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 744-747 - In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ricordiamo:

 

L’EROE DE DUE MONDI A TUNISI

 

I contatti tra i profughi mazziniani ed i due viaggi di Garibaldi a Tunisi avvennero all’indomani del suo esilio forzato dopo il fallimento dell’insurrezione  di Genova del 1834 per Marsiglia, da cui s’imbarca in un vascello del Bey di Tunisi e presso il quale lavorerà per alcuni mesi sotto lo pseudonimo di Giuseppe Pane.

Sarà ospite del suo fedelissimo amico Gaetano Fedriani, capo storico insieme a Leonilda Morpurgo del Comitato Mazziniano in Tunisia. Per alcuni mesi Garibaldi visse a Tunisi con alcuni mazziniani (come ricorda una lapide posta su Palazzo Gnecco a Tunisi). Da Tunisi riprenderà la via del mare, sia perché il quieto vivere tunisino non si confaceva al suo desiderio d’azione, sia perché la sua movimentata vita amorosa rischiava di metterlo in serie difficoltà. Con questa sua partenza da Tunisi, inizia il suo periplo in Sud America che gli varrà la denominazione di « Eroe dei due mondi ». Dopo la caduta della Repubblica Romana farà un tentativo di ritorno a Tunisi ma come lo dice nelle sue Memorie  « La mia speranza su migliori destini del mio paese-mi faceva preferire un luogo vicino. A Tunisi trovavasi un Castelli di Nizza, amico mio d’infanzia - ed un Fedriani amicissimo mio dal ’34 - e compagno della mia prima proscrizione. M’imbarcai dunque per Tunisi sul vapore da guerra Tripoli. Ma a Tunisi il Governo, subordinato alle aspirazioni della Francia - non mi volle - e fui trasportato indietro e depositato nell’isola della Maddalena- ove stetti una ventina di giorni». Il suo peregrinare lo porterà poi da Tangeri al Nord America.  Il rifiuto dello sbarco di Garibaldi a Tunisi nel ’49 provocherà una forte emozione nella collettività italiana residente in Tunisia, ormai acquisita per la maggior parte di essa, all’ideale mazziniano e repubblicano. Malgrado le prese di posizione contro Garibaldi dei vari agenti consolari rappresentanti gli stati italiani quale il Regno delle Due Sicilie, Il Piemonte ed il Granducato di Toscana, gli italiani di Tunisi si riunirono per protestare contro questa misura punitiva che già era premessa di un controllo politico della Francia sulla Tunisia dopo l’avvenuta colonizzazione della vicina Algeria. Nei dieci anni precedenti l'Unità d'Italia, le attività dei mazziniani tunisini si intensificano. Gli scambi epistolari di Fedriani con Fabrizi a Malta si fanno più frequenti. Tunisi diventa il centro del passaggio occulto non solo di lettere, ma anche di opuscoli, giornali, proclami. Data la dedizione degli esuli tunisini e la particolare posizione geografica, Mazzini progetta uno sbarco in Sicilia a partire da Tunisi. Il progetto di sbarco in Sicilia ebbe sorte alterna, poi venne definitivamente abbandonato. Tunisi divenne ad ogni modo il punto di raccolta di armi e munizioni, in quanto il mercato delle armi era libero, almeno fino al 1858 quando vennero applicate misure più restrittive sia per il commercio delle armi che per lo sbarco di stranieri che non avessero un regolare passaporto. Quelle armi, insieme ad altre provenienti da Malta, furono poi inviate in Sicilia al momento dello sbarco dei Mille. In quella occasione Fedriani, che era a quell'epoca agente a Tunisi della società Rubattino, si adoperò non soltanto per l'invio di armi, ma provvide al rimpatrio di coloro che volevano riprendere la lotta, e si diede da fare per raccogliere denaro da inviare a Garibaldi. I rifugiati politici continuarono a partecipare attivamente a tutti gli avvenimenti che si susseguirono nella madrepatria, con aiuti concreti, fino al completamento dell'unità del paese. Il primo console generale, Eugenio Fasciotti, giunse nell'agosto del 1861, atteso dalla piccola comunità che aveva dato con abnegazione il proprio contributo alla causa dell'Unità d'Italia.

 

 

 

Garibaldi - Foto del 1836

 

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