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- Informiamo i nostri lettori che possono trovare notizie aggiornate in tempo reale su quanto sta accedendo nel bacino del Mediterraneo all’indirizzo:  http://www.rainews24.rai.it/it/ -

 858 - 210 [nuova serie]

  

NOSTRI PROBLEMI

 

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, accompagnato dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha effettuato la sua prima visita all’estero in Libia dove ha incontrato il Primo Ministro libico Abdulamid Dabaiba. Questa visita riveste per il governo italiano una grande importanza poiché nella carta degli interessi internazionali manifestatisi dopo la caduta di Gheddafi, l’Italia era rimasta emarginata.

A pochi giorni di distanza il Presidente tunisino Saied è andato in visita in Egitto, attività che ha teso alla normalizzazione dei rapporti che, dopo la caduta del governo di Morsi, erano contrastati.

Sia quindi orizzontalmente che verticalmente stiamo assistendo a tentativi di cambiare i rapporti di forza tra ovest ed est, tra nord e sud.

La Libia non è però completamente pacificata e la presenza di milizie sostenute dalla Turchia e dalla Russia ci indicano che interessi degli uni e degli altri debbono ancora essere negoziati.

Certo il governo di unità nazionale è un primo passo per assicurare la ricostruzione del Paese ma è anche chiaro che questa fa gola a tanti e che la Libia troverà il suo equilibrio non tanto internamente, ma nel gioco degli equilibri delle potenze regionali e internazionali. Non sarà quindi semplice una ricostruzione del Paese che “rispetti la piena sovranità libica”.

Per l’Italia ha detto Draghi è “il momento di ricostruire quella che è stata un’antica amicizia” a patto che “il cessate il fuoco continui”. Questa riconciliazione nazionale permetterebbe all’Italia ed alla Libia di ritrovare il livello di collaborazione di alcuni anni orsono. “È stato un incontro straordinariamente soddisfacente, ha ribadito il Presidente del Consiglio italiano, abbiamo parlato della cooperazione in campo infrastrutturale, energetico, sanitario e culturale. L'Italia aumenterà le borse di studio per gli studenti libici e l'attività dell'Istituto di Cultura italiano", sottolineando che l’Italia è stato l’unico Paese a non aver chiuso la propria Ambasciata a Tripoli anche nei momenti di maggior insicurezza.

Se per l’Italia la pacificazione della Libia è un fattore fondamentale per la ripresa delle relazioni economiche e culturali, anche la Tunisia, Paese di frontiera, è interessata a ristabilire relazioni che non sfuggano al suo controllo come la massiccia esportazione in Libia di elementi terroristici e non ultima la piaga del contrabbando.

Molto più complessa è però la questione migratoria ed il ruolo della Libia per frenare l’emigrazione clandestina evocata durante la visita lampo di Draghi. “Sul piano dell'immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo l’aiutiamo e l’assistiamo. Ma il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario e in questo senso l'Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari". Questa affermazione del Premier italiano è stata molto commentata in particolare dalle ONG che si sono dedicate in questi ultimi anni a salvare vite in mare. Sappiamo in effetti che vi è stato un traffico inumano di migranti in Libia ridotti in semi schiavitù ad opera di milizie che hanno prosperato sui proventi possibili ottenuti a scapito di ogni forma di dignità umana. Organizzazioni non governative, servizi televisivi, testimonianze, articoli di giornali ci hanno mostrato un trattamento dei migranti che ci fanno dubitare della “soddisfazione” espressa da Draghi nella politica libica dei “salvataggi”. Tutti noi ricordiamo il panico espresso dai migranti all’idea di dover essere ricondotti in Libia.

La questione della regolamentazione dei flussi migratori se deve essere necessariamente negoziata non può eludere la questione dei diritti umani e del rispetto della dignità dei singoli senza i quali continuerà ad esserci la tratta degli esseri umani.

Problema simile si pone alle relazioni tra la Turchia di Erdogan e l’Unione Europea: trattare con la Turchia per fare scudo all’emigrazione clandestina significa abdicare ai valori dei diritti fondamentali, valori sempre rivendicati tra l’altro dall’UE? Come costruire un mondo vivibile è forse la domanda che ci preoccupa maggiormente per il futuro quando vediamo che autoritarismi, intolleranza, indifferenza, paure ci velano la nostra ineluttabile condizione di esseri umani.

In Tunisia, seppur con lentezza estrema, le vaccinazioni contro il Covid procedono e vi invitiamo ad iscrivervi sul sito EVAX.tn poiché ad oggi, anche se tra mille dubbi, questa è l’unica soluzione per sperare in un possibile ritorno alla normalità. La Tunisia, di fronte ad una ripresa inquietante della pandemia, è da una parte spinta all’apertura delle attività per fronteggiare la crisi sociale ed economica, ma dall’altra il mondo scientifico chiama alla prudenza poiché la risalita dei contagi è un reale pericolo che si rischia di non riuscire più a fronteggiare.

Nei prossimi giorni inizia il mese di Ramadan e auguriamo ai musulmani che, in questo contesto di crisi sanitaria ed economica, non sia troppo difficile!

Buon 25 aprile!

 



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 857 - 209 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Come ci ricorda Andrea Riccardi, “la morte di un uomo richiama, almeno per un momento, al valore e al senso della sua vita.”

L'assassinio dell'Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro Autista Mustapha Milambo in Congo ci riporta tragicamente nel mondo, noi che da almeno un anno ci interessiamo a ciò che ci circonda molto più in funzione della curva ascendente o discendente della pandemia di Covid-19 o delle sue varianti che in merito alle guerre e guerriglie che devastano tanti Paesi.

Due avvenimenti hanno riportato il nostro sguardo su un altrove da cui l’indifferenza, la lontananza e l’inevitabile chiusura delle nostre frontiere mentali e fisiche dovute anche a questo maledettissimo virus, ci avevano allontanati: la tragica situazione di un Paese dove lo Stato non è in grado di assicurare l’incolumità né ai suoi cittadini né agli stranieri che ci risiedono, straziato da milizie che hanno fatto della violenza cieca il loro inno di potere e, la visita del Papa Francesco in Iraq, altro Paese in cui la violenza ed il terrorismo, dopo aver regnato sovrani per anni, continuano con attentati, assassinii, povertà ed instabilità ad insanguinare questa regione, culla della nostra civiltà.

Nel 2018, il pastore congolese Denis Mukwege, premio Nobel della Pace, aveva denunciato gli orrori commessi nel suo Paese, le mutilazioni e le tragiche violenze in atto alle quali lui in quanto medico era testimone, facendo notare come un Paese così ricco di materie prime fosse nel mirino di Paesi economicamente forti e come gli interessi internazionali superassero di molto gli interessi di un’umanità dolente che invece di migliorare le sue condizioni di vita le peggiora. Il Congo è in effetti un grande produttore di rame, piombo, diamanti, oro, germanio, argento, manganese, coltan ed altre materie prime, possiede la seconda più grande foresta equatoriale al mondo, dopo quella brasiliana, ed è ricco di risorse idriche e di legname eppure la sua popolazione, col bene placito delle potenze economiche, è tra i Paesi più poveri e più sofferenti.

L’assassinio dell’Ambasciatore Attanasio e del Carabiniere Iacovacci (se fossero morti solo congolesi avremo avuto un semplice trafiletto informativo!) ci fa riflettere sul senso che diamo alla nostra vita e su cosa significhi oggi essere un diplomatico e un militare, dando seppur tragicamente a questi ruoli il senso pieno di missione e non solo di rappresentanza. In questo senso l’emozione condivisa dagli italiani per l’assassinio di due connazionali, impegnati in un’azione umanitaria, è stata molto forte poichè ha mostrato che l’azione diplomatica può significare dono di sé, abnegazione, attenzione agli altri e che oggi essere diplomatici non si riassume con meri rapporti mondani. Certo questa coscienza ha avuto un’ingiusto e terribile prezzo!

Il nostro umanesimo è stato sollecitato anche dalla visita coraggiosa del Papa in Iraq, che ci ricorda, semmai l’avessimo dimenticato, che le guerre fratricide toccano l’umanità intera, che i soprusi e le violenze contro chi è diverso o ha un’altra fede religiosa, soprattutto se commesse in nome di una pretesa superiorità etnica e religiosa, contraddicono l’idea stessa di un Dio, che è di tutti e per tutti. L’Iraq è un mosaico di religioni ed etnie e Papa Francesco dopo la violenza dello Stato islamico di Daesh, ha cercato di ritessere le fila della pace, della tolleranza, della lotta alla miseria e all’instabilità politica, senza occultare la responsabilità internazionale in questa disgregazione del Medio Oriente. Certo il suo messaggio era religioso ma era anche politico: essere cittadini di una nazione in effetti significa poter accedere agli stessi diritti e doveri, indipendentemente dal credo, dal colore della pelle, dal genere! Che sia un Papa a ricordarci i diritti fondamentali dell’uomo restituisce alla politica il suo ruolo profondamente etico.

In Italia le dimissioni di Zingaretti hanno creato un profondo disagio nel PD e sono state abbondantemente commentate dai giornali e dai social. Un partito in crisi o un partito in via di implosione? Un partito in cerca d’identità o un partito irrimediabilmente senza identità?

Forse è il momento per il PD di ripensare a sé stesso ed ai suoi valori in modo che pochi o molti si possano riconoscere in esso.

In Tunisia aspettiamo sempre l’arrivo dei vaccini, ma alle dichiarazioni d’intenti non seguono fatti ed intanto la situazione economica continua a degradarsi inesorabilmente con grande inquietudine dei cittadini!



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 856 - 208 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Da questa o dall’altra parte del Mediterraneo le incertezze e la suspence sul prossimo futuro continuano: dall’Italia alla Tunisia l’altalena politica tra chi vuole un governo e chi non ne accetta i termini, tra chi vuole risolvere con minor danni possibili una crisi che divide il Paese e chi invece preferisce che si arrivi alla resa dei conti, tra interessi personali e sapienti calcoli, crea ulteriori spaccature tra la popolazione ed i suoi rappresentanti esasperando questo sentimento antipolitico che tanto danno ha procurato già, alimentando correnti che di fatto poco si preoccupano degli effettivi disagi dei loro cittadini traendo gloria dall’instabilità. In Italia, il discorso del Presidente Mattarella, improntato alla saggezza politica, ha fatto capire con chiarezza che l’interesse del Paese in un momento così difficile deve anteporsi ad interessi di parte dando alla funzione di Capo di Stato, se ce ne fosse bisogno, tutta l’importanza che deve avere. La scelta di un governo a guida di Mario Draghi, se suscita perplessità in alcuni partiti politici, viene proposta come ultima alternativa alle elezioni che, in questo momento di crisi sanitaria, politica, sociale ed economica, sarebbe deleteria per l’Italia.

Un governo che, di fronte all’urgenza dettata da una situazione complessa potrebbe salvare il salvabile e permettere all’Italia di non perdere i fondi europei previsti per la ripresa economica (recovery plan) che sono una vera opportunità per il Paese così come la complessa gestione della pandemia. Draghi dovrà gestire imperativi economici e pressioni politiche riuscendo ad amalgamare in un calderone colmo e bollente le esigenze degli uni e degli altri. Gli auguriamo buona fortuna per l’Italia!

In Tunisia il braccio di ferro tra Capo del Governo e Presidenza della Repubblica prosegue, lasciando il Paese in balia dell’incertezza ma soprattutto all’ingovernabilità. Al di là delle ragioni evocate da ambo le parti questa tensione ha ripercussioni importanti: il Paese assiste inerme ad una contesa politica, giustificabile o meno, mentre le condizioni sociali ed economiche peggiorano notevolmente.

Esangue, la Tunisia sta sprofondando in una crisi che con il dilagare della pandemia lascia spazio ad ogni scenario possibile: violenze, corruzione, immobilismo, rivolta.

Varie sono le manifestazioni di protesta che ogni giorno si susseguono da gennaio e non ultima quella del 6 febbraio a Tunisi in commemorazione dell’assassinio di Chokri Belaid, durante la quale, malgrado l’apparato ingente di sicurezza dispiegato, vi sono stati molti slogan ostili al governo.

Il sentimento popolare che prevale è che a dieci anni dalla rivoluzione, nessuna delle attese e delle rivendicazioni siano state realizzate ed in particolare non paiono esser state ottenute né dignità né libertà, punti nodali e parole chiave della rivoluzione o rivolta del 2011. La conseguenza è che assistiamo all’emergere di una società in cui il “fai da te” e “fai per te” regnano sovrani, a scapito di tutti ovviamente e pauperizzando ulteriormente il Paese. In questo contesto, l’economia sommersa la fa da padrona e lo Stato riesce sempre meno a esercitare il suo controllo sull’illecito, il tutto aggravato dall’emergenza sanitaria.

La Tunisia cerca però di lottare contro la pandemia e si spera che, come già annunciato, la campagna di vaccinazione inizi a breve. Un sito per iscriversi è stato aperto (evax.tn) per poter essere vaccinati appena il Paese riceverà le dosi previste. Il sito riguarda sia i cittadini tunisini che gli stranieri residenti.

La primavera è in arrivo e con essa siamo tutti in attesa che possa rifiorire non solo la natura ma anche le nostre vite!

 


 


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