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 753 - I CONSIGLI DELL’AVVOCATO

 

Dalla crisi alle opportunità, dalla “primavera araba all’inverno europeo”.

Dal 2012 in Italia si andrà in pensione a 70 anni … cosa cambia per i lavoratori migranti tunisini? Vediamoci chiaro.

L’Italia nel corso degli ultimi decenni è, sempre più, diventata un Paese importatore di manodopera per cui solo di recente  ha avvertito la necessità di stipulare appositi accordi bilaterali che garantissero il riconoscimento del lavoro prestato in Italia ai cittadini extracomunitari al rientro nei propri Paesi d’origine.

La comunità tunisina rappresenta senz’altro una delle più numerose e meglio integrate  in Italia, specie nel Sud del Paese dove in realtà come, ad esempio, quella di Mazara del Vallo, è diventata il fulcro su cui regge l’industria del mare.

Tale situazione ha, pertanto, portato l’Italia a ratificare convenzioni anche con i Paesi da cui provengono flussi immigratori di manodopera. È del 1987 la Convenzione stipulata tra l’Italia e la Tunisia applicata ai lavoratori assicurati, ai loro familiari e ai superstiti.

Fino al 2002, prima dell’approvazione in Italia della Legge Bossi-Fini (n. 189 del 2002), i lavoratori tunisini che rientravano nel proprio Paese a seguito della cessazione dell’attività lavorativa in Italia potevano, in alternativa al trattamento pensionistico, richiedere il rimborso della contribuzione versata. Tale strumento ha permesso a generazioni di migranti tunisini di scegliere come costruire nel paese d’origine la propria vecchiaia.

Tanto l’Italia quanto la Tunisia, garantiscono reciprocamente diverse prestazioni a sostegno del reddito la pensione di vecchiaia, quella di invalidità l’assegno ai superstiti e  prestazioni in caso di malattia, di maternità,  prestazioni in caso di infortuni sul lavoro e malattie professionali ed in caso di disoccupazione involontaria.

Ebbene, in virtù di tali accordi,  il cittadino italiano che ha lavorato in Tunisia dal 2012 dovrà aspettare il settantesimo anno di età per avere diritto alla pensione in Italia, mentre per il cittadino tunisino che ha maturato almeno 52 settimane contributive (ovvero un anno) in Italia si applica il sistema pensionistico tunisino che oggi risulta essere senza dubbio di maggior favore.

Tuttavia,  le fasi dell’accertamento del riconoscimento e dell’esecuzione di tali diritti non camminano di pari passo. Infatti, se per la maggior parte degli italiani, il percorso per ottenere la tanto attesa pensione rappresenta un percorso ad ostacoli, per il lavoratore tunisino tale obiettivo rappresenta un miraggio ancor più lontano. Ciò è ancora più evidente se si pensa da un lato alla complessità rappresentata dall’iter procedurale imposto dalla Pubblica Amministrazione italiana e dall’altro al continuo moltiplicarsi delle spesso incomprensibili difficoltà che vengono presentate dagli uffici preposti.

Ricorderanno bene i migranti che hanno vissuto in Italia e che si sono confrontati con la Pubblica Amministrazione di quel Paese quanto la burocrazia rappresenti un freno ed uno ostacolo alle legittime aspettative del più semplice bisogno dell’individuo. Il ricorso alla richiesta di aiuto a connazionali ancora presenti in Italia risulta non essere in grado, nonostante la buona volontà, a soddisfare in tempi ragionevolmente brevi le richieste di chi è tornato a vivere nel proprio Paese. Forse, quel che più è opportuno è farsi assistere da professionisti specializzati nel settore e coscienti delle reciproche realtà dei Paesi coinvolti.

 

Avv. Stefania Calandra

Studio Legale Giambrone Law

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