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  Nel Mediterraneo-Maghreb
 769 - CHI HA PARLATO DI MODELLO TURCO?

 

"La situazione è ora calmata. Al mio ritorno dalla visita, i problemi saranno risolti "

Recep Tayyip Erdogan 3 giugno Rabat, Marocco

Proseguono gli scontri a Istanbul, nella capitale turca e nelle grandi metropoli anatoliche, resistono e si riorganizzano le decine di migliaia di manifestanti, non arretra di un passo il governo e la brutalità della polizia sembra addirittura aumentare di giorno in giorno.

Questa situazione che si protrae ormai da settimane ha provocato conseguenze che si addicono  più a una guerra civile che a una manifestazione di dissenso contro le politiche del governo. La confusione politica e mediatica ci trasporta in una terra insidiata da falsi miti e pregiudizi prima fra tutti l'inflazionata idea di una Primavera Turca. La natura stessa della Repubblica Turca, le sue radici e il suo sviluppo ne fanno un caso di per sé atipico e inadatto alla generalizzazione propria del pubblico della rete.

La protesta che infuoca gli animi di migliaia di turchi è figlia di un malessere decennale dell'opposizione politica dell'AKP, un'opposizione che mai in tre mandati è riuscita a creare un movimento in controtendenza all'ascesa del partito al potere. A ciò si aggiunga  che l'eccellente prestazione in campo economico dei governi Erdogan e l'incredibile lavoro in politica estera del Ministro Davutoglu, hanno contribuito a far rimanere silente il dissenso.

Proprio il pragmatismo e la determinazione che hanno distinto il premier turco e ne hanno determinato il successo, diventano ora, in un periodo in cui le qualità di mediatore, dovrebbero prevalere, il tallone d'Achille di un governo che appariva fino a sei mesi fa più che mai solido.

In questo dedalo di idee, opinioni e testimonianze (ricordiamo che un buona parte del popolo turco continua a sostenere il premier) ciò che più colpisce è che fino a un anno fa era più che mai aperto il dibattito riguardo al cosiddetto Modello Turco e alle relazioni del colosso anatolico con gli stati arabi nel post rivoluzione. In questa contesto la recente visita del premier turco Recep Tayyip Erdogan nel Grande Maghreb ha posto innumerevoli interrogativi nella comunità internazionale riguardo a questo tema. In particolare le sue dichiarazioni durante la visite, atte a minimizzare la gravità della situazione e l'eccessiva violenza usati per reprimere il dissenso hanno lasciato i cittadini nord africani scossi. Questo spicca maggiormente a Tunisi, unico dei tre paesi, in cui si sono notati segni tangibili del dissenso della popolazione nei confronti del capo di governo turco. Infatti due sit-in sono stati organizzati nella capitale di fronte all'ambasciata turca durante la tappa finale del tour di Erdogan in Tunisia.

Un importante apparato di sicurezza è stato attivato attorno all'ambasciata turca in previsione delle sopradette proteste e in occasione dell'incontro di giovedì 6 giugno tra il Presidente della Repubblica, Moncef Marzouki e il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, al Palazzo di Cartagine. Il colloquio si è concentrato in particolare sullo sviluppo delle relazioni tra la Tunisia e la Turchia in campo economico, turistico e commerciale. È stata qui sottolineata la necessità di stimolare gli investimenti privati in entrambe le direzioni e diversificare le aree di cooperazione bilaterale. Si è discusso inoltre, dei risultati della prima sessione del Consiglio supremo di cooperazione strategica turco-tunisino che ha portato ad accordi e protocolli di cooperazione in vari settori. Tunisi e Ankara hanno infatti in programma, nel prossimo futuro, di firmare numerosi accordi bilaterali diplomatici, riguardo la sicurezza, l'educazione, la cultura e soprattutto l'economia. Il capo del governo turco a dunque partecipato, ad un business forum tunisino-turco organizzato dall'Unione Tunisina dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato (Utica).  L'incontro ha avuto un notevole seguito, più di 200 uomini d'affari turchi e investitori hanno seguito il premier nella sua visita. L'Assemblea costituente nazionale ha, infine,  approvato negli stessi giorni  in seduta plenaria, due contratti di finanziamento per un valore complessivo di 640 milioni di dinari, atti a finanziare l'acquisto di prodotti di origine turca. Questo va a rendere ancora più iniqui i rapporti economici turco-tunisini che vedono Ankara superare di sei volte il volume di esportazioni in rapporto alle importazioni da Tunisi.

Se il governo continua a guardare alla leadership pragmatica e intransigente di Erdogan come a un esempio (inarrivabile data la natura stessa della classe politica tunisina), la visita del primo ministro turco è, come accennato in precedenza, malvista da alcune fasce della società tunisina, che supportano gli ideali dei manifestanti turchi.

 Cosa ne è dunque del Modello Turco, tanto declamato sin dagli albori della cosiddetta Primavera Araba (che ormai sta entrando in una torrida estate)? Sarà questo fonte d'ispirazione nel futuro?O meglio, esiste ancora?O addirittura, è mai esistito?

Innanzi tutto partirei dalla definizione che molti hanno usato per categorizzare questo fenomeno: si è molto parlato di Modello Turco, un concetto che però trovo poco appropriato nel suddetto caso poiché indicante un corpus compatto di norme e istituzioni che separate sarebbero difficilmente applicabili in un contesto differente da quello d’origine. Trovo perciò, che nel processo di creazione di un nuovo sistema, si debbano utilizzare termini più elastici quali “esempio” o “esperienza”, capaci di rendere maggiormente l’idea della dualità delle parti in gioco. Questi, in particolare, sarebbero chiarificatori del fatto che uno dei soggetti abbia la possibilità e il dovere di scegliere quali siano le parti dell’”esempio” o “esperienza” meglio assimilabili alla sua realtà. Detto ciò, è si deve aggiungere che a differenti status sociali (inteso in senso lato) corrispondono differenti percezioni riguardo quali siano le peculiarità dell’esperienza turca da fare proprie.

Pertanto, ritengo che se da un lato, oggi giorno, la Turchia non possa rappresentare un buon prototipo dal punto di vista governativo e di leadership,  può essere considerata un buon esempio sotto l'aspetto dello sviluppo della coscienza civica e del dibattito sociale. Ma un altro è l'aspetto che i fatti più recenti hanno portato alla mia attenzione. Di fatto, a mio parere, l'aspetto più importante e appetibile del Modello o Esempio turco è stato fino a pochi mesi fa, la florida economia neo-liberale  che ha reso la Turchia la 17 ° economia mondiale in termini di PIL. Nonostante ciò, un'economia più sostenibile è una delle richieste dai manifestanti. Si aggiunga che la rapida crescita del paese, che aveva raggiunto un record di oltre l'8%, sta perdendo slancio e ha rallentato del 2,2% nel 2012. Si debbono notare anche disparità significative a livello regionale, l'incremento del debito pubblico che ha raggiunto l'80% del PIL e l'aumento dell'inflazione si attesta intorno al 7%. A questo si deve associare che come paese a capitale scarso la Turchia dipende in larga parte dagli investimenti stranieri, che hanno trovato nella decennale stabilità politica nazionale, un sicuro approdo per veder fruttare i loro capitali. Con la crisi politica e sociale delle ultime settimane il governo Erdogan, si è dimostrato incapace di far fronte ai problemi e alle trappole (come le avrebbe chiamate Tocqueville) della democrazia. Di conseguenza sta cominciando a formarsi tra i grandi gruppi di investitori una sorta di diffidenza, la quale, nel caso di un ulteriore prolungamento degli scontri, potrebbe trasformarsi in una fuga dei capitali. Ciò andrebbe a creare una grave falla nel sistema economico finanziario turco con conseguenze drammatiche non solo per la sua percezione come Modello, ma soprattutto per la qualità di vita dei suoi cittadini.

 

Mattia Rizzi

 

 

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