Il Corriere di Tunisi 
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  Prima Pagina

 

Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 800 - 151 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

Dopo la scomparsa del suo direttore Elia Finzi nel 2012, scommettere sul proseguimento di "Il Corriere di Tunisi" sembrava del tutto azzardato. Certo, il sentimento della necessità di proseguire un lavoro che aveva impegnato una vita ci ha sempre interpellato, certo eravamo consci di un dovere di memoria, certo pensavamo che una voce scritta dava coesione ed impatto a delle presenze sparse, ma non sapevamo se mezzi umani e materiali ci avrebbero permesso di continuare a stampare il giornale nella sua forma attuale. In questo senso il festeggiamento dei sessant'anni del Corriere di Tunisi ha rappresentato una sfida ed una speranza e ringraziamo tutti coloro che hanno capito, condiviso e partecipato agli eventi che per tre giorni hanno segnato i festeggiamenti dei "primi" sessant'anni del giornale. In primis l'équipe che ha visto coesi Mafalda Posco, Marysa Impellizzeri e suo fratello Claude, Paolo Paluzzi, Mino Rosso, Michele ed Yvonne Brondino, Lea e Claudio Finzi, che, pur nelle loro differenze d'impostazione, si sono concentrati tutti per permettere a quest'evento di essere un successo ma soprattutto ci hanno creduto. In secondo, l'eco positiva che il progetto ha suscitato trovando dei partners senza i quali l'organizzazione delle giornate non sarebbe stata possibile. Un ringraziamento particolare va a Maria Vittoria Longhi ed all'équipe dell'Istituto Italiano di Cultura che ci hanno offerto spazi, spettacolo, biglietti aerei per i conferenzieri ecc., all'Ambasciata d'Italia ed all'Ambasciatore De Cardona, alla Dante Alighieri ed al Comites. La mostra sulla storia della collettività attraverso le pagine del giornale è stata organizzata e concepita da Marcella Raffaele e da Gloria Testoni. Da anni pensavamo di completare la serie dei libri sulla memoria degli italiani di Tunisia, non trovando però i mezzi di realizzarlo.

I festeggiamenti del sessantesimo del giornale sono stati l'occasione idonea per completare un lavoro iniziato tempo fà ed è proprio partendo dalla tematica del libro, la storia politica degli italiani di Tunisia (dal XIX° al XX° secolo) che abbiamo improntato i nostri incontri su politica e Mediterraneo e politica ed imprenditoria. Il progetto della memoria, che oggi è alla sua ottava pubblicazione, ha inizio nel 1991 quando per il 35° anniversario del Corriere si organizzò grazie allo sforzo dello storico ed allora Direttore dell'Istituto di Cultura, Michele Brondino, una mostra sui "150 anni della stampa italiana in Tunisia". Brondino pubblicò poco dopo un volume dallo stesso titolo che rimane ad oggi per gli studiosi una fonte indispensabile per capire la storia degli italiani nel paese ma anche perchè evidenzia l'imponente e diversificata produzione editorialistica degli italiani di Tunisia.

L'ultima pubblicazione "Storia e memorie politiche degli italiani di Tunisia" è una pubblicazione scientifica e collettiva (come tutte le nostre pubblicazioni sulla memoria) che si avvale degli scritti di storici affermati e di ricercatori, tunisini ed italiani, di accademici e di dottorandi che si sono soffermati su momenti della storia complessa ed a volte anche problematica degli italiani nel paese. Perchè essersi interessati all'aspetto politico in questo volume? Abbiamo ritenuto opportuno soffermarsi su questo aspetto della storia della collettività poichè pensiamo che il politico condizioni consciamente o meno le scelte di una collettività sia nella sua costruzione identitaria, sia nella tipologia delle sue attività, sia nei suoi rapporti con il paese d'origine e d'accoglienza. Il libro completa seppur in maniera non esaustiva la serie di libri sulla memoria iniziata nel 1996, lasciando spazi incolti ai futuri ricercatori. In questo senso, vogliamo utilizzare le colonne di questo giornale per far un appello urgente alle nostre Autorità di rappresentanza: la Biblioteca Nazionale e l'Archivio tunisini sono ricchissimi di documenti, giornali, libri in lingua italiana, materiale di grande importanza per gli studiosi tunisini italofoni ed italiani, che lo utilizzano con sempre crescente difficoltà visto l'inesorabile deterioramento dei materiali specie dei giornali. Un'operazione che veda l'Italia partecipe del recupero di queste fonti sarebbe un'operazione di fortissimo interesse per la memoria storica delle due rive del Mediterraneo ed anche se di non immediata visibilità aiuterebbe a costruire e mantenere nel tempo i rapporti di interconnessione tra i due paesi, costruendo, aldilà degli slogan, una storia reticolare che dal nord al sud e dal sud al nord, è storia del Mediterraneo e della mediterraneità. D'altra parte sarebbe poco costosa poichè si tratterebbe solo di numerizzare i documenti.

Per finire un sentito ringraziamento a Vincenzo Amendola, Francesco Giacobbe e Marco Fedi , che, alla nostra diretta sollecitazione, hanno risposto partecipando attivamente alle nostre giornate!

 


 


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 799 – 150 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

I nostri editoriali sembrano ormai essere una somma di notizie necrologiche che addizionano dall'Europa, all'Africa ed all'Asia, morti a seguito di attentati terroristici! Ben Gherdane, Bruxelles, Ankara, Mossul, Lahore, senza citare tutte le azioni terroristiche che non fanno notizia in varie parti del mondo, continuano a seminare morte, terrore, alimentando odio, disperazione, malavita ed un'internazionale del crimine che si veste col nero delle sue bandiere, ingannando migliaia di giovani che si arruolano nelle loro file pensando così di risarcire la loro storia, se stessi, il mondo!

Noi che ci stiamo preparando a festeggiare i sessant'anni della nascita del nostro giornale, nascita che è anche quella della Tunisia indipendente, vorremmo ribadire in questa ricorrenza, la necessità che l'informazione non contribuisca, in modo insensato e pericoloso, a mettere il fuoco nel pagliaio e far divampare questo "scontro di civiltà" così caro ai guerrafondai. La stampa, in effetti, che condiziona così tanto l'opinione pubblica, dovrebbe riflettere con più attenzione alle conseguenze in chiave populistica dei suoi messaggi e prima di tutto interrogarsi su "chi approfitta del terrore?", così come un'informazione più democratica dovrebbe più equamente distribuire le sue notizie, poichè esaltare una notizia a scapito di un'altra, la cui importanza è di fatto simile, crea irremediabilmente un'opinione errata che condiziona, purtroppo chi le legge, le ascolta, le vede. Inutile, in effetti, che alcune voci politiche o/e intellettuali spieghino che il terrore colpisce tutti ed ovunque, se la stampa mette in rilievo solo alcuni luoghi, alcune religioni, alcuni popoli. L'esempio dell'attentato di Lahore è in questo senso significativo poichè questo, accaduto nel giorno della Pasqua cristiana, è stato percepito come attacco alla cristianità mentre poco si è detto dell'attentato di Mossul, a pochi giorni di distanza, in uno stadio dove giovani adolescenti hanno perso la vita poichè un kamikaze si è fatto saltare.

L'internazionale nera del crimine vuole proprio spingerci a credere che è in atto una guerra di civiltà laddove è in atto una guerra di potenza che si veste con i colori della religione ma che di fatto ha solo i colori della morte facendo dell'instabilità politica ed economica il concime ideale per crescere indisturbata!

Non a caso in una delle manifestazioni del sessantesimo avremo il piacere di ascoltare ed interrogare Maurizio Molinari, direttore del giornale italiano "La Stampa" sul ruolo e responsabilità dei media nella costruzione di un'opinione pubblica.

Ringrazio a nome del giornale tutti coloro che ci hanno aiutato a presentare un programma che si annuncia di grande interesse e che si svolgerà dal 20 al 22 aprile. Ringrazio anche tutti i partecipanti che ci fanno l'onore di animare queste tre giornate che dai ricercatori ai politici tunisini ed italiani, hanno coralmente aderito alle nostre iniziative.

Senza la partecipazione delle nostre istituzioni di riferimento questa ricorrenza del sessantesimo anno di vita del Corriere di Tunisi non avrebbe potuto proporre un programma così ricco e diversificato ed un particolare ringraziamento va all'Ambasciata d'Italia, all'Istituto Italiano di Cultura senza escludere il Comites, la Dante Alighieri, la CTICI.

Una menzione particolare a Enzo Amendola, all'amico Marco Fedi ed a Francesco Giacobbe la cui presenza ai nostri incontri darà a questi una qualità ed un'importanza che senza di loro non avremmo potuto avere. Ringrazio anche il ministro degli Affari sociali tunisino, Mahmoud Ben Romdhane di aver accettato di partecipare con noi alla tavola rotonda sull'annoso problema del futuro delle piccole e medie imprese in Tunisia con particolare riferimento alle imprese italiane che spero interesserà il mondo imprenditoriale (e non solo) tunisino ed italiano, così come la presenza al nostro tavolo di un costituente tunisino, Fadhel Moussa ci permetterà di meglio capire se il processo di democratizzazione in atto dopo la rivoluzione ha trovato reale riscontro nel rimodellare lo Stato tunisino o se si è arenato negli scogli farraginosi degli interessi di parte?

Il 20 aprile presenteremo inoltre il nostro libro "Storie e testimonianze politiche degli italiani di Tunisia", frutto di un lavoro collettivo scritto da studiosi ed accademici italiani e tunisini.

Il tema generale delle nostre giornate sarà improntato alla politica: politica e storia, politica e testimonianze, politica ed equilibrio mediterraneo, politica ed imprenditoria poichè riteniamo che capire le nostre impostazioni politiche nel passato come nel presente siano condizioni necessarie per pensare il nostro futuro.

Sperando vedervi numerosi a tutte le manifestazioni del sessantesimo del giornale alle quali tutti i nostri lettori sono invitati a partecipare, auguro al nostro/vostro giornale di poter continuare a essere quella voce italiana del sud del mediterraneo nel futuro!

 

 


 


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 798 – 149 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Marte, dio romano della guerra, sembra reincarnarsi nel nome del mese a lui dedicato: dal tentativo di destabilizzazione della Tunisia dopo i tragici fatti di Ben Gherden, città di confine con la Libia e dopo gli ultimi attentati in Turchia ed in Costa d'Avorio, marzo sta seminando morte ovunque anche in paesi che finora non erano stati colpiti dal terrorismo. L'arresto di un individuo in Italia che paventava una strage alla stazione di Roma Termini conferma anche che il terrorismo può colpire ovunque e che non possiamo sentirci indifferenti o protetti da un altrove della violenza. La violenza è all'angolo della nostra strada, violenza che spinge le popolazioni a fuggire e che non trovano nella "civilissima" Europa una protezione che ne assicuri la salvezza. Un'altra guerra è quella dei fuggitivi, quelli che trovano la morte nel mare "nostrum" o che, accalcati alle nostre frontiere, vivono in condizioni di subumanità.

Ma la cosa forse più indegna è il populismo che fa eco a queste tragedie: dalla paura dell'invasione degli stranieri alla paura d'invasione dei nostri mercati di prodotti non autoctoni (basti pensare alla polemica in Italia sull'olio d'oliva tunisino. Un vento di intolleranza soffia sul malcontento popolare spostando le vere problematiche della gente, tra le quali spiccano la recessione economica e la disoccupazione, verso chiusure culturali e politiche che non portano a nulla di positivo, tantomeno a quelli che ne subiscono il fascino. Ci sembra, al di là delle false ideologie del complotto che ci stiamo muovendo su un tracciato in cui il caos fisico, materiale e intellettuale, sia il fine ultimo verso il quale le strade convergono o le stanno facendo convergere ma, soprattutto, ed è forse la cosa più grave, ci sembra che il dualismo ordine/caos stia maggiormente riaffiorando, operando l'insidiosa equazione in cui si scivola da ordine in autoritarismo e da caos in guerra di tutti contro tutti. Nessun potere ha oggi la capacità di prevalere su altri e se questa fosse mai stata in sè una cosa positiva per permettere un riequilibrio delle forze nel mondo, in realtà, sta conducendo a all'esplosione di focolai di guerra attizzati dagli uni o dagli altri, un processo senza fine: che non conviene a nessuno. E i popoli pagano con la morte, distruzioni, esodo: tutti si sentono minacciati ed insicuri in un mondo che fa del domani un'incognita che rischia di compromettere il lungo "fiume tranquillo" dell'esistenza!

In un editoriale del giornale "Le Monde", scritto dopo l'attacco jihadista alla cittadina del sud tunisino Ben Gherden, l'editorialista denunciava la politica cieca degli Europei e pur scartando l'ipotesi di un'operazione militare europea su larga scala in Libia che

aggiungerebbe "caos al caos", afferma la necessità di far del "fronte tunisino" una "priorità assoluta" dell'Unione Europea invocando l'urgenza di convocare una riunione europea dedicata alla Tunisia, seguita da una "conferenza degli investitori europei" per evitare che si riproducano altre Ben Gherden e conclude affermando che l'accecamento degli Europei rispetto alla posta in gioco in Tunisia è "patetico, esasperante". In effetti, la Tunisia che finora si è difesa dall'attacco jihadista con grande valore, potrebbe davvero resistere di fronte ad altri attacchi del genere in mancanza di una reale e decisa posizione dell'Europa a difesa del suo territorio? Si continuerà a deplorare questo tipo di azioni terroristiche sostenendo genericamente la Tunisia o ci sarà realmente la volontà di salvaguardarla? Da questo dipenderà il suo futuro.

Marzo, è anche simbolo della Festa della donna, che quest'anno in Tunisia specialmente, è stato festeggiato con vari incontri nei quali le donne hanno rivendicato una maggiore attenzione sulle violenze subite in ambito familiare e non solo e sulle profonde contraddizioni che ancora lacerano il mondo femminile tra volontà di parità e custodia della tradizione. Come mantenere l'equilibrio tra modernità e tradizione, tra volontà di parità e credo religioso: questa è la sfida per un futuro democratico del paese, nel quale il ruolo della donna sarà la pietra miliare del progresso.

Nel marzo del 1956 si dichiarava l'Indipendenza tunisina, oggi più che mai da festeggiare poichè realmente a rischio a sessant'anni dalla sua proclamazione. E nello stesso mese e anno nasceva il Corriere di Tunisi che oggi compie 60 anni di vita. Il primo numero fu concomitante alla dichiarazione d'Indipendenza che festeggeremo dal 20 al 22 aprile. Anche in Italia la Tunisia è all'onore nelle Università La Sapienza di Roma e di Messina rispettivamente il 7 ed il 15 marzo. L'Ambasciatore tunisino Mestiri che ha aperto i lavori alla Sapienza in un italiano perfetto, ha fatto un intervento di grande interesse e di profonda umanità sui legami storici tra Italia e

Tunisia.

Il 15 marzo Tunisi ospita l'On. Amendola, sottosegretario agli Esteri in visita di stato: un segno importante dell'interesse dell'Italia nei confronti della Tunisia.

Nel mese di marzo sarà festeggiata la Pasqua cristiana: auguriamo a tutti i cristiani gioia, serenità, e resurrezione della pace!

Abbiamo voluto dedicare questo numero del giornale alla scomparsa di Umberto Eco con un'attenzione particolare all'impatto del suo pensiero sul mondo arabo. Ci è sembrato, che fosse doveroso porgere un ultimo omaggio a questo grande scrittore il cui pensiero non può lasciarci indifferenti ed al quale dobbiamo innumerevoli opere da cui abbiamo tratto un insegnamento importante: diffida da colui che in nome della Verità è disposto a tutto anche ad ucciderti!

 


 


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 797 – 148 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Un mediterraneo insanguinato per chi vive la guerra, per chi la fugge, per chi la teme!

Ogni giorno si addizionano i morti, odio ed incomprensioni sono amplificati ed ad un focolaio di violenze se ne aggiunge sempre un altro, più vicino, più temibile!

Le minacce di guerra sulla Libia si precisano con l’affermarsi dell’Isis da una parte, l’incapacità di trovare un accordo politico tra le varie fazioni che si contendono il paese ed una Tunisia che teme il dilagarsi del conflitto al confine o entro le sue frontiere. Varie e contraddittorie sono le posizioni che si susseguono: dall’interventismo alla soluzione politica, dall’attacco aereo mirato delle grandi potenze alla guerra vera e propria quali saranno le strade che si seguiranno e quali ne saranno le conseguenze specie in Tunisia?

La Tunisia conscia dell’eminente pericolo sta tentando di securizzare al meglio le sue frontiere anche se l’esercito, malgrado gli ultimi reclutamenti di migliaia di giovani, non ha le forze necessarie per arginare attacchi alle sue frontiere. Il rischio terroristico sarebbe in caso di guerra molto elevato ma anche quello di un esodo massiccio di libici che già in questi ultimi giorni hanno cominciato ad affluire alle sue frontiere. Il paese cerca di premunirsi ma nel contempo prende posizione con l’Algeria contro la guerra in Libia.

L’Europa ha in un primo tempo spinto le varie fazioni libiche a trovare un accordo politico ma il fallimento del processo che doveva permettere una forma di stabilità con il rifiuto del 25 gennaio scorso del Parlamento libico riconosciuto dalla comunità internazionale di riconoscere il governo d’unione nazionale, ha creato le premesse di interventi i cui esiti sono alquanto incerti.

I paesi africani e non solo la Tunisia e l’Algeria ma anche il Tchad, il Niger, il Sudan e l’Egitto temono che il mancato accordo tra le varie fazioni libiche porti ad un escalation del terrorismo nei loro paesi e vorrebbero che si affrontasse la questione del terrorismo in maniera concertata . Il 17 dicembre quando ancora si sperava in una soluzione politica, il Ministro agli esteri nigeriano, Aicha Boulama Kane, affermava « La sicurezza regionale e globale dipende dall’accordo tra Libici, quindi Signori libici, andate avanti nei negoziati per la pace tra di voi. Quando l’Isis s’infiltra nel sud della Libia, s’infiltra anche nei nostri paesi.”

Nell'articolo “Libia, un caos annunciato”del giornale algerino L’Eco News, il cronista afferma che “le dichiarazioni degli Stati Uniti, della Francia e dell’Italia riguardanti i preparativi per un intervento militare in Libia, annunciano tempi oscuri per l’insieme della regione...Questo intervento azzardato avrebbe come effetto di aggravare le violenze tra fazioni ed altri gruppi armati ed opprimere le popolazioni civili già martoriate e portarci verso un periodo di turbolenze in tutta la zona e questo per una lunga durata.”

D’altra parte l’Isis consolida la sua presenza nel paese specie a Sirte, l’ex feudo di Kadhafi dove la popolazione ha disertato la città dopo gli atti di violenza subiti, passando così da una tirannia ad un’altra tirrania più sanguinaria.

Come interpretare il raid americano del 19 febbraio contro un covo terrostico djihadista che ha fatto una cinquantina di vittime la maggior parte tunisini ma anche di due ostaggi serbi? E vero che tra i terroristi c’erano le menti dell’attentato del Bardo e di Sousse? Inizio di guerra, intervento mirato? Che ne pensano i libici? Questi i tanti interrogativi che per il momento rimangono tali e che ci mantengono in una situazione di “sospensione del nostro giudizio” ma di grande inquietudine per il prossimo futuro.

A Tunisi intanto la vita continua. L’ambasciata italiana tra pochi giorni traslocherà a Mutuelleville nell’attesa di vedere ultimati i lavori di costruzione della sua nuova sede al Lac. I membri del Comites si sono riuniti con il Console Canino per discutere di programmazione di eventi, di vendita di beni immobiliari italiani in Tunisia e la loro trasferibilità in valuta estera, di un necessario intervento di funzionari INPS per chiarire le questioni legate alla previdenza ed alla sanità, dell’ottenimento e della durata della carta di soggiorno per i nativi, agli italiani/e coniugati/e a tunisine/i che dovrebbero poter usufruire di una carta di soggiorno illimitata ecc. Pubblicheremo nel prossimo numero l’ultimo verbale della riunione.

Al Corriere ci prepariamo intanto a festeggiare in aprile il sessantesimo anniversario del giornale con la presentazione di un libro “Storie e testimonianze politiche degli italiani di Tunisia” con il sostegno dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura e con proiezione di film, mostra e incontri... per la prima volta senza il suo direttore Elia a cui questo anniversario sarà dedicato.

 


 


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