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  Cultura
 615 - I concerti dell'ottobre musicale 2005

 

Sabato 1° ottobre  ha avuto inizio questa undicesima edizione dell’ Ottobre Musicale di Cartagine, con una prestazione di eccezionale qualità offertaci dal Governatore della Bassa Austria presentandoci l’ orchestra intitolata “Spirit of Europe” (poiché comprendente giovani musicisti provenienti da vari paesi europei in giro per il mondo recando un messaggio di pace e di tolleranza).

Sotto la direzione del Maestro Martin Sieghart, impressionante per autorevolezza, per la battuta precisa quanto sensibile, i trenta componenti l’orchestra (tutti bravissimi, con alla testa l’eccellente e musicale 1° violino Sonia Van Beck) si sono decisamente impegnati nell’interpretazione  della “Sinfonia in si magg. N°85 La Regina  di Haydn, maestro insigne del classicismo, fecondo compositore di cui nessuna pagina lascia indifferenti.  E sono bastate le prime battute per avvincere l’auditorio, mentre l’esposizione e lo sviluppo dei vari tempi confermavano la prima favorevolissima impressione.

A Haydn, compositore settecentesco, succedeva Ciostakovitch, con la sua “Sinfonia in do min. op.110 a” per soli archi, opera oltremodo tragica creata durante la seconda guerra mondiale. Dei suoi cinque tempi, di cui tre tristissimi e di una lentezza opprimente con inclusi due tempi concitati dall’intensa dinamica, comprendenti inaspettatamente il tema dell’allegretto finale del suo “Trio N°2 op. 67”, Martin Sieghart ha proposto un’interpretazione di un’eccezionale densità, sconvolgente per gli accenti valorizzati dal canto talvolta rude degli archi e dall’ampiezza del discorso.

Per interpretare dopo l’intervallo il “Concertino op.45 N°7” del compositore svedese Larrson,  Martin Sieghart aveva fatto appello al giovanissimo trombone austriaco (18 anni appena) Hannes Hoelzi, il quale ha trionfato delle difficoltà poste dall’autore nella sua pagina, il cui interesse tuttavia riposa unicamente sulla bravura del solista.

Martin Sieghart ha avuto la felice idea di fornire un prezioso commento  a preambolo delle suddette tre opere, mentre per quella conclusiva, la “Sinfonia in sol min. Kv 550” di Mozart, ha argutamente affermato che la sua immensa notorietà lo esonerava dal farlo.

E con questa arcinota sinfonia (nota anche a tanti non melomani per la celebre canzone che Fayrouz fece trarre dal tema del primo tempo), valorizzata da un interpretazione degna di ogni encomio, avrebbe dovuto prender fine il concerto, senonché i ripetuti richiami del pubblico inducevano il direttore a dare in bis il “1° minuetto dalla Sinfonia Haffner”.

Domenica 2 ottobre  si è prodotta la pianista libanese Mathilde-Sandra Cholakian la quale ha proposto un programma denso di opere alquanto ardue, affrontato con lodevole impegno artistico ma condotto inspiegabilmente ad un ritmo sfrenato, omettendo di rispettare l’intervallo annunciato.  Da qui, dalla mancanza di respiro, è nato un sentimento di incompiutezza probabilmente ingiusto o troppo severo.

Eppure, la “Sonata in mi min. N° 27 op. 90 in due tempi” di Beethoven era piena di promesse; difatti il primo tempo “allegro” è stato suonato con vivacità ed espressività, mentre il secondo tempo “rondo’ ” è scaturito piacevolmente cantabile. Ma un attimo appena la separava dalla “Rapsodia op.79 N°2 in sol min.” di Brahms, scaturita come un lied appassionato. Seguiva a ruota il “Preludio op.23 N°2 in si b. magg.” di Rachmaninoff , interpretato con slancio e ricchezza sonora.

Ma con la poderosa “Sonata in si min.” di Liszt, la cui mole è immensa, che in modo formale è costituita da un tempo principale assai esteso, una certa stanchezza cominciava ad invadermi vietandomi di apprezzare pienamente, dopo il massiccio tema introduttivo (che costituisce il tema principale) , le frasi suadenti e delicate che Mathilde-Sandra Cholakian traeva dal pianoforte e l’ampio lirismo del discorso, nonché l’innegabile virtuosità di cui ha fatto prova. Peccato, in condizioni migliori avrei probabilmente apprezzato questa sua interpretazione.

A conclusione del programma, l’artista proponeva una pagina piacevole, anche se non profondamente originale, di Arno Babadjanian intitolata “Danza Vagharshabad”, seguita da una composizione di Hiba El Kawas del tutto ininteressante e superflua.

Martedì 4 ottobre  -  Questa meravigliosa serata ha visto il duo pianistico spagnolo composto da Maria José Barandiaran e Maria José de Bustos prodigarsi con generosità e talento per darci affascinanti interpretazioni delle opere programmate. Le due pianiste, unite da una grandissima complicità da ormai 15 anni, complicità apparente al primo sguardo, al primo accento tratto dalla tastiera, hanno aperto molto piacevolmente la serata con una pagina di F. de Madina,   compositore basco della prima metà del 20.mo secolo, intitolata  “Bein Joan Hintzan”, di bella fattura, non priva di accenti chiaramente ispirati dalla scuola francese contemporanea, proseguendo con i “Cinque pezzi infantili” di Joaquin Rodrigo, freschissimi, agili  e danzanti.

Con uno slancio contagioso, una scioltezza ed una precisione estrema nel tocco, pur sempre colmo di eleganza e di poesia, le due pianiste si sono immerse nella versione pianistica realizzata da  Ravel medesimo della sua “Rapsodia  spagnola” composta nel 1907. L’autore vi ha genialmente infuso tutto il fascino e la ricchezza armonica della pagina originale, sfruttando ampiamente tutte le possibilità offerte dallo strumento, dando risalto al misterioso ostinato su quattro note del “Preludio alla notte”, alla sinuosità danzante della languida “Malaguena”, alla “Habanera”,  all’incisività quasi aggressiva eppur sempre trrasparente nei suoi diversi piani della “Feria”, trovando nelle due pianiste ideali ed entusiasmanti interpreti.

Queste qualità eccelse sono apparse con insolente evidenza nella seconda parte dedicata a due compositori spagnoli, ambedue affascinati dall’Andalusia, M. Infante (contemporaneo di Francis Poulenc e di Darius Milhaud) ed Isaac Albeniz, grande musicista a cavallo fra il 19.mo ed il 20.mo secolo.

Del primo sono state interpretate in modo trascinante “Tre danze andaluse” dal ritmo contagioso e dai spendenti colori; del secondo, catalano per nascita ma andaluso per ispirazione e considerato da insigni musicisti quali Olivier Messiaen aver composto  “tante meraviglie per il pianoforte” ed essere   “autore di autentici capolavori della musica  spagnola”,  si  sono  susseguite “Triana” e “Navarra”. Il fraseggio spumeggiante delle due pianiste ed il loro tocco delicato hanno destato meraviglia ed entusiastici applausi.

A ringraziamento, le due interpreti offrirono dapprima “La danza del fuoco” tratta dall’ “Amore stregone” di Manuel de Falla, dal ritmo ossessionante e dagli accordi dirompenti, e “Cumparsa” del cubano Lecuona (celeberrimo negli anni trenta), pagina molto più distesa e distensiva, danzante e colorita.

Elegantissime, di un’eleganza classica raffinata nella prima parte del programma, in abito lungo nero, spigliata e disinvolta nella seconda parte, con gaie casacche fiorite multicolori su pantaloni rosso per una rosa per l’altra, esse hanno felicemente abbinato la grande avvenenza fisica ad un talento dirompente ed esaltante offrendoci una meravigliosa serata invero alla quale sarebbe stato opportuno vedere partecipare un  pubblico più numeroso, anche se il calore dei presenti ha ampiamente dato alle due artiste la prova del più alto apprezzamento unitamente al ringraziamento per i bei momenti vissuti assieme.

 

Daniele Passalacqua

 

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