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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 840 – 192 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Le elezioni legislative e presidenziali rispettivamente il 6 ed il 13 ottobre in Tunisia sono prossime e lo scenario politico desta molte perplessità: sebbene, in effetti, molti abbiano gridato invano l’importanza di riflettere a quale lista dare la propria preferenza nel mare magno dei candidati alla futura composizione del Parlamento (che però determinerà la politica del Paese!), si continua a discutere solo ed esclusivamente di elezioni presidenziali, come se le legislative passassero o dovessero passare quasi inosservate. Eppure tra pochi giorni ci saranno le politiche e l’assenteismo che già l’ha fatta da padrone al primo turno delle presidenziali, rischia non solo di confermare la sua posizione, ma di essere maggiormente rinforzato. Il pericolo sarà anche quello di un possibile rovesciamento degli equilibri tradizionali della politica interna ed estera del Paese con probabili ripercussioni sull’economia e la cultura.

Un altro punto dolente sono proprio le presidenziali con due candidati al ballottaggio di cui uno in prigione: lungi da noi prendere una qualsiasi posizione per l’uno o l’altro candidato di cui leggiamo i commenti senza però aver ben chiaro se i loro programmi siano attuabili in un contesto in cui i poteri decisionali spettano in primis al Parlamento. La Tunisia, non essendo più un regime presidenziale (pur lasciando al Presidente poteri estesi come la Difesa e gli Esteri), le decisioni debbono essere concordate col Primo Ministro, eletto dal Partito o dalle coalizioni vincenti alle politiche perché, e contrariamente a quanto succedeva prima del 2011, il Primo Ministro non è più emanazione diretta del Capo dello Stato. Sembra però che nell’inconscio tunisino continui a prevalere la visione politica antecedente e che solo le elezioni del 13 ottobre preoccupino i cittadini. La polemica sul non rilascio del candidato Karoui dalla Corte d'Appello di Tunisi che ha rigettato luned 1° ottobre la sua nuova richiesta di liberazione, a pochi giorni dalle elezioni, rischia, in effetti, di annullare il principio di pari opportunità ed adombrare l’esito democratico delle elezioni, poiché è chiaro che un conto è vincere una gara con uno o più contendenti, un altro è vincerla correndo da solo.

Non si sa se Karoui avrebbe potuto avere la meglio sul suo concorrente Saïd ma è chiaro che anche se dovesse vincere il giurista contro l’uomo d’affari in un contesto di pari opportunità, lo stesso Saïd sarebbe stato maggiormente legittimato, cosa che invece lo indebolirebbe rimanendo immutato lo scenario attuale. D’altra parte ed indipendentemente dai possibili risultati ottenuti, questa non liberazione peserà sia sulle politiche sia sulle presidenziali, ma soprattutto peserà il sospetto, giustificato o meno, di una manipolazione politica al fine di incidere negativamente sulle previsioni dei mesi passati che davano per vincitore sia per le legislative che per le presidenziali il candidato detenuto in carcere.

La non coesione dei partiti detti “democratici” o “modernisti” è stata però pesantemente sanzionata dai tunisini che hanno dato la loro preferenza a partiti populisti o a persone che si presentano come indipendenti ed in questo non da meno è stata l’Italia, con l’ulteriore scissione del PD e la creazione del partito Italia Viva di Renzi che oggi si vede fedele alleato di 5Stelle dopo anni di feroce contestazione del populismo. Nel concreto e soprattutto per gli elettori italiani all’estero, e precisamente nella nostra circoscrizione AAOA (Africa, Asia, Oceania e Antartide), questo ha significato che chi ha eletto un rappresentante di un partito o di una coalizione, in questo caso due parlamentari PD, oggi si ritrova con due parlamentari di due diversi partiti (PD e Italia Viva) senza peraltro considerare importante giustificare la loro scelta presso coloro grazie ai quali oggi sono al Parlamento. Se il senatore Giacobbe rimane nel PD, diversamente ha scelto il deputato Nicola Carè che è uscito dal partito democratico per allearsi col nuovo partito di Renzi. Questo complica ulteriormente la già fragile rappresentanza degli eletti all’estero, ma la situazione non è migliore in Europa dove i divorzi sono stati ancora più laceranti, in un contesto già estremamente delicato laddove la contrazione annunciata dei parlamentari dal governo rischia di penalizzare in primis gli eletti all’estero.

Per fortuna le nostre inquietudini sono come sempre smorzate dalla cultura che in questo mese di ottobre vede l’Italia in Tunisia attore di primaria importanza tra cinema, conferenze, mostre, convegni e musica tra cui l’ormai tradizionale appuntamento all’Acropolium di Cartagine con l’Ottobre musicale.

 


 


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 839 – 191 [nuova serie]

a

 NOSTRI PROBLEMI

 

L’estate volge al termine e le piogge torrenziali che si stanno abbattendo sulla Tunisia preannunciano un autunno afoso all’insegna di una campagna elettorale che vedrà domenica 15 settembre i tunisini andare a votare per il loro futuro presidente senza entusiasmo, senza convinzione, spesso nell’esitazione di chi non sa fino all’ultimo chi votare e se votare, di fronte ad una scelta così dispersiva e a volte così simile tra un candidato e l’altro, tra un programma e l’altro.

Se la democrazia è pluralismo si devono anche indicare delle alternative possibili, degli “aut aut” che ci permettano di differenziare le cose, le persone, le idee... così diventiamo cittadini responsabili, responsabili perché capaci di operare una scelta. In queste elezioni focalizzate sulle presidenziali (quando ormai il sistema politico è essenzialmente parlamentare) in cui poco si parla delle legislative che costituiscono però la vera sfida per chi vincerà le elezioni, l’elettore fa fatica a scegliere. Forse per questo è difficile fare delle proiezioni, come alcuni media hanno fatto, non tanto perché la non prevedibilità dei risultati sia un segno di salute democratica, ma perchè probabilmente il tunisino opterà per un candidato all’ultimo momento forse nei seggi stessi per mancanza di entusiasmo. Eppure se dovessimo sommariamente e forse anche superficialmente dividere i candidati in due grandi famiglie di idee, con i modernisti da una parte e gli islamisti dall’altra, suddividendo poi ulteriormente i modernisti in liberali e progressisti e gli islamisti in moderati e più tradizionalisti, sarebbe già una prima scelta di campo, ma il problema sorge quando dobbiamo fare un’ulteriore suddivisione poiché sono così tanti, specie tra i modernisti, che la vera preoccupazione dei tunisini è: chi debbo votare per non disperdere il mio voto ed impedire che un candidato qualsiasi, ma che si riconosca in una famiglia d’idee, possa raggiungere il fatidico secondo turno?

Non sarà un’elezione facile e malgrado l’appello firmato da molti intellettuali tunisini per compattare il campo democratico dietro pochi candidati, le figure sono troppe per ispirarci tranquillità e serenità sui possibili risultati.

In Italia, il governo Conte bis è stato approvato sia alla Camera che al Senato. Un’alleanza di governo non facile che vede i pentastellati unirsi con il PD, ma che speriamo possa ridare all’Italia una certa credibilità e stabilità dopo una stagione di scontri quotidiani nella coalizione al governo appena conclusasi. L’opposizione che ha fatto cadere il governo creando le condizioni di questo nuovo Conte bis oggi urla nelle piazze all’inciucio ed all’abusivismo delle minoranze. Facile!

Nell’augurare all’Italia una stagione più politica e meno pubblicitaria, un plauso particolare va alla nomina di Enzo Amendola a Ministro per gli Affari UE ed a quella di Paolo Gentiloni come commissario UE agli Affari Economici.

Con settembre si ritorna a scuola e all’università e a tutti auguriamo un buon anno scolastico!

Le attività del cineforum ormai nostro tradizionale appuntamento quindicinale al Centro Culturale Dante Alighieri a Tunisi riprendono con una prima proiezione il 18 settembre. Quest’anno è stato scelto “Il nuovo cinema italiano” dopo che per gli anni precedenti erano stati scelti i temi dell’emigrazione, della libertà, della letteratura e cinema. Non mancate e buona visione!

 


 


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 838 – 190 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Grande momento di emozione dopo la scomparsa del primo Presidente eletto della Seconda Repubblica tunisina, Beji Caïd Essebsi. Funerali in pompa magna che hanno visto riunite al Palazzo di Cartagine personalità politiche venute da Paesi arabi ed europei . Il Presidente defunto ha attraversato tutta la storia della Tunisia dall’Indipendenza ad oggi e, specie dopo la rivoluzione del gennaio 2011, è stato capace di mantenere intatte le istituzioni, impedendo cos che il Paese sprofondasse in una guerra civile com’è invece accaduto in molti Paesi del sud del Mediterraneo ma soprattutto, e malgrado le critiche ricevute, è stato in grado, attraverso giochi di alleanze politiche apparentemente improbabili, di mantenere equilibri politici che hanno permesso che due visioni contrastanti della società si affrontassero in modo pacifico. Arguto diplomatico ha saputo gestire i diversi e gravi episodi di violenza e di terrorismo che si sono verificati durante la sua presidenza riuscendo sempre ad imporre la mediazione al conflitto. Meno illuminata è stata invece la sua guida al partito da lui creato, alla vigilia della sua elezione, Nidaa Tunes che dopo un momento di effimera gloria si è frantumato in molteplici partiti, non riuscendo così ad imporsi come reale alternativa  alla guida del Paese.

Morire il giorno della Festa della Repubblica (25 luglio) ha dato simbolicamente alla Nazione il sentimento che Stato e Capo dello Stato si identificassero. La partecipazione popolare è stata grande, anche quella dei suoi detrattori che hanno visto scomparire con lui, l’ultimo erede della tradizione desturiana di Burghiba, al quale ed attraverso l’organizzazione spettacolare del funerale di Essebsi, il popolo tunisino ha reso un omaggio indiretto, omaggio che non fu permesso dall’ex presidente Ben Ali.

Molte le incognite però sul futuro; se la transizione è stata indolore con l’immediata nomina di Mohamed Ennaceur quale Presidente ad interim il 25 luglio stesso, la data fissata al 15 settembre per le future elezioni presenta un numero cos elevato di candidati alla presidenza da confondere l’elettore medio.

Se è vero che il Ministro italiano Moavero è stato presente alla cerimonia del 27 luglio a Cartagine, è anche vero che è stata una presenza passata in secondo piano rispetto a quella del Presidente francese, del presidente del Portogallo o del re di Spagna per non nominarli tutti. Una presenza di basso tono per un Paese amico e vicino quale l’Italia, ma soprattutto una mancata presenza per gli italiani che operano nel Paese e che si sono sentiti poco rappresentati in un momento in cui la solidarietà del loro governo sarebbe stata un segno dell’importanza dei rapporti con la Tunisia, in un momento cos delicato di transizione ed attraverso questo un segno dell’importanza della nostra collettività.

Sì, è vero che il 1° agosto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto visita all’ambasciatore della Repubblica di Tunisia a Roma, Moez Eddine Sinaoui, per portare le proprie condoglianze e quelle di tutto il Governo italiano per la scomparsa del Presidente tunisino Beji Caid Essebsi lo scorso 25 luglio, ma sappiamo che il caffè riscaldato lascia sempre un gusto amaro in bocca.

In Italia la coalizione 5Stelle/Lega, sempre ad un passo dalla crisi di governo, ha votato però in modo compatto per il decreto Sicurezza bis diventato così legge. Lunedì 5 agosto il Senato lo ha approvato con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti: tale provvedimento limita il soccorso in mare e modifica in parte la gestione dell’ordine pubblico.

Questo il commento del ministro Salvini sui social: «Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria». Avremo modo di dettagliare nel prossimo numero questa legge, il suo impatto sulle libertà personali e collettive, sul dovere di salvare persone in pericolo di vita in mare, sul rispetto o meno delle leggi internazionali, ma intanto non possiamo non sottolineare come l’utilizzo di un simbolo religioso e non politico per confortare una legge sia poco consono allo Stato ed alla religione stessa!



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 837 – 189 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La questione dei migranti continua a dividere l’Italia e gli italiani. L’ideologizzazione del fenomeno ad oltranza non consente però di riflettere su quali possibili soluzioni occorrerebbe mettere in atto per far sì che la distribuzione territoriale non sia necessariamente legata al salvare vite in pericolo. Discutere a livello europeo del fatto che l’Italia non possa da sola accogliere ed integrare tutti i migranti e che siano necessarie regole per affrontare collegialmente la ripartizione dei profughi nei Paesi dell’UE presuppone un’Europa forte capace di imporre regole agli Stati nazionali che la compongono. Assistiamo però con grande preoccupazione all’affermazione di correnti contrarie all’UE che consentono di adottare politiche di protezione dei confini nazionali contrastanti ed inique.

Intanto però la gente muore ed il viaggio della speranza si conclude per molti tragicamente. In questo ultimo mese la questione della criminalizzazione delle Ong che tentano di recupare i migranti i cui gommoni stanno per affondare ha messo tra parentesi uno dei principi fondamentali della nostra democrazia che è il reato di omissione di soccorso, considerato appunto un reato contro la persona, e più specificamente contro la vita e l'incolumità individuale. Ci troviamo oggi di fronte ad un ribaltamento dei valori: commette reato chi salva vite. Ma chi deve prendersi la responsabilità di salvare vite in pericolo? Vi sono alternative e quali sono o possono essere?

Si è molto discusso sulla possibilità di spostare sulle coste nord-africane il confine dell’emigrazione creando dei campi profughi destinati a raccogliere e fermare i migranti che tentano di raggiungere l’Europa. La Libia con la quale si erano fatti questo tipo di accordi è un Paese in guerra che non garantisce la protezione minima dei diritti dei profughi, ridotti per lo più ad uno stadio subumano. L’ultimo bombardamento di un campo profughi che ha fatto decine e decine di morti ha dimostrato in modo più che palese, per chi già non lo sapesse, che il Paese, in preda ad una guerra fratricida, non può in alcun modo costituire un porto sicuro d’approdo per i richiedenti rifugio. La Tunisia che dal 2011 ha accolto sul suo piccolissimo territorio centinaia di migliaia di profughi libici in fuga dalla guerra non è in grado di essere o di diventare il nuovo porto dell’Europa. Una Tunisia che ancora vive prorogando di trimestre in trimestre lo stato d’emergenza, che è costantemente destabilizzata dal terrorismo, come testimonia l’ultimo attentato in pieno centro a Tunisi contro le forze dell’ordine. Una transizione democratica ancora non compiuta come si è potuto constatare con la crisi generata dal malore del Presidente Caid Essebsi e la discussione su chi, in caso di vacanza del potere, possa garantire la costituzionalità delle leggi, in assenza di una Corte Costituzionale e questo in un clima pre-elettorale abbastanza confuso.

A quando una reale discussione che coinvolga Africa ed Europa sull’emigrazione? Come si potrà nel futuro arginare questo fenomeno se disastri ecologici, guerre e carestie continueranno a fare di questo continente il più povero e il più martoriato in termini di popolazione ed il più ricco in materie prime del mondo? Ma anche se venisse a breve o a lungo termine adottato un piano Marshall per l’Africa, pare essenziale, nel frattempo, salvare le vite delle persone che tentano di intraprendere il viaggio della speranza. Non si può avere la coscienza tranquilla di fronte alla tragedia umana: la vita e la sua protezione sono il nostro unico bene, tutto il resto è ideologia.

Una nota positiva in questo mare di tragedie è la riflessione intorno al tema della lingua e della cultura italiana che ha riunito ispettori dell’educazione nazionale tunisina, universitari, istituzioni culturali italiane (Istituto Italiano di Cultura in primis e Dante Alighieri) e Comites per capire quale futuro ci sia in Tunisia per l’italiano. Un prossimo convegno di cui parleremo dettagliatamente in settembre cercherà di riunire tutti i protagonisti dell’italianistica nel Paese per poter far dell’italiano una lingua d’eccellenza.

A tutti i lettori auguriamo una buona estate malgrado le temperature elevate che di certo non conciliano il lavoro!

 


 


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