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  Cultura
 612 - Luogo magico !... magico concerto!... Riccardo Muti trionfa all’arena di El Jem

 

Cronaca Musicale di Daniele Passalacqua

 

Il fatto in se non è una sorpresa, il nome di Riccardo Muti è da lunghi anni sinonimo di perfetto rigore, totale impegno e meravigliosa musicalità, tanto in campo lirico quanto sinfonico. La sua presenza ovunque nei più grandi teatri del mondo attira irresistibilmente le folle e suscita immancabilmente entusiastici consensi.

La sola idea di vederlo fra noi in Tunisia poteva sembrare fino a pochi giorni orsono pura utopia, per cui quanto è avvenuto grazie all’impegno della Telecom Italia; del Ravenna Festival, della RAI 1 e dei suoi tecnici e maestranze, dell’Istituto Italiano di Cultura, con il deciso e decisivo appoggio dei Ministeri tunisini del Turismo e della Cultura, che hanno saputo sormontare tutte le pesanti difficoltà incontrate, puo’ essere definito miracoloso.

La brevità del preavviso, pochissimi giorni, unita al timido inizio della diffusione di informazioni ed alla giornata lavorativa dell’indomani del concerto, potevano far temere una scarsa presenza di pubblico, ma cosi non è stato e l’Anfiteatro di El Jem si è presto rivelato stracolmo fino all’inverosimile, probabilmente oltre 3500 presenze di ascoltatori provenienti da molteplici, diversi orizzonti, giunti sul luogo con ogni mezzo disponibile, fra cui il comodo treno speciale da Tunisi..

Questo concerto nasce dalle iniziative del Ravenna Festival, che ogni anno vuole creare, nell’ambito dell’ambizioso progetto delle Vie dell’amicizia”, un ponte fra l’ Oriente e l’Occidente facendosi promotore di incontri fra culture e religioni differenti. E’ così che il Festival si è recato per primo a Sarajevo, poi successivamente a Beirut, a Gerusalemme; ad Erevan, a Mosca, ad Istanbul, al Cairo ed a Damasco, per scegliere quest’anno El Jem, prima tappa sul suolo di un paese maghrebino.

La solennità austera dell’arena romana risorta a nuova vita con la creazione del festival estivo di musica classica, si presta idealmente a simili manifestazioni ma mai prima di oggi l’anfiteatro ha avuto modo di accogliere, per quanto mi ricordi, un direttore ed un complesso musicale (220 persone fra musicisti e coristi) di tale importanza.

Il programma prescelto da Riccardo Muti comprendeva una larga selezione di estratti dal “Mefistofele” di Arrigo Boito, opera di notevole fattura, creata con insuccesso nel 1868 alla Scala di Milano, ma che conobbe un trionfo a Bologna nel 1875, dopo avere subito molti cambiamenti ed una notevole riduzione di durata. Scrivendone il libretto e la musica, Arrigo Boito (che fu, va ricordato, un gran personaggio della “scapigliatura” milanese, compositore di talento, poeta e geniale librettista del suo maestro Amilcare Ponchielli per La Gioconda, poi di Giuseppe Verdi tanto per l’”Otello” quanto per il “Falstaff”) ha saputo rimanere molto aderente allo spirito ed alla drammaturgia contenuti nel capolavoro di Goethe.

Per l’occasione, Riccardo Muti si è presentato al pubblico alla testa dell’orchestra e del coro del “Maggio Musicale Fiorentino”, rinomata ed illustre compagine che ha contribuito più che degnamente al successo dell’eccezionale avvenimento. 

Sedotto sin dalla prima battuta elettrizzante dell’inno nazionale tunisino, seguito dall’”Inno di Mameli”, il pubblico, nella stragrande maggioranza, si è abbandonato alla musica ed ha seguito il concerto con la massima concentrazione noncurante dei soliti disturbatori in simili occasioni, i ritardatari in affannata ricerca di un posto a sedere ed i fanatici dei telefonini, calamità della nostra epoca.

Ad iniziare con il “Prologo in cielo”, dove Mefistofele sfida Dio alla conquista di Faust, fra cori di angeli, (un autentico piccolo poema sinfonico, come lo ha definito il Maestro Muti), il discorso musicale si è andato sviluppando con intensità e pienezza. L’espressività e la generosità  del coro, la sontuosità delle voci, destavano ammirazione ed entusiastica adesione, come ammirazione meritava di continuo l’orchestra per la ricchezza del suono, le raffinate sfumature, gli slanci focosi che Riccardo Muti ne otteneva con immensa maestria e sapiente concertazione. Impressionante era l’importante sezione supplementare degli ottoni,  corni per 4, tromboni e  trombe per 6, che a teatro è piazzata dietro le quinte mentre ad El Jem era stata disposta molto opportunamente dal Maestro Muti  nel punto il più alto del palco, dietro il coro, rendendo così ancor più ricco ed efficace il dialogo fra  le due masse contrapposte.

Radioso è stato il contributo del soprano greco Alexia Voulgaridou, la cui interpretazione trasognata della romanza “L’altra notte in fondo al mare” ha commosso gli ascoltatori. Il giovane basso Ildebrando D’Arcangelo (reduce dalle trionfali recite londinesi de “Il Turco in Italia”, assieme a Cecilia Bartoli e Thomas Allen, ed atteso tra giorni a Parigi nella “Medea”) è stato come di consueto stupefacente: la voce è bella, di una perfetta omogeneità in tutti i registri ed è ricca di colore e di armoniche, lo stile impeccabile, altrettanti assi nella manica per proporci una ballata, il “fischio”, da antologia e cantare con dirompente efficacia le romanze ed i duetti che il Maestro Muti aveva prescelti.

Del tenore hawaiano Keith Ikaia Purdy, chiamato a sostituire nella più immediata urgenza Francisco Casanova, va lodato il coraggioso impegno e l’eroismo degli acuti ma non taciuta la delusione datami dall’impostazione della voce, dalle note di passaggio del registro medio-alto e dal vibrato eccessivo, che non mi hanno consentito di apprezzare pienamente il duetto dell’incontro e dell’amore nascente tra Faust e Margherita, ne le sue romanze “Pei campi, pei prati” e “Giunto sul passo estremo”. Deve comunque essergli manifestata riconoscenza per la sua presenza  senza la quale non sarebbero mancati seri problemi interpretativi poiché, come ha giustamente sottolineato il Maestro Muti durante la conferenza stampa di martedì   5, “senza cantanti.... niente opera”.

Scroscianti applausi hanno salutato ripetutamente diverse pagine e si sono tramutati in un’ovazione al termine del concerto. Ma vi è un episodio molto particolare e molto applaudito di cui parlare, e cioé quello in cui Riccardo Muti, interrompendo la battuta, ha atteso immobile, in attitudine raccolta, rispettosa, che il muezzin concludesse l’appello alla preghiera.

Interrogato nel corso della conferenza stampa sulle sue motivazioni, egli ha innanzitutto evocato il doveroso rispetto dovuto in tale circostanza, ma egualmente il sentimento di meraviglia destato in lui dalla coincidenza tra  tale appello alla preghiera in una moschea e tutte le ripetute invocazioni di carattere cristiano profuse da Boito nel canto dei serafini.

Considero che, con questa attitudine, l’immenso musicista che tanto ci ha meravigliati ed incantati lunedì 4 luglio ad El Jem esca ancora ingigantito ed abbia meritato l’entusiasmo del pubblico, alle cui manifestazioni egli ha ampiamente accomunato tutti gli interpreti posti sotto la sua direzione.

Luogo magico..... magico concerto..... è stato questo un’avvenimento unico, da conservare quale prezioso ricordo di una stupenda notte d’estate.

 

 

 

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