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  Dossier
 750 - SI È VOTATO IL 19 OTTOBRE AL CONSOLATO DI MILANO E IN TUTTA ITALIA

 

Una folla così al Consolato milanese della Repubblica tunisina non si era mai vista.  Per raggiungere i tre i seggi elettorali predisposti all'interno del piano terra nel bel Palazzo consolare tunisino in Viale Bianca Maria, già nelle prime ore del mattino, bisognava aspettare una mezz'ora. I residenti a Milano sono circa 9000 e a detta del Viceconsole generale Sig. Elias Doudech, ben pochi rinunceranno a votare da oggi fino a sabato sera, orario continuato dalle 8 alle 20.

“Il Corpo Consolare con le votazioni in atto non c'entra niente – precisa il sig, Doudech – noi abbiamo messo semplicemente a disposizione parte degli uffici per una regolare votazione. Chi se ne occupa è il Comitato per le Elezioni nelle persone del Sig. Abdane Mokrani e il Sig. Mohamed Amin più i due Osservatori ufficiali inviati dalla Comunità Europea. Ci sono 21 seggi aperti in tutta l'Alta Italia, da Varese a Bologna dove risiedono 27.035 tunisini”.

Giungo all'ingresso del Consolato mentre ne esce Afef Jnifen, una delle tunisine più conosciute d'Italia, modella e moglie di Tronchetti Provera, patron della Pirelli. Ha votato tra i primi e ora deve correre alle sfilate di moda. Ha il pollice macchiato d'inchiostro indelebile e scappa via di fretta.  Il piccolo giardino del Consolato è pieno di gente con il dito indice macchiato di blu. “Così non possiamo votare due volte!” ci dice Kaìs Fatnassi, parrucchiere, da dieci anni a Milano, padre tunisino, madre belga. Chiediamo a Eltakatoul Ghazi, piccolo imprenditore edile, “chi ha più possibilità di vincere le elezioni”?  E lui saggiamente dichiara “speriamo che vinca il popolo tunisino”. Vediamo un gruppo di donne che chiacchierano e si confidano. Hanno in mano una stella bianca. “Certo che abbiamo votato. Noi donne tunisine abbiamo avuto il diritto di voto ancora prima di molte donne europee. E poi vogliamo che nel nuovo governo ci siano molte donne, almeno il 50%”.

Sono tutte casalinghe con figli e mariti che lavorano nei più disperati settori di attività.

Avvicino un signore con cappotto, cappello e cravatta, sembra un avvocato ed infatti si occupa di cause di lavoro. Si chiama Abbes Abbes: “Io voto per NAHDHA, Rinascita, è il partito moderato islamico di Gannushi. Non ho esitazioni a dichiararlo. Ora possiamo parlare tutti quanti ad alta voce senza che nessuno ci denunci. Io sono a Milano da 23 anni e sono potuto tornare a Tunisi solo quest'anno. Conosco il vostro giornale, (Corriere di Tunisi) ma non ero d'accordo con la linea editoriale, troppo generosa di spazi dedicati al vecchio regime. Capisco che la vostra era una piccola comunità da difendere, ma anche nella gestione della Piccola Sicilia, il quartiere della Goletta da salvare, non è che abbia poi fatto molto”. Cambiamo capannello e andiamo verso un giovane seduto sulla panchina: “Non voti”? Chiediamo. Non ancora, sono qui per il passaporto, sono arrivato da meno di una settimana non ho ancora i documenti a posto. Ahmed Naouali, 24 anni, parla benissimo italiano. “Per forza, facevo il cameriere in un hotel di Kelibia, pieno di italiani. Ma il lavoro era solo stagionale e poi ultimamente gli italiani sono scomparsi del tutto. Sono venuto da mio cugino in cerca di un lavoro qualsiasi, ma continuativo”.

Tra tanto entusiasmo e  speranza c'è qualcuno che la pensa diversamente e non ha paura di dirlo:” Io voto, ma ci credo poco. Sarà peggio di prima. Prima del 14 gennaio c'erano 100 famiglie da mantenere nel lusso, ora quante ce ne saranno”?

La prima giornata di voto sta trascorrendo nell'ordine e nella convivialità. È il primo passo: quello giusto.

 

Gianni Perotti

 

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