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NOSTRI PROBLEMI

 

Un’estate caldo-umida ha caratterizzato quest’anno la Tunisia con un termometro che ha spesso superato i 40°C.

Spiagge affollate, utilizzo smodato di climatizzatori ed affini con un consumo allarmante di energia elettrica hanno segnato questa prima metà di agosto.

Al piacere di godersi un mare cristallino si accompagna spesso la sgradevole constatazione di spiagge piene di rifiuti, soprattutto di plastica, lasciati dai bagnanti, poco attenti all’ambiente. Se l’educazione al rispetto degli spazi pubblici e dell’ambiente in generale dovrebbe essere tra le priorità del Governo per la costruzione di una coscienza civile, si deve purtroppo constatare che malgrado annunci e misure eclatanti ma senza seguito, le città e le spiagge continuano ad essere invase di rifiuti di ogni genere. Al grave danno ambientale che ne consegue se ne aggiunge, a nostro parere, un altro molto più grave, cioè il considerare degno di attenzione e di cura solo ed esclusivamente il bene privato a scapito degli spazi pubblici. Ciò, malgrado l’opera meritoria di alcune associazioni che cercano di intervenire attivamente sul territorio, non solo genera una diseducazione ambientale ma determina anche un comportamento di disattenzione e di scarsa cura nei confronti della “cosa pubblica”, il che è in contraddizione con l’essere un cittadino dotato di senso civico.

La Tunisia, d’altronde, non cessa di stupirci positivamente aprendo porte che dall’Indipendenza del Paese erano rimaste chiuse. Il 26 luglio, il Parlamento ha adottato all’unanimità una legge considerata storica per combattere la violenza contro le donne e per violenza si intende, oltre a quella fisica, quella economica, sessuale, politica e psicologica. La legge prevede anche la creazione di meccanismi di protezione, sia giuridici che psicologici, per l’assistenza alle vittime di violenza ma soprattutto ha modificato l’articolo 227 del codice penale secondo il quale uno stupratore non poteva più essere perseguito se avesse sposato la sua vittima minorenne. Questo importante provvedimento è stato anche il risultato delle lotte delle femministe che da decenni rivendicano la revisione dell’articolo 227.

Sempre in tema di parità di genere, il 13 agosto, festa delle donne in Tunisia, il Presidente Beji Caïd Essebsi, nel suo discorso ha annunciato misure riguardanti l’abolizione della circolare del 5 novembre 1973 nella quale si vieta alla donna tunisina musulmana il matrimonio con un non musulmano.

L’abolizione di questa misura discriminatoria si è resa necessaria non solo perché ormai molte donne tunisine sposano dei non musulmani, costretti ad oggi a convertirsi perché sia riconosciuto in Tunisia il loro matrimonio, ma perché costituisce una netta violazione della Costituzione del 2014 nella quale viene contemplata esplicitamente “la libertà di coscienza”.

L’annuncio più eclatante del Presidente tunisino è stato quello però di raggiungere la parità assoluta in materia di eredità tra donna e uomo, seppur gradualmente. Egli ha infatti dichiarato che “Il Codice dello Statuto Personale (CSP) sarà modificato progressivamente fino a raggiungere un’eguaglianza effettiva e totale di tutti i cittadini, uomini e donne.”

Queste misure, se ratificate dal Parlamento, rappresenterebbero una svolta storica per la Tunisia, ma soprattutto per la sua democrazia che non può, per ritenersi tale, essere discriminatoria nei confronti di più della metà della popolazione.

A tutti i nostri lettori, in vacanza e non, auguriamo un buon Ferragosto e un felice Aïd el Kebir sperando che a settembre la ripresa della attività sociali, culturali ed economiche siano altrettanto innovative ed utili per la crescita di noi tutti!

 



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