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  Immigrazione-Emigrazione
 789 - MOVIMENTI MIGRATORI IN AREA NORDAFRICANA

 

Tunisia e Marocco: due legislazioni a confronto, provvedimenti attuati e politiche future.

 

I mutamenti dai quali i Paesi dell’area nordafricana sono stati investiti, come diretta conseguenza della diffusione delle spinte rivoluzionarie delle Primavere Arabe, fenomeno che a partire dalla fine del 2010 ha costituito un significativo elemento di svolta per gli assetti dell’intera area, hanno generato influenze individuabili persino nelle dinamiche migratorie.

Sebbene da una parte attraverso tali circostanze alcuni Stati, in primis il Marocco e la Tunisia, abbiano proceduto, seppur con non poche difficoltà, alla concessione di maggiori diritti e al miglioramento delle carte costituzionali, dall’altra, per numerosi Paesi ciò ha costituito l’incipit di un periodo di forte destabilizzazione. Basti pensare alla Libia e alla Siria, divenute simbolo del vuoto politico e normativo, del caos generato dalle lotte tra tribù e della diffusione di movimenti estremisti di matrice fondamentalista che oggi costituiscono una seria minaccia per l’intero pianeta. La guerra e le instabili condizioni degli Stati maggiormente colpiti da tali fenomeni hanno generato un elevatissimo numero di migranti, uomini e donne che, impossibilitati a proseguire la propria esistenza all’interno del Paese natio, sono stati costretti ad abbandonare ogni avere ed ogni legame per cercare altrove una speranza di vita.  Nello specifico, soprattutto in merito alla Siria, secondo le stime ufficiali delle più importanti organizzazioni internazionali, si tratterebbe di un vero e proprio esodo. A ciò si aggiunge un incremento del numero dei migranti provenienti da zone non interessate dalle rivoluzioni delle Primavere Arabe, come i Paesi della fascia sub sahariana e dell’Africa Centrale, incoraggiato dalla crescente porosità dei confini non controllati in quegli Stati, in primis la Libia, nei quali vige una situazione di assenza di vigilanza transfrontaliera.

Nonostante, dal punto di vista occidentale, i media europei continuino a dedicare ampio risalto alle traversate mediterranee attraverso cui si sviluppano i canali migratori che dalle coste africane conducono a quelle europee, e a considerare tale fenomeno alla stregua di una vera e propria emergenza, le statistiche ufficiali dimostrano come, in realtà, la vera emergenza sia costituita dalla pressione migratoria esercitata lungo i confini della Tunisia e del Marocco. Questi Stati, colpiti da fenomeni di tale entità, sono stati costretti a procedere alla rielaborazione delle politiche e delle norme migratorie, nel tentativo di conciliare il dovere di accoglienza degli immigrati con la sicurezza interna, essendo divenuti da terra di transito a meta di immigrazione.

Il processo di riforma avviato dalla Tunisia dovrebbe condurre ad una maggiore tutela dei diritti dei migranti e dei rifugiati. La riforma della normativa relativa all'ingresso e all'uscita degli stranieri e ai movimenti dei tunisini alla frontiera, così come la stesura di una legge sul diritto di asilo, una proposta di legge elaborata congiuntamente dal Ministero della Giustizia e dall’UNCHR bloccata in Parlamento dal 2012, costituiscono importanti segnali in materia di protezione dei diritti umani. L’attuazione del diritto di asilo e dei rifugiati, previsto all’interno della recente Carta Costituzionale, ma ancora oggi non inserito all’interno di una specifico quadro normativo, è in parte assicurato, seppur con notevoli lacune, grazie agli organismi dell’UNCHR. Soltanto il 40 per cento dei richiedenti asilo avrebbe ricevuto tale permesso, per decisione del Ministero dell'Interno (dati: Euromedrights - 2013). Relativamente alle politiche migratorie, nel Dicembre del 2011 il Ministero degli Affari Sociali della Tunisia ha istituito il SEMTE, il Segretariato di Stato per la migrazione e per i tunisini all’estero. Negli ultimi anni, il Governo centrale ha concentrato la propria attenzione sulla lotta agli ingressi irregolari. Le sanzioni previste per tale genere di ingressi, dettagliatamente elencate all’interno di numerosi documenti legislativi, tra cui la legge 1968-24, la legge 1975-40 e successive integrazioni, prevedono da un’ammenda fino alla detenzione, oltre al rimpatrio. Gli ingressi per immigrazione regolare sono quelli che avvengono per mezzo di un passaporto e di un visto rilasciato dalle autorità tunisine o, esclusivamente nel caso dei Paesi con i quali sono in vigore degli accordi bilaterali o regionali con la Tunisia, del semplice passaporto. Il permesso di soggiorno accordato può essere temporaneo, di norma di durata annuale, con particolari eccezioni specificatamente elencate dalla normativa per un massimo di cinque anni, o permanente, in questo caso è necessario dimostrare di essere residenti da almeno cinque anni in maniera continuativa, o essere sposati con un cittadino di nazionalità tunisina o avere dei figli di tale nazionalità.

Il Marocco, anch’esso interessato da un importante incremento del fenomeno migratorio a seguito dei cambiamenti innescati a partire dal 2011, ha messo in atto una serie di riforme nelle politiche migratorie. Con il decreto 5-57-1256 del 1957, il Marocco aveva già introdotto nell’ordinamento nazionale le norme di applicazione dei principi ratificati con la Convenzione di Ginevra in merito allo status del rifugiato e del richiedente asilo. Il Paese, sin dai primi anni ’90, ha avviato una lotta all’immigrazione irregolare, che trova la massima espressione normativa nella legge 2 del 2003, la quale prevede delle misure penali nei confronti di coloro i quali varcano i confini senza una regolare documentazione. Tale norma è, negli ultimissimi anni, al centro di numerose critiche, sia rispetto ai contenuti che alla mancata applicazione di determinati punti. Tuttavia, nel 2014 le autorità hanno lanciato un programma di regolarizzazione per i 30.000 migranti irregolari e per i rifugiati presenti sul suolo marocchino. Da pochi mesi a questa parte, è in atto un processo di rinnovamento legislativo in merito alle tematiche connesse alla tratta delle persone, all’asilo e all’ingresso e al soggiorno degli stranieri. Il Marocco ha instaurato significativi rapporti di collaborazione con l’UE e con i principali organismi internazionali, all’interno dei quali assumono un certo rilievo la partecipazione alla stesura della Convenzione del 1990 sui diritti dei lavoratori migranti e del Protocollo di Palermo contro il traffico dei migranti del 2000, la partecipazione all’OIM e la ratifica di altri accordi internazionali.

Due modelli che, seppur caratterizzati da entità numeriche e strutturali differenti, si trovano ad affrontare i medesimi quesiti, alla ricerca di un delicato equilibrio all’interno di un panorama ancora in evoluzione, dal futuro tutto da tracciare.

 

Lucia Martines

Business Development Executive

Studio Legale Giambrone

 

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