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  Nel Mediterraneo-Maghreb
 808 - « Tunisie une révolution en pays d’islam »

 

Yadh Ben Achour presenta l’atteso libro « Tunisie une révolution en pays d’islam » e sulla  questione delle soggettivitá rimarca : «l’Histoire marche travers l’héroïsme individuel ».

L’illustre Giurista tunisino, Yhad Ben Achour, ha presentato il libro Tunisie une révolution en pays d’islam il 22 di dicembre presso l’Académie des Sciences, des Lettres et des Arts di Cartagine.

L’opera descrive la particolarità della rivoluzione tunisina ma anche il lavoro svolto dall’ Haute Instance [1], di cui Ben Achour rimane il protagonista indiscusso, e quello operato dall’Assemblea Costituente che, con non poche difficoltà, è giunta ad approvare il testo della nuova Costituzione.

L’autore racconta come la rivoluzione riesca a rompere il muro della paura tant’è che, non a caso, definisce quella tunisina «la rivoluzione della libertà». A fronte di questo grande evento che ha donato un volto democratico al Paese, c’è la questione dei giovani che rimane tuttora irrisolta ma, ha spiegato Ben Achour, il problema della condizione giovanile non riguarda solo la Tunisia piuttosto ha assunto carattere internazionale e necessita, pertanto, di costruttivi interventi a sostegno dei giovani. Tra gli intervenuti la professoressa Mounira Chapoutot-Remadi, dopo aver presentato il lavoro dell’autore al pubblico in sala [2].

Ha sottolineato come Ben Achour non abbia mancato di parlare del tabù dell’omossessualitá che è un retaggio della cultura francese, risalente all’epoca del protettorato, anche se sussistono tuttora altri problemi come la libertà di espressione, la discriminazione dei cittadini di colore, le difficoltà che hanno altre minoranze come quella berbera ecc.

La parola è ritornata al professore che ha raccontato di come, all’epoca, l’Assemblea fosse dominata dal partito islamista e di come a quel punto si è cercato di evitare il rischio d’una islamizzazione della futura Costituzione. Nel rievocare la rivoluzione tunisina, l’illustre autore ha detto che essa non rassomiglia ad alcun’altra, né a quella francese, né a quella spagnola o bolscevica. Piuttosto essa costituisce il risultato di una rivolta massiccia scaturita dalla necessità dell’essere umano di godere di un certo numero di libertà per vivere e partecipare attivamente alla società: libertà di coscienza, di parola ecc.. La rivoluzione tunisina, ha commentato lo studioso, è unica nel suo genere in rapporto all’intero contesto arabo islamico poiché essa è una «rivoluzione del popolo per il popolo». Ed infatti, ha continuato Ben Achour: «a partire dal 14 gennaio si verificano contestazioni massive, prima nei contesti più marginalizzati del Paese fino ad arrivare alla Capitale, per trasformarsi in una vera rivoluzione democratica per la libertà e la dignità e non religiosa». Questa idea di rivoluzione, ha sostenuto il professore, non è stata mai sperimentata nella cultura islamica. Essa è stata capace di far cadere un regime, di cambiare le mentalità, e ciò non ha precedenti nella politica musulmana. È la prima volta che in un Paese islamico una rivoluzione assume aspetti positivi.

Il libro è il risultato di un lavoro scientifico, ha ribadito Ben Achour, oltreche di una testimonianza diretta di ciò che è accaduto in quegli anni. «Se guardiamo a 5 anni fa sembra che nulla sia cambiato nella società tunisina ma per capire la straordinaria portata dell’evento, anche per le generazioni che verranno, bisogna considerare quei primi 29 giorni, tanto è durata la rivoluzione tunisina». Al primo fatto, quello della rivoluzione, che può dirsi riuscito, ha spiegato l’autore, è necessario che si accompagni un secondo evento che è quello della giustizia sociale su cui, purtroppo, bisogna lavorare parecchio e per un tempo che non può essere ora definito. Ben Achour ha proseguito nel dire che si è parlato molto di compromesso ma in realtà su alcune questioni non si è avuta una vera e propria conciliazione perché ognuno è rimasto sulle sue posizioni. Infatti, continua a spiegare, la Costituzione ne è un chiaro esempio se solo si analizza l’art. 6[3] che è l’espressione di più anime e può essere interpretato in diverso modo, proprio in ragione di queste tangibili differenze.

Il dibattito sui contenuti del libro, subito dopo l’anteprima del 22, ha avuto altre sedi come quella del 29 dicembre presso il salone della libreria Mille Feulilles di La Marsa. Qui Ben Achour è ritornato a parlare della rivoluzione tunisina, tema centrale del testo, specificando come essa sia diversa dalle altre dei Paesi arabi poiché non prevede un ritorno alle origini, all’instaurazione del modello antico e non è neanche una lotta contro lo straniero come lo sono state, invece, molte delle rivoluzioni passate e non solo quelle dei Paesi arabi. Essa, infatti, ha un senso etico, di progresso della storia, di emanciapazione, contraria all’ideologia islamista, ha spiegato Ben Achour. Nel libro, poi, egli ha sottolineato che ha inteso parlare del popolo della rivoluzione, del popolo delle elezioni, proprio per differenziare i diversi protagonisti che si sono succeduti a più riprese durante questi ultimi anni di cambiamento della scena politico-sociale nazionale. In un primo momento sono stati, infatti, i giovani a scendere in piazza e per questo rimangono i veri protagonisti della rivoluzione, poi si è votato, invece, ma solo la metà degli elettori si è recata alle urne, con una bassa percentuale giovanile.

Interessante è risultato l’intervento di uno degli uditori che, avendo già letto il libro, ha sottolineato l’assenza di un riferimento alle politiche di internazionalizzazione di cui la Tunisia si è resa protagonista già in passato ratificando importanti trattati come quello di Barcellona che, a suo parere, è stato quello che ha più influenzato i successivi eventi tunisini e non solo. Sul punto, il professore, pur non avendo trattato la questione nel libro, non ha escluso che ciò possa essere vero.

Sana Ben Achour [4], sorella dell’autore, anch’essa tra gli uditori, è ritornata sull’importanza della Costituzione tunisina sottolineando come per la prima volta nel mondo arabo il popolo sia divenuto il creatore del suo diritto al punto tale che i tunisini si sono sentiti i protagonisti della storia del Paese. La professoressa ha ricordato, altresì, come non aveva mancato di riferire anche Yhad Ben Achour, che il successivo risultato delle elezioni non è stato altrettanto positivo poiché circa il 43% dei giovani non ha votatoe questo è un dato che deve far riflettere. In ogni caso, ha sottolineato Sana Ben Achour, il diritto, che per molto tempo ha costituito un’arma al servizio dal vecchio regime, grazie all’evento eccezionale della rivoluzione, ha dimostrato di essere anche l’arma dei poveri.

L’autore del libro poi, rispondendo anche a quelle che sono le questioni che alimentano il dibattito nazionale in quest’ultimo periodo,  in merito al problema dei foreign fighters tunisini e al probabile loro rientro in Patria, ha proferito che a suo parere non può essere presa in considerazione l’ipotesi, avanzata da alcuni [5], di modificare di già la Costituzione al solo fine di disconoscere la cittadinanza ai terroristi, poiché non si può sopprimere la nazionalità a qualcuno senza contravvenire, tra l’altro, a quello che è il diritto internazionale. Il problema, ha continuato, non verrebbe comunque risolto, mentre, la Costituzione deve essere tutelata e non la si può modificare a seconda delle contingenze del momento.

Il professore ha, quindi, concluso ricordando che il suo lavoro è stato scritto con lo spirito di servire anche le generazioni che verranno perché esse possano conservare un’immagine di quella sorprendente realtà che è la rivoluzione del 2011.

«Sono un giurista, democratico e laico» ha detto in chiusura Ben Achour. «Ora si può parlare delle soggettivitá, delle minoranze transgender e di altro ancora senza averne paura e questo è un merito della rivoluzione! ... La storia marcia attraverso l’eroismo individuale!» ha seguitato a dire il giurista rammentando, infine, che anche se non sono mancate delle defaiance che hannoriguardato il processo post rivoluzionario, cioè quello dopo i famosi 29 giorni fino alla definizione della nuova Costituzione, tuttavia non ci si può fermare affatto sulle considerazioni negative poiché ciò non permette di andare avanti. Piuttosto, ha così concluso: «quello che più conta è l’avvenimento storico che ha permesso il cambiamento!»

 

Giovanni D’Auria

 

 

[1] Alta Commissione per la realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione della quale Yhad Ben Achour è stato Presidente dal marzo 2010 fino alla sua dissoluzione.

 

[2] Mounira Chapoutot-Remadi, docente di storia medioevale presso il dipertimento di storia medioevale della Facoltà di scienze umane e sociali dell’Universitá di Tunis I.

 

[3] Lo Stato protegge la religione, garantisce la libertà di credo, di coscienza e l’esercizio del culto. Esso assicura la neutralità delle moschee e dei luoghi di culto da ogni forma di strumentalizzazione partigiana. Lo Stato si impegna a diffondere i valori della moderazione, della tolleranza, a proteggere il sacro e ad impedire che gli si attenti. Esso si impegna altresì ad evitare e proibire le accuse d’apostasia nonché ogni incitazione  all’odio e alla violenza.

 

[4] Sana BEN ACHOUR, docente in diritto pubblico presso la Facultá di scienze giuridiche e sociali di Tunisi.

 

[5] Il partito liberale tunisino recentemente ha chiesto la modifica dell’art. 25 della Cost. che, proprio sulla base del principio intangibile della cittadinanza, garantirebbe il ritorno in Patria anche dei terroristi.

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