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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


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 813 – 164 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Tempo di elezioni in Europa: dopo il Regno Unito, Francia e Italia hanno votato per le legislative la prima, per le comunali la seconda.

Se i risultati confermano in Francia l’ascesa irresistibile del nuovo partito del Presidente Macron “En Marche” e la grave sconfitta del partito socialista, in Inghilterra il partito conservatore del Primo Ministro  Theresa May ha perso la sua maggioranza assoluta, mentre i laburisti ottengono un risultato inaspettatamente alto, obbligando i conservatori ad allearsi con gli unionisti nord-irlandesi. In Italia, il movimento di Grillo subisce una pesante sconfitta mentre gli schieramenti tradizionali destra/sinistra riprendono vigore, con una destra che segna punti. Rivedremo le grandi coalizioni che nel passato hanno così tanto messo a repentaglio la stabilità dei governi? Se il partito di Berlusconi non aderisce con entusiasmo al partito di Salvini o della Meloni, vedremo nei prossimi mesi un riavvicinamento tattico? Il grillismo chiude un’era di gloria o saprà ricomporsi dopo questa sconfitta?

Il Partito Democratico, benchè non abbia fatto faville, nell’insieme rimane stabile, anche se la perdita di alcuni comuni tradizionalmente di sinistra è un segno di stanchezza degli elettori, per un partito che è sempre più di governo ma sempre meno dei territori.

Nel mondo arabo, la rottura delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Qatar, con le accuse a quest’ultimo di finanziare l’ISIS, ha riacceso anche in Tunisia delle questioni assopite. Lo scandalo del finanziamento per l’arruolamento dei giovani tunisini nelle fila jihadiste, attraverso la Libia e la Turchia, riempiono le colonne dei giornali. Ma è una questione che già da diversi anni suscita l’inquietudine dei tunisini: come mai il paese ha fornito ai jihadisti un numero così ingente di giovani? Chi ha pagato il loro spostamento verso le zone di conflitto ed il loro addestramento militare? Ci sono delle responsabilità politiche nella tratta del terrore? Sarà possibile proseguire e rendere pubbliche le inchieste in corso, senza rischiare di mettere a repentaglio i faticosi equilibri politici a cui assistiamo da due anni? La guerra alla corruzione iniziata dal Primo Ministro Youssef Chahed, nella quale affarismo, contrabbando e terrorismo si intersecano, potrà essere condotta senza l’affossamento di dossier che inevitabilmente macchierebbero il mondo politico?

Se in effetti i cittadini tunisini approvano e sostengono Chahed, gli aggrovigliati intrecci politico-economici sono tali da ridurre l’efficacia dei suoi sforzi. La corruzione ormai è diventata un fenomeno sociale che coinvolge tutti i settori, dagli uomini d’affari all’amministrazione pubblica. Occorre un sostegno forte al governo Chahed. Potrà ottenerlo?

Mentre finanziamento al terrorismo e lotta alla corruzione occupano le prime pagine dei media tunisini, la questione degli arresti di 6 giovani per aver mangiato in luoghi pubblici durante il mese di Ramadan, interroga le nostre coscienze ma anche la Costituzione stessa, che nel suo articolo VI recita che: “lo Stato garantisce la libertà di credo, di coscienza ed il libero esercizio dei culti.” Se la questione della laicità viene percepita dalla maggioranza come una minaccia alla coesione dei credenti, va detto però che la libertà religiosa è il fondamento della tolleranza e della democrazia. Senza diritti inalienabili dell’uomo possiamo essere democratici?

Il G7 a Taormina ha visto una maggiore compattezza degli europei ma l’inesorabile uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima, confermata dalla dichiarazione di Trump, con grave pregiudizio per la situazione climatica del pianeta, che rischia, nei prossimi decenni, di estendere le zone aride con i rischi “collaterali” di ulteriore impoverimento delle popolazioni già in esposte a carestie ed a rischio d’emigrazione “ecologica”. L’incontro ministeriale sull’ambiente del gruppo dei Sette, a Bologna, ha confermato la posizione americana, in particolare dopo che Scott Pruitt, capo dell’Agenzia di protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, ha lasciato bruscamente il tavolo delle trattative.

Queste posizioni dimostrano che il tema ecologico è una questione politica e non solo l’espressione romantica degli amanti della natura o, peggio, dei fanatici altermondialisti, come spesso si pensa, banalizzandone i termini. L’ambiente nel quale vivremo segnerà il nostro futuro e non potremo non essere responsabilizzati dagli effetti negativi che provocherebbe un ulteriore cambiamento climatico.

Tra il 24 ed il 26 giugno ci sarà la fine del mese di Ramadan. A tutti i musulmani buona e serena festa!

Per festeggiare nella tolleranza e nella condivisione, il Circolo Valenzi con associazioni tunisine ha organizzato dai frati salesiani della Manuba, una cena di Iftar il 15 giugno dal nome simbolico “Insieme”.

 


 


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 812 - 163 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

La Tunisia si confronta oggi con una crisi economica senza precedenti e malgrado il governo d’unione nazionale, non riesce a riprendere la via della crescita con una situazione sociale esplosiva in particolare nel centro ovest e nel sud dove la crisi e le tensioni sociali si manifestano in modo particolarmente acuto e spesso violento. La svalutazione del dinaro, in un contesto in cui le esportazioni sono al ribasso con la crisi della produzione industriale, non aiuta di certo un Paese che dipende in larga parte dalle esportazioni. Gli investimenti, malgrado l’incoraggiamento governativo, stentano a decollare anche perché si devono confrontare con grossi problemi tra cui una corruzione dilagante, una «economia parallela» e una protesta sociale che blocca di continuo le attività produttive. Il governo ha deciso di combattere la corruzione ma non è cosa facile dovendo fare fronte a una resistenza passiva che affligge anche la sua stessa amministrazione. Il sindacato e l’UTICA sono spesso scavalcati sia dai lavoratori che organizzano forme di contestazioni che non sono né volute né appoggiate dal sindacato che dagli industriali che non riconoscono più nei loro rappresentanti i difensori dei loro interessi di categoria. Di fronte all’instabilità economica e sociale, s’impongono misure urgenti che comportino soprattutto la ripresa delle attività lavorative troppo spesso rallentate o bloccate. È vero anche che l’instabilità è un fattore caratterizzante degli «indomani» rivoluzionari e che ci vogliono anni di assestamento prima di una possibile ricrescita ma è vero anche che una situazione così incerta ed insicura economicamente porta con sé il rischio di riflettersi in modo sfavorevole sul processo di transizione democratica. In questo senso non confortano le dimissioni di Chafik Sarsar e la sua decisione di ritirarsi dall’Istanza Superiore Indipendente delle Elezioni (ISIE) alla vigilia delle elezioni municipali che rischiano di subire ancora un ritardo. In Italia l’assemblea del PD del 7 maggio ha visto Renzi prendere ufficialmente il suo ruolo di segretario del Partito. Sono stati eletti i membri della Direzione Nazionale. Ma l’avvenimento che ha segnato maggiormente l’Europa ed il Mediterraneo in quest’ultima settimana è stato in Francia il duello Macron-Le Pen che domenica ha visto l’elezione di Macron con più di 66,1% dei voti. Una battaglia aspra che vede una Francia ovest compattamente unita intorno al progetto di Emmanuel Macron e una Francia est più sensibile e più unitamente alla destra estrema lepenista. Oltre ai toni inconsueti della battaglia elettorale e malgrado la larga vittoria di Macron, la particolarità di queste elezioni è che hanno normalizzato la presenza della destra estrema nello scenario politico francese, facendone uno degli attori politici ormai imprescindibili del Paese, cosa che sarebbe stata, solo alcuni anni fa, impensabile. Interessante il risultato dei voti dei francesi in Tunisia con 93,94% dei voti per Macron e 6,06% per Le Pen. Tra pochi giorni inizierà il Ramadan. Un ritmo di vita diverso dovuto al lungo digiuno della giornata. Quest’anno il Ramadan coinciderà con il periodo d’esami degli studenti ai quali auguriamo di potersi comunque concentrare sul loro lavoro!

 



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 811 – 162 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

“E quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l'unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo.” Così scriveva Altiero Spinelli nel suo Manifesto di Ventotene scritto con Ernesto Rossi nel 1941 nel quale mostrava come l’espressione suprema del nazionalismo ossia il totalitarismo poteva essere combattuto solo attraverso la creazione di una federazione europea, unica garante della pace in Europa.

In un contesto di generalizzato euroscetticismo e di tentazioni nazionaliste, il Manifesto di Spinelli va riletto anche se contestualizzato alla nostra realtà odierna e senza occultare i problemi che il modello attuale dell’Europa pone per la creazione di uno spazio comune in cui il cittadino possa riconoscersi senza considerare, come spesso è il caso oggi, che l’Europa costituisca un freno piuttosto che un incentivo allo sviluppo. In questa crisi generalizzata delle istituzioni e dei suoi rappresentanti occorre certamente dare un soffio nuovo al progetto europeo mentre abbandonarlo sarebbe mortifero per tutti.

Come diceva un secolo prima di Spinelli Giuseppe Mazzini siamo destinati “ad organizzare un'Europa di popoli, indipendenti quanto la loro missione interna, associati tra loro a un comune intento".

Proprio per riaffermare la volontà europea si sono riuniti a Roma i capi di governo dei 27 paesi dell’UE per festeggiare i 60 anni del Trattato di Roma, tra speranza e contestazione.

Nella loro dichiarazione i 27 hanno ribadito “l’indivisibilità” dell’Europa ed “il suo avvenire comune” riconoscendo il fatto che pur seguendo una stessa direzione, i ritmi per conseguire uno stesso risultato possano essere diversi da paese a paese. I capi di Stato europei presenti nella Capitale hanno ribadito gli impegni presi nel 1957, nonostante il brexit del Regno Unito e le sue possibili conseguenze negative sull’Europa, siglando questi nuovi concetti per l’UE.

Gentiloni nel suo discorso ha affermato che se dal 57 il mondo è cambiato ed anche le attese occorre ridinamizzare l’Europa. In effetti “La globalizzazione coi suoi effetti positivi e i suoi complessi squilibri, le minacce del terrorismo internazionale, la più grave crisi economica dal dopoguerra, i grandi flussi migratori e un ordine mondiale più instabile ci hanno dimostrato che la storia è tutt’altro che finita. All’appuntamento con questo mondo cambiato, l’Europa si è presentata con troppi ritardi. Sull’immigrazione, la sicurezza, la crescita, il lavoro. Non possiamo – ammoniva Jean Monnet – “fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento”. Purtroppo lo abbiamo fatto. Ci siamo fermati. E questo ha provocato una crisi di rigetto in una parte della nostra opinione pubblica, addirittura maggioritaria nel Regno Unito. Ha fatto riaffiorare chiusure nazionalistiche che pensavamo consegnate agli archivi della storia. Ecco il vero messaggio che deve venire dalle celebrazioni di oggi. Abbiamo imparato la lezione: l’Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni.”

In Tunisia, sebbene la libertà di coscienza sia iscritta nella costituzione, continuano ad imperversare appelli liberticidi con le dichiarazioni del Presidente del consiglio degli imam durante una conferenza stampa tenutasi il 6 aprile a Tunisi nella quale ha rivendicato la dissoluzione di associazioni in difesa dei diritti degli omosessuali, la promozione di un turismo religioso, la chiusura dei locali notturni e l’interdizione della vendita di alcolici. A queste limitazioni palesi della libertà di coscienza hanno fatto eco la chiusura a El Jem di un punto di vendita di alcool e la condanna ad un anno di prigione di un disc jockey britannico il quale aveva inserito l’appello alla preghiera nei suoi missaggi musicali. Inquietante!

 Il 9 aprile si festeggia in Tunisia la Festa dei Martiri per ricordare la strage commessa nel 1938 dalle autorità coloniali contro gli indipendentisti tunisini ed in Italia il 25 aprile si festeggia la Liberazione, una data da non scordare anche in concomitanza con i festeggiamenti del Trattato di Roma.

Si festeggia il 16 aprile la Pasqua cristiana e dall’ 11 al 19 aprile gli ebrei festeggiano Pesah, la pasqua ebraica. A tutti i credenti il nostro augurio di pace e serenità.

 


 


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 810 - 161 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

L’avvenuta scissione del Partito Democratico (e non solo) ci consegna un’immagine politica frastagliata dell’Italia dopo un decennio e più di sforzi dei militanti e dei vecchi partiti nel tentare di fondersi in entità più grandi e più rappresentative. Saranno i suoni ammagliatori delle sirene della proporzionale alle prossime elezioni che spingono tutti a cercare un posto al sole ed un potere di contrattazione? Per noi che abbiamo sempre creduto nell’unità nella differenza è certamente una sconfitta!

Ma forse queste divisioni sono sintomatiche di separatismi che vanno ben oltre il Partito Democratico italiano: assistiamo in effetti un p' dappertutto in Europa ed altrove ad un rinnovato interesse per protezionismi, identità particolari e del particolare, ad un bisogno di trinciarsi dietro a delle specificità che esse siano economiche, culturali, religiose, politiche od altro che sempre di più ci conducono verso la coltivazione nel nostro orticello. Aldilà dei giudizi di valore che questo bisogno di definirsi e di delimitarsi vuole indicarci, appare chiaro oggi che l’idea di unità plurale sia fortemente in crisi.  Nuovi interessi, fallimento di una certa idea di cittadinanza, crisi del progetto europeo, tensioni tra globalizzazione e nazionalismi, nuovo corso della politica americana ci portano verso nuove frammentazione del mondo.  

Inutile dire che il rischio della parcellizzazione dei nostri spazi possa condurci alla guerra di tutti contro tutti!

Per quello che riguarda i nostri specifici problemi si fa sempre maggiormente sentire nella nostra collettività un bisogno di chiarezza con le autorità di riferimento tunisine al fine di capire meglio le scelte del paese di residenza sia in ambito economico che sociale. Molti gli imprenditori che oggi si chiedono se vi è ancora un interesse ad investire in Tunisia ma soprattutto che chiedono maggior chiarezza d’intenti nelle politiche economiche. Proprio per poter rispondere a queste inquietudini il Comites Tunisia insieme alle varie realtà italiane che si occupano del settore sta organizzando per i primi d’aprile un incontro con gli imprenditori italiani per capire quali sono le problematiche degli italiani in questo settore e come si possa agire perché le nostre autorità ne siano i portavoce rispetto al governo tunisino.

Proprio nel momento in cui la visita del Presidente Caïd Essebsi in Italia ha visto consolidarsi ulteriormente i rapporti tra Tunisia e Italia ci sembra che un’attenzione maggiore alla collettività qui operante sia quanto mai doverosa!

Il mese di marzo è non solo simbolo di ritorno della primavera ma anche e soprattutto il mese in cui si festeggia(e non solo speriamo!) la Festa della Donna. A tutte le donne l’augurio di un’effettiva parità sociale, economica, culturale ed affettiva!



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