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  Nel Mediterraneo-Maghreb
 756 - PENSIERI EURO MEDITERRANEI

 

Che valore si deve dare ad una bandiera?

 

Per molti è il simbolo di una Nazione, della sua cultura, della sua storia spesso risultato di lotte sociali, rivoluzioni anti coloniali, e dunque di unione e senso di appartenenza. Uno strumento più che un simbolo, con il quale riassumere diversi elementi reali ed astratti che accomunano un popolo.

Per altri invece è l’emblema dell’Istituzione pubblica, dei governi che la guidano, della Costituzione che la inquadra. L’immagine di una condotta e di un percorso politico che identifica un dato paese rispetto ad altri, in un dato periodo della Storia.

Bisognerebbe dunque chiedere ai tutti i Tunisini che si sono sentiti fortemente indignati del clamoroso gesto protratto dal giovane Salafita all’Università della Mandouba pochi giorni fa che visione hanno della loro bandiera. Probabilmente la prima, quella che la identifica alla Nazione e dunque alla sua Storia. Il loro senso di appartenenza al paese li ha motivati a reagire in modo composto verso una condanna collettiva al gesto e soprattutto al giovane.

Appunti il giovane. Un individuo che ha vissuto la sua breve vita sotto una dittatura mascherata da democrazia illuminata, che un anno fa probabilmente era in piazza a manifestare con gli altri, senza etichette religiose o di partito. Era li, come gli altri, a dimostrare tutta la sua disperazione verso un regime che non gli aveva dato nulla, se non magari un diploma senza sbocchi professionali, una vita spesa preoccupandosi di come arrivare a fine mese – se non metà – ed un senso di frustrazione interiore rispetto a molti giovani della sua età più fortunati di lui. E dopo la Rivoluzione, come gli altri, ha creduto che veramente fosse finita quella vita di stenti, ed ha pensato che il prossimo futuro sarebbe stato più roseo del suo recente passato. Ma le incertezze di una giovane democrazia, unita al vuoto di potere istituzionale ed al rimpasto della rappresentanza politica, hanno magari spinto lo stesso giovane a cercare certezze nel messaggio religioso, quello che è stato presentato come la panacea di tutti i mali, a favore di tutti coloro che non hanno nulla e che attraverso la militanza attiva per la promozione dei valori islamici avrebbero recuperato una qualsivoglia di riscatto sociale.

Io leggo dunque nel gesto del giovane Salafita il messaggio di protesta contro le Istituzioni e non verso la sua Nazione. E lo leggo perché l’unica cosa che condanno al giovane è di non avere memoria storica, di non sapere che poche generazioni passate suoi simili hanno solcato le stesse strade gridando forte il loro bisogno di libertà. La stessa libertà che gli garantisce oggi la possibilità di salire su un tetto e di levare il simbolo di un Paese, Nazione o Istituzione che sia.

Quel giovane è tanto Salafita quanto lo possa essere la maggioranza di coloro che oggi cercano ciecamente di percorrere nuove strade, identificandosi in nuove figure sociali, per garantirsi un ruolo attivo e propositivo. Quel giovane è la vittima di un sistema che di cambiare non vuol proprio saperne. Quel giovane è un po l’immagine delle nostre miserie e delle nostre sconfitte. Perché non abbiamo saputo dargli un diverso modo per aspirare ad un mondo migliore.

 

Alfredo Lo Cicero

   

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