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  Economia
 811 - La doppia strada dello sviluppo

 

Accordo con l'Unione Europea ed economia sociale

 

Un’assistenza finanziaria dall’Unione Europea che quest’anno potrebbe raggiungere i 300 milioni di euro a sostegno dell’economia e dell’occupazione in Tunisia, ma anche progetti che si muovono dal basso e favoriscono un’economia solidale attraverso la creazione di piccole e medie imprese, l’occupazione delle donne e uno sviluppo sostenibile. Non è fatta di soli grandi numeri la strada che in Tunisia porta allo sviluppo; anzi, esso trova terreno fertile nel Paese grazie a una società civile ricca di realtà e associazioni che la rendono particolarmente recettiva.

Già qualche mese fa il commissario per l’Allargamento e la politica europea di vicinato, Johannes Hahn, e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera Federica Mogherini avevano prospettato “un’ampia gamma di incentivi per rendere più dinamica l’economia tunisina e creare opportunità per una popolazione giovane tra le più istruite, sebbene per lo più sotto occupata”. E proprio su questo tessuto sociale si innestano progetti in cui le forze locali agiscono con organizzazioni onlus internazionali.

Alcuni di questi hanno concluso il loro percorso, altri lo stanno concludendo con risultati che autorizzano un certo ottimismo. Come per esempio il progetto chiuso a fine febbraio per il rafforzamento della filiera della pesca in acqua dolce e la creazione di impiego per donne e giovani nel Nord Ovest della Tunisia. Esso ha accompagnato la formazione di donne e giovani impiegati nel settore dell’agroalimentare, nella filiera ittica, nell’orticoltura e nella coltivazione di piante officinali. L’obiettivo era rafforzare le competenze per la costruzione di filiere di qualità nelle regioni di Jendouba, Kef e Beja. Insomma, attività d’impresa nel rispetto del territorio.  

Ma non basta: accanto alla produzione agroalimentare e ittica locale è stato avviato un lavoro di promozione del territorio e del suo potenziale eco-turistico, sostenendo la formazione di un gruppo di giovani guide naturaliste impegnate nel rilancio del patrimonio storico e della biodiversità del luogo.

Mantiene sempre l’attenzione alla produzione locale e al rispetto del territorio, accompagnata alla formazione di giovani e donne, un altro progetto ancora in corso che coinvolge giovani, pescatori e donne delle località di Tabarka e Siliana.

Progetti locali, certo, che sembrano impallidire dinanzi alle cifre a cui si accennava all’inizio ma tuttavia fondamentali, perché sono uno strumento efficace per rafforzare le maglie di quella già fitta rete sociale che differenzia la Tunisia da altri Paesi del nord Africa. Accanto a progetti di questo genere pullulano altre esperienze che non solo formano giovani e donne a nuove competenze e a nuove capacità imprenditoriali e produttive, ma tendono a creare un sostegno per garantire continuità a esperienze di piccola impresa.

Come per esempio i progetti che forniscono a reti di associazioni - una di queste è denominata Ressk - gli strumenti per richiedere microfinanziamenti per agevolare progetti e iniziative di economia sociale e solidale.

Economia sociale è una delle parole d’ordine di questa strada dello sviluppo. Come quella scelta qualche anno fa a Kesserine, dove realtà associative, cooperative e imprenditoriali sono state accompagnate nella crescita, nella messa in rete e nell’avvio di micro-imprese: un processo che ha coinvolto circa 4000 persone. Sono mattoni forse piccoli di un edificio ben più grande, ma senza i quali la costruzione, in tempi lunghi, farebbe fatica a stare in piedi.

 

Giuseppe Porzi

Federica Mognerini - Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza 

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