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  Cultura
 719 - DESTINO O NECESSITA'
 

 

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

    « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

 

 

ULISSE, L’EROE DEI DUE MONDI

 

Dedicato a Silvia e a tutti i maturandi come lei.

Dei, eroi e uomini. Ogni epoca, ogni mondo ha i suoi miti. Gli eroi, a differenza degli dei, parlano e interpretano l’ordine della natura, del mondo, della nascita della società e della cultura, incarnandone le ansie e i conflitti, ponendosi come modelli. L’eroe nasce in adesione alle istituzioni, alle leggi, alla moralità del proprio tempo come l’Orlando, paladino di Carlo Magno, che combatte per la patria, la fede, il proprio re. A volte, più spesso, in contrasto con la società, in una titanica lotta contro i condizionamenti della natura e della realtà. Prometeo è in lotta con gli dei, ruba il fuoco alla divinità per instaurare un nuovo ordine sociale, e , per questo, è punito e condannato alla solitudine. Ulisse eroe ed antieroe, un uomo completo quello dell’Iliade dalle proporzioni armoniche, capace di tutto e pronto ad ogni necessità, che tempera l’energia irruente, realizzatrice dell’azione, con la sagacia della mente che sa consigliare, con l’eloquenza delle parole che persuadono e trascinano. L’Ulisse dell’Odissea è diverso, è il poema dell’“uomo di multiforme ingegno che molto errò” e tutta  la narrazione è incentrata su di lui. Sebbene la totalità umana di Ulisse non venga rinnegata, si insiste di più sulle scaltrezze del suo ingegno, facendone l’astuto per eccellenza e vi si aggiunge un elemento nuovo, quello dell’audacia che è curiosa di vedere, di  sapere tutto, diventando così il primo dei cosiddetti Ulissidi. Nella società omerica, nel complesso, gli uomini hanno una concezione unitaria di ciò che è buono e cattivo. I Greci e i Troiani, sanno che cosa sia un “uomo buono”,  un “anér agathòs”. Per loro non è dubbio in che cosa consista la “virtù” (arethé), essa comprende molte cose: nobile origine, qualità fisiche, successo e fama irreprensibile. L’uomo deve essere coraggioso e aver successo in guerra, deve essere forte, grande e bello, deve parlare bene in assemblea e dare consigli ragionevoli, ma deve anche essere ricco e potente. Quanto più un uomo possiede queste “virtù”, tanto maggiore è il prestigio e l’onore di cui gode. Tanto da non tramontare mai nel tempo, anzi ispirare scrittori e studiosi. Tra questi, Dante che ha l’onore di incontrare Ulisse… nell’altro mondo, nell’ottava bolgia dell’inferno. L’Ulisse di Dante e dei moderni è senz’altro diverso da quello dell’Iliade e di quello dell’Odissea è una accentuazione che ha la sua logica. la comune cultura del tempo di Dante  non si estendeva alla lingua greca; Dante dunque non aveva letto Omero. La figura di Ulisse gli giungeva perciò solo attraverso la grande fama di lui sopravvissuta nel Medioevo. Due erano i caratteri essenziali: l’astuzia, esplicata soprattutto mediante la sopraffina arte della parola, e l’inesauribile sete di conoscenza. Concordemente, Cicerone, Seneca e Orazio additavano Ulisse come “exemplar” dell’ardore di conoscenza. Dante, incontra due fiammelle, Ulisse e Diomede, legate tra loro come la vendetta e l’ira. Dante è curioso di incontrare la doppia fiamma, dove si riconoscono gli spiriti di Ulisse e Diomede, uniti come la vendetta e l’ira. E fu la curiosità una caratteristica di Ulisse, una curiosità positiva: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Poi ancora:  l’aguato del caval che fe’ la porta / ond’uscì de’ Romani il gentil seme”. Quell’eroe caro al codice classico ora è nell’ottava bolgia dell’Inferno. Come dire, mondo che visiti, regola che incontri.

 

Odisseo

 

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