioni più comuni.

Uno dei grandi problemi dell’indebolimento del racconto mitico delle civiltà che era filosoficamente necessario ma poco o male metabolizzato nella realtà concreta delle società occidentali è stata la paura dell’universale  e la confusione tra affermazione del particolare e particolarismo.

D’altra parte, l’accumulo delle ingiustizie sociali, il disincanto politico, la chiusura delle frontiere della democrazia in un ambito geografico determinato, con l’evacuazione delle scorie totalitarie altamente tossiche al di là delle sue frontiere, l’incapacità di pensare valori comuni  ha esasperato un sentimento di ingiustizia e di revanchismo  storico che ha nutrito abbondantemente  il terrorismo odierno. Al di là delle frontiere democratiche, il progresso e la modernità (valori assai poco difesi dai nostri intellettuali!) vengono percepiti come perversi e colonizzatori, l’individuo viene pensato come minaccia alla coesione del gruppo,  la pluralità delle voci e dei credo come nemici della civiltà.

Le ragioni storiche sono tante ma le conseguenze sono tali da interrogarci sulle conseguenze inattese forse del post-modernismo su società che sono state private dall’elaborazione della loro modernità: l’universalità è stata sostituita dal particolarismo assolutistico, la parte è indissolubile dal tutto  ed esprime incondizionalmente il tutto da cui ne consegue che la parte non esiste in se stessa senon come espressione del tutt’uno;  se nella modernità il tutto è l’espressione delle parti, in questa degenerazione della post-modernità  le parti sono il tutto nella misura in cui il singolo è simbolicamente il tutto. 

All’indomani dell’attentato di Sousse che ha colpito il cuore di un paese (economicamente ed eticamente) e fatto una strage di persone che avevano avuto il merito di credere nella sua ripresa economica e politica, ci possiamo realmente chiedere se l’indebolimento  delle ideologie politiche ha generato solo l’indebolimento della politica ma non dell’ideologia. E’ forse ora (e se non ora quando?) di ridare alla politica le sue lettere di nobiltà per evitare che solo l’ideologia e cioè la strumentalizzazione dell’ organizzazione delle masse, atte ad eccitarle ed a esaltarne i valori in base ad un rapporto fideistico, sentimentale basato sulla sublimazione dell’impulsività  possa sostituire la ragione, senza la quale non vi è possibile libertà. A tutti coloro che hanno pagato con la loro vita la colpa di essere diversi, a tutti i tunisini che credono e che si battono per affermare l’universalità dei valori della ragione, del diritto di pensare, della libertà di coscienza e che credono nel valore etico della democrazia vadano le nostre più meste condoglianze! Ci riconosciamo nella loro lotta che è anche la nostra, indipendentemente dal nostro colore, dal nostro sesso, dalla nostra religione, dalla nostra lingua, dalla nostra appartenenza etnica.

 



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