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 810 - ANTONIO BUTTITTA

 

Antonino Buttitta: “Testa chi nun parla, si chiama cucuzza”

“Un populu
mittitulu a catina
spugghiatulu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.”

Da “Lingua e Dialettu” in “La solitudine del poeta” (1978)

 

L’antropologo Antonino Buttitta, si é spento all’età di 83 anni a Palermo, dopo una vita dedicata alla Sicilia, alla lingua e alle tradizioni siciliane. Professore Emerito dell’Università di Palermo dove ha insegnato per diversi anni ricoprendo anche la carica di preside della Facoltà di Lettere e Filosofia (dal 1979 al 1992), nonché quella di presidente dei corsi di laurea in Beni demo-etno-antropologici e della magistrale in Antropologia Culturale, Semiotica ed Etnologia.

Originario di Bagheria, che lui stesso definì "faro di luce e di civiltà nel mondo", così come lo stesso Renato Guttuso. Antonino era figlio del poeta dialettale Ignazio Buttitta e nel nome del padre creò la fondazione per "la tutela, lo studio e lo sviluppo della cultura siciliana in tutti i suoi aspetti". Energico uomo di cultura, accademico, sanguigno, siciliano verace, politico tenace del Psi di Bettino Craxi, di cui e' stato segretario regionale nei ruggenti anni Ottanta, oppositore di Leoluca Orlando, parlamentare nazionale alla Camera nella nona legislatura, apertasi nell'aprile 1992, anno tragico delle stragi.
Una vita segnata dal padre e dalla cultura, certamente. La villa di Aspra, rifugio accogliente di famiglia, era un porto di mare che il figlio ricorda testualmente: "Io non ricordo mai mio padre solo, c'era sempre gente. Si mangiava, si beveva e si recitavano poesie. Questa era la casa di Aspra. Cosa che, a volte, faceva molto arrabbiare mia madre. A casa di mio padre era familiare la presenza di Renato Guttuso, vi si radunavano artisti destinati a diventare famosi come Cagli, Migneco, Treccani, il cileno Sebastian Matta, pittori che aveva conosciuto a Milano. Era un luogo di riferimento dell'intelligentia di sinistra, che era allora di moda ed egemone nei costumi culturali". Sulla terrazza di Aspra ho conosciuto Alberto Bevilacqua, Mario Soldati, Elio Vittorini, Enzo Siciliano e numerosi altri... " e continuava dicendo “"ma, a dir la verità, pur nel rispetto della loro fama - sosteneva - l'impressione che ricavavo da loro non era del tutto positiva. Intravedevo una certa finzione, una certa teatralità. Mi parevano non del tutto autentici". Del resto pur essendo un uomo di sinistra ammetteva: "Non e' vero che a sinistra ci sono tutti i buoni, gli onesti e gli intelligenti e a destra gli altri".

 

Antonino Buttitta, è stato mio docente di Antropologia culturale durante il suo mandato di preside presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo, dove mi laureai nel 1992. Lo ricordo ancora, alto, un po austero e con una folta barba bianca, circondato dai suoi assistenti, ci appassionava con le sue lezioni di Antropologia , di Storia delle tradizioni popolari, insieme alla moglie Elsa Guggino, anche lei antropologa, ordinario presso la stessa facoltà e i cui genitori erano amici dei miei nonni materni. Quello che ricordo di più di Antonino Buttitta era questa sua forte sicilianità, che riusciva ad incarnare perfettamente nella sua persona, e come siciliano viveva il paradosso che alimenta un'Isola rappresentata come l'intreccio di opposte attitudini: "E' il feudo desolato e senza tempo ed e' il ritmo pulsante di vita dei giardini, e' la violenza omicida per la 'roba' ed e' la generosità esibita fino allo spreco, la fedeltà senza tentennamenti al proprio mondo in parallelo alla disponibilità ad assumere modelli da altre culture". Ne traspariva quindi una visione mitica, senza illusioni: "E' la Sicilia pirandelliana dell''uno, nessuno, centomila', ma anche quella gattopardiana del 'noi siamo dei'". Riusciva così a trasmettere a noi studenti che guardavamo di già al nostro futuro fuori dall’isola, il mito di una Sicilia e dei siciliani che riescono a essere tutto questo e altro ancora, pur nelle sue evidenti contraddizioni, conseguenza di alcune costanti della loro storia con le loro reali diversità. Con grande passione Antonino Buttitta riusciva a spiegarci che la Sicilia   "e' stata uno dei fondamentali poli di formazione e sviluppo della civiltà, con le molteplicità di culture che per conseguenza ne hanno scandito le vicende storiche, facendone della Sicilia l'isola del mondo". Nessun posto della terra forse avrà visto un incontro di così tanti popoli, lingue, civiltà, religioni diverse, che ne hanno poi tessuto una complessa identità, fatta di contraddizioni, di scontri "dove il rischio dello scontro e della discrasia e' stato evitato dall'accettazione della diversità". In realtà l’idea di Buttitta era sempre quella di farci comprendere che il “caso siciliano”, così come lui lo definiva, era più una storia cumulativa che evolutiva, una realtà quindi fortemente stratificata culturalmente, economicamente e socialmente e che grazie “ all’inesistenza dei conflitti razziali” l’isola era una “terra senza Crociati”.

 

Pur se questo mio articolo é dedicato al grande Antonino Buttitta, non posso dimenticare di citare il Prof. Giuseppe Cocchiara, primo docente di Storia delle tradizioni popolari e Antropologia sociale presso l’Università degli Studi di Palermo, citato spessissimo nei corsi di Antropologia del prof. Buttitta e che collaborò con Cesare Pavese ed Ernesto de Martino alla realizzazione della “Collana viola” edita da Einaudi. Fu allievo di Marett e Malinowski, ma soprattutto lo si ricorda come allievo ideale di Pitrè, celebre antropologo e medico siciliano, iniziatore degli studi etnologici in Italia. Cocchiara è ritenuto il principale continuatore dell'opera del famoso medico siciliano, così da ricevere, nel 1934, l'incarico di riordinare il Museo etnografico fondato a Palermo dallo stesso Pitrè. 

Ma per ritornare al nostro Antonino, ricordo quando ci annunciò solennemente durante un seminario, di essere stato chiamato al capezzale del Psi di Palermo dove non tirandosi mai indietro divenne poi segretario del Partito socialista di Palermo e Parlamentare. Difese con anima e corpo la sua ultima battaglia sull’altare dell’autonomia dei professori universitari e quando una volta gli chiesi “ Ma professore perché se la prende tanto con questo governo incapace che ha abbandonato la Sicilia?” e lui con aria grave mi rispose: “Nella vita caro Lei non si può stare sempre a guardare, se uno ha qualcosa da dire, deve dirla. Sempre!” Quel giorno ricordo che dopo la sua lezione, mi fermai a parlargli e lo ringraziai. Mi disse” vedo che Lei segue con molta assiduità le mie lezioni, mi sembra anche molto sveglio, mi fa piacere, ma si ricordi che la Sicilia é vostra e vi appartiene e che “testa chi nun parla si chiama cucuzza”. Quel giorno uscì dall’aula magna senza aver capito molto se il suo era stato un complimento o un rimprovero. Ma a distanza di tantissimi anni, ricordo ancora quelle sagge parole e quel vecchio proverbio siciliano che fino ad allora non avevo mai sentito neanche dai mei nonni che spesso parafrasavano con antichi detti siciliani.

Il Prof. Buttitta è stato per me un grande formatore, un grande docente, che mi ha dato non solo le basi dell’Antropologia, disciplina che ho triennato per poter frequentare i suoi corsi, ma soprattutto é stato un maestro di vita, con una personalità molto imponente di certo, ma forse é proprio per questo che riuscì a trasmetterci le sue idee, i suoi ideali. La sua infatti non fu mai animosità, ma vivacità ed era solo la sua cifra caratteriale che finiva poi con il catturare anche coloro che non erano d’accordo con le sue idee, le sue tesi, i suoi propositi. Il nome che portava avrebbe anche potuto “seppellirlo” ma invece lo aiutò tantissimo facendolo diventare  il faro della sua vita. Il padre infatti, Ignazio Buttitta, grande poeta dialettale dotato di grande sensibilità, ha dato al mondo arte, poesia e versi ricercati in lingua siciliana e Antonino riuscì a illuminare l’arte del padre portando anche negli ambienti più colti e raffinati, la lingua siciliana, questo ed altro ancora gli permise di ricevere il prestigioso premio Giuseppe Cocchiara “per lo straordinario contributo dato allo sviluppo degli studi demo-etno-antropologici in Italia e alla diffusione delle analisi semiotiche mai confinate nel pur vasto orizzonte culturale europeo”.

 

Tanti gli scritti da ricordare come “Un libro conversato” o ancora “Orizzonti della memoria” e una multitudine di poesie, articoli che s’intrecciano con la vita culturale della Trinacria, non solo inerenti all’antropologia o alla etnologia, ma anche all’arte, alla letteratura...una vita culturale, quella siciliana, che non resta chiusa e prigioniera in/di se stessa, ma piuttosto capace di conversare con gli organi più innovativi europei.

E da ricordare inoltre la Fondazione Antonino Buttitta istituita nel 2005 con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo e riconosciuta come Ente pubblico dall’Assemblea Regionale Siciliana che ha come obiettivo quello di tutelare lo studio e lo sviluppo della cultura siciliana nei suoi aspetti storici, sociali, e artistici ma anche di promozione e produzione intellettuale.

Con la scomparsa di Antonino Buttitta, la Sicilia perde purtroppo un intellettuale molto importante, che come ho detto precedentemente mi ha anche formato con la sua grande curiosità intellettuale.

 

Prof. Antonio Campisi 

Professore ordinario di filologia romanza all’ Università de la Manouba

Direttore Cattedra Sicilia Vincenzo Consolo per il dialogo di Culture e Civiltà

Presidente AISLLI-Africa

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