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  Collettività
 777 - Un momento di confronto tra costituzionalisti italiani e tunisini sulla nuova Costituzione

 

L’approvazione della nuova Costituzione avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio ha rappresentato una tappa importante nel processo di democratizzazione intrapreso dalla Tunisia in seguito alla c.d. “rivoluzione dei gelsomini” e ha suscitato grande interesse anche al di fuori dei confini nazionali.

Tra i Paesi che hanno volto lo sguardo verso la Tunisia c’è  anche l’Italia, per la quale il processo costituente  tunisino può fornire utili spunti di riflessione nel momento in cui si profilano significative riforme costituzionali. D’altra parte, l’esperienza costituzionale italiana, con le sue luci e le sue ombre, appare di interesse per la Tunisia, soprattutto quanto alla delicata fase di attuazione della Costituzione che si sta avviando in questi mesi.

Consapevoli di queste reciproche possibilità di confronto, costituzionalisti italiani e tunisini si sono incontrati nell’ambito della giornata di studi “La nouvelle constitution: un point de vue comparé” organizzata il 4 aprile presso il Comitato Dante Alighieri di Tunisi.

L’iniziativa, promossa dall’Università di Siena, dall’Université de Carthage e dall’Université de Sousse, si inseriva nell’ambito del progetto “Activités de support au processus constitutionnel et à l’affirmation de la décentralisation en Tunisie” sostenuto dalla Regione Toscana nello svolgimento della cooperazione decentrata.

L’incontro aveva come obiettivo quello di offrire a un pubblico non esclusivamente accademico diversi punti di vista sul nuovo testo costituzionale tunisino.  Il colloquio si è articolato in due sessioni cui hanno partecipato come relatori quattro professori tunisini e due professori italiani.

La prima parte della giornata è stata dedicata alla descrizione del processo che ha portato all’approvazione della Costituzione e alla disciplina del potere  giurisdizionale nella medesima.

Il Prof. Chawki Gaddes della Faculté de Sciences juridiques, sociales et politiques di Tunisi (Université de Carthage) ha presentato le tappe principali del processo di elaborazione del testo costituzionale,concentrandosi in particolare sul mancato rispetto da parte dell’Assemblea nazionale costituente (ANC) del mandato di un anno per redigere la nuova Costituzione e sulla presenza di numerosi attori informali nel processo.

Secondo Gaddes il protrarsi per tre anni dell’attività costituente è imputabile a diversi fattori, tra cui la crisi politica, la mancanza di esperienza dei deputati, la scelta dell’ANC di partire da un “foglio bianco” anziché dalle proposte già presentate.  Inoltre, egli si è soffermato sui numerosi attori informali che hanno influenzato il processo costituente, quali gli esperti internazionali, la società civile e i Paesi vicini.

La presentazione del Prof. Gaddes ha offerto una panoramica d’insieme del processo di elaborazione della nuova Costituzione e ha messo in luce aspetti non sempre ben noti del cammino che ha portato all’approvazione del testo costituzionale.

Successivamente, il Preside della Faculté de Sciences juridiques, sociales et politiques di Tunisi (Université de Carthage), nonché  Presidente della Commissione per il potere giurisdizionale  in seno all’ANC, Fahdel Moussa, si è soffermato sulle disposizioni relative al potere giurisdizionale, sottolineando in particolare il principio di indipendenza della magistratura e le sue garanzie. Il Professor Moussa ha inoltre espresso grande soddisfazione per le disposizioni relative alla Corte costituzionale, incaricata di esercitare il controllo di costituzionalità delle leggi a priori e a posteriori, in concreto e in astratto, secondo il cd. “modello europeo” di giustizia costituzionale.

Proprio in merito alla Corte costituzionale, il Prof. Moussa, rispondendo ad una domanda del pubblico, ha chiarito che non è previsto l’accesso diretto da parte dei cittadini, ma le questioni di costituzionalità potranno essere sollevate dai giudici comuni, come peraltro avviene in altri ordinamenti, tra cui l’Italia.

La Prof.ssa Tania Groppi dell’Università di Siena ha quindi fatto alcuni commenti sulle due presentazioni, fornendo spunti per il dibattito. Essa ha sottolineato che ogni processo costituente è diverso dagli altri, benché nei processi più recenti si possano incontrare caratteristiche comuni, come l’accresciuta influenza del diritto comparato e la tendenza a individuare forme di partecipazione della società civile che vadano oltre la tradizionale dicotomia democrazia diretta/democrazia rappresentativa. Ha inoltre invitato a riflettere, partendo dall’esperienza italiana, che in alcuni processi costituenti la scelta di partire da un “foglio bianco” ha favorito il raggiungimento del compromesso costituzionale e ha sottolineato la centralità, per il futuro stesso della Costituzione, dell’attività interpretativa svolta dalla Corte costituzionale.

La seconda parte della giornata si è concentrata sul tema del decentramento, che è promosso dalla nuova Costituzione fin dai suoi principi generali (art. 14). Il Preside della Faculté de droit et des Sciences Politiques dell’Università di Sousse, Lotfi  Tarchouna, ha presentato le principali novità previste dal nuovo testo in materia di decentramento, mentre il Professor Salah Tritar, della medesima facoltà, si è concentrato sul tema dell’autonomia finanziaria delle collettività locali. Il ruolo di moderatore è stato assunto dal Professor Marco Olivetti dell’Università di Foggia.

Il rilievo costituzionale dato al governo locale costituisce infatti un  evidente segno di novità rispetto all’ordinamento precedente. A differenza della Costituzione del 1959 che non riconosceva una reale autonomia a livello locale, la nuova Costituzione dedica un intero capitolo (il capitolo VII) al «potere locale». L’attuazione delle previsioni normative in questa materia, che il costituente riserva espressamente alla legge, rappresenta tuttavia una delle sfide principali per il nuovo ordinamento tunisino e conseguentemente il mondo accademico può fornire su questo punto un sostegno concreto e particolarmente qualificato.

Il professor Olivetti ha quindi svolto alcune considerazioni a partire dall’esperienza italiana e ha sottolineato l’importanza di una volontà politica, da parte del legislatore, di dare attuazione a un effettivo decentramento, sia riguardo alla organizzazione degli enti che al trasferimento delle competenze.

In conclusione, l’iniziativa svoltasi al Comitato Dante Alighieri ha costituito un’occasione di fruttuoso confronto. Al di là della considerazione che guardare ad altre esperienze rappresenta sempre una fonte di arricchimento, lo scambio di conoscenze tra Italia e Tunisia risulta particolarmente interessante:da un lato, l’esperienza tunisina mostra  all’Italia la presenza di un vero entusiasmo per il processo di fondazione di un nuovo ordinamento e mette in luce l’ampio coinvolgimento popolare che ha accompagnato il processo costituente, aspetto tanto più rilevante, quanto più si considera che  l'Italia è interessata da una revisione costituzionale che non sembra alimentare, per il momento, un dibattito di ampio respiro. Dall’altro lato, la Tunisia può trarre spunti di riflessione dall’esperienza italiana, soprattutto per quanto riguarda l’attuazione del sistema di controllo di costituzionalità e il ,ruolo assunto dalla Corte costituzionale nel dare sostanza ai principi costituzionali. Anche sul tema del decentramento si aprono significativi spazi di confronto tra Italia e Tunisia, considerando la lunga tradizione italiana, caratterizzata da un alternarsi di ondate di decentramento e di centralizzazione, particolarmente forti negli ultimi anni, sotto la spinta della crisi economico-finanziaria.

La journée d’études ha infine permesso sia all’Università di Siena che al Comitato Dante Alighieri di Tunisi di rendere omaggio alla nuova Costituzione tunisina offrendo un momento di confronto tra mondo accademico e cittadini.

 

Tania Abbiate - Dottoranda di ricerca in Istituzioni e diritto dell’economia presso l’università di Siena.

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