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 760 - TURISMO GUERRE E FRONTIERE CULTURALI

 

Le rivoluzioni arabe stanno scuotendo il mondo, molte nazioni mediorientali e africane  che si affacciano al mediterraneo sono teatro di guerra. Una palcoscenico di morte che non invita nessuno a pensare alle vacanze estive.

Una apparente tranquillità  pervade la Tunisia  mentre nel sottobosco politico e sociale si agitano dissensi e contrasti che non presagiscono nulla di buono. Nonostante le promesse di  sviluppo di alcuni politici  il mercato é in regressione.  A detta di alcune agenzie turistiche italiane le prenotazioni hanno subito un notevole calo rispetto al periodo precedente la rivoluzione. Tutte le mete turistiche nordafricane classiche: Tunisia, Egitto  ma anche il Marocco non se la passano bene.  Addirittura fino a qualche settimana fa il presidente dell’associazione spagnola delle agenzie di viaggi aveva fatto sospendere alle sue associate la vendita di viaggi in Egitto, in attesa  che la situazione  si normalizzasse. In questa parte del mondo  c’è uno scenario instabile, preoccupante. Gli ecologisti tunisini dichiarano (emissione a  radio tunisina  R.T.S.I. del 11giugno2012) che nel deserto tunisino durante il regime di Ben ‘Ali è stato nascosto una grande quantità di scorie radioattive.  Nel corso della stessa emissione è stato annunciata la protesta di numerosi pescatori di Djerba e di Gabes  che lamentano un grave inquinamento nel golfo della piccola Sirte  causato da fosfati scaricati direttamente nel mare che interessa particolarmente  la località di Matrach, che secondo gli abitanti e' fortemente inquinata da rifiuti di sostanze fosforiche. L'inquinamento avrebbe causato la morte di  tartarughe giganti e di un alto numero di pesci. L’inquinamento delle acque si é rivelato una catastrofe economica per i pescatori locali. La montagna di fosfati inquinanti che stazza nel centro di Sfax non é stata rimossa ed é un pericolo per tutta la città da oltre 30 anni. Lo stesso ecologista cocludeva  dicendo che il vecchio regime di Ben ‘Ali  con i suoi imbrogli aveva fatto nascostamente enormi danni alla Nazione ma che il governo attuale sembra non fare nulla per porre  ripari, anzi parrebbe persistere nei medesimi errori. Anche lo scenario del solo “apparente” dopo guerra libico produce indirettamente  instabilità in Tunisia. Sono passati solo alcuni giorni da che a Ras el Jdir (confine con la Tunisia) dalla parte libica sono avvenute sparatorie tra le truppe del governo e una banda “rivoluzionaria”di non si capisce bene cosa.  Nel frattempo Mubarac é in fin di vita, ed in Egitto gli alberghi a quattro stelle di Sharm stanno abbassando su internet sempre più i loro prezzi. In Tunisia non tutti hanno usato la stessa politica ma... siamo forse di fronte a un nuovo 11 settembre nero per il turismo internazionale?   La Tunisia,  questo paese del Nord Africa che abbiamo scelto come una seconda patria per la cordialità della sua gente e  per le sue ricchezze storiche e naturali, che siamo ormai abituati ad osservare con occhi affettuosi sembra oggi apparire distorto; persino il camminare della gente per strada, niente o poco  sembra funzionare. La rivoluzione che all’inizio aveva fatto sperare all’istaurarsi di un regime parlamentare democratico, liberale,  e sicuramente rispettoso (questa volta…) della famosa Carta universale dei Diritti dell’Uomo sembra ancora un obiettivo lontano. Molti hanno frainteso la libertà come la libertà di fare personalmente cio che si vuole.  I responsabili della gestione politica devono fare uno sforzo per raddrizzare il tiro, per evitare una pericolosa deriva. Il paese é malato ed urge di forti cure prima che non ci sia possibilità di ritorno. Anche la permanenza  di europei in Tunisia potrebbe essere compromessa dal decadimento socio-polico. E’, se pur vero che noi europei, con la nostra formazione cristiana, dopo aver assorbito con il latte materno i concetti e gli atteggiamenti insiti nello spirito della rivoluzione francese, della rivoluzione industriale, delle lotte operaie e dell’idea  di libertà laica ci risulta difficile capire intimamente  il popolo arabo-musulmano che  per i suoi principi non condivide la cosi detta “nostra  modernità occidentale”. Anzi il loro impegno massimo  é cercare la famosa “terza via”. Questa, credo sia l’ostacolo, tutto il mondo arabo si compiace ed utilizza la nostra tecnologia occidentale (auto, medicina, informatica, etc.) ma rinnega i nostri principi. Oggi anche l’occidente sta passando una profonda crisi economica e morale e questo é certamente considerato da una certa componente araba l’avverarsi di una profezia insita nel giudizio che viene continuamente espresso verso l’occidente.

 Marino Alberto Zecchini

 

 

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