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  In Tunisia
 809 - TRE ANNI DI COSTITUZIONE TUNISINA

 

Tre anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione tunisina, molto resta da fare.

Tre anni sono passati dall’approvazione, nella notte tra il 26 e 27 gennaio 2014, della nuova Costituzione tunisina.

Una Costituzione che ha ricevuto il plauso della comunità internazionale per molteplici ragioni. È stato apprezzato, in particolare, il processo costituente che ha portato alla sua adozione: durante tale processo – inizialmente criticato per la sua lunghezza, che si è poi invece rivelata un punto di forza – la società tunisina ha mostrato una intensa partecipazione, che ha portato a trovare soluzioni anche nei momenti più difficili e drammatici. Al punto che nel 2015 l’attribuzione al c.d. “Quartetto” della società civile del premio Nobel per la Pace può essere letta proprio come rivolta a premiare l’intero processo costituente. Inoltre, il testo costituzionale è considerato un prodotto particolarmente avanzato del costituzionalismo, per la sua capacità di trovare un equilibrio tra standard internazionali e specificità locali, attraverso disposizioni che, tra l’altro, assicurano una tutela ai diritti e alle libertà, compresa la libertà di coscienza, sconosciuta negli altri paesi arabo-musulmani. Non in ultimo, la Costituzione del 2014 viene valutata positivamente quanto alla sua prima fase di attuazione: essa ha permesso, già nel 2014, lo svolgimento di elezioni libere tanto per l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (ARP) che per il Presidente della Repubblica, consentendo la fine della transizione e l’avvio di una normale vita democratica. Tuttavia, la valutazione cambia quando si passa alla fase più recente. Da un lato, c’è un ritardo nella creazione dei nuovi organi di garanzia previsti dalla Costituzione: tutti i termini dettati dalle disposizioni transitorie circa l’istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura, della Corte costituzionale, delle Istanze costituzionali indipendenti sono inutilmente decorsi. Dall’altro lato, c’è difficoltà ad adeguare ai nuovi principi costituzionali istituzioni e leggi già esistenti: è quel che sta avvenendo per i Comuni e le Regioni, che da ormai sei anni sono governati da delegati nominati nella prima fase post-rivoluzionaria, nel 2011, senza che si siano ancora tenute elezioni locali democratiche; nonché per i diritti e libertà, considerate le numerose leggi del vecchio regime evidentemente incostituzionali ancora in vigore (come quelle sulle successioni e l’omosessualità) e l’approvazione, anche negli anni più recenti, di nuove leggi di dubbia costituzionalità (pensiamo a quelle antiterrorismo). Insomma, a tre anni di distanza dall’entrata in vigore della Costituzione, è tempo dei primi bilanci. A questi sono stati dedicati due convegni che si sono tenuti nel mese di gennaio 2017 alla Faculté de Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis (FSJPST). Il primo, organizzato dalla Association Tunisienne de Droit Constitutionnel il 12 e 13 gennaio 2017 ha coinciso con le V Journées Abdelfatth Amor, volte a commemorare l’illustre giurista scomparso ormai da cinque anni. Dopo un saluto del Preside della Faculté, il professor Lotfi Chedly, il convegno è stato aperto da un intervento del Ministro della Difesa, nonché professore di Diritto Costituzionale, Farhat Horchani. Le diverse relazioni, tra le quali si segnalano quelle dei professori della FSJPST, Salsabil Klibi, Neila Chaabane, Chawki Gaddes, Salwa Hamrouni, nonché del presidente dell’ISIE Chafik Sarsar, hanno evidenziato i numerosi punti di difficile interpretazione della Costituzione, che ne rendono più complessa l’attuazione. Inoltre, particolari critiche sono state rivolte alle disposizioni sui rapporti tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, sulle Istanze indipendenti e sul decentramento. Nel complesso, è emerso che la Corte Costituzionale dovrà svolgere un compito erculeo, visto che su di lei si concentrano tutte le aspettative per la piena effettività del testo costituzionale. Il 25 e 26 gennaio 2017, sempre presso la stessa Faculté, si è svolto un convegno internazionale sui primi tre anni di attuazione della Costituzione, organizzato dalla Unité de Recherche en Droit International, Juridictions Internationales et Droit Constitutionnel Comparé dell’Università di Carthage, con il supporto della Konrad-Adenauer-Stiftung. Tra i relatori, si segnalano i professori Sana Ben Achour, Néji Baccouche e Mohamed Salah Ben Aissa, oltre che alcuni professori stranieri: El Rhazi Sebhallah, del Marocco, Robert S.M. Dossou, del Bénin, Peter Rimmele, della Germania, oltre a chi scrive. Il Convegno è stato aperto da un intervento del Presidente dell’ARP, Mohammed Ennaceur che, dopo aver ricordato che in realtà si dovrebbe parlare di due anni di attuazione più che di tre, considerando che un anno è stato necessario per la creazione delle nuove istituzioni democratiche, si è soffermato sul carattere consensuale della Costituzione, che determina zone d’ombra che necessitano di essere chiarite dalla Corte Costituzionale. Un compito importante spetta anche all’ARP, che però non sempre riesce a svolgerlo adeguatamente, anche per l’elevata frammentazione dei gruppi parlamentari: una revisione del sistema elettorale proporzionale a suo avviso è necessaria. Se aveva un senso per l’elezione dell’Assemblea costituente, rischia invece rappresentare un ostacolo all’adozione di decisioni politiche, anche di quelle necessarie all’attuazione della Costituzione. Nella sua relazione introduttiva il professor Rafaa Ben Achour, direttore della Unité de recherche e giudice alla Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, ha evidenziato che benché la Costituzione tunisina possa essere considerata “quasi perfetta” a livello di principi, non lo è però a livello di ingegneria costituzionale, specialmente per quanto riguarda la forma di governo. Infatti, pur essendo parlamentare, in realtà si assiste a uno strapotere dell’esecutivo. Il Presidente della Repubblica, poi, pur essendo eletto direttamente dal popolo, manca di poteri adeguati, come si è visto nella vicenda delle dimissioni del Governo Essid. Inoltre, l’attività dell’ARP è molto lenta, le nuove leggi necessarie per la piena attuazione della Costituzione tardano molto e tutto ciò comincia a determinare un certo disincanto. Nel complesso, dalle Journées è emerso che tre anni è un periodo troppo breve per tentare un, sia pur preliminare, bilancio sull’attuazione della Costituzione. Molti passi importanti sono stati compiuti (basti pensare allo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali, all’avvio dell’attività del Governo, compresa la crisi di governo e la formazione di un nuovo esecutivo), ma tanti altri restano da compiere. A tal fine, sarà decisiva non soltanto la Corte Costituzionale, ma soprattutto la volontà delle forze politiche: soltanto se queste ultime vivranno la Costituzione come una opportunità, e non come un fastidio, a differenza di quel che sembrano aver fatto finora, si potrà assistere a una piena attuazione della Costituzione.

 

Tania Groppi (professore ordinario di Diritto Pubblico, Università di Siena)

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