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  Cultura
 614 - Università per Stranieri di Perugia : un esempio di multiculturalità e di pace

 

Benvenuti nello Stato dell’Università per Stranieri di Perugia dove la lingua ufficiale è l’italiano e la parola chiave: “Ciao da dove vieni?”

Sono quattrocento gli studenti stranieri venuti da tutto il mondo per incontrare una lingua amata, una terra tanto sognata e una cultura adorata. Sono tutti affascinati da questa bella lingua, dalla lingua di Dante con il desiderio segreto di appropriarsene un giorno. Arrivano tutti alla “città magica”, Perugia, con un solo obiettivo in testa: cercare l’Università per Stranieri.

Scoprono allora un antico palazzo del Settecento, nascosto dalle gigantesche mura  della città medievale, con una piccola insegna dove c’è scritto il nome. Un nome scritto in piccolo come se avesse paura che si sappia della sua funzione o di chi ospita. Ma, ciò nonostante, l’importanza di Perugia alberga anche in questo luogo mitico, tanto ché in quasi tutte le strade, sia all’interno che all’esterno della città, ci sono cartelli con l’indicazione per arrivare all’Università per Stranieri, luogo diventato quasi un santuario per l’insegnamento della lingua e della cultura italiana.

Si entra da una piccola porta che non rivela niente della natura dell’edificio, se non per quel cartello in alto, e già s’intravedono le facce inquiete degli studenti che cercano di fare le procedure amministrative. Ma prima di passare all’interno ti aspettano sulla soglia alcune vecchiette della città per affittarti le loro case per il mese di agosto. Vecchiette attente, pronte a saltare sul primo volto straniero come la gatta sul topo. I corsi all’Università per Stranieri rappresentano un’occasione da cogliere anche per loro. All’interno, si trovano due uffici, l’uno di fronte all’altro, da cui partono due lunghe e noiose file. Il primo è l’Ufficio dello Studente, condiviso con la Questura, mentre il secondo è quello della Banca per ricevere la borsa di studio offerta dall’Università e per pagare le spese delle iscrizioni ai corsi ordinari e intensivi.

Lì s’incrociano i primi sguardi e si fanno le prime richieste sulla provenienza, sul motivo di studiare l’italiano e sull’alloggio in questo mese di agosto. Lì si scoprono dal vivo le prime diversità  culturali,  ma  si  scopre anche,  non  senza  una  gioia segreta,  l’appartenenza  ad  una nuova  comunità,  quella  degli studenti   stranieri   dell’italiano.

Presa la borsa di studio si corre subito a cercare l’alloggio, nel mio caso: il Collegio d’Agraria. Cercare via Romana nel caldo pomeriggio del primo di agosto a Perugia, girare con la macchina per le strade sconosciute tra vie a senso unico, chiedere informazioni alla gente è davvero una tortura... Verso le 17.00 finalmente il famoso Collegio alla periferia della città. Ci si riposa un po’ per riprendere il giorno dopo la corsa alla preparazione dei documenti: il test di livello, il documento per l’alloggio, il permesso di soggiorno e l’iscrizione. Tutta una seconda giornata piena e faticosa, ma necessaria.

Alle 14.00, dopo aver finito con la burocrazia, si va al corso per scoprire gli studenti con i quali si condividerà  l’intero mese di agosto. Si entra con un passo timido e imbarazzato nella classe e s’incontrano i primi sguardi curiosi. Si prende una sedia, nell’attesa di scoprire il volto del professore o della professoressa, sempre con un sentimento di strano malessere e d’imbarazzo. Si scambiano le prime parole con gli studenti vicini: le solite domande sul Paese di origine e sull’obiettivo che si ricerca con il corso. Poi, poco a poco, si sa che quel ragazzo arriva dalla Cina, che studia l’italiano nel suo Paese e che vuole perfezionarlo qui a Perugia. L’altra è svizzera, ha origini italiane e vuole migliorare la sua lingua materna. Quello là è belga, ha 68 anni, era da sempre appassionato dell’italiano e adesso, che ha più tempo a sua disposizione, si abbandona alla suo desiderio.

 Quanto a questa ragazza è argentina, insegna l’italiano in una scuola elementare di là e desidera arricchire le sue conoscenze. Tanti motivi, tante aspirazioni, ma dietro c’è una profonda storia di amore che ognuno ha tessuto con la lingua italiana.

Passa la prima settimana e si comincia a familiarizzare con i compagni della classe, con i professori, con la città, nonostante ci sia molto da studiare, soprattutto per quelli, come noi, che seguono il corso intensivo. Un impegno di  sette o otto ore al giorno, oltre allo spostamento tra le diverse sedi dell’Università: Palazzo Gallenga, Palazzina Prosciutti e Liceo Galilei.

I corsi, pur essendo interessanti sembrano un po’ difficili e si comincia a dubitare del proprio livello, soprattutto quando ci si trova con gente più preparata e che ha una conoscenza più profonda della lingua. Ma ecco che piano piano si scoprono le proprie capacità attraverso il contatto con gli altri e l’interazione con il contenuto delle lezioni. Ed è proprio su quest’ultimo elemento, le lezioni, che c’è da notare la ricchezza, la diversità e l’interattività malgrado il tempo sia stretto.

Non so se ci sia una particolare pedagogia adottata dai professori nell’insegnare l’italiano agli stranieri, di certo c’è da segnalare come importante il notevole sforzo che viene fatto per suscitare la creatività dello studente e creare spazi di discussione, permettendo così lo scambio di opinioni e la scoperta di punti di vista diversi secondo la propria cultura ed educazione. C’è da aggiungere che gli insegnanti dell’Università per Stranieri di Perugia sanno bene utilizzare l’opportunità di insegnare a un pubblico multiculturale, traendo il meglio della cultura di ognuno degli studenti senza fare prevalere una civiltà sull’altra. S’impara molto ascoltando l’ “altro” e discutendo con “lui”. Si capiscono soprattutto i propri limiti e il bisogno di essere umili e aperti verso il prossimo, verso quello che è diverso da noi ma che ha anche lui le sue virtù e i suoi difetti. S’impara  che non c’è una cultura migliore delle altre e che solo aprendosi verso le altre civiltà si può costruire una cultura universale.

E’ vero che il denominatore comune tra tutti gli studenti è lo studio della lingua italiana ma ognuno ha la propria percezione di questa lingua. Basta ricordare che ognuno la usa per esprimere idee sue, opinioni sue, cultura sua e di questo fatto, alla fin fine, si arricchisce la stessa lingua italiana.

Credo che l’Università per Stranieri di Perugia sia un vero santuario di pace, di tolleranza e di dialogo tra le civiltà. Ed è proprio a partire di là e da altri esempi simili che si potrebbe costruire una cultura di concordia e di pace. Insomma, è un esempio, che a mio giudizio, dovrebbe generalizzarsi nel mondo.

Tuttavia il tempo passa e si arriva, senza accorgersene, all’ultima settimana del corso. Si comincia a sentire la tristezza per dover lasciare un bel ambiente di convivenza, di scambio e di divertimento. Ci si deve già preparare al ritorno a casa. E questo proprio nel momento in cui le nostre relazioni di amicizia diventano forti e i nostri rapporti con gli insegnanti, il luogo, la città diventano stretti. Proprio in questo momento si deve partire. Allora si cerca di fare le foto del gruppo, di scambiare gli indirizzi e i numeri di telefono. Si passa più tempo insieme. Ma ormai il tempo che resta è poco e la fatalità della partenza è quanto mai presente.

Arriva così l’ultima giornata, l’ultimo corso, l’ultima ora per il gruppo che non è mai stato così solidale e stretto come in questo giorno. Ci si saluta augurandosi: “Buona fortuna”, “Buon Lavoro”, “Buona Continuazione”. Uniche parole da dire a chi non si rivedrà più in futuro ma con il quale si è passato un buon tempo. Poi si getta un ultimo sguardo sulla classe, la professoressa, gli studenti, l’università e si esce con il cuore triste ma con la profonda coscienza d’aver vissuto una esperienza eccezionale.

Ognuno tornerà al proprio Paese arricchito di contatti e di conoscenze sulla lingua italiana e sulle culture degli altri.

Devo qui ricordare che tutto questo non mi  sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la borsa di studio offerta dall’Università per Stranieri di Perugia ed ottenuta grazie al contributo della Società Dante Alighieri - Sede di Tunisi. Allora a tutti quelli che hanno permesso di vivere questa bella esperienza un forte ringraziamento ed una insistente richiesta di continuare a dare questa opportunità ad altri, nonostante le difficoltà finanziarie e di sicurezza sul piano internazionale.

C’è bisogno, oggi più che mai, di rafforzare l’incontro ed il dialogo tra le diverse culture.

 

Hanene Zbiss

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