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  Immigrazione-Emigrazione
 781 - LAMPEDUSA

 

UNA TRAGEDIA VERGOGNOSA

 

Lampedusa, un nome conosciuto più dai media che dai problemi che l’affliggono e dall’umanità con cui gli abitanti accolgono  i migranti sfiniti che arrivano su queste rocce per avere aiuto fisico e psicologico.

Persone, no immigrati, che fuggono dai loro paesi per la guerra, per la disperazione, per i soprusi, per gli stupri e per avere una vita più dignitosa. Lampedusa, un’isola tra due continenti, è il luogo più lontano dall’itala, più a sud di Tunisi o di Algeri, più vicina al deserto del Sahara che allo stretto di Messina.Ci arrivano in tanti a cercare rifugio su queste scogliere, oltre tartarughe, uccelli e balenotteri , ci arrivano soprattutto esseri umani: uomini, donne e bambini.

Vita e morte si abbracciano dentro questi scafi: 2500-3000 dollari il costo del viaggio in coperta, più sicuro, invece sulla stiva, il posto più pericoloso, il viaggio della speranza costa molto meno, perché in caso di naufragio non c’è nessuna possibilità di salvezza. Appena i migranti sbarcano, quelli che hanno la  fortuna di sopravvivere, vengono subito accolti e visitati dai diversi centri di accoglienza e sottoposti a interventi di prima assistenza. Un medico spiega che: “Le patologie più comuni sono la disidratazione, dolori causati dalla cattiva posizione, ustioni, infezioni,  intossicazioni da carburante. Le ferite più profonde, però, sono quelle psicologiche”.

Molti di loro sulle pareti delle lunghe camerate, per sopravvivere, cercano di ricostruire un pezzetto della loro storia: scrivono nomi, date, attaccano immagini e disegnano ciò che è rimasto loro più a cuore.

Lampedusa è presieduta da molti militari per difendere gli isolani e gli immigrati da possibili eventi di ribellione, da ambedue le parti, perché la convivenza, specialmente quando è massiccia e formata da diverse etnie, non è facile per nessuno. La disperazione degli immigrati a volte fa scattare comportamenti esagerati, così gli isolani, pur dando tutta la loro disponibilità, la loro umanità per sollevare i disagi di questi profughi, a volte si esasperano. Tuttavia, per dovere di cronaca, si può dire che non si sono mai verificate tensioni per motivi religiosi ed ognuno rispetta l’altro.

Quando i media parlano di sbarchi usano parole come “clandestini”, “stranieri”, ma parlando di Lampedusa,  questi termini assumono un significato diverso, perché stranieri qui non sono gli immigrati e se c’è qualcosa di clandestino non sono loro. Lampedusa li ha sempre accolti e soccorsi, prima che lo Stato si accorgesse della loro esistenza e sono sempre presenti nei momenti di necessità. Nelle case o nei centri di volontariato c’è sempre un posto ed un pasto per ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle, dal sesso e dalla religione e  senza incidere sul turismo.

Viene da domandarsi come sia possibile che centinaia di uomini, donne e bambini siano rimasti senza un tetto, dormendo su materassi occasionali sotto un albero anche quando pioveva tutti riuniti dentro un recinto. Lo Stato è il vero clandestino, senza parlare della mancata responsabilità della

Unione europea, che continua a non vedere ed a disinteressarsi di questa tragica situazione che non riguarda soltanto l’Italia.

Molte di queste persone vorrebbero andare via da Lampedusa per raggiungere parenti o amici in altre nazioni europee, dove possano trovare l’opportunità di un lavoro con il “passa parola” di congiunti e di conoscenti.

Un paese si riconosce non solo da come accoglie i vivi, ma soprattutto da come si comporta con i morti.

E’ stato veramente vergognoso che, dopo il naufragio del 3 ottobre del 2013, ci siano voluti giorni prima che arrivassero le bare. Per più di una settimana le salme sono state messe in camion frigo con una temperatura di 17° sotto lo zero; camion con la scritta “Frutta e Verdura”, sottratti a trasportatori in lacrime perché senza il loro mezzo non potevano lavorare.

Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che non si scoraggia facilmente, affronta i problemi con determinazione e nello stesso tempo con grande umanità. Questo sindaco è orgoglioso di ciò che riescono a fare ed afferma:” Quello che sogno da sempre, è un’isola consapevole della sua identità, una terra che non ha paura di mostrare la sua sofferenza e le sue ferite e nella quale tutto possa, finalmente, avvenire alle luce del sole”. Per sua iniziativa gli immigrati morti riposano in un cimitero dove le vecchie croci sono state sostituite con delle targhe  su cui“non è stato possibile dare un nome e un volto a quelle lapidi. Abbiamo allora cercato di raccontare del naufragio, di lasciare  qualcosa di loro per chi verrà”. “ Il nostro cimitero dovrebbe diventare “, continua Giusi Nicolini, “un luogo di pellegrinaggio, una tappa  degli itinerari, anche turistici, così come l’Isola dei Conigli, decretata la più bella spiaggia del mondo”. Purtroppo il problema di Lampedusa sembra non avere una soluzione, non esiste una direttiva del Governo italiano, l’Unione Europea si divide in leggi e disposizioni diverse , senza dimenticare le polemiche su i fondi dati all’Italia per Lampedusa ed accusata di averli male gestiti. Diversi scafisti sono stati arrestati dalla forze dell’ordine, ma interessi illeciti dominano  alcuni centri di accoglienza con appalti poco chiari. Insomma anche nel dolore e nella morte ci sono sempre speculazioni ed atti di sciacallaggio.

Il numero dei morti è impressionante, le stime  dicono che negli ultimi 15 anni almeno 25 mila persone, di cui molte donne e bambini, sono morti per naufragio o per stenti durante la traversata.

I superstiti dei naufragi inoltre, per una legge infame, la Bossi-Fini, devono essere indagati per immigrazione clandestina dalla Procura di Agrigento, che non riuscirà mai in tempi reali a smaltire le pratiche accumulate. Questa legge, che dovrebbe essere rivista o meglio abrogata, è stata proposta da Bossi e da Fini  per la regolamentazione dei flussi migratori. La pena massima per tale reato è di 5.000 euro.

Bruxelles ha scelto Varsavia, un vero controsenso, troppi chilometri la dividono da Lampedusa, come sede di Frontex, l’Agenzia Europea che dovrebbe assicurare agli Stati “il sostegno tecnico e le conoscenze specialistiche di cui necessitano. Insomma Frontex dovrebbe essere una sorta di agenzia europea per l’immigrazione. Frontex, soprattutto nei momenti più caldi per gli sbarchi, non è stata di nessun aiuto, considerando anche che l’ente ancora oggi è senza direttore esecutivo. Ora ci “spostiamo” al trattato di Dublino, che necessita di una modifica e lavorare vicino alla Francia ed alla Germania. Marco Del Panta, direttore centrale per la questione migratoria del Ministero degli Esteri, afferma: “Nel trattato irlandese c’è una clausola che permette che, in caso di flussi massicci, anche i Paesi non di approdo su base volontaria possano dichiararsi competenti nella gestione dei richiedenti asilo, bisogna che Berlino e Parigi si rendano disponibili a valorizzare questa possibilità”. Altro elemento di discussione, soprattutto tra i partiti italiani è l’Operazione Mare Nostrum, varata nell’ottobre scorso dalla Marina Militare per far fronte all’emergenza immigrati illegali dalla Libia, che ormai sembra giunta al capolinea, travolta dai suoi stessi limiti “strutturali”. L’impiego delle navi militari, a fianco dei mezzi più leggeri della Capitaneria di Porto, venne decisa dal governo Letta sull’onda emotiva degli oltre 300 morti di un barcone rovesciatosi al largo di Lampedusa. L’obiettivo era quello di prevenire gli incidenti soccorrendo in alto mare gli immigrati in arrivo, ma anche di costituire un deterrente contro i traffici di esseri umani e l’immigrazione illegale. L’allora Ministro della Difesa, Mario Mauro, decise che i migranti raccolti in mare sarebbero stati trasferiti nel porto più vicino “non necessariamente italiano”. Mare Nostrum è riuscita a limitare altre grandi tragedie del mare ma la presenza navale italiana non ha impedito l’incremento di flussi migratori illegali soprattutto per quelli provenienti dalla  Libia. L’Italia oggi è l’unico paese ad accogliere chiunque arrivi illegalmente davanti alle  sue coste. L’attuale Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha detto: “Mare Nostrum è un intervento a tempo, finché lo scenario libico resta instabile non possiamo sospenderlo” perché in Libia “non abbiamo interlocutori istituzionali stabili e non si possono ipotizzare accordi per bloccare il flusso migratorio in partenza”. L’assenza di aiuto da parte dell’Unione per far fronte all’emergenza è stata denunciata più volte e il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha recentemente evidenziato come l’Agenzia Europea Frontex abbia stanziato 7.000.000 di euro quando l’operazione Mare Nostrum costa all’Italia 9.000.000 al mese. Tutte queste leggi, leggine, iniziative ed ostruzionismo dei partiti, messi insieme, creano solo una grande confusione,  un puzzle irrisolvibile, che non porta a nessuna efficace soluzione, non solo italiana, ma soprattutto europea.

 

Adriana Capriotti

 

 

 

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