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  Cultura
 783 - VITE PARALLELE

  

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

    « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

 

VITE PARALLELE

 

Storia Di Un Soldato

 

La profonda crisi si allarga ormai in ogni direzione. Crisi economica ma anche morale e politica. E si finisce per essere tutti contro tutti: il popolo contro la classe dirigente e gli stessi politici in tensione fra loro non fanno altro che indebolire la posizione di tutti.

Senza una comune morale, un comune obiettivo, ciascuno opera per se stesso e si apre sempre di più la forbice tra ricchi e poveri. La borghesia lentamente si indebolisce fino a scomparire, gli artigiani rallentano le loro attività, aumenta il numero di chi vive di sussistenza e quello di chi vive di privilegi. Non si rispettano più nemmeno gli dei ed anzi, gli stessi politici, avidi di potere e privilegi, per poter concedere al popolo prezzi calmierati, chiedono in cambio maggiori poteri. Questo almeno è quanto si legge in Tito Livio (Ab Urbe Condita) secondo cui  Coriolano, nel 490 a. C. in piena crisi e carestia sentenziò:  “se vogliono l’antico prezzo del grano, restituiscano al senato gli antichi diritti. Perché devo vedere dei plebei come se fossero dei magistrati?”. Correva l’anno 490 a. C., 2500 anni fa, certo, c’è chi dubita dei cronisti, chi non pensa che Coriolano possa aver dato una tale risposta ma anche Plutarco, nelle sue Vite parallele, riferisce l’episodio e racconta anche di come sia piaciuta poco la frasetta del politico tanto che aumentò l’astio nei  suoi confronti che, tra l’altro, voleva abolire il tribunato. A quel tempo era in uso la pena di morte e Coriolano se la vinse. Scelse, gli fu permesso di scegliere, secondo Tito Livio, l’esilio. Si sa, le indoli iperattive non demordono nelle loro abitudini, nemmeno se allontanate dalla loro vita politica. Chi è solito all’ottimismo persevera nell’agire bene  e c’è chi invece no…

Coriolano si alleò con il nemico, con i Volsci e li guidò alla conquista delle terre a sud di Roma, le terre dei plebei ma non quelle dei patrizi per aumentare le disparità fra le due classi politiche. In effetti per un po’ la differenza si sentì e mal sopportò e persino i Volsci a cui Coriolano aveva concesso molto ma non la conquista di Roma, ebbene persino i Volsci, secondo la testimonianza di Plutarco, si indignarono e si ribellarono contro il traditore della patria e tutti insieme lo assalirono e uccisero. Nessuno, secondo la versione di Plutarco, nessuno dei presenti si fece avanti per difenderlo.  Tito Livio è più propenso a credere alla versione dell’esilio di Coriolano, esilio fino alla fine dei giorni. Comunque sia andata, i Romani piansero la morte di Coriolano e, dopo di lui, erano nuovamente pronti a seguire un nuovo generale, ed applaudirlo fino ad innalzarlo agli onori della politica.

 

 

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