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  Dossier
 811 - Dossier - Tunisi: la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine

 

Il 17 marzo a Tunisi, in collaborazione con la Fondazione di Sardegna, l’Istituto Italiano di Cultura, l’Institut National du Patrimoine (INP) e l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle (ANMVPPC), una data simbolica a due anni esatti dal tragico attentato del Bardo, presso la sala conferenze posta a disposizione dallo stesso Istituto italiano, si è svolto il Seminario «Archeologia e tutela del patrimonio di Cartagine: lo stato dell’arte e le prospettive della collaborazione tuniso-italiana».

Una riunione affollata di storici ed archeologi impegnati in numerosi progetti multidisciplinari che caratterizzano l’archeologia. Un incontro tra i massimi esperti del settore che, nel contempo, è stato l’occasione per aggiornare e discutere la situazione delle ricerche e dei rapporti italo-tunisini, oltre che un vero e proprio convegno della S.A.I.C. denso di interventi.

La Società Scientifica Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, una ONLUS costituita il 22 febbraio dello scorso anno e che al momento riunisce più di 150 studiosi, ha la sede principale a Sassari e quella secondaria attualmente a Tunisi proprio presso l’Istituto Italiano di Cultura al n.80 dell’Avenue Mohamed V. Tra le attività in campo internazionale, essa si prefigge in primo luogo di sostenere la cooperazione italiana in Tunisia e nel Maghreb in ambito scientifico-culturale. Secondo i suoi piani, articolati in ambito preistorico e protostorico, preclassico, classico, tardoantico, islamico e moderno, la Scuola intende favorire le opportunità di ricerca, formazione e diffusione del patrimonio storico ereditato da quelle civiltà, mantenendo alto il profilo interculturale e di sviluppo dei Paesi del Maghreb al centro di tali attività.

La SAIC interviene d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e con gli Istituti Italiani di cultura in prospettiva dell’avvio di un “Centro Italiano per la Formazione e la ricerca in campo archeologico”, un centro di studi per il quale la Scuola conta di poter rappresentare un nucleo di coordinamento delle iniziative scientifiche e divulgative. A tale scopo la Società stipulerà degli accordi di cooperazione scientifica con le istituzioni italiane e di altri Paesi, ma soprattutto con la Tunisia, in particolare attraverso l'ANMVPPC e le Università tunisine. Tra master universitari ed iniziative didattiche, i sei poli universitari della Tunisia, di cui tre della Capitale, sono già oggi coinvolti in attività condivise e non mancheranno le occasioni per dare ulteriore spazio alla ricerca, con attività sempre più proiettate verso la scena formativa internazionale. Si punta a costruire un futuro che non resti più castigato all’interno di microcosmi formativi secondo schemi superati e riduttivi. Un uso anche “sociale” della storia e dell’archeologia, quindi, per un significato pubblico a queste scienze e veicolarne i contenuti consegnando alla società civile le informazioni, aggiornando il linguaggio e ricorrendo ai migliori strumenti comunicativi oggi disponibili.

Di quella che il Prof. Marco Milanese, professore ordinario nell’Ateneo sassarese ha definito una vera e propria maratona, quasi un bombardamento di dati, di suggestioni, di novità, risulta un po’ limitante restituire un quadro sintetico che sia anche un sunto efficace e capace di esprimere l’intensità delle relazioni e delle ricerche che attualmente legano le istituzioni dei due Paesi ma, pensiamo che sia comunque necessaria una cronaca che in qualche modo evidenzi la misura dell’impegno. Oltre alle attività in Tunisia, ha infatti ricordato il Prof. Attilio Mastino, già Rettore a Sassari e oggi Presidente della nuova Scuola Archeologica, da diversi anni l’Università sassarese accoglie degli studenti maghrebini e favorisce gli scambi culturali in questo settore, riservando loro l’opportunità di beneficiare di apposite borse di studio. Tra le partnership messe in campo, va ricordata anche la cooperazione con l’Università degli Studi di Urbino, una collaborazione che ogni anno registra, nel settore del restauro e della conservazione di quell’Ateneo, la partecipazione di un cospicuo numero di giovani tunisini. Si tratta in questo caso di un settore chiave della ricerca. Senza di esso andrebbe vanificato ogni sforzo e che per questo deve procedere in sinergia con le altre branche della ricerca archeologica, per assicurare un futuro al patrimonio storico culturale della Tunisia. Un movimento di cooperazione che si prende cura di un patrimonio, quello tunisino e, più in generale, del Maghreb che è depositario di una densità storica (e preistorica) di una vastità quasi sconcertante d’inestimabile valore. La Tunisia ospita testimonianze delle vicende umane che dai tempi più remoti del Paleolitico giungono fino a noi attraversando epoche sature di vicende umane che, indagate dalle missioni di ricerca fin dai primi resoconti dei cosiddetti “viaggiatori” continentali del Settecento, continuano a rivelare sempre nuove e visioni più nitide che migliorano la conoscenza delle società antiche e quindi del nostro comune passato.

Un nuovo polo culturale ha dunque preso vita per animare ed aggregare la comunità scientifica che è sempre più una sorta di movimento in grande fermento che vede nella SAIC un motore e la possibilità di mettere un po’ d’ordine, per far sì che gli sforzi compiuti non siano dispersivi. Degli aspetti politici di grande interesse ha parlato l’Ambasciatore Raimondo De Cardona. Il suo è stato un messaggio di fiducia per la ripresa delle attività sul campo da parte delle missioni archeologiche, malgrado il residuare di talune difficoltà in Tunisia.

Molto importante è la ripresa dell’attività editoriale nel settore, con uno sviluppo progressivo che però vede già la presenza sul web, in modalità open access, di varie pubblicazioni. È stato presentato un programma che si proietta in un processo sempre più democratico e che vuole mettere a disposizione della ricerca e della cultura la conoscenza acquisita, senza dover necessariamente ricorrere al formato cartaceo ma, potendo sin d’ora acquisire liberamente online quanto d’interesse. In questo modo, chi non ha la possibilità di recarsi presso le diverse biblioteche oppure non ha le possibilità economiche per acquistare delle pubblicazioni spesso costose, trova una risposta che si può davvero definire “democratica”. La riunione è stata anche l’occasione per la presentazione del primo il primo numero della rivista "Cartagine studi e ricerche" della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, curato da Antonio Corda dell'Università di Cagliari e del primo volume monografico contenente gli Atti del convegno dell’anno precedente, curato da Paola Ruggeri dell'Università di Sassari.

Dai vari interventi del seminario è emersa una rappresentazione esemplare del mondo dell’alta formazione universitaria, un vero e proprio polo culturale italo-tunisino intorno alla sede della SAIC dove a breve aprirà i battenti la biblioteca. Grazie all’impegno del Prof. Piero Bartoloni, infatti, giungerà qui in Tunisia la “Biblioteca Sabatino Moscati”, un patrimonio librario di circa seimila volumi che, con un gesto molto apprezzato, la famiglia del compianto archeologo Sabatino Moscati ha inteso donare alla causa della cultura, oltre che alla stessa SAIC e con essa alla comunità e dei ricercatori italiani, tunisini e stranieri impegnati nel Paese.

Durante i lavori del seminario, si è registrato un momento solenne con la cerimonia che ha visto il conferimento ufficiale dell’onorificenza di “Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia”, riconoscimento concesso dal Presidente della Repubblica Italiana e consegnato dall’Ambasciatore De Cardona al Professore tunisino Nabil Kallala, Direttore dell’Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi.

Un po’ in controtendenza rispetto ai resoconti piuttosto stringati che generalmente vengono concessi dai media d’informazione al settore della ricerca archeologica, abbiamo pensato di regalare nelle nostre pagine uno spazio più consono alla materia. Vi offriamo perciò un riepilogo che, seppur accennato, rappresenta una sintesi più ampia del solito sulla giornata di lavori del seminario. Nella nostra pur breve sintesi siamo stati senz’altro aiutati dall’intervento conclusivo dell’impeccabile Prof. Milanese che ha commentato l’incontro.

Alla presentazione del seminario ed all’allocuzione dell’Ambasciatore, ha fatto seguito il saluto da parte dell’Avv. Angela Mameli, in rappresentanza della Fondazione di Sardegna che ha concretamente sostenuto le iniziative della SAIC, ha testimoniato l’impegno, il grande interesse e la fiducia per questo genere di progetti transfrontalieri, che avvicinano e accomunano in una cooperazione culturale condivisa, la Tunisia e l’Italia. Sono stati presentati numerosi progetti di ricerca, anche con l’Associazione Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, oltre vari altri che al momento attualmente in corso di approvazione.

Il Prof. Piero Bartoloni insieme al suo collega tunisino Ahmed Ferjaoui hanno fornito degli aggiornamenti sull’importante e ormai “storica” missione archeologica congiunta italo tunisina a Zama Regia presso l’odierna Siliana, ricerca archeologica grazie alla quale sono state proposte delle interessanti osservazioni anche sulle dinamiche belliche che, nel 202 a.C., alla fine della Seconda Guerra Punica, condussero allo scontro campale tra gli armati cartaginesi guidati dal condottiero Annibale ed i legionari romani agli ordini di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano.

Le evidenze dell’intensa cooperazione tra i due Paesi sono emerse anche da altre relazioni, tra di esse quella presentata da Ouafa Ben Slimane dell’INP e Sebastiano Tusa, sul complesso monumentale di Sidi Mchreg, nei pressi di Tabarka. Si tratta di un sito con una interessantissima sequenza cronologica, le cui testimonianze rimontano a diverse epoche, da un edificio termale romano con i suoi resti musivi al centro del progetto archeologico, alle strutture di un “ribat”, una sorta di costruzione fortificata che era destinata a proteggere i confini dell’Islam ed a rafforzare la fede, una sorta di monastero militare di origine araba, per sintetizzarne al massimo la definizione.

Anche l’Università degli Studi della Calabria è attiva in Nordafrica, Giovanni Di Stefano ha presentato i risultati delle ricerche eseguite sulla topografia nel settore Sud Ovest della Cartagine romana, ai margini del territorio urbano. Indagini che hanno portato, tra l’altro, a nuove acquisizioni urbanistiche grazie all’identificazione di una importante strada pomeriale, di parte delle mura urbiche ed all’inquadramento delle insule, le aree grosso modo quadrangolari che in epoca romana erano occupate dai caseggiati.

È stata ancora l’Università di Sassari ad occuparsi dei riti, nello specifico quelli isiaci, praticati a Cartagine e nel tempio di Iside a Bulla Regia, una città romana nei pressi di Jendouba, importante crocevia commerciale verso il centro di Le Kef (l’antica Sicca Veneria) e le località prossime all’attuale confine con l’Algeria.

Sulla base di un accordo quinquennale tra l’INP e La Sapienza di Roma, in coordinazione con l’Università di Kairouan prosegue, nel Sud della Tunisia a Douz, la missione geo-archeologica per la quale Jaafar Ben Nasr e Savino di Lernia hanno relazionato sui nuovi ritrovamenti dall’Oued Lazalim. Sono state impiegate metodologie molto avanzate per studi che approfondiscono aspetti afferenti l’industria litica, ossia l’individuazione dei gruppi umani cui appartenevano i manufatti in pietra scheggiata in epoca preistorica.

Un avanzato laboratorio d’archeologia ambientale e geo-chimica con prelievo di carotaggi per l’inquadramento sedimentologico, oltre alla palinologia, quella branca scientifica della botanica che ricerca informazioni per la ricostruzione del passato attraverso lo studio dei pollini e di altri microscopici elementi biologici di notevole aiuto nella ricostruzione del primitivo quadro ambientale del territorio. Non mancano inoltre degli approfondimenti di carattere etno-archeologico e genetico, con lo studio del DNA delle popolazioni nomadi di quei territori, per ricomporre un’immagine di quelle che oggi sono le tracce dell’antropizzazione primordiale.

Rossana De Simone e Francesco Tomasello delle Università di Enna Kore e di Catania hanno presentato uno studio sui contrassegni punici e neopunici incisi sui conci squadrati impiegati nell’edilizia antica del Nordafrica. Un progetto teso alla creazione di un corpus da porre a disposizione dei ricercatori, che raccolga l’intero patrimonio di grafemi, che, incisioni ben distinguibili sui blocchi in pietra degli edifici del passato che potranno venire in soccorso dei ricercatori attraverso il recupero di importanti informazioni storiche e geografiche inerenti le dimensioni standard (secondo unità di misura già note come, ad esempio, il piede fenicio o il cubito fenicio, etc.), i cavatori, le località d’estrazione, la committenza, etc.

Nel Capo Bon, a Neapolis, continuano le attività della missione sassarese con l’INP nel comune impegno di inquadramento della centuriazione romana affiorante sul territorio, attraverso interventi e rilievi fotogrammetrici aerei. Stimolanti sono anche le indagini subacquee ed archeo-sismologiche con l’ipotesi di un bradisismo, che avrebbe interessato quella riviera, inabissando una parte del litorale, il 21 luglio del 365 d.C. Potrebbe infatti trattarsi delle conseguenze di uno tsunami che seguì al sisma distruttivo occorso quel giorno presso l’estremità occidentale dell’isola di Creta. Un cataclisma che provocò nel Capo Bon danni simili a quelli causati dal medesimo maremoto ad Apollonia, lo scalo marittimo dell’antica Cirene, il cui porto fu parzialmente inghiottito dal mare in quello stesso giorno.

Una serie di saggi di scavo e di rilievi sull’acquedotto e le cisterne romane della M’alga a Cartagine hanno visto impegnata l’Università di Tunisi. Ai notevoli sforzi manutentivi delle colossali strutture si è accompagnata l’identificazione di nuove fasi edilizie di quel complesso idraulico e di trasformazioni avvenute in diversi tempi con il mutare delle dinamiche insediative.

Salvatore Ganga e Attilio Mastino insieme a Samir Aounallah dell’ANMVPPC hanno presentato un progetto che porterà avanti un discorso multimediale particolarmente spinto e che prevede la realizzazione di studi in 3D del patrimonio archeologico in Tunisia. Largo spazio dunque all’uso degli aeromobili a pilotaggio remoto, sofisticati apparecchi meglio conosciuti con il nome di droni, oggi equipaggiati con tecnologie in grado di eseguire scansioni fotogrammetriche 3D aeree del territorio, per poi dare vita a dei modelli tridimensionali, prodotti informatizzati con software e tecnologie d’avanguardia, proponendo così delle perfette repliche di quanto giace al suolo, riproduzioni che consentono dei grandi passi avanti rispetto alle forme di rilievo più tradizionali.

Sui mosaici romani delle “venationes”, gli intrattenimenti con animali feroci ed esotici per gli spettatori che in epoca romana affollavano gli anfiteatri, Ibba e Teatini, relatori dell’Università di Sassari, riguardo ai reperti di Thuburbo Majus, la Colonia Julia Aurelia Commoda dei romani, hanno proposto delle interpretazioni che gettano oggi una nuova luce sulle iconografie, le iscrizioni ed i culti di Marte, Apollo e Diana, già oggetto di precedenti studi.

L’epigrafista francese Jean Pierre Laporte ha introdotto uno studio archivistico e interpretativo a proposito della Fontaine aux 1000 amphores di Cartagine, un articolato complesso idraulico a pochi passi dalla riva del mare oggi inaccessibile poiché inclusa nel perimetro della residenza presidenziale.

Si è anche toccato il tema della scultura iconica libica antica, con Mounir Fantar dell’INP di Tunisi e Raimondo Zucca da Sassari, con riferimento agli influssi orientali testimoniati da tali manufatti lapidei e da quelli attestati nella statuaria di Monti Prama, recuperata presso l’omonimo sito archeologico della penisola del Sinis, in Sardegna. Una rete di relazioni mediterranee è all’origine delle testimonianze materiali sulle quali oggi si tenta di fare chiarezza, per giungere ad una ricostruzione storica dei contesti ambientali, religiosi e socioculturali che sin dal passato più remoto erano caratterizzati da una fitta rete di scambi commerciali, contatti ed interessi comuni più che da distanze e divisioni non soltanto geografiche. Le “haouanet”, un termine che in arabo significa “botteghe” e che individuava le camere sepolcrali rupestri riutilizzate in varie epoche e diffuse nel Nordafrica tunisino e in Algeria, denunciano significative analogie con atre architetture coeve d’oltremare. In questo caso spiccano delle “assonanze” come, ad esempio, le cosiddette “domus de janas”, grotticelle sepolcrali sarde che il prof. Zucca ha ricordato, sottolineando come da Utica e da numerosi altri siti costieri del Mediterraneo provengano delle ceramiche di origine sardo-nuragica riferibili al IX – prima metà VIII sec. a.C., un periodo coerente rispetto a quello proposto per la statuaria sarda.

Nizar Ben Slimane, dell’INP tunisino e Antonio Corda da Cagliari hanno relazionato sul recente accordo raggiunto tra le due istituzioni per la ripresa delle ricerche ad Uthina, un sito berbero e poi antica città romana di Oudna. Nuove campagne di scavo dunque e ulteriori studi sulle testimonianze mosaicali e, soprattutto, l’attesa pubblicazione dei risultati ancora inediti degli ultimi scavi.

Paola Ruggeri ha presentato il progetto bilaterale che vedrà impegnati archeologi italiani e tunisini a Thignica, l’odierna Ain Tounga nei pressi di Testour, una missione per la quale si ricorrerà ancora a tecnologie d’avanguardia per dare inizio alle indagini con la mappatura aerea fotogrammetrica dell’insediamento bizantino che oggi si conserva al di sopra di un’area con strutture d’epoca romana.

Ha concluso il simposio Michele Guirguis con un intervento su intervento sul tema di Cartagine e dei rapporti con la Sardegna, un ampio resoconto sullo stato dell’arte che si è soffermato anche su dei reperti epigrafici riconducibili ai sufeti, un genere di magistrature caratteristiche della società civile punica.

Ciò che ha brillato in questa intensa giornata di lavori è il grande sforzo comune dei ricercatori dei due Paesi, nonché l’attenzione del mondo politico e amministrativo al tema della cooperazione mediterranea su vari livelli, oltre ad essere finalmente emerso, con forza, quello che il Prof. Milanese ha definito un atteggiamento “resiliente”, ossia la capacità di sviluppare la progettazione, a partire dai residui inconvenienti da affrontare ancora in tema di sicurezza, per condividere il grande entusiasmo, magari partendo proprio dai casi più problematici. Esistono davvero, insomma, degli ottimi presupposti affinché queste nuove forze possano contribuire al progresso dei rapporti bilaterali e ricompattare un movimento che si è dimostrato alquanto vitale nell’impegno per il consolidamento di questa importante e feconda rete di relazioni qualificate, che orbitano intorno al patrimonio storico-culturale della Tunisia. In questa direzione, la nascente biblioteca specializzata in Archeologia, Scienze dell'Antichità e Tecnologie applicate ai Beni Culturali, Storia dell'Arte costituirà certamente un punto di riferimento, insieme ad un settore dedicato a queste discipline nella biblioteca dell'Istituto Italiano di Cultura. È stato inoltre dato l’annuncio che la Scuola è già al lavoro per completare le procedure necessarie per dotare la nuova sede della SAIC e la sua biblioteca di collegamenti online, postazioni che consentiranno agli utenti l’accesso ad un ampio ventaglio di risorse web, inclusi i contatti con le Università italiane e tunisine e gli accessi al materiale documentale disponibile. Continua dunque la presenza attiva dell’Italia in Tunisia, anche nella condivisione di quello che rappresenta un settore strategico, tanto per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico culturale, quanto per le prevedibili ricadute sul settore turistico che ancora stenta a rialzarsi.

Al Museo del Bardo intanto, il 22 marzo è stata inaugurata un’esposizione che durerà fino al 24 maggio prossimo, realizzata con reperti archeologici e storici di eccezionale valore, concessi temporaneamente dal Rijksmuseum Van Oudheden di Leiden in Olanda. La mostra è intitolata “Carthage rediscovered. Humbert in Tunisia” e raccoglie una parte della collezione di Jean Emil Humbert (nato a L’Aja il 28 luglio 1771 e morto il 20 febbraio 1839 a Livorno), un militare olandese che durante le sue esplorazioni nella Tunisia del primo Ottocento si interessò molto alle rovine archeologiche, in particolar modo i ruderi dell’antica Cartagine. Neanche a dirlo, anche in quelle circostanze era presente un italiano, il Conte Camillo Borgia, appartenente alla nota famiglia di pontificia memoria, precursore dei ricercatori italiani in Tunisia, il quale, agli albori dell’archeologia, condivideva con Humbert il viaggio, come anche gli scavi e i rilievi dei monumenti, redatti con molta cura ed oggi in vetrina al Bardo.

 

Cinzia Olianas

 

 

Partecipanti alla conferenza nella sala dell'Istituto Italiano di Cultura

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