Il Corriere di Tunisi 
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  Prima Pagina

 

Il Corriere di Tunisi “online” riporta le principali notizie pubblicate dal giornale distribuito in abbonamento e in vendita in edicola


In “lettere” la voce dei lettori che ci possono scrivere anche via email


 

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 718 - 94 [nuova serie] - maggio

  

 

E D I T O R I A L E

 

Malgrado la nostra buona volontà, anche questo mese usciremo con un solo numero.

In Italia le elezioni amministrative che si è voluto far diventare politiche sembrano confermare un certo “ras le bol” dei cittadini. Vedremo ai ballottaggi. Intanto ci si prepara febbrilmente per i referendum ai quali sono chiamati a votare anche gli italiani all’estero.

Fra pochi giorni gli elettori iscritti all’Aire riceveranno il plico elettorale con quattro schede per l’abrogazione delle norme sulla privatizzazione dell’acqua, dei servizi pubblici, delle centrali nucleari e sul legittimo impedimento.

In Tunisia si attende molto e si spera sempre molto nella positiva evoluzione della rivoluzione del 14 gennaio. Non pochi i problemi tra cui per primi l’insicurezza e la ripresa economica. Ai nostri lettori all’estero che guardano con interesse e speranza alla svolta democratica del paese, ribadiamo che l’attendismo non aiuta e che per superare le difficoltà economiche di questo periodo di transizione occorrono segnali forti che facciano ripartire sia gli investimenti che il turismo.

E’ sempre più indispensabile l’inguaribile ottimismo che significa anche speranza nel futuro.

Concludiamo con il nostro caldo benvenuto al gruppo di amici della Tunisia che dall’Italia hanno organizzato un viaggio sulle tracce dei mutamenti in corso dal 14 gennaio e che con la loro presenza confortano il nostro ottimismo e ci fanno sperare in una ripresa possibile del turismo.

 


 


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 717 – 93 [nuova serie] - aprile

 

 

EDITORIALE

 

Come ricorderete abbiamo scritto sul numero di marzo che stiamo cercando di ristrutturare il giornale con l’aiuto di un gruppo di amici e ed estimatori per  assicurarne la continuità e la sopravvivenza, tra questi vogliamo ricordare Mino Rosso il quale aggiornando quotidianamente le news sul nostro sito web ci consente di essere sempre presenti anche se le pubblicazioni cartacee sono più rarefatte per un insieme di motivi che abbiamo più volte segnalato precedentemente.

Questa premessa per confermare che comunque per tutto il 2011 il giornale continuerà ad essere presente in edicola ed i nostri impegni sottoscritti nei confronti degli abbonati e inserzionisti pubblicitari ad oggi saranno mantenuti senza variazioni di prezzo.

Con difficoltà notevoli ma con profonda gioia siamo riusciti a ritrovare la nostra scrivania della rue de Russie. Percorrendo le strade di Tunisi abbiamo visto le tracce di questi primi mesi dell’anno, tracce non belle perchè speravamo e speriamo che la rivoluzione dei gelsomini consenta vermaente al paese di completare il non facile cammino verso una democrazia compiuta.

Abbiamo già vissuto questi momenti esaltanti e difficili, il ricordo di Habib Bourguiba, del sacrificio dei martiri del 9 aprile 1938 della prima costituente ci hanno portato a riproporre nuovamente quanto scrivevamo tanti anni orsono. Ne lasciamo il commento ai lettori. L’approccio dell’Europa e del mondo, i revival di Bechir Ben Yamed, Jean Daniel e tanti altri, le visite di alte personalità  tra le quali particolarmente burrascose quelle del Presidente Berlusconi e del Ministro Maroni.

Le preoccupazioni degli ambasciatori, in particolare d’Italia e Francia, che dovevano e debbono seguire le sorti dei loro connazionali, dei loro investimeneti nell’avvenire delle relazioni future con questa nuova Tunisia. Queste preoccupazioni sono anche le nostre che viviamo in questo paese ormai da secoli.

Consentiteci quindi di riproporvi quanto scrivevamo nel lontano anno 1970 per il quindicesimo anniversario della fondazione del nostro giornale :

 

"NON DISPERARE …NON AMMAINARE"

 

Quando si festeggia o si ricorda un anniversario, oltre a sottolineare i principi basilari che ormai da secoli guidano le nostre azioni, è opportuno, mi si ricorda più o meno gentilmente, di soffermarsi un po’ sui bilanci o, perlomeno, di fare il famigerato "punto della situazione".

"Non disperare, non ammainare (Elia dixit)" mi scrive in una sua recente missiva l’amico Carlo Chibbaro, segnalandomi en passant che da ormai dieci anni attende, e con lui attendono una soluzione al problema del rimpatrio, centinaia di famiglie.

Ebbene, malgrado amarezze e delusioni, credo fermamente che proprio il perseverare, nella certezza che quanto si chiede sia giusto e onesto, possa portare i suoi frutti.

La collaborazione italo-tunisna non è un mito. La solidità di questa vecchia e sincera amicizia, malgrado incrinature e sussulti, spesso giustificati dalle necessità storiche, ha permesso di superare mille incomprensioni e difficoltà.

Il problema di chi è tornato in Italia non si è esaurito negativamente come si temeva un tempo, ma si avvia lentamente a soluzione. Il problema di quelli che sono rimasti, o di quelli che sono venuti o verranno… o forse ritorneranno, è ormai il medesimo per quanti operano o vogliono qui operare, in piena uguaglianza di intenti, per il progresso civile del paese che li ospita.

Certo, il cammino da percorrere è ancora lungo e i problemi da risolvere numerosi, ma il clima è il migliore. Le esperienze vissute, gli errori commessi da ambo le parti, la volontà di riparare, consentono e giustificano un po’ d’ottimismo.

 


La copertina del supplemento



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 716 – 92 [nuova serie] - marzo

 

 

EDITORIALE

 

Quando scriviamo questo editoriale, ci troviamo (toutes proportions gardées) nella situazione di Silvio Pellico quando, agli albori del Risorgimento, scriveva « Le mie prigioni ». Infatti, siamo ancora costretti a casa. Cionondimeno seguiamo con passione la situazione e la non facile nascita della partoriente 2a Repubblica tunisina, alla quale rinnoviamo tutti i nostri auguri. Siamo meno ottimisti per la “vecchia Europa” che non sembra aver capito le aspirazioni dei suoi giovani, le quali, sempre a nostro avviso, sono molto simili a quelle delle nuove leve tunisine in particolare, e delle coste africane del Mediterraneo in generale. Non dobbiamo disperare ma sempre sperare che la ragione domini la passione e che si ritrovi tutti la strada giusta, che è quella del dialogo e della serena e costruttiva convivenza.

Lo scrivevamo di recente. Con questo numero inizia il nostro cinquantaseiesimo anno di vita ed il sesto anno della formula “magazine”. Stiamo ristrutturando il nostro giornale, augurando di aggiornarlo alle nuove situazioni con articoli e approfondimenti più vicini alle nuove realtà mediterranee, articoli che saranno redatti nelle lingue della zona, italiano, francese, arabo e perchè non spagnolo o tedesco, in modo da essere meglio seguiti dai nostri lettori (il nostro sito web è seguitissimo, ci scrive Mino Rosso) e proseguirà la missione iniziata tanti anni orsono.

Questo mese di marzo ricorda il giorno 8 la festa della donna, il giorno 17 il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, il giorno 20 la ritrovata indipendenza della Tunisia.

In altra parte del giornale, ricordiamo quanto scrivevamo quarant’anni fa. Forse dimenticando gli egoismi congenitali, l’odierna tragedia epocale che viviamo sarebbe stata evitata.

Ben fanno l’Italia, la Spagna, la Francia, e tutti i paesi del mondo a svegliarsi e cercare di alleviare tante sofferenze.

Concludiamo con una nota che vuole confermare il nostro inguaribile ottimismo: Non è mai troppo tardi!

 


 

NOTA AI LETTORI

Rinnoviamo l’invito, come è nostra abitudine fare anche prima della pubblicazione, ai rappresentanti istituzionali e alla collettività italiana o italofona in Tunisia, ad inviare i propri contributi editoriali, ricordando che le nostre colonne sono sempre aperte al sereno civile dibattito

 



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 715 - 91 [nuova serie] - febbraio 2011

 

 

 

EDITORIALE

 

La rivoluzione dei gelsomini

Quando abbiamo scritto sul n°89 che il nostro inguaribile ottimismo si stava incrinando credevamo riferirci unicamente alla nostra veneranda età.

Probabilmente non era il caso.

In realtà il degrado continuo di comportamento ed il decadimento del rispetto dei valori etici e morali in cui credevano i nostri padri che sono stati le nostre ancore ed in cui profondamente crediamo sperando che saranno sempre quelle dei nostri figli, nipoti e pronipoti, hanno  giustificato questa nostra prima manifestazione di pessimismo.

Gli avvenimenti ci hanno dato ragione, perlomeno e, per il momento, in Tunisia ove abbiamo seguito e seguiamo con ansia l’evolversi di questa bellissima Rivoluzione dei Gelsomini.

Siamo sempre più convinti che la maggior parte dei tunisini si sente ormai cittadino e non soggetto, e subito abbiamo pensato alla Rivoluzione dei Garofani in Portogallo dove il popolo si è sbarazzato di un truce dittatore pacificamente e in ordine, cacciando un tiranno corrotto e corruttore che aveva riportato la nazione al triste Medioevo, mentre oggi il Portogallo è membro autorevole del’Unione Europea ed ha generosamente risolto gran parte dei suoi problemi, non ultimo quello dei binazionali dell’Angola.

Ai cittadini della Tunisia odierna ricordiamo e rinoviamo l’augurio fatto nella premessa del nostro primo numero dal direttore editoriale Augusto Bindi Sapelli:

“Il Corriere di Tunisi è lieto d’iniziare le sue pubblicazioni al sorgere di un’ era nuova per la Tunisia. Era nuova che noi salutiamo con rispetto, e al nostro saluto uniamo la promessa di contribuire con il nostro lavoro alla sempre crescente prosperità del paese, e l’augurio fervido e sincero di pace, benessere operoso e di una intensa comunione d’affetti e di pensieri fra tutte le differenti collettività che vi vivono, perchè la Libertà regni per tutti, l’Uguaglianza fra tutti e la Fratellanza nel cuore di tutti”.

Con questo numero cartaceo del giornale entriamo nel nostro 56° anno di attività ed anticipiamo di un mese il 56° anno della ritrovata indipendenza della Tunisia che ha accolto i nostri bisnonni, ha visto nascere i nostri nonni , padri e figli riconfermando che “Il Corriere di Tunisi” continuerà come nel passato, ad esternare il loro pensiero, prerogativa migliore della personalità di un libero cittadino”, ricordando che una comunità senza stampa, se non è cieca è muta. Proprio come lo avevamo promesso anni fa nel nostro primo numero.

Concludiamo segnalando che migliaia di cittadini, turisti e residenti di ogni nazionalità e francesi in particolare che non si erano iscritti nelle liste consolari, lo hanno fatto molto rapidamente e che il nuovo Ambasciatore di Francia, arrivato all’indomani della fuga di Ben Ali ha provveduto e provvede ad informarsi tramite i suoi “chefs d’'îlot” di come stanno le famiglie dei residenti.

 

 



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