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 750 - NELLA NUOVA CONCEZIONE POST-RIVOLUZIONARIA TUNISINA PUÒ ESSERE INSERITA L’IPOTESI DI SALVARE LA CULTURA E LE TRADIZIONI DELLA GENTE BERBERA?

 

I nuclei riconosciuti  berberi in Tunisia sono pochi ma dentro un esame strettamente antropologico si può dire che sono molto più numerosi di quanto è comunemente creduto.

In alcuni villaggi del sud: Chenini, Douiret e al nord sulle montagne del Tel si parla ancora il cosi detto Amazigh, la lingua che la gente della pianura chiama jebelia, ma credo che sono molti  i tunisini che si auto proclamano d’origine araba ma che in realtà sono di discendenza berbera.

Per motivi storici e religiosi dichiarare d’appartenere al popola arabo è creduto una nota di nobiltà. Gli arabi sono i diffusori dell’islam e di tutto quel sapere che li ha resi grandi durante i secoli passati. I berberi sono stati totalmente arabizzati e islamizzati. Nel recente passato il governo di Ben Ali e altri dittatori Nord  Africani hanno sempre osteggiato questa etnia per evitare l’insorgere di movimenti separatisti, facendolo apparire  un popolo di serie “B”; questi sono solo alcuni dei motivi per cui molti rinnegano la loro origine. Oggi  in una società senza dittature forse sarà possibile per “gli ultimi berberi” creare  un migliore clima di libertà.

A Djerba  dal 30/09 al 02/10/2011 si è tenuto il VI Congresso Mondiale della gente Amazigh (berbera), dove si è discusso sulla  valorizzazione della loro cultura: Si è parlato di lingua, il tifinagh, si è parlato di storia e di dignità di un popolo. Di donne e di uomini, di montagne e di mare. Di terre secche, di poggi petrosi e roccaforti d’argilla. Si è parlato di Corano, di Santi e di laicità. Di fede, di orgoglio e di tradizione. Sono state esposte alcune grandi mappe etniche per dire a tutti che gli Amazigh si trovano numerosi in Libia, in Algeria, in Marocco in Tunisia e persino nei paesi a sud del Sahara. La loro lingua che giorno per giorno va  perdendosi, il suo suono, la sua forma scritta, gli Amazigh dicono  che la loro è una cultura capace di rendere la parola “libertà” ancora viva. Si è sottolineato che i berberi proponevano ieri come oggi la democrazia in un mondo dove ce né poca. Vogliono vivere nel rispetto di tutti ed essere rispettati, insomma loro non amano essere chiamati berberi, un termine che è derivato da barbari ma Amazigh che significa “Uomini liberi”. Del resto anche  gli storici dell’antica Roma avevano definito questa gente il popolo dei Masili una latinizzazione del termine  amazigh. Durante il congresso hanno chiesto  che tutti gli uomini del mondo che hanno una coscienza democratica partecipino  al loro riconoscimento.

Dalle sponde dell’Atlantico fino alle distese sabbiose del Mar Rosso si estende quello che sulle carte geografiche fino al secolo XIX era chiamato Barberia, un immenso territorio che i berberi avevano definito con il nome Tamaghza. Un territorio popolato dalla preistoria da gente  autoctona, poi evoluta. Un territorio invaso nel corso dei secoli ripetutamente da Fenici, dai Romani, dai Vandali, dai Bizantini. Tutti lasciarono le loro tracce anche nel quadro genetico. Infine nel VII sec. giunsero gli arabi amalgamandosi con loro, completarono la loro invasione nell’XI secolo arabizzando tutto il Nord d’Africa. Oggi sopravvivono gruppi berberi che pur parlando arabo continuano tra loro ad usare l’antica lingua. Nelle zone maggiormente abitate,  le grandi città e lungo le coste  i ripetuti incroci confusero le origini e in molte regioni i vinti andarono via via ad assomigliare ai vincitori. Eppure il grande storiografo tunisino Ibn Khadoun  ci ha parlato di un popolo glorioso e possente,  comparandoli  agli Arabi, ai Persiani, ai Greci ed ai Romani. 

Oggi gli intellettuali amazigh lanciano un accusa contro il recente periodo storico in cui il loro popolo è stato represso ed asservito dai dittatori che hanno dilapidato le ricchezze delle “patrie” e dei focolari degli “uomini liberi”   Oggi le istanze di libertà di  tutto il Nord Africa devono essere ascoltate da tutto il mondo perché sono l’avvenire di pace o di instabilità di tutte le terre che si affacciano al Mediterraneo. In particolare dei paesi del Maghreb comprendendo anche la Libia. Deve iniziare un periodo di attenzione per i diritti democratici, i diritti alle elezioni libere,  il diritto di una giustizia indipendente, il diritto ad una stampa libera. I presenti al congresso hanno consegnato  ai giornalisti presenti un messaggio di cultura e  di pace

 

Marino Alberto Zecchini

 

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