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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 864 – 216 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Gli ultimi anni del governo di Ben Ali davano già segni inquietanti di degrado economico preannunciando così una crisi sociale che però a dieci anni dalla caduta del Regime non ha dato segni riconfortanti di ripresa, malgrado i cambiamenti politici avvenuti all’indomani della rivoluzione che tra l’altro aveva come motto “dignità e libertà”. Dal 2011 al 2021 la crisi si è aggravata ed il potere d’acquisto del tunisino medio è nettamente diminuito.

In questo contesto di esasperazione e di difficoltà, i tunisini hanno visto crescere una classe politica autoreferenziale che poco ha fatto per far uscire il Paese dalla stasi in cui si trovava. La stessa gestione della pandemia e l’inquietante moltiplicarsi dei morti di Covid, con una campagna di vaccinazione che andava a rilento e che non copriva l’intero territorio ha ulteriormente esasperato la gente. Il rincaro del costo della vita, la precarietà dei giovani, il sentimento di essere stati beffati, la corruzione dilagante, le anomale alleanze politiche, i balletti parlamentari, l’arricchimento indebito e fulmineo di una certa classe politica, l’utilizzo strumentale della religione ecc. spiegano l’entusiasmo di gran parte della popolazione a seguito delle dichiarazioni del 25 luglio del Presidente Saiëd a cui sono seguite le misure eccezionali del 22 settembre che danno al Presidente facoltà di legiferare attraverso decreti-legge, oscurando di fatto il ruolo del Parlamento.

Se tali misure hanno suscitato entusiasmo da una parte, dall’altra hanno creato dell’inquietudine sul futuro di una democrazia ancora non collaudata. Ma la cosa che ha maggiormente preoccupato è stata la vacanza del potere per oltre due mesi e per questo motivo la decisione del presidente Saïed di nominare la docente universitaria Najla Bouden a capo del governo il 29 settembre ha, in un certo qual modo, rassicurato chi si stava preoccupando dell’assenza di un governo, tra l’altro in una situazione economica sempre più deteriorata. Najla Bouden non ha un percorso politico e permangono molti interrogativi sulle sue doti governative e sul margine decisionale che avrà rispetto al Presidente della Repubblica tunisina, ma sta di fatto che la sua nomina ha suscitato interesse ed anche compiacimento poiché la Bouden è la prima donna nel mondo arabo ad essere capo di governo.

Con grande sollievo di tutti, inoltre, dopo soli dodici giorni di consultazioni, Najla Bouden ha annunciato lunedì 11 ottobre la nuova composizione del governo che vede, per la prima volta in Tunisia, una partecipazione femminile importante (9 donne ministri). Il governo è stato approvato dal Presidente della Repubblica. Tutti i ministri nominati sono specialisti nel loro settore d’attività e nessuno è espressione di partiti politici. Un bene, un male? I risultati saranno l’espressione dei nostri giudizi futuri.

In Italia le elezioni hanno visto un progresso delle forze democratiche contro quelle sovraniste. Un retrocedere ineluttabile o circostanze favorevoli ma poco probanti per il futuro?

Atti però di violenza ai quali abbiamo assistito, come l’assalto alla CGIL, sono inqualificabili e richiamano pratiche squadristiche di cui è bene non rimuovere la storia!

Per i nostri specifici problemi: a breve le elezioni del futuro Comites. Per poter votare, come si legge nella pagina del giornale dedicata, occorre compilare un modulo ed allegare a questo la copia del proprio documento da far pervenire all’Ambasciata d’Italia a Tunisi entro e non oltre il 3 Novembre prossimo. Iscrivetevi per poter ricevere il plico elettorale! Sappiamo che la procedura è noiosa, ma è l’unico modo di partecipare a queste elezioni!

Tre sono le liste convalidate in Ambasciata in questi giorni:

la lista n°1: Unione Italiani in Tunisia

la lista n°2: Confederazione degli italiani nel mondo

la lista n°3: Indipendenti uniti

A tutti auguriamo in bocca al lupo e auspichiamo altresì che molti si iscrivano per esercitare il loro diritto di voto e soprattutto per dare ai futuri rappresentanti maggiore credibilità.

Nel prossimo numero presenteremo le liste, se queste ci manderanno gli elementi necessari per pubblicarli!

Ai nostri amici musulmani auguriamo un buon Mouled, festa che ricorda la nascita di Maometto e che quest’anno cadrà il 18 ottobre.

 


 


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 863 – 215 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Il mese di settembre è sempre vissuto come mese di transizione e di progettazione: per chi riprende il cammino verso la scuola, per chi riprende l’attività lavorativa, per chi prende nuove risoluzioni, per chi programma, settembre simboleggia per quasi tutti la ripresa pur con una certa nostalgia per le vacanze estive.

In Tunisia, l’attesa di una tabella di marcia chiara, a seguito della decisione del Presidente Saïed il 25 luglio di congelare le attività parlamentari e di congedare il governo comincia a preoccupare l’opinione pubblica tunisina ed internazionale per via dell’incognita delle misure future ma anche del progetto presidenziale. Questa poca chiarezza riguardo all’immediato futuro politico del Paese dà spazio a tutte le congetture positive o negative e si ipotizzano scenari che sono per lo più inattendibili.

Il ritardo nella formazione di un governo, il futuro del parlamento e le modifiche della costituzione del 2014  destano forti inquietudini: se è vero che non sia facile costituire un governo composto da persone capaci, preparate e non corrotte come auspicato dal Presidente, l’assenza di un referente politico non è meno pericolosa poiché, sia a livello nazionale che internazionale, occorre che vi sia una struttura con cui trattare ed in un momento in cui la crisi sociale ed economica si fa già sentire, ma che peserà ulteriormente nei prossimi mesi, la formazione di un governo diventa vitale.

Quale sarà il futuro del Parlamento tunisino? Se appare chiaro che quello attuale non sia più sostenibile quali soluzioni si prevedono? Indire elezioni? Interrompere sine die l’attività parlamentare? Eppure il Presidente insiste sui concetti di “volontà” e “sovranità” popolare che sono per lui basilari ed in questo non possiamo dargli torto se ci basiamo sui diritti inalienabili del popolo, ma quale sia la volontà del popolo e che cosa si intenda per sovranità questo sarebbe giusto chiarirlo.

In effetti, come si manifesta la volontà del popolo se non attraverso i suoi organi rappresentativi e quali sarebbero i rischi di una democrazia diretta specie nelle condizioni attuali?

D’altra parte, si teme che dopo più di 50 anni di presidenzialismo si ritorni ad un sistema basato sulla concentrazione dei poteri nelle mani di uno solo, vanificando così la volontà di coloro che il 14 gennaio 2011 erano scesi in piazza dando inizio alle cosidette primavere arabe.

Ultima preoccupazione è la volontà espressa dal Presidente di modificare la Costituzione senza però che sia chiaro quali dovrebbero essere gli articoli da cambiare e quale dovrebbe esserne il nuovo contenuto. Che la Costituzione attuale frutto di difficili negoziati e compromessi politici sia in alcuni punti confusa e contradditoria è un fatto non contestabile, ma in molti punti invece costituisce una vera opportunità democratica, una garanzia per le minoranze etniche, religiose, di genere ma anche per il diritto d’opinione che è basilare in una società civile.

Saïed si riferisce costantemente alla Costituzione di cui si reclama un interprete fedele; cosa intende quindi per modifica necessaria della Costituzione?

Infine, ed anche se tutti guardano con approvazione alla lotta alla corruzione intrapresa per ripulire una Tunisia che negli ultimi anni ha visto esplodere a tutti i livelli la corruzione, è necessario che ciò che è stato intrapreso non si trasformi in una caccia alle streghe che certo non gioverebbe all’economia portando come risultato probabile ad una ulteriore fuga dei capitali e dei cervelli.

Tutte queste incognite ci spingono ad essere molto prudenti nei nostri giudizi, in attesa di una maggiore chiarezza circa le future intenzioni della presidenza poichè il consenso popolare ottenuto in prima battuta non si trasformi in dissenso e che non si spenga la speranza di cambiamento che le misure del 25 luglio avevano suscitato!

Per i nostri problemi: iscrivetevi con le varie modalità proposte dall’Ambasciata per votare la prossima composizione del Comites. È un vostro diritto ma è anche un vostro dovere! Potete iscrivervi sino al 3 Novembre poi, una volta note le liste di chi si presenterà, ci impegneremo a pubblicarle tutte, in modo da poter scegliere i futuri componenti del Comites. Per voi, per tutti, partecipate!



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 862 – 214 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La Tunisia trattiene il respiro dal 25 luglio, giorno della Festa della Repubblica. Il Presidente Kaïs Saied con un forte consenso popolare ha sospeso l’attività del Parlamento, destituito il Primo Ministro Mechici e sospeso l’immunità parlamentare, deciso a combattere una corruzione che cominciava ad essere inquietante. Molti i consensi ma anche molte le critiche specie in ambito internazionale che creano molte difficoltà per chi cerca, al di là delle forti emozioni suscitate dalla notizia, di mediare tra analisi del tutto contrastanti. C’è chi afferma che la democrazia è a rischio, chi invece vede in questo cambiamento la possibile realizzazione degli ideali rivendicati nel 2011 (libertà e dignità). Sta di fatto che la situazione politica era fortemente inficiata da interessi partitici e che il Paese stava andando verso una deriva sanitaria ed economica preoccupante. Ma oggi quello che si teme maggiormente è il rispetto del timing previsto dalla Costituzione ed il vuoto di potere che ad oggi non ha visto ancora la nomina di un capo di governo. Questo vuoto suscita preoccupazioni poiché ci si chiede chi rappresenterà il Paese, e come non temere che in questo “no man’s land” le forze scartate dal potere non abbiano il tempo di riorganizzarsi e diventare più pericolose di quanto già non fossero? E soprattutto, chi affronterà la crisi economica che minaccia di essere sempre più devastante?

Sentimenti contraddittori con un altalenarsi tra speranza e paura.

Grazie ai molteplici aiuti sanitari ed a una nuova e ben più efficace organizzazione della campagna di vaccinazione, la Tunisia sta tentando di arginare la pandemia che ad oggi ha ucciso quasi 22.000 persone, che sono tante per una Nazione di così piccole dimensioni.

Un’ondata di caldo senza precedenti colpisce la Tunisia e gli incendi hanno distrutto migliaia di ettari di foreste. Dolosi o no questi incendi, più di 200, hanno creato una forte situazione d’emergenza. Molto più grave la situazione nella Kabilia algerina dove al momento si contano almeno 71 morti.

Per quanto riguarda l’Afghanistan, l’avanzata delle forze talebane sino alle porte di Kabul fa temere un peggioramento drammatico della condizione delle donne e delle bambine, condizione che non era già delle più rosee.

Per i nostri specifici problemi: le elezioni del futuro Com.It.Es. si stanno avvicinando tra molte contestazioni che riguardano sia le modalità di voto, sia la tempistica che è stata decisa. In effetti e contrariamente alle elezioni che vedono gli italiani residenti all’estero iscritti regolarmente all’AIRE ricevere il loro plico per via postale per esercitare o no il loro sacrosanto diritto al voto, quest’anno per motivi prettamente economici si è deciso di far votare solo chi manifesta la propria volontà di votare. Questa “opzione di voto”, a nostro avviso anti-democratica, significa che potrà votare solo chi avrà fatto pervenire entro il 3 novembre all’Ambasciata la richiesta di essere iscritti nell’elenco elettorale per le elezioni dei Com.It.Es.

Perché antidemocratico? Perché in funzione delle liste che si presenteranno, vincerà le elezioni chi avrà potuto crearsi un bacino sufficiente di conoscenze disposte a votarli in cambio di dubbi servizi. Tutti coloro che si decidevano in ultimo o che valutavano un programma prima di votare scompariranno. Per questo incitiamo fortemente tutti gli iscritti all’Aire ed indipendentemente dalle liste che si presenteranno di fare il noioso ma utile passo di iscriversi per poter esercitare il proprio diritto.

Chi può votare? Tutti i cittadini italiani maggiori di 18 anni iscritti all’AIRE e residenti nella circoscrizione consolare da data anteriore al 3 giugno 2021. Le elezioni si svolgono per corrispondenza: l’Ambasciata manderà il plico elettorale per posta ai connazionali che entro il 3 novembre avranno chiesto di essere iscritti nell’elenco elettorale per le elezioni dei Com.It.Es.

È possibile iscriversi sin da ora nelle liste elettorali del proprio consolato attraverso il portale dei servizi consolari Fast It, disponibile a questo link: https://serviziconsolari.esteri.it/ScoFE/index.sco.

Il servizio di iscrizione nelle liste elettorali è raggiungibile selezionando la voce “Anagrafe consolare e AIRE”, e poi “Domanda di iscrizione nell’elenco elettorale per le elezioni dei COMITES”.

Se non si desidera utilizzare il portale dei servizi consolari Fast It, si potrà utilizzare il modulo per l’iscrizione nell’elenco elettorale per le elezioni dei Com.It.Es reperibile a questo link:

https://ambtunisi.esteri.it/ambasciata_tunisi/it/informazioni-e-servizi/servizi_consolari/elezioni-comites-2021-campagna.html

Il modulo dovrà poi arrivare in Consolato in uno dei seguenti modi:

- consegnandolo di persona;

- inviandolo per posta cartacea insieme a fotocopia del proprio documento di identità;

- inviandolo per posta elettronica ordinaria (mail) oppure certificata, sempre insieme a

copia del proprio documento d’identità.

 

ISCRIVETEVI!

 


 


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 861 – 213 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

La Tunisia vive una situazione più che allarmante: con l’aumento esponenziale dei contagi Covid 19, con l’arrivo delle varianti indiana e nigeriana, alle quali si aggiunge un caldo canicolare, con una situazione politica e sociale molto tesa che ha mostrato l’aspetto peggiore dello scontro tra partiti ed individui in seno al Parlamento, trasformando l’arena politica in un ring in cui prevalgono mancanza di rispetto, violenze verbali e fisiche, lasciando la popolazione esterrefatta di fronte a questi segni di irresponsabilità da chi invece dovrebbe essere il referente ed in particolare in momenti così complessi. Non sapendo più che pesci pigliare il tunisino perde il senso delle regole e regna un disordine cittadino che non giova di certo alla possibile ripresa del paese che ormai da molti mesi sembra si stia affossando. Unica nota positiva è la vittoria di Ons Jabbeur a Wimbledon che per la prima volta nel mondo arabo vede una donna raggiungere gli ottavi di finale di questo prestigioso torneo. Lo sport in questo momento sta dando una nota di colore, in un mondo che non riesce ad uscire dal tunnel della pandemia insieme alla vittoria degli azzurri contro il Belgio ai campionati europei di calcio qualificando l’Italia per la semifinale.

Il confinamento quasi generalizzato sul territorio tunisino proprio quando si sperava una relativa riapertura del paese ed una parziale ripresa del turismo toglie ogni speranza di salvare questa stagione estiva. Con una media di 120 decessi al giorno di Covid, l’annullamento massiccio delle prenotazioni aeree e negli alberghi turistici, con ospedali e cliniche che non hanno i mezzi né il materiale per rispondere alla domanda sempre crescente dei malati, con l’attitudine fatalista di chi continua, malgrado la gravità della situazione, a mettere a rischio la vita degli altri e la propria, il futuro del paese è denso di nubi.

Si capisce bene che le persone, specie quelle che vivono in case ristrette e con pochi mezzi di distrazione siano inclini a non rispettare il coprifuoco, che i commerci, i bar ed i ristoranti così come tutti coloro che lavorano nel settore culturale contestino le decisioni dell’apri-chiudi del governo che da un anno e mezzo sta mettendo a rischio le loro attività lavorative, ma se non c’è una presa di coscienza collettiva della gravità della pandemia e se non si rispettano i gesti barriera mille volte ripetuti non ne potremo uscire fuori. Spesso alla domanda “perché non metti la mascherina?” la risposta è “siamo nelle mani di Dio. E lui che decide della nostra vita e della nostra morte”. Purtroppo di fronte a questo determinismo bieco è difficile far intendere ragione se per ragione intendiamo “La facoltà di pensare, mettendo in rapporto i concetti e le loro enunciazioni, e insieme la facoltà che guida a ben giudicare, a discernere cioè il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, il bene e il male”.

La politica poi non aiuta i cittadini a fidarsi del loro governo e quindi delle sue decisioni. Vi è un scetticismo doloroso in tutti gli strati sociali della popolazione e l’élite intellettuale, così come la società civile, non riescono ad incidere né a frenare questa disgregazione alla quale assistiamo impotenti.

L’ultimo colpo alla credibilità dei politici è stato data dai deputati che hanno preso a calci una loro collega. Qualunque siano in effetti le motivazioni politiche dello scontro, usare violenza fisica contro una deputata che abbia ragione o torto nelle sue prese di posizione, dà l’immagine di un’assemblea rappresentativa indegna in un contesto in cui tra l’altro la violenza contro le donne sta assumendo proporzioni inquietanti!

In ultimo la corruzione che sta minando le fondamenta dello Stato e che è presente a tutti i livelli della società. L’accusa poi contro alcuni giudici che hanno sepolto sotto le carte i dossier di molti terroristi, circolata nei media tunisini negli ultimi giorni, non fa che accrescere la nostra inquietudine.

In questo clima allietato però dalla visita del Presidente tunisino Kaïs Saïed a Roma di cui trattiamo in altra parte del giornale, l’estate vissuta generalmente come momento di relax e di convivialità si annuncia difficile!

 


 


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