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 775 - Genova, il Mediterraneo e la poesia

 

Intervista al direttore artistico del Festival Internazionale di Poesia di Genova, rassegna che quest'anno arriva al suo ventesimo anniversario.

 

“Genova ha una grande storia con la poesia, basta nominare a Eugenio Montale, Giorgio Caproni o Camillo Sbarbaro. Ha visto nascere tanti cantautori. E' una città di poesia e musica. All'inizio il  Festival è stato guardato con diffidenza dalla parte accademica che era un po restia alle cose nuove e non sapeva che posizione assumere. Subito dopo, però, il mondo accademico ha partecipato e saputo interagire col festival. Ci preoccupava anche il pubblico. Ma in questo aspetto abbiamo vinto. In tutti questi anni è stato il pubblico a darci le maggiori  soddisfazioni. Molta gente che non aveva mai letto poesia si è avvicinata, anche lo straniero inedito mai sentito prima riesce ad avere  sempre un buon apprezzamento è questo mi  piace molto, perché vuol dire che scatta la curiosità intellettuale che un po si era persa”—chi parla così è il poeta Claudio Pozzani che da vent'anni dirige il festival di poesia più longevo  d'Italia.

“All'interno della rassegna che si svolge dal 6 al 16 giugno abbiamo sempre cercato di dare uno sguardo sul Mediterraneo, poi sono stato cooptato nella direzione di un festival francese, Voix Vives, che prima si teneva a Lodève e poi è passato a Sètte dove è nato un  gemellaggio tra le due manifestazioni che l'anno scorso ha visto la presenza di Voix Vives  a Genova. Sono stati invitati e hanno offerto un programma di due giorni che focalizzava l'attenzione sulla poesia del Mediterraneo. Voix Vives, grazie al contributo dell'Europa nell'edizione del 2013 ha potuto  fare tre tappe; è partito da Sette, è passato a Genova ed infine è andato a El Jadida in Algeria. Quest'anno ritornerà ma farà solo una tappa, a Genova. Per l'edizione del 2015 si prevede di organizzarlo  in tre luoghi come l'anno scorso. Al di fuori di Voix Vives  il festival di Genova ha sempre portato in Italia poeti medio orientali, come i siriani Adonis e Maram al Massri; i marocchini  Mohammed Bennis e Tahar Ben Jelloun o i tunisi Moncef Ghachem, Moncef Mezghanni e il musicista Nabil Khemir. I  giordani Amjad Nasser, gli iracheni, Saadi Yusef, i libanesi Joumana Haddad e  Tamirace Fakhouri e dalla Palestina sono venuti: Marwan Abado, Ghassan Zaqtan, Jihad Hudaib, Mourid Al Bargouti e  Mahmoud Darwish.

“Quest'anno pensate di contare con la presenza di altri poeti tunisini”.

“Sì, abbiamo la fortuna di avere un Consolato vero a Genova e con loro dall'anno scorso abbiamo iniziato un'ottima collaborazione”.

“Hai visitato la Tunisia?”

“Moncef Mezghanni che è un ottimo poeta, ha anche una presenza scenica molto importante, mi ha invitato due volte a Tunisi, ma non ho ancora potuto visitare il paese”.

“Ricordando Mohamed Darwish, la sua ultima lettura poetica  l'ha fatta al Festival di Genova nel giugno del 2008 perché il 9 agosto dello stesso anno muore a Washington, raccontami come sei riuscito a entrare in contatto con lui”.

“Erano due anni che cercavo di portar Darwish a Genova e non ci riuscivo finché, tramite il suo traduttore italiano, Fawzi Al Delmi, uno dei collaboratori del festival, siamo riusciti ad avere il suo “okey” perché coincideva due giorni a Parigi e quindi poteva collegarsi con Genova. Insieme a lui abbiamo preparato le letture. Tra l'altro il destino ha voluto che la stessa sera della sua lettura  ci fosse Italia-Francia, una partita importante del campionato mondiale di calcio di quel anno, per cui eravamo dubbiosi per l'assistenza del pubblico. Anche se tra di noi dicevamo: “è un poeta molto famoso, il pubblico genovese non può deluderci”, eravamo preoccupati. In effetti, non ci ha deluso,  nonostante la grandissima partita lui ha fatto il pieno. Darwish  subito dopo ha sottolineato molto questo aspetto, nei giorni di vita che li restarono parlava di Genova, dei suoi vicoli e  ricordava la sua lettura come “la sera che la poesia ha vinto contro il calcio”. In passato lui aveva già subito degli interventi chirurgici è “Murale”,  la poesia che ha letto quella sera era legata al decorso dopo il suo primo intervento; è un brano che parla del suo rapporto con la morte, aveva molta preoccupazione per quella operazione al cuore,  a distanza, e doppiamente significativo il contenuto della sua lettura”. 

“Come sorge l'idea di un festival di poesia a Genova?”

“Si è iniziato a pensare nel 94, a quel tempo il sindaco era Adriano Samsa che è anche un ottimo poeta e lui mi chiese di presentare una proposta per un festival, per cui subito mi è venuto in mente un grande festival internazionale che durasse due settimane. Il primo che abbiamo organizzato è durato venti giorni consecutivi, una cosa folle. Con il progetto del festival avevamo anche partecipato al programma Caleidoscopio dell'Unione Europea e avevamo vinto il loro supporto che a cui tempi era ancora in ECU e da lì, dal 1995,  abbiamo cominciato. Sono venuti poeti da tutta Europa  perché  era sopratutto a livello europeo mentre dal 1996 sono iniziati ad arrivare i grandi da tutto il mondo. Sono venuti premi Nobel come: Wole Soyinka, Czeslaw Milosz, John Coetzee o Derek Walcott. E' venuto Alvaro Mutis. Man mano ci siamo allargati; non ci siamo limitati a una zona geografica, a uno stile o a un tema in particolare; a 360 gradi poesia e sopratutto poesia in rapporto con le altre arti: musica, cinema e video.

“Sei diventato direttore artistico del Festival e tu stesso sei poeta, come ti avvicini a quest'arte?”

“Un po la poesia c'è l'avevo nel sangue e invece di imparare a suonare uno strumento o a dipingere ho deciso di scrivere poesia. Fin da piccolo ho scritto poesia come tanti altri, e dai diciotto anni in poi ho iniziato a fare degli spettacoli. La poesia è sempre stata oralità; la  trasmissione orale è molto importante tanto è che i libri di poesia non vendono mai tanto. Insieme ad altre persone ho creato dei gruppi poetici, ed  è diventata  la mia professione. Poi ad un certo punto sono diventato da una parte poeta e dall'altra organizzatore di eventi. Devo dire che come poeta sono più considerato all'estero. Quasi tutti i miei libri sono pubblicati all'estero e non in Italia”.

“Quanti libri hai scritto?”

“In differenti lingue dieci libri. Sono stato tradotto in francese, spagnolo, finlandese, albanese,  tedesco, inglese e portoghese. In francese si possono trovare Saudade et  Spleen de la casa editrice Lanore e Cette page dechiree con Al Manar  mentre  Kate et moi con La Passe Du vent, di Lione”.

“Parlando di poeti italiani qual è quello che ha avuto una forte influenza su di te?”

“Sono poeti che appartengono a epoche differenti, uno è Marinetti perché mi è sempre piaciuto  il futurismo  come filosofia e come intuizioni sintattico - stilistiche e poi anche come poeta che è stato un grande organizzatore di eventi. Il secondo e Ungaretti, perché mi piace la sua poesia asciutta e il terzo è un poeta che purtroppo all'estero non è molto conosciuto, Camillo Sbarbaro. Forse lui è il più grande del Novecento, è nato a Santa Margherita, è ligure. Sbarbaro è quello che è più affine alle mie sensibilità, lo considero molto vicino ad un altro grande poeta che mi ha influenzato che è Baudelaire”.

“Come vedi la situazione attuale della poesia italiana”.

“Nel Novecento è stata di trascendenza mondiale con il Futurismo, Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Montale, ecc. Tantissimi autori e tutti conosciuti a livello mondiale. Dopo la Seconda Guerra mondiale ci è stata un'involuzione e successivamente, dopo gli anni Sessanta, un involuzione più totale. E' accaduto un po quello che le è successo al cinema; avevamo grandi registi come Antognoni, Fellini, Visconti o Comencini, oggi invece abbiamo Sorrentino che è un regista zuccheroso. Abbiamo sì dei poeti che sono bravi, Patrizia Cavalli mi piace, Attilio Lolini che pubblica con Einaudi mi piace, De Angelis e Musati mi piacciono, ma che oggi non riescono ad avere una trascendenza mondiale. Lusi è un grande poeta ma non così importante come sono stati i poeti del primo novecento.”

“Nel libro La marcia dell'ombra critichi l'Italia di oggi?”

La marcia dell'ombra è poesia contro la guerra. Poesia nata durante una riunione all'UNESCO dove ogni poeta doveva scrivere sulla guerra. Io ho pensato alla guerra come ad un bombardamento di nodi da sciogliere. Nodi attorno a noi che ci fanno diventare indifferenti verso gli altri. Però in una lettura successiva me ne sono accorto che poteva essere una guerra contro l'ignoranza e l'indifferenza anche culturale. L'Italia, ahimè, è un paese dove l'indifferenza  verso le questioni culturali ha assunto vertici incredibili e pensare che l'80% dei beni culturali del mondo sono in Italia. Allora ho visto questo esercito ombra che insegue il buio dell'ignoranza, a questo fatto dobbiamo contrapporre il tenere gli occhi aperti per alimentare  la luce della curiosità intellettuale, del volere conoscere e sperimentare e quindi è diventato un po il manifesto di quello in cui credo, di quello che è la mia vita. Se avessi pensato a quello che era più importante per la mia vita materiale avrei scelto altre cose, invece io faccio il poeta di mestiere, mentre avrei potuto scegliere  di fare il professore universitario o un'altra cosa. Quello che mi salva è che grazie alla poesia sono sempre in giro per il mondo”.

“All'interno del festival ci sono dei concorsi?”

“Ci sono dei concorsi un po particolari, come: Poesia nell'insegnamento per proporre nuovi metodi d'insegnamento della poesia a scuola; la prima edizione ha avuto il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione e  hanno partecipato più di cinquanta persone di tutta Italia. Abbiamo un altro concorso che si chiama Suona la poesia dove partecipano dai 500 ai 700 musicisti, ed è un concorso rivolto ai musicisti che mettano in musica testi di poeti italiani. Abbiamo il premio Poesia in bottiglia che diamo ogni anno all'artista che ha fatto del suo rapporto con la poesia un qualcosa di significativo. Abbiamo premiato Tonino Guerra, Manuel Agnelli il cantante degli Afterhours, Michele Serra, Giuseppe Cederna e l'anno scorso l'abbiamo consegnato al primo straniero, a Graig Lake. Il premio che ricevono  consiste in una dotazione di vino di riserve particolari. Concorsi di poesia applicati al Festival non ne facciamo perché ce ne sono già troppi. Siamo i referenti per un concorso che si chiama Il mio esordio, lo fa il gruppo Espresso ed è  premiato  il libro di poesia”.

 Concludo l'incontro  con Claudio Pozzani chiedendogli: 

 “Chi vive in Tunisia e vuole guardare il Festival in Streaming potrebbe farlo?”

“Negli anni scorsi abbiamo fatto degli sperimenti ma riguardavano singoli eventi quest'anno c'è la volontà  e vedremo se grazie ad uno sponsor tecnico possiamo garantire una buona trasmissione. Mentre per conoscere il programma del festival possono entrare nella pagina www.festivalpoesia.org”.

  

Maiela Barragán

 

 

Pozzani con Darwish

 

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