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  Nel Mediterraneo-Maghreb
 808 - Être homosexuel au Maghreb

 

“Être homosexuel au Maghreb”, presentato il libro all’Università.

E dopo il dibattito sul contestato art. 230 del codice penale, uno studente conclude: “…j’espere que ce colloque sera un debut”.

Nell’aula magna della Faculté des sciences jouridiques, politiques et sociales di Tunisi, il 13 dicembre scorso si è tenuto un importante convegno, pressoché unico nel suo genere, poiché è tra le prime volte che studiosi tunisini organizzano un evento che parla del problema dell’omosessualità in Tunisia e nel resto del Maghreb. L’occasione è stata la presentazione del libro “Être homosexuel au Maghreb”, frutto di un lavoro collettivo di più studiosi, che ha esaminato la problematica dal punto di vista antropologico, sociologico nonché giuridico.

Il Dottor Fahrat Othaman [1] ha ricordato come la questione sull’abolizione dell’art. 230 del codice penale tunisino resti ormai dibattuta da molto tempo, mentre il Prof. Wahid Ferchichi [2] ha sostenuto che l’articolo in questione sarebbe da considerarsi incostituzionale, in particolare alla luce dell’art. 49 della Costituzione, laddove si parla di una società civile e democratica tunisina. Tra gli illustri uditori presenti in aula, a testimonianza del rinnovato spirito delle Istituzioni, c’era, altresì, il già Ministro della Giustizia, Mohamed Salah Ben Aissa. E proprio Ferchichi ha voluto sottolineare il merito ed il valore di quest’ultimo poiché: “grazie all’insigne politico, è la prima volta che nel mondo arabo un Ministro della Giustizia si pronuncia così su questioni tanto delicate come quella sulla depenalizzazione dell’art. 230”. [3] In quella circostanza, ricorda sempre Ferchichi, Salah Ben Aissa aveva ritenuto che fosse arrivato ormai il momento di mettere fine alle pratiche di sottoposizione al cosiddetto test anale. Il cattedratico dell’Università di Tunis – Carthage ricorda come questa spiacevole realtà, che ha trovato e trova ancora applicazione, rileva un secondo elemento incostituzionale se si considera che la Costituzione tunisina vieta ogni pratica di tortura e tutela la dignità umana. [4]. “Il Consiglio dell’Ordine dei Medici deve prendersi le sue responsabilità per mettere fine all’uso di questa pratica che offende la dignità umana”, ha affermato Ferchichi.

Per contro, il Dottor Farhat Othman si è chiesto se davvero l’art. 230 del c.p. sia incostituzionale poiché, secondo il suo parere, esso non può esserlo in quanto la Costituzione fa riferimento all’Islam e pertanto il disposto dell’art. 230 ha tutt’ora una sua legittimità. Tra gli uditori, l’universitaria Hafidha Chekir [5] è intervenuta per contestare chi tra gli intervenuti, come l’algerino Ludovic Mohamed Zahed [6], aveva parlato del limite rappresentato dal fattore religioso sostenendo, invece, che “la pista religiosa non può essere considerata poiché la religione non è la fonte del diritto costituzionale tunisino”. Piuttosto, spiega Chekir, “la questione delle minoranze, comprese quelle sessuali, non riguarda solo la Tunisia ma è un problema internazionale, si tratta di una vera e propria pandemia”. Ferchichi ha poi aggiunto che “la post-modernità si traduce in una rottura di questi schemi, occorre prendere coscienza che l’omosessualità esiste ma è “caché” poiché è la legge che tutt’oggi l’opprime”.

Monia Lachheb, [7] che ha diretto i lavori della stesura del libro, ha sottolineato il significativo contributo di alcune associazioni gays-lesbiennes al lavoro di ricerca. La studiosa è così giunta a sostenere nel libro che l’omosessualitá rappresenta per molti una minaccia, poiché mina le regole di organizzazione della famiglia, fino a distruggere il modello classico che si basa sul padre - maschio, la madre – femmina ed i figli bambini-bambine. L’omosessualità, scrive Lachheb, “richiama la regola che traccia le frontiere tra ciò che è normale e patologico, lecito ed illecito, tra quello che è permesso e quello che è interdetto…” [8]

A fine dibattito,uno dei giovani che hanno preso la parola ha dichiarato:“prima della dittatura non si poteva parlare di omosessualità in Tunisia. Ma ora, grazie a diverse associazioni che si dedicano a questi problemi, i giovani sono più informati, anche sul problema della malattie sessualmente trasmissibili, quando prima, invece, tutto questo rappresentava un tabù”.

Ad ogni modo il confronto ha visto tutti d’accordo sul fatto che sarà compito della istituenda Corte Costituzionale esprimersi in merito, poiché essa costituisce l’unico organo ad averne pieno diritto. Tutto dipenderà, dunque, dalla sua composizione, vale a dire se essa sarà composta di membri più conservatori e, quindi, vicini all’elemento religioso, più volte richiamato dalla stessa Costituzione oppure a membri più inclini al “carattere civile dello Stato” e dunque alla tutela dei diritti umani universalmente riconosciuti ma che, ancora oggi, non possono trovare una loro diretta applicazione poiché il diritto dei trattati internazionali rappresenta pur sempre una fonte subordinata alla  Costituzione.

“…j'espère que ce colloque sera un debut” sono le parole pronunciate da un altro giovane, che ha chiuso il dibattito.

 

Giovanni D’Auria

 

[1] Giurista, politologo, ex diplomatico Tunisino.

 

[2] Professore di diritto pubblico presso la Facoltà di Scienze Giuridiche, Università di Carthage, di Tunisi e Presidente dell’Associazione tunisina di difesa delle libertà individuali.

 

[3] L’allora Ministro della Giustizia ebbe inoltre a dichiarare: “Ápres l’adoption de la nouvelle Constitution, il n’est plus admis de violer les libertés individuelles, la vie privée et les choix personnels même sexuels…” per approfondimenti si rinvia alla pagina web comprensiva di video messaggio www.huffpostmaghreb.com/2015/09/28/ministre-justice-article-_n_8208718.html.

 

[4] Art. 23 Cost. 2014.

 

[5] Hafidha Chekir è attualmente vice presidente della Fédération internationale des droits de l’Homme (FIDH); si è da sempre distinta per le sue battaglie a favore dei diritti delle donne.

 

[6] Famoso in Francia per essere stato il primo Imam a predicare un “islam inclusivo” cioè aperto a tutti, compresi gli omosessuali.

 

[7] Ricercatrice presso l‘Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain.

 

[8] M. LACHHEB, Être Homosexuel au Maghreb, Irmc – Karthala, Tunis – Paris, 2016, p. 16.

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