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 763 - I Peuhl ed il loro bestiame

 

“Un Peuhl che non possiede dei bovini non è un vero Peuhl”

 

Oltre che una risorsa alimentare, una riserva ed un capitale, un’assicurazione contro le cattive annate, un segno di ricchezza e di prestigio, forse ancora prima di questo, la mandria è un oggetto d’arte che il pastore Peuhl ama contemplare.

L’unità produttiva zootecnica Peuhl è la mandria familiare che convive nella stessa unità-spazio di abitazione, il gallè dove ha luogo e si svolge la vita di relazione della famiglia. Il sistema di sicurezza economica in vigore in queste comunità implica la necessità di conservare e di accrescere la mandria bovina. E’ per questo che vi sono dei rapporti particolari di parentela e di alleanza. Le relazioni anziani/giovani implicano degli obblighi reciproci tra i membri della stessa famiglia. Il  genitore, prima di morire, assegna una parte del suo bestiame ai propri figli; i criteri di distribuzione sono determinati dal sesso e dall’ordine di nascita. Il figlio più vecchio riceve un numero più alto di animali rispetto a suo fratello immediatamente più giovane, mentre le femmine raramente ricevono più di un capo, al fine di evitare una dispersione del patrimonio bovino, al momento del matrimonio. Un altro motivo è che i maschi partecipano direttamente all’attività pastorale. In cambio i figli hanno il dovere di assistenza nei confronti dei genitori, quando l’età li rende incapaci di lavorare. Nella famiglia Peuhl la donna si occupa del bestiame come l’uomo adulto, il vecchio o il fanciullo. Vi sono, all’interno della famiglia, dei ruoli diversi nell’attività pastorale: i giovanissimi (6-7 anni), senza distinzione di sesso, vengono iniziati ai lavori pastorali, occupandosi della guardia dei vitelli, degli agnelli e dei capretti, hanno anche il compito di condurre gli animali ai punti di abbeverata. Gli adolescenti ed i giovani sono incaricati della gestione vera e propria della mandria. Gli adulti partecipano alla gestione della mandria, ma in misura inferiore ai giovani. Le donne sposate invece assolvono compiti specifici, fra i quali quello di occuparsi degli animali di bassa corte, degli ovi-caprini e della trasformazione del latte. L’insieme delle attività pastorali quindi, nonchè di quelle agricole, viene realizzato in comune dai membri della famiglia che coabitano nello stesso gallè, rimane comunque il diritto di proprietà sui capi che gli appartengono. Va anche aggiunto che l’alimentazione delle famiglie proviene in gran parte dalle mandrie familiari. I prodotti del latte non solo sono consumati dai membri della famiglia insieme ai cereali, ma anche scambiati con prodotti agricoli di prima necessità. Il latte riservato all’alimentazione della famiglia viene in parte consumato durante i pasti comuni ed in parte tasformato in una bevanda costituita da latte cagliato e da acqua zuccherata, consumata nel corso della giornata. Il latte, dunque, nella società Peuhl è un alimento estremamente importante sia per autoconsumo sia come prodotto di guadagno, ed infatti la produzione di latte viene considerata come la produzione primaria della mandria. Per questo si può dire che l’allevamento Peuhl è un allevamento da latte e non da carne, benchè le razze bovine allevate non posseggano sempre spiccate attitudini lattifere. Solitamente la mungitura è un compito dell’uomo; dopo aver prelevato la quantità di latte destinata all’autoconsumo, il latte restante viene trasformato, dalle donne, in latte cagliato e/o burro. Il latte cagliato è portato in città, nelle caratteristiche “calebasse” (contenitore ricavato da zucche essiccate e svuotate di varie dimensioni) per essere venduto. Con il ricavato le donne acquistano il vestiario per sé e per i bambini, oggetti per la casa, gioielli. A proposito di nomadismo e di transumanza, secondo Salzman e Galaty (1990),  va sfatato un luogo comune che attribuisce al Peuhl una natura errante. In realtà, la transumanza non viene messa in pratica per soddisfare un suo istinto, ma per far fronte alle esigenze urgenti ed immediate del proprio bestiame (pascoli, acqua).

I Peuhl e l'agricoltura

I Peuhl dei tempi passati non coltivavano la terra, poiché costretti ad una vita da nomadi in un ambiente arido ed ostile. Consumavano poca carne bovina, quella di capi ammalati o deboli; si nutrivano essenzialmente di latte e di carne di pecora e di capra, ma anche di cereali, che si procuravano dagli allevatori del posto, scambiandoli con del bestiame. Lo sviluppo demografico di uomini e bestiame ed il conseguente sviluppo delle attività agricole verso Nord, gli episodi ripetuti di siccità, la degradazione dei pascoli hanno spinto i pastori Peuhl a migrare verso Sud, determinando un contatto con la comunità agricola e soprattutto una concorrenza per lo stesso spazio. Questo ha portato all’insorgenza di conflitti tra allevatori ed agricoltori. Nel contempo, la siccità provocava una diminuzione delle produzioni agricole (cereali soprattutto); dall’altra parte si aveva un aumento dell’offerta di bestiame sul mercato, per il bisogno di ridurre la numerosità delle mandrie a causa della penuria di pascoli. Questa situazione determinava uno squilibrio nei termini di scambio: bestiame contro cereali. Da qui i Peuhl cominciarono a dedicarsi all’agricoltura per sfuggire a questa situazione di dipendenza economica nei confronti delle società agricole. Sorgono così nuove comunità Peuhl agricolo-pastorali. L’agricoltura Peuhl è praticata secondo due sistemi: agricoltura pluviale e agricoltura alluvionale. Vengono coltivati essenzialmente cereali, come miglio, sorgo e qualche volta mais.

I Peuhl oggi

Lo squilibrio ecologico e la mancanza di spazio determinato da una concorrenza  con l’agricoltura hanno avuto come effetto una consistente diminuzione delle produzioni del bestiame, minando le fondamenta di una società che, come già visto, si basa su un’economia di consumo e di scambio proprio di prodotti di origine animale. Ciò ha determinato la nascita di un nuovo modello economico, nel quale si associa l’agricoltura all’allevamento ed in più vi è una necessità di sedentarizzazione. Quanto all’agricoltura, si è già seguita la sua introduzione nella società Peuhl.  Nuova risulta invece la necessità di stanziarsi, che affonda le sue radici nuovamente in motivazioni economiche. Da circa vent’anni, alcuni allevatori Peuhl hanno abbandonato completamente la loro vita nomade e si sono avvicinati ai grandi centri urbani (nello specifico Agadez e Niamey) per poter vendere il poco latte prodotto nelle città, trasformando la produzione  di latte in un’attività di rendita. La crescita demografica e la continua urbanizzazione della città costituiscono una forte concorrenza dello spazio per le produzioni agricole ed animali; questo ha determinato la costruzione degli accampamenti nella cerchia periurbana della città. La maggior parte degli allevatori si è installato ad una distanza massima di 14 km, al fine di raggiungere velocemente il centro della città (luogo di vendita), determinando la costituzione di un bacino di produzione del latte.  D’abitudine gli allevatori trascorrono la maggior parte dell’anno in prossimità della città, dove vendono il loro latte e all’inizio della stagione delle piogge (Giugno) ritornano in zona rurale, per svolgere le attività concernenti l’agricoltura, in modo da poter avere alimento per sé e per gli animali.

 

Massimo Zecchini

Ricercatore Università di Milano, Facoltà di Medicina Veterinaria

 

 

 

Peuhl - Mamma con bambino

 

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