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  In Tunisia
 768 - 1 maggio e Tunisia

 

1 Maggio: la costituzione dalla parte dei lavoratori

 

I presupposti con i quali si è arrivati alla giornata del lavoro non erano tra i più rosei a Tunisi. Di fatto all'instabilità politica ormai endemica nel paese e alla palese esasperazione dei più nei confronti di una Costituzione che tarda ad essere redatta, si sono aggiunti gli eventi di Kasserine nei quali due agenti sono rimasti gravemente feriti.

In questo contesto il governo si preparava a dover affrontare il peggio. Basti dire che in una dichiarazione rilasciata il 30 Aprile, il ministero dell'Interno ha invitato i giornalisti a indossare il giubbotto stampa per la loro identificazione. Nonostante ciò i manifestanti e i principali sindacati del paese sono stati abili a valorizzare la discesa in piazza di migliaia di persone e incanalare in maniera pacifica le loro richieste. Questo segna un punto a favore della giovane democrazia tunisina che comincia a prendere dimestichezza con i principali mezzi democratici di mediazione con il potere.

Di fatto sono state due le questioni, strettamente legate all'attualità del paese, rivendicate dai manifestanti il Primo Maggio. La prima riguarda la nuova costituzione e in particolare i capitoli legati ai diritti umani e al lavoro. Questi diventano, in questo periodo, urgenti al fine di garantire uno sviluppo multilaterale di una nazione che sta vivendo una grave crisi economica. Il secondo tema è correlato all'assassinio del politico Chokri Belaid. Famigliari e sostenitori pretendono, infatti, giustizia e indagini condotte in completa trasparenza.

Vale quindi la pena fare un approfondimento sull'attività svolta in quest'ultimo anno e mezzo dall'Assemblea Costituente tunisina al fine di mettere a punto una Costituzione che protegga la debole democrazia della nazione da derive autoritarie.

Sin dall'elezione dei rappresentanti nell'ottobre 2011 è stato chiaro che la divisione politica ed ideologica del popolo tunisino avrebbe portato a un allungamento dei tempi di stesura del documento base di ogni democrazia. Ciò che non ci si aspettava era che l'attesa potesse prolungarsi tanto e che tante fossero le critiche sulle bozze presentate dall'Assemblea. A questo si deve sommare che il paese sta vivendo una crisi dell'impiego che è direttamente ed indirettamente connessa all'incapacità della politica di prendere decisioni condivise. Di fatto, la difficoltà nella mediazione politica è il problema che accomuna la redazione della Costituzione e la capacità di promulgare leggi di forte impatto. Detto questo, il popolo e le forze sociali sono oramai esauste e la lunga attesa abbassa il livello di fiducia e gradimento nei confronti di una classe politica che si è incaricata di rinnovare una nazione.

Le reazioni sono state molteplici sui contenuti della terza versione del progetto di Costituzione presentato dall'Assemblea Nazionale Costituente. I partiti liberali e in generale l'opposizione ritengono che il prospetto non rispetti appieno le speranze dei tunisini, mentre i partiti conservatori reputano risponda alle esigenze per le quali si è lottato il 14 gennaio. Il punto più dibattuto riguarda il sistema da adottare. L'opposizione spinge infatti verso un apparato doppio, a differenza di quello proposto, che non permetterebbe l'equilibrio tra il potere esecutivo e quello legislativo. Tuttavia si ritiene che verrà adottato un modello che conferisca ampi poteri al capo dello Stato, eletto direttamente dal popolo, quali: la dissoluzione del parlamento, il diritto di dichiarare lo stato di emergenza e guerra e infine il coordinamento dell'esercito. Nonostante ciò il leader del Ennahda ritiene che sia possibile superare tali differenze attraverso il dialogo. A sua volta, dice il presidente della Lega Tunisina per i Diritti Umani Abdul Sattar Ben Moussa, che il progetto di Costituzione non tutela pienamente l'essenza dei diritti umani e delle libertà. Inoltre anche se nel testo sono stati approvati una serie di diritti sindacali (è stato ammesso per la prima volta nella storia del diritto tunisino lo sciopero), l'Assistente del Segretario Generale della Federazione del Lavoro, Bu Ali Lambarki, afferma che la carta è stata "riempita" di concetti vaghi che limitano il diritto di sciopero da parte dei lavoratori. Infine l'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT), ha espresso la necessità di una maggiore tutela dei diritti delle donne e una più rilevante attenzione riguardo i diritti economici e sociali.

Con l'avvicinarsi dell'approvazione della Carta Costituzionale, che avverrà quando il comitato di esperti di diritto costituzionale e gli specialisti di lingua araba ne avranno revisionato la formulazione, mi pare utile rivedere le regole che ne presuppongono l'adozione. L'approvazione della Costituzione richiede che il testo sia discusso in seduta plenaria, seguito da un voto separato su ogni articolo, il quale deve ottenere la maggioranza assoluta (109 voti dei 127 membri). Infine l'Assemblea deve approvare il testo integrale in una votazione separata con una maggioranza di due terzi. Se un progetto di costituzione sottoposto al voto non viene adottato, il comitato di coordinamento deve rivedere il testo e ripresentarlo durante una seconda riunione in sessione plenaria. Se l'Assemblea non approva il nuovo testo a una maggioranza di due terzi, la carta viene poi sottoposta a referendum nazionale, dove è richiesto un semplice voto di maggioranza per l'adozione.

In questo ampio e intricato contesto il presidente Moncef Marzouki nel corso della cerimonia del Primo Maggio ha affermato che le rivendicazioni sindacali nella regione di Gafsa sono un "lento suicidio" che costata al paese perdite annuali del valore di 2000 milioni di dinari. Ha anche esortato l'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT) a mobilitare le proprie forze e cercare il consenso, al fine di stimolare gli investimenti, rilanciare lo sviluppo economico e creare un clima favorevole per le elezioni.

Queste parole stigmatizzano la situazione tunisina caratterizzata da un conflitto politico che vede contrapposte fazioni poco propense al dialogo. Ciò provoca un enorme ritardo nei tempi di elaborazione del documento costituzionale e una concreta difficoltà nell'approvare leggi condivise. Ne consegue una preoccupante immobilità riguardo ai temi più cari ai manifestanti che hanno riempito le vie del centro durante la giornata del lavoro, quali un miglioramento dei diritti dei lavoratori, una maggiore trasparenza dell'azione dell'apparato statale e una serie di riforme per limitare i danni della seria crisi economica in cui versa il paese.

 

Mattia Rizzi

 

 

 

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