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Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 803 - 154 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

La tragedia che ha colpito il Centro Italia facendo centinaia di morti e distruggendo interi paesi  con uno dei sismi più devastatori di questi ultimi decenni ha spostato l’asse delle catastrofi politiche internazionali a quelle delle catastrofi naturali. L’Italia che non si è sollevata dal sisma che colpì pochi anni orsono L’Aquila è stata nuovamente martoriata questo 24 agosto con quasi duemila scosse che hanno colpito il cuore del paese toccando Le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e l’Umbria. Alcune frazioni sono state rase al suolo come il comune di Arquata e la frazione di Pescara del Tronto. Come sempre di fronte alle grandi tragedie naturali vi è stata una mobilitazione generale e il lavoro dei soccorritori ingente. La faglia che si estende in modo particolare su tutta la lunghezza dei rilievi che attraversano da nord a sud l’Italia mostra che dopo il Giappone, l’Italia è il paese che presenta i più alti rischi di terremoti.

Come sempre sui social network si scatenano campagne denigratorie contro alcuni politici come se il terremoto fosse prevedibile  mentre sappiamo che purtroppo non lo è: la strumentalizzazione politica della tragedia ci sembra, in effetti, in questo momento in cui servirebbe un massimo di coesione per attivare aiuti e soccorsi alle popolazioni duramente colpite, particolarmente fuori luogo. Mi spiego: speculare sui morti a fini meramente elettorali e partitici non mi sembra cosa degna in un momento cosi’ grave. Sotto qualsiasi governo le tragedie sono accadute e ogni volta si ripropone l’annoso ed irrisolto problema della prevenzione, della speculazione edilizia, dei fondi per la ricostruzione il cui utilizzo rimane opaco. E’ ora che specie i comuni adottino normative nelle zone a rischio sismico in particolare, che se non evitano tragedie possano almeno arginarle. Non si puo’ evitare che il fiume straripi come ce lo insegna Macchiavelli  ma il buon Principe costruisce gli argini  in previsione di probabili inondazioni! Si, molti guadagnerebbero molto meno utilizzando materiali più confacenti, ma quanti avrebbero potuto salvarsi se le regole fossero state applicate!

La collettività italiana di Tunisia si unisce al cordoglio dell’Italia tutta per le vittime e dalle colonne di questo giornale si lancia un appello a tutti coloro che possono partecipare alla campagna di aiuti in corso in favore delle popolazioni colpite!

In Tunisia, dopo molte discussioni e tentennamenti si ha finalmente un nuovo governo con a capo Youssef Chahed,  dopo il voto di fiducia del Parlamento. Ci auspichiamo che possa rilanciare l’economia tunisina anche se molti scettici pensano che non potrà operare profonde trasformazioni in un sistema in cui il senso dello Stato e dell’essere cittadino si sta erodendo in favore di un fai da te anarchico.

Per quello che ci concerne siamo moderatamente ottimisti poiché riteniamo che un governo d’Unione Nazionale guidato da un giovane volenteroso con un’equipe che rappresenti quasi tutte le sensibilità politiche sia un buon punto di partenza.

Non sarà facile debellare questa corruzione che sta  dilagando a tutti i livelli socio-economici né sarà facile rimettere l’amministrazione al lavoro dopo anni di abulia, ma è necessario.

Si è parlato poco di ambiente eppure è una delle priorità della Tunisia oggi che sembra essere una immensa discarica a cielo aperto malgrado gli sforzi  di alcune associazioni che con iniziative spesso anche meritorie tentano di argine il fenomeno. Rimangono delle iniziative locali che non riescono pero’ ad invertire la tendenza generale ma soprattutto che non riescono ad incidere sulla coscienza del cittadino che continua a percepire lo spazio pubblico come qualcosa di estraneo e che non lo riguarda. Alla fine dell’estate, le problematiche ambientali si risentono con maggiore acuità.

E’ forse ora di dare maggiori poteri e finanziamenti ai comuni perché possano lavorare!

Settembre è alle nostre porte e con lui la ripresa delle attività per la Tunisia ma anche per la nostra collettività!

Ci aspettiamo da parte delle nostre massime autorità diplomatiche anche la concretizzazione degli impegni presi con la collettività ed il Comites durante l’incontro che quest’ultimo tenne a Sousse!

A tutti buona ripresa ed ai musulmani buon Aïd!

 


 


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 802 - 153 [nuova serie]

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Luglio 2016: un lungo elenco di attentati che dall’Asia all’Europa, dal Medio-Oriente all’Africa ed agli Stati Uniti ha seminato terrore, morte, incomprensione.

L’elenco della morte rimbomba nelle nostre coscienze, ultimo dei quali lo sgozzamento di un prete nella periferia di Rouen in Francia, nell’esercizio della sua funzione. Certo di tutti gli attentati che si sono susseguti  negli ultimi trenta giorni pare parziale soffermarci solo sull’uccisione di un prete di 86 anni mentre celebrava la messa quando in Siria, in Francia, in Bangadesh, in Irak, in Germania ecc. i morti si contano a centinaia. Non si tratta di banalizzare il male né cosa peggiore di abituarci alla sua ineluttabilità né tantomeno fare una gerarchia del terrore: il terrore è terrore ovunque si manifesti, alle porte di casa nostra o a migliaia di km da dove  viviamo. L’idea dell’indifferenza a cio’ che succedeva in un altrove lontano ormai non è più d’attualità poichè abbiamo ben coscienza che tutta la strategia del terrore è interconnessa ed interdipendente. Se vogliamo soffermarci  sulla barbara uccisione di un prete è perchè è un atto simbolico ma non perchè sia meno tragico né più tragico della serie di attentati che ha falciato le vite a bambini, a giovani e vecchi, a donne ed uomini, a turisti ed autoctoni, a bianchi o a neri, a cristiani ed a musulmani, a credenti ed a miscredenti.

La reazione della Chiesa è stata degnissima: non rispondete al terrore col terrore, alla violenza con la violenza, l’essenza del cristianesimo è nella pace e nel perdono se si vuole seguire l’insegnamento di Cristo. Le parole di pace della Chiesa ma anche di alcuni Capi di Stato  europei possono , agli occhi di molti, essere vissute come una forma di debolezza, di incapacità, di sottomissione ma sono invece i presupposti necessari per evitare che la spirale della violenza non diventi una guerra di tutti contro tutti che costituirebbe di fatto la vera sottomissione al terrore ed alla violenza.

E’ facile distruggere le basi della coesistenza civile ma sappiamo quanto sia difficile ricostruirle.

Un’altra riflessione che si impone alla nostra coscienza: si commettono in nome di Allah massacri  indicibili commessi da giovani ventenni. Se le società europee debbono ripensare l’integrazione, le forme di discriminazioni che la sua società ha prodotto, il risentimento e l’acculturazione dei giovani che come negli anni 30 del secolo scorso produce revanchismo, terrore e banalizzazione del male è chiaro anche che debba essere seriamente ripensato nel mondo musulmano, questo sentimento di vittimazione, di suscettibilità a fior di pelle, di incapacità a guardarsi dentro e a fare i conti con la società e la cultura che dal post-colonialismo si va costruendo.  La capacità di autocrica è oggi più che mai necessaria se si vuole combattere discriminazioni e terrore dall’Oriente all’Occidente.  Il dibattito nel mondo musulmano è altrettanto fondamentale quanto il dibattito in Occidente. E’ ora che si rifletta nel mondo islamico com’è possibile utilizzare l’Islam come arma del terrore. Non basta più dire che questo non è il vero Islam, occorre riflettere seriamente ed indipendentemente dal fatto che ci siano veri e falsi musulmani che cosa ha permesso e reso possibile queste deviazioni, occorre realmente che il mondo musulmano non solo si dissoci ma cominci a pensare la sua società non solo come società post-coloniale ma come società etica e che lo dica ai suoi figli. Che cosa ha prodotto la società musulmana negli ultimi vent’anni, quali sono i suoi valori, la sua cultura, i suoi riferimenti? Non potrà l’Islam fare l’economia di questo suo dibattito interno se non vorrà che si fraintendano le sue parole!

E per concludere ci sembra importante citare le parole del  Corano e ricordarci di quanto  vi è scritto: “Gli ebrei, i cristiani, i Sabei non debbono avere paura e non debbono essere tristi in presenza dell’Islam”.

 

 

 


 

 


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 801 – 152 [nuova serie]

 

 

 

NOSTRI PROBLEMI

 

Ancora una volta dagli Stati Uniti alla Francia, la violenza colpisce e come un aspira-morte l’Isis ne rivendica la paternità, che vera o falsa che sia crea in noi il sentimento che siamo in pericolo a casa, in una discoteca, in un bar, per strada, in una metro, su una spiaggia... ovunque. Si sono indeboliti? E’ il canto dei cigni? Così non pare proprio se sono in grado di trasformare “l’uomo qualunque” in “assassino qualunque”.

Certo la strategia della paura conforta il terrorismo creando questo sentimento di inimicizia globale che la potenzia ulteriormente e che, a macchia d’olio, si sta allargando e se l’Isis perde terreno in Siria, in Irak e speriamo in Libia, la meccanica dell’odio globale continua a provocare i suoi deleteri risultati.

Dal canto suo l’Europa, con la minaccia del “brexit” della Gran Bretagna rischia di indebolirsi ulteriormente mettendo a repentaglio il binomio unità-democrazia che dal dopoguerra ad oggi era stato, attraverso il superamento dei particolarismi nazionalisti, la condizione della costruzione della pace.

In Tunisia, la situazione non è delle più rosee: il crollo del dinaro rispetto all’euro, se puo’ essere attrattivo per pochi, mette a forte rischio il paese con un impoverimento ulteriore della popolazione, fautore di probabili futuri disordini.

Il Presidente Caïd Essebsi si è espresso in favore di un governo di unità nazionale per tentare di arginare la crisi ed evitare che il paese precipiti completamente, coinvolgendo  tutte le forze politiche, senza distinzioni.

La situazione nel paese- ha ribadito Essebsi- è come lo sappiamo pessima e l’abbiamo tutti evocata nei vari incontri con le forze politiche. E’ una realtà. Dobbiamo cessare nei media di evocare le dimissioni di un tale o di tal altro o di sostenere questo o quello. Il problema oggi è la Tunisia e come uscire dalla crisi; e quello che ho potuto notare è il patriottismo di tutti quelli che ho incontrato.

Riuscirà il Presidente a compattare forze così discordanti, all’indomani del Congresso di Ennadha, che vuole riproporsi come primo partito e riassestare a suo vantaggio lo scacchiere politico tunisino? Accetterà l’opposizione di mettere fra parentesi le sue profonde differenze per tentare di evitare il fallimento del paese?

A completare questo scenario fortemente problematico la tela si è infiammata per manifestazioni di intolleranza che hanno oscurato la “sacralità pacifica” del mese di Ramadan con l’aggressione ad un’artista che esponeva le sue opere alla Marsa e con la messa in rete di un video che riprendeva clienti in un café che non digiunavano.

Le parole di Spinoza, scritte quattro secoli orsono, sono a questo proposito ancora evocatrici: “I superstiziosi (come sono spesso certe persone sedicenti religiose), che son capaci di vituperare i vizi più che di insegnare le virtù, e che si preoccupano non di condurre gli umani mediante la Ragione ma di tenerli a freno col Timore - così che fuggano il male invece di amare la virtù! -, non hanno altro obiettivo che rendere gli altri miseri come lo sono essi stessi.”

Per fortuna l’esordio vincente degli azzurri al campionato europeo di calcio ha rischiarato gli ultimi giorni, sperando che dopo la vittoria sul Belgio, continui sulla scia del successo!

Per quello che riguarda la collettività, il Comites ha organizzato un corso gratuito rivolto ai bambini bi-nazionali d’italiano perchè essere italiani sia più che il possesso di un documento ed alfine di compattare una parte della collettività che da anni è stata messa da parte e che è ben lieta che si pensi a darle una voce..italiana! Previsto immediatamente dopo l’Aïd che auguriamo felice e pacifico per tutti, un incontro con la collettività italiana di Sousse.

In ultimo, la nomina di un Nunzio Apostolico a Tunisi nella persona di Mons.Luciano Russo.

 



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 800 - 151 [nuova serie]

 

 

NOSTRI PROBLEMI

Dopo la scomparsa del suo direttore Elia Finzi nel 2012, scommettere sul proseguimento di "Il Corriere di Tunisi" sembrava del tutto azzardato. Certo, il sentimento della necessità di proseguire un lavoro che aveva impegnato una vita ci ha sempre interpellato, certo eravamo consci di un dovere di memoria, certo pensavamo che una voce scritta dava coesione ed impatto a delle presenze sparse, ma non sapevamo se mezzi umani e materiali ci avrebbero permesso di continuare a stampare il giornale nella sua forma attuale. In questo senso il festeggiamento dei sessant'anni del Corriere di Tunisi ha rappresentato una sfida ed una speranza e ringraziamo tutti coloro che hanno capito, condiviso e partecipato agli eventi che per tre giorni hanno segnato i festeggiamenti dei "primi" sessant'anni del giornale. In primis l'équipe che ha visto coesi Mafalda Posco, Marysa Impellizzeri e suo fratello Claude, Paolo Paluzzi, Mino Rosso, Michele ed Yvonne Brondino, Lea e Claudio Finzi, che, pur nelle loro differenze d'impostazione, si sono concentrati tutti per permettere a quest'evento di essere un successo ma soprattutto ci hanno creduto. In secondo, l'eco positiva che il progetto ha suscitato trovando dei partners senza i quali l'organizzazione delle giornate non sarebbe stata possibile. Un ringraziamento particolare va a Maria Vittoria Longhi ed all'équipe dell'Istituto Italiano di Cultura che ci hanno offerto spazi, spettacolo, biglietti aerei per i conferenzieri ecc., all'Ambasciata d'Italia ed all'Ambasciatore De Cardona, alla Dante Alighieri ed al Comites. La mostra sulla storia della collettività attraverso le pagine del giornale è stata organizzata e concepita da Marcella Raffaele e da Gloria Testoni. Da anni pensavamo di completare la serie dei libri sulla memoria degli italiani di Tunisia, non trovando però i mezzi di realizzarlo.

I festeggiamenti del sessantesimo del giornale sono stati l'occasione idonea per completare un lavoro iniziato tempo fà ed è proprio partendo dalla tematica del libro, la storia politica degli italiani di Tunisia (dal XIX° al XX° secolo) che abbiamo improntato i nostri incontri su politica e Mediterraneo e politica ed imprenditoria. Il progetto della memoria, che oggi è alla sua ottava pubblicazione, ha inizio nel 1991 quando per il 35° anniversario del Corriere si organizzò grazie allo sforzo dello storico ed allora Direttore dell'Istituto di Cultura, Michele Brondino, una mostra sui "150 anni della stampa italiana in Tunisia". Brondino pubblicò poco dopo un volume dallo stesso titolo che rimane ad oggi per gli studiosi una fonte indispensabile per capire la storia degli italiani nel paese ma anche perchè evidenzia l'imponente e diversificata produzione editorialistica degli italiani di Tunisia.

L'ultima pubblicazione "Storia e memorie politiche degli italiani di Tunisia" è una pubblicazione scientifica e collettiva (come tutte le nostre pubblicazioni sulla memoria) che si avvale degli scritti di storici affermati e di ricercatori, tunisini ed italiani, di accademici e di dottorandi che si sono soffermati su momenti della storia complessa ed a volte anche problematica degli italiani nel paese. Perchè essersi interessati all'aspetto politico in questo volume? Abbiamo ritenuto opportuno soffermarsi su questo aspetto della storia della collettività poichè pensiamo che il politico condizioni consciamente o meno le scelte di una collettività sia nella sua costruzione identitaria, sia nella tipologia delle sue attività, sia nei suoi rapporti con il paese d'origine e d'accoglienza. Il libro completa seppur in maniera non esaustiva la serie di libri sulla memoria iniziata nel 1996, lasciando spazi incolti ai futuri ricercatori. In questo senso, vogliamo utilizzare le colonne di questo giornale per far un appello urgente alle nostre Autorità di rappresentanza: la Biblioteca Nazionale e l'Archivio tunisini sono ricchissimi di documenti, giornali, libri in lingua italiana, materiale di grande importanza per gli studiosi tunisini italofoni ed italiani, che lo utilizzano con sempre crescente difficoltà visto l'inesorabile deterioramento dei materiali specie dei giornali. Un'operazione che veda l'Italia partecipe del recupero di queste fonti sarebbe un'operazione di fortissimo interesse per la memoria storica delle due rive del Mediterraneo ed anche se di non immediata visibilità aiuterebbe a costruire e mantenere nel tempo i rapporti di interconnessione tra i due paesi, costruendo, aldilà degli slogan, una storia reticolare che dal nord al sud e dal sud al nord, è storia del Mediterraneo e della mediterraneità. D'altra parte sarebbe poco costosa poichè si tratterebbe solo di numerizzare i documenti.

Per finire un sentito ringraziamento a Vincenzo Amendola, Francesco Giacobbe e Marco Fedi , che, alla nostra diretta sollecitazione, hanno risposto partecipando attivamente alle nostre giornate!

 


 


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