Il Corriere di Tunisi 
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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 802 - 153 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Luglio 2016: un lungo elenco di attentati che dall’Asia all’Europa, dal Medio-Oriente all’Africa ed agli Stati Uniti ha seminato terrore, morte, incomprensione.

L’elenco della morte rimbomba nelle nostre coscienze, ultimo dei quali lo sgozzamento di un prete nella periferia di Rouen in Francia, nell’esercizio della sua funzione. Certo di tutti gli attentati che si sono susseguti  negli ultimi trenta giorni pare parziale soffermarci solo sull’uccisione di un prete di 86 anni mentre celebrava la messa quando in Siria, in Francia, in Bangadesh, in Irak, in Germania ecc. i morti si contano a centinaia. Non si tratta di banalizzare il male né cosa peggiore di abituarci alla sua ineluttabilità né tantomeno fare una gerarchia del terrore: il terrore è terrore ovunque si manifesti, alle porte di casa nostra o a migliaia di km da dove  viviamo. L’idea dell’indifferenza a cio’ che succedeva in un altrove lontano ormai non è più d’attualità poichè abbiamo ben coscienza che tutta la strategia del terrore è interconnessa ed interdipendente. Se vogliamo soffermarci  sulla barbara uccisione di un prete è perchè è un atto simbolico ma non perchè sia meno tragico né più tragico della serie di attentati che ha falciato le vite a bambini, a giovani e vecchi, a donne ed uomini, a turisti ed autoctoni, a bianchi o a neri, a cristiani ed a musulmani, a credenti ed a miscredenti.

La reazione della Chiesa è stata degnissima: non rispondete al terrore col terrore, alla violenza con la violenza, l’essenza del cristianesimo è nella pace e nel perdono se si vuole seguire l’insegnamento di Cristo. Le parole di pace della Chiesa ma anche di alcuni Capi di Stato  europei possono , agli occhi di molti, essere vissute come una forma di debolezza, di incapacità, di sottomissione ma sono invece i presupposti necessari per evitare che la spirale della violenza non diventi una guerra di tutti contro tutti che costituirebbe di fatto la vera sottomissione al terrore ed alla violenza.

E’ facile distruggere le basi della coesistenza civile ma sappiamo quanto sia difficile ricostruirle.

Un’altra riflessione che si impone alla nostra coscienza: si commettono in nome di Allah massacri  indicibili commessi da giovani ventenni. Se le società europee debbono ripensare l’integrazione, le forme di discriminazioni che la sua società ha prodotto, il risentimento e l’acculturazione dei giovani che come negli anni 30 del secolo scorso produce revanchismo, terrore e banalizzazione del male è chiaro anche che debba essere seriamente ripensato nel mondo musulmano, questo sentimento di vittimazione, di suscettibilità a fior di pelle, di incapacità a guardarsi dentro e a fare i conti con la società e la cultura che dal post-colonialismo si va costruendo.  La capacità di autocrica è oggi più che mai necessaria se si vuole combattere discriminazioni e terrore dall’Oriente all’Occidente.  Il dibattito nel mondo musulmano è altrettanto fondamentale quanto il dibattito in Occidente. E’ ora che si rifletta nel mondo islamico com’è possibile utilizzare l’Islam come arma del terrore. Non basta più dire che questo non è il vero Islam, occorre riflettere seriamente ed indipendentemente dal fatto che ci siano veri e falsi musulmani che cosa ha permesso e reso possibile queste deviazioni, occorre realmente che il mondo musulmano non solo si dissoci ma cominci a pensare la sua società non solo come società post-coloniale ma come società etica e che lo dica ai suoi figli. Che cosa ha prodotto la società musulmana negli ultimi vent’anni, quali sono i suoi valori, la sua cultura, i suoi riferimenti? Non potrà l’Islam fare l’economia di questo suo dibattito interno se non vorrà che si fraintendano le sue parole!

E per concludere ci sembra importante citare le parole del  Corano e ricordarci di quanto  vi è scritto: “Gli ebrei, i cristiani, i Sabei non debbono avere paura e non debbono essere tristi in presenza dell’Islam”.

 

 

 


 

 


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 801 – 152 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Ancora una volta dagli Stati Uniti alla Francia, la violenza colpisce e come un aspira-morte l’Isis ne rivendica la paternità, che vera o falsa che sia crea in noi il sentimento che siamo in pericolo a casa, in una discoteca, in un bar, per strada, in una metro, su una spiaggia... ovunque. Si sono indeboliti? E’ il canto dei cigni? Così non pare proprio se sono in grado di trasformare “l’uomo qualunque” in “assassino qualunque”.

Certo la strategia della paura conforta il terrorismo creando questo sentimento di inimicizia globale che la potenzia ulteriormente e che, a macchia d’olio, si sta allargando e se l’Isis perde terreno in Siria, in Irak e speriamo in Libia, la meccanica dell’odio globale continua a provocare i suoi deleteri risultati.

Dal canto suo l’Europa, con la minaccia del “brexit” della Gran Bretagna rischia di indebolirsi ulteriormente mettendo a repentaglio il binomio unità-democrazia che dal dopoguerra ad oggi era stato, attraverso il superamento dei particolarismi nazionalisti, la condizione della costruzione della pace.

In Tunisia, la situazione non è delle più rosee: il crollo del dinaro rispetto all’euro, se puo’ essere attrattivo per pochi, mette a forte rischio il paese con un impoverimento ulteriore della popolazione, fautore di probabili futuri disordini.

Il Presidente Caïd Essebsi si è espresso in favore di un governo di unità nazionale per tentare di arginare la crisi ed evitare che il paese precipiti completamente, coinvolgendo  tutte le forze politiche, senza distinzioni.

La situazione nel paese- ha ribadito Essebsi- è come lo sappiamo pessima e l’abbiamo tutti evocata nei vari incontri con le forze politiche. E’ una realtà. Dobbiamo cessare nei media di evocare le dimissioni di un tale o di tal altro o di sostenere questo o quello. Il problema oggi è la Tunisia e come uscire dalla crisi; e quello che ho potuto notare è il patriottismo di tutti quelli che ho incontrato.

Riuscirà il Presidente a compattare forze così discordanti, all’indomani del Congresso di Ennadha, che vuole riproporsi come primo partito e riassestare a suo vantaggio lo scacchiere politico tunisino? Accetterà l’opposizione di mettere fra parentesi le sue profonde differenze per tentare di evitare il fallimento del paese?

A completare questo scenario fortemente problematico la tela si è infiammata per manifestazioni di intolleranza che hanno oscurato la “sacralità pacifica” del mese di Ramadan con l’aggressione ad un’artista che esponeva le sue opere alla Marsa e con la messa in rete di un video che riprendeva clienti in un café che non digiunavano.

Le parole di Spinoza, scritte quattro secoli orsono, sono a questo proposito ancora evocatrici: “I superstiziosi (come sono spesso certe persone sedicenti religiose), che son capaci di vituperare i vizi più che di insegnare le virtù, e che si preoccupano non di condurre gli umani mediante la Ragione ma di tenerli a freno col Timore - così che fuggano il male invece di amare la virtù! -, non hanno altro obiettivo che rendere gli altri miseri come lo sono essi stessi.”

Per fortuna l’esordio vincente degli azzurri al campionato europeo di calcio ha rischiarato gli ultimi giorni, sperando che dopo la vittoria sul Belgio, continui sulla scia del successo!

Per quello che riguarda la collettività, il Comites ha organizzato un corso gratuito rivolto ai bambini bi-nazionali d’italiano perchè essere italiani sia più che il possesso di un documento ed alfine di compattare una parte della collettività che da anni è stata messa da parte e che è ben lieta che si pensi a darle una voce..italiana! Previsto immediatamente dopo l’Aïd che auguriamo felice e pacifico per tutti, un incontro con la collettività italiana di Sousse.

In ultimo, la nomina di un Nunzio Apostolico a Tunisi nella persona di Mons.Luciano Russo.

 



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 800 - 151 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

Dopo la scomparsa del suo direttore Elia Finzi nel 2012, scommettere sul proseguimento di "Il Corriere di Tunisi" sembrava del tutto azzardato. Certo, il sentimento della necessità di proseguire un lavoro che aveva impegnato una vita ci ha sempre interpellato, certo eravamo consci di un dovere di memoria, certo pensavamo che una voce scritta dava coesione ed impatto a delle presenze sparse, ma non sapevamo se mezzi umani e materiali ci avrebbero permesso di continuare a stampare il giornale nella sua forma attuale. In questo senso il festeggiamento dei sessant'anni del Corriere di Tunisi ha rappresentato una sfida ed una speranza e ringraziamo tutti coloro che hanno capito, condiviso e partecipato agli eventi che per tre giorni hanno segnato i festeggiamenti dei "primi" sessant'anni del giornale. In primis l'équipe che ha visto coesi Mafalda Posco, Marysa Impellizzeri e suo fratello Claude, Paolo Paluzzi, Mino Rosso, Michele ed Yvonne Brondino, Lea e Claudio Finzi, che, pur nelle loro differenze d'impostazione, si sono concentrati tutti per permettere a quest'evento di essere un successo ma soprattutto ci hanno creduto. In secondo, l'eco positiva che il progetto ha suscitato trovando dei partners senza i quali l'organizzazione delle giornate non sarebbe stata possibile. Un ringraziamento particolare va a Maria Vittoria Longhi ed all'équipe dell'Istituto Italiano di Cultura che ci hanno offerto spazi, spettacolo, biglietti aerei per i conferenzieri ecc., all'Ambasciata d'Italia ed all'Ambasciatore De Cardona, alla Dante Alighieri ed al Comites. La mostra sulla storia della collettività attraverso le pagine del giornale è stata organizzata e concepita da Marcella Raffaele e da Gloria Testoni. Da anni pensavamo di completare la serie dei libri sulla memoria degli italiani di Tunisia, non trovando però i mezzi di realizzarlo.

I festeggiamenti del sessantesimo del giornale sono stati l'occasione idonea per completare un lavoro iniziato tempo fà ed è proprio partendo dalla tematica del libro, la storia politica degli italiani di Tunisia (dal XIX° al XX° secolo) che abbiamo improntato i nostri incontri su politica e Mediterraneo e politica ed imprenditoria. Il progetto della memoria, che oggi è alla sua ottava pubblicazione, ha inizio nel 1991 quando per il 35° anniversario del Corriere si organizzò grazie allo sforzo dello storico ed allora Direttore dell'Istituto di Cultura, Michele Brondino, una mostra sui "150 anni della stampa italiana in Tunisia". Brondino pubblicò poco dopo un volume dallo stesso titolo che rimane ad oggi per gli studiosi una fonte indispensabile per capire la storia degli italiani nel paese ma anche perchè evidenzia l'imponente e diversificata produzione editorialistica degli italiani di Tunisia.

L'ultima pubblicazione "Storia e memorie politiche degli italiani di Tunisia" è una pubblicazione scientifica e collettiva (come tutte le nostre pubblicazioni sulla memoria) che si avvale degli scritti di storici affermati e di ricercatori, tunisini ed italiani, di accademici e di dottorandi che si sono soffermati su momenti della storia complessa ed a volte anche problematica degli italiani nel paese. Perchè essersi interessati all'aspetto politico in questo volume? Abbiamo ritenuto opportuno soffermarsi su questo aspetto della storia della collettività poichè pensiamo che il politico condizioni consciamente o meno le scelte di una collettività sia nella sua costruzione identitaria, sia nella tipologia delle sue attività, sia nei suoi rapporti con il paese d'origine e d'accoglienza. Il libro completa seppur in maniera non esaustiva la serie di libri sulla memoria iniziata nel 1996, lasciando spazi incolti ai futuri ricercatori. In questo senso, vogliamo utilizzare le colonne di questo giornale per far un appello urgente alle nostre Autorità di rappresentanza: la Biblioteca Nazionale e l'Archivio tunisini sono ricchissimi di documenti, giornali, libri in lingua italiana, materiale di grande importanza per gli studiosi tunisini italofoni ed italiani, che lo utilizzano con sempre crescente difficoltà visto l'inesorabile deterioramento dei materiali specie dei giornali. Un'operazione che veda l'Italia partecipe del recupero di queste fonti sarebbe un'operazione di fortissimo interesse per la memoria storica delle due rive del Mediterraneo ed anche se di non immediata visibilità aiuterebbe a costruire e mantenere nel tempo i rapporti di interconnessione tra i due paesi, costruendo, aldilà degli slogan, una storia reticolare che dal nord al sud e dal sud al nord, è storia del Mediterraneo e della mediterraneità. D'altra parte sarebbe poco costosa poichè si tratterebbe solo di numerizzare i documenti.

Per finire un sentito ringraziamento a Vincenzo Amendola, Francesco Giacobbe e Marco Fedi , che, alla nostra diretta sollecitazione, hanno risposto partecipando attivamente alle nostre giornate!

 


 


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 799 – 150 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

I nostri editoriali sembrano ormai essere una somma di notizie necrologiche che addizionano dall'Europa, all'Africa ed all'Asia, morti a seguito di attentati terroristici! Ben Gherdane, Bruxelles, Ankara, Mossul, Lahore, senza citare tutte le azioni terroristiche che non fanno notizia in varie parti del mondo, continuano a seminare morte, terrore, alimentando odio, disperazione, malavita ed un'internazionale del crimine che si veste col nero delle sue bandiere, ingannando migliaia di giovani che si arruolano nelle loro file pensando così di risarcire la loro storia, se stessi, il mondo!

Noi che ci stiamo preparando a festeggiare i sessant'anni della nascita del nostro giornale, nascita che è anche quella della Tunisia indipendente, vorremmo ribadire in questa ricorrenza, la necessità che l'informazione non contribuisca, in modo insensato e pericoloso, a mettere il fuoco nel pagliaio e far divampare questo "scontro di civiltà" così caro ai guerrafondai. La stampa, in effetti, che condiziona così tanto l'opinione pubblica, dovrebbe riflettere con più attenzione alle conseguenze in chiave populistica dei suoi messaggi e prima di tutto interrogarsi su "chi approfitta del terrore?", così come un'informazione più democratica dovrebbe più equamente distribuire le sue notizie, poichè esaltare una notizia a scapito di un'altra, la cui importanza è di fatto simile, crea irremediabilmente un'opinione errata che condiziona, purtroppo chi le legge, le ascolta, le vede. Inutile, in effetti, che alcune voci politiche o/e intellettuali spieghino che il terrore colpisce tutti ed ovunque, se la stampa mette in rilievo solo alcuni luoghi, alcune religioni, alcuni popoli. L'esempio dell'attentato di Lahore è in questo senso significativo poichè questo, accaduto nel giorno della Pasqua cristiana, è stato percepito come attacco alla cristianità mentre poco si è detto dell'attentato di Mossul, a pochi giorni di distanza, in uno stadio dove giovani adolescenti hanno perso la vita poichè un kamikaze si è fatto saltare.

L'internazionale nera del crimine vuole proprio spingerci a credere che è in atto una guerra di civiltà laddove è in atto una guerra di potenza che si veste con i colori della religione ma che di fatto ha solo i colori della morte facendo dell'instabilità politica ed economica il concime ideale per crescere indisturbata!

Non a caso in una delle manifestazioni del sessantesimo avremo il piacere di ascoltare ed interrogare Maurizio Molinari, direttore del giornale italiano "La Stampa" sul ruolo e responsabilità dei media nella costruzione di un'opinione pubblica.

Ringrazio a nome del giornale tutti coloro che ci hanno aiutato a presentare un programma che si annuncia di grande interesse e che si svolgerà dal 20 al 22 aprile. Ringrazio anche tutti i partecipanti che ci fanno l'onore di animare queste tre giornate che dai ricercatori ai politici tunisini ed italiani, hanno coralmente aderito alle nostre iniziative.

Senza la partecipazione delle nostre istituzioni di riferimento questa ricorrenza del sessantesimo anno di vita del Corriere di Tunisi non avrebbe potuto proporre un programma così ricco e diversificato ed un particolare ringraziamento va all'Ambasciata d'Italia, all'Istituto Italiano di Cultura senza escludere il Comites, la Dante Alighieri, la CTICI.

Una menzione particolare a Enzo Amendola, all'amico Marco Fedi ed a Francesco Giacobbe la cui presenza ai nostri incontri darà a questi una qualità ed un'importanza che senza di loro non avremmo potuto avere. Ringrazio anche il ministro degli Affari sociali tunisino, Mahmoud Ben Romdhane di aver accettato di partecipare con noi alla tavola rotonda sull'annoso problema del futuro delle piccole e medie imprese in Tunisia con particolare riferimento alle imprese italiane che spero interesserà il mondo imprenditoriale (e non solo) tunisino ed italiano, così come la presenza al nostro tavolo di un costituente tunisino, Fadhel Moussa ci permetterà di meglio capire se il processo di democratizzazione in atto dopo la rivoluzione ha trovato reale riscontro nel rimodellare lo Stato tunisino o se si è arenato negli scogli farraginosi degli interessi di parte?

Il 20 aprile presenteremo inoltre il nostro libro "Storie e testimonianze politiche degli italiani di Tunisia", frutto di un lavoro collettivo scritto da studiosi ed accademici italiani e tunisini.

Il tema generale delle nostre giornate sarà improntato alla politica: politica e storia, politica e testimonianze, politica ed equilibrio mediterraneo, politica ed imprenditoria poichè riteniamo che capire le nostre impostazioni politiche nel passato come nel presente siano condizioni necessarie per pensare il nostro futuro.

Sperando vedervi numerosi a tutte le manifestazioni del sessantesimo del giornale alle quali tutti i nostri lettori sono invitati a partecipare, auguro al nostro/vostro giornale di poter continuare a essere quella voce italiana del sud del mediterraneo nel futuro!

 

 


 


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