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  Dossier
 803 - UNA SOCIETÀ SENZA MARITI: I MOSO

 

UNA SOCIETÀ SENZA MARITI: I MOSO

 

Qui chi decide è la donna, tutto. Ultimi tra i popoli matriarcali, si sono anche aggiudicati il titolo di comunità-modello in occasione del 50° anniversario dell’ONU, e non è poco.

 

Nel sud-ovest della Cina, ai piedi dell’ Himalaya, ai confini con il Tibet, in un paesaggio di valli e montagne attraversato dal fiume Yangtz,c’è il regno dei Moso, una minoranza etnica matriarcale e matrilineare, un popolo intrigante per i suoi costumi tra cui la visione dell’amore e delle relazioni sessuali.

I Moso, che non bevono mai acqua fredda ma solo thé, vivono a 2.700 mt di altitudine intorno al lago Lugu, sulle sponde delle regioni dello Yunnane del Sichuan. La leggenda vuole che il lago sia nato dalle lacrime della dea Gemu, venerata da tutti nei dintorni. Nella quotidianità i Moso conservano e osservano le stesse tradizioni da oltre 8 secoli. I bambini vivono accanto alla madre, senza mai abbandonare la casa di famiglia che si trasmette di generazione in generazione alle figlie femmine. La donna è al centro della vita della tribù, gestisce il patrimonio di famiglia, ed è l’erede diretto di tutti i beni della famiglia.

Ai Moso l’armonia è particolarmente cara e per preservarla, tra le altre cose, nel loro assetto sociale non esiste il matrimonio. 

La cultura Moso separa nettamente la vita sentimentale da quella familiare. Le relazioni affettive si basano sull’attrazione e sull’amore, sono disinteressate, svincolate da legami economici e giuridici, certi del fatto che non si può costruire nulla su un sentimento così fragile come l’amore. Ne consegue che ognuno è libero di vivere la propria sessualità, senza la nozione dell’impegno che l’accompagna nelle altre culture.  Ed è ben per questo che le relazioni tra uomo e donna avvengono nella più totale libertà sessuale, soprattutto da parte della donna.

Partendo dall’indiscussa convinzione che l’armonia sia il valore capitale assoluto per il quale opera l’individuo stesso, al di sopra di tutto compresi i soldi, ne consegue che per i Moso il matrimonio rappresenta una vera minaccia alla complessa e delicata armonia dell’individuo.

Per i Moso il matrimonio è la vendita di un’illusione, ed è quindi insensato promettere amore e passione eterna, poiché nessuno è in grado di sapere che cosa riserva il domani. 

Tutto questo come succede materialmente? Il legame tra i due innamorati, ad esempio, è considerato provvisorio, una sorta di “unione itinerante” proprio per il suo carattere non fisso: è l’uomo a spostarsi nella casa della compagna e vi continua ad andare ogni notte finché c’è amore tra i due. Quando il sentimento si esaurisce, l’uomo torna a dormire nella sua casa materna.

I figli appartengono alla famiglia della madre, la loro educazione è affidata alla famiglia di lei. I i beni non sono in comune. La gelosia è derisa, anche pubblicamente: è considerata semplicemente un fattore culturale, non naturale.

Gelosia e violenza generano disordine, nella visione Moso. E, a giudicare dal numero spaventoso in inarrestabile crescita esponenziale di “femminicidi” degli ultimi anni in Italia, c’è davvero da  chiedersi che cosa sia da rivedere profondamente nella nostra società.

Tra i Moso i bambini non crescono con il padre biologico, che può vederli e stare con loro quanto vuole. Niente promesse dunque, e niente tradimenti!

I principi su cui si fonda l’economia di una famiglia locale sono estesi a tutti i componenti. Tutti hanno un ruolo, ed è quindi impensabile che si abbandoni la casa per amore, dal momento che lo stesso può essere liberamente vissuto ovunque. Il rifiuto del matrimonio include ovviamente l’aspetto sessuale vissuto in piena libertà, senza prevaricazione tra i sessi e senza considerare la fedeltà. Ciò non significa però che un uomo e una donna, entrambi innamorati, siano necessariamente propensi ad accoppiarsi con altri partners. Significa semplicemente che non reputano necessario fare promesse d’amore poiché potrebbero essere infrante.

In occasione di una separazione, tutto avviene senza crisi e pianti, nel pieno rispetto dell’altro, facendo sempre attenzione a non spezzare l’armonia: una forma di amore senza tabu.

A 13 anni si è maggiorenni e le ragazze hanno diritto ad una camera per loro, quindi libere di scoprire il sesso, quando lo vorranno, secondo i loro tempi e ritmi. All’inizio di una relazione mantengono molta discrezione e non devono rivelare alle famiglie il nome di colui che attraverso una finestra aperta scivola sotto le lenzuola. Solo nel momento in cui scatta un sentimento, la famiglia entra in gioco e si fanno le dovute presentazioni. Il « compagno » è accettato esattamente come un amico di famiglia, ed è invitato peraltro a partecipare alla routine domestica, ad occuparsi dei bimbi della sua amata, anche se il padre è un altro. D’altronde il padre biologico non ha l’obbligo di andare a trovare i propri figli. Dai Moso, gli zii hanno il ruolo di padri, e trattano i nipoti come fossero i propri figli, esercitando più diritti sui bambini rispetto ai padri. Per loro è indispensabile che la propria sorella abbia dei discendenti. In caso di morte della mamma, lo scettro passa alla prima figlia, che ha l’obbligo di sostituire la mamma: diventerà così anche "Ama" o "Dabou", secondo la terminologia utilizzata nel villaggio. La "Ama" decide per gli altri, gli incarichi da espletare durante la giornata e impartisce le istruzioni, mentre lei si occuperà della casa dove vivono i figli e i nipotini. 

Alla sera i membri della famiglia si riuniscono intorno al falò, sempre acceso a cura della mamma che a sua volta veglia sui suoi, finchè la prima figlia femmina, come lei, prenderà a cuore il ruolo che l’aspetta. Per lei è importante sapere che la primogenita sarà felice di occuparsi della famiglia: sempre ovviamente in piena armonia.

E semmai le figlie destinate a sostituire la mamma preferissero studiare, difficilmente potranno farlo visto che le regioni che circondano il lago Lugusono sprovviste di strutture adeguate.

Quindi come oltre otto secoli, le donne continuano a lavorare i campi, e gli uomini ad occuparsi dei bambini.

Ma al di la di questo compito è di competenza dell’uomo costruire la casa, e gestire gli affari esterni al villaggio.

Con la benedizione della mamma, e in base alle loro qualità, alcuni uomini vanno in Tibet per essere formati come Lama presso i grandi maestri Buddisti. Torneranno al villaggio solo più tardi nel tempo in qualità di capi spirituali e religiosi. In occasione delle feste che celebrano gli avi o la natura, sono esclusi dai giochi di seduzione degli altri Moso che invece corteggiano senza nascondersi. Nessun giudizio, tra i cittadini del villaggio, né sulla scelta del nuovo partner, né tantomeno sulla tattica di seduzione. Tutti i Moso possono assecondare le loro passioni e amano concepire la  coppia semplicemente come una relazione basata sull’amore del momento e sul sesso. Certo che per noi occidentali questo modello di società è molto « anomalo ». Può la sola educazione influenzare e determinare in maniera cosi profonda il percorso e spesso il destino dei popoli nel tempo? Si, se applicata man mano ai diversi elementi culturali sulle cui basi si fondano le società, le nazioni, i popoli. 

Tornando alla coppia, escludere quindi la promessa di fedeltà? Vivere lontani dal proprio partner? Essere molto centrati sul sesso? Noi abituati per lo più a storie di divorzi dolorosi, umilianti e infiniti, potremmo mai prendere ad esempio i Moso? L'armonia della famiglia è il valore che i Moso difendono in assoluto, e i fatti nei secoli ci confermano che ci riescono.

Chissà che non risieda proprio qui la chiave della felicità?

 

Marysa Impellizzeri

 

 

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