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  Nel Mediterraneo-Maghreb
 766 - NEL CAMPO RIFUGIATI DI RAS EL JDIR C’E’ ANCORA L’INFERNO

 

Sono trascorsi 2 anni dalla guerra in Libia, in quei giorni un popolo di  circa  400.000 anime impaurite  sono fuggite in Tunisia a Choucha  nei pressi del confine libico dove si  é  formato  un enorme  campo di rifugiati. Choucha si trova in una zona desertica  in cui le associazioni umanitarie di tutto il mondo sono giunte in aiuto allestendo centinaia di tende ed alcuni ospedali da campo.

Anche la Croce Rossa italiana aveva piantato le sue tende  portando aiuto e competenze sanitarie. Nei primi tempi, quando i riflettori dei media erano puntati sul luogo gli stati e le organizzazioni umanitarie sembravano essere presenti. Molti rifugiati sono stati reinstallati in alcuni paesi occidentali. Altri inviati ai paesi d’origine, un numero imprecisato si sono imbarcati rischiando la vita sulle carrette del mare verso Lampedusa. Poi, l’attenzione é andata via via scemando. L’interesse politico é svaporato. Tutti gli stati e quasi tutte le  associazioni che in principio si erano mosse hanno abbandonato l’impegno. Possiamo affermare che la “civile”  comunità internazionale non ha saputo in due anni completare l’assistenza a tutti  rifugiati.  In due anni, nessun paese dotato di un sistema d'asilo ha assunto la responsabilità di proteggere la totalità di queste vittime di guerra e la Tunisia, come la maggior parte degli stati Africani non possiede nessuno statuto giuridico che garantisca i diritti a queste popolazioni.  Oggi in questa perduta località sopravvivono ancora alcune migliaia di individui che soffrono l’abbandono, la malattia, il freddo e per  molti anche la fame. Inoltre la comunità internazionale ha preferito lasciare all'UNHCR distinguere tra "veri" e "falsi" rifugiati. Non si capisce quali siano stati i criteri di selezione ma costatiamo che circa 240 persone su alcune migliaia  sono in un campo separato e sono oggi completamente abbandonate, prive di cibo e di assistenza di base. Uomini, donne e una trentina di bambini sono a rischio di sopravvivenza e chiedono all’Alto Commisariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, alle autorità tunisine e a tutti i Paesi del mondo di fornire loro protezione. La guerra di Libia ha lasciato sul campo queste vittime ma il calvario che queste persone subiscono da due anni deve cessare immediatamente ed essere risolto nel rispetto dei loro diritti.   

Oggi 14 febbraio 2013 sono stato al campo dei Rifugiati di Choucha: Il vento di sabbia é gelido e sferzante. L’accampamento dei rifugiati rifiutati é nel nulla circondato dal nulla. Le tende sbrindellate compongono un paesaggio post apocalittico, una donna si avvicina e mi invita ad entrare in una delle tende dove all’esterno é stato applicato un  cartello sul quale vi é scritto “ristorante dei rifugiati rifiutati”. Ci chiede in modo concitato di aiutarla, sua figlia, una ragazza  di 25 anni é malata e  necessita periodicamente di trasfusioni di sangue e, se nei mesi scorsi si recava  a Ben Gardane (30 km.) assistita dalle organizzazioni oggi non sa come fare. Ci dice che i 30 bambini del campo, tutti in età prescolare si trovano in una casa a Ben Gardane e vivono con l’aiuto e  la pietà di alcuni Tunisini ma non durerà molto. Alcuni componenti del campo sono andati a cercare di fare piccoli lavori per raggranellare qualche moneta: aiuto ai muratori, raccolta delle olive. Altri sono malati, bronchiti e febbri da raffreddamento non si contano.  Oggi sono giunto a Choucha  con una piccola delegazione di Italiani e Tunisini provenienti da Treviso: Zihad, Sabrine e Silvana rappresentano l’associazione “Artijane” impegnata nella diffusione della  pace e della cultura tra i popoli. Già durante gli ultimi giorni dello scorso dicembre  avevano trascorso  con i rifugiati rifiutati alcuni giorni portando a loro un po’ di sollievo, di compagnia e un po’ di soldi. Colpiti da una esperienza che ha segnato tutte le  anime del gruppo, costatato che il problema maggiore era il freddo sono ritornati oggi con un centinaio di coperte. La distribuzione all’inizio é stata ostacolata dalla “autorita” dell’UNHCR che sottolineava la differenza tra le rimanenti  migliaia di assistiti e i rifiutati. A loro dire questi ultimi non dovevano ricevere alcun aiuto poiché non rientravano nelle loro categorie assistibili. Alla delegazione di Treviso non importava nulla delle categorie ma era decisamente intenzionata a dare le coperte a chi piu’ degli altri necessitavano. Dopo aver sparso la voce nel campo dei rifugiati rifiutati di cio’ che stava avvenendo siamo usciti dal campo dove il popolo rifiutato ci ha raggiunto e finalmente la distribuzione é avvenuta. La Associazione Artijane é ora ancor piu’ di prima impegnata nel continuare questo progetto d’aiuto.

 

Marino Alberto Zecchini

 

 

Campo dei rifugiati a Choucha

 

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