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 712 - LO STALKING

 

Quando l'attenzione si trasforma in ossessione

Pedinamenti, invio assillante di lettere, sms, email ma anche mazzi di fiori, regali non desiderati, non graditi, scritte sui muri davanti a casa o al posto di lavoro. Molestie quotidiane, silenziose, difficili da individuare e arrestare. Il sospetto diventa paura, erode la libertà fino a costringere a vivere in una prigione soffocante, a guardarsi costantemente alle spalle, a modificare radicalmente le normali abitudini di vita. Questo è lo stalking (dall’inglese to stalk, “fare la posta”).

Da un anno in Italia queste intrusioni nella vita privata possono finalmente essere denunciate e punite, in virtù dell’articolo 612 bis del codice penale che recita: “[…] chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni”.

Un grande passo in avanti rispetto all’art. 660 dello stesso codice, che punisce il reato di molestie, ma che tutela in primo luogo l’ordine pubblico, la pubblica tranquillità e non già la libertà personale e che, pertanto, risultava inidoneo a colpire lo stalker e a prevenire la possibile escalation degli atti persecutori.

La dizione dell’art.612 c.p. è volutamente “generica”. Non vi si trova, infatti, l’elenco delle possibili condotte punibili, e questo, nelle intenzioni del legislatore, per avere la possibilità di includere nella fattispecie criminosa il più ampio numero di comportamenti di sorveglianza, controllo, intrusione, ricerca ossessiva di contatto possano essere messi in atto dallo/la stalker nei confronti della propria vittima.

Dall'entrata in vigore della legge sullo stalking è emerso che questo fenomeno ha dimensioni allarmanti e sono state portate alla luce centinaia di richieste di aiuto da parte delle vittime.

In Italia circa l’80% delle vittime di stalking è donna. Nella maggior parte dei casi lo stalker è un soggetto di sesso maschile che non accetta la fine di un rapporto affettivo. Ma non esiste un “profilo” dello stalker. È un fenomeno trasversale che riguarda l'operaio, l'impiegato o il libero professionista. Può essere chiunque.

Dai dati Istat emerge che  quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ha subito comportamenti persecutori.

Circa il 10% degli omicidi dolosi dal 2002 al 2008 è stato preceduto da atti che oggi, anche giuridicamente, possiamo definire di stalking, come rivela una ricerca dell’Osservatorio Nazionale sullo stalking.


937.000 donne, al momento della separazione dal partner, hanno subito, da parte dello stesso, violenza fisica o sessuale e lo stalking, ovvero comportamenti persecutori che le hanno particolarmente spaventate. A queste vanno aggiunte 1.139.000 donne che hanno subito il solo stalking senza violenze fisiche o sessuali. Così in totale sono 2.077.000 le donne vittime dello stalking da parte dell’ex partner, il 18,8% del totale.

Tra le donne che hanno subito una violenza fisica o sessuale da ex partner la percentuale di stalking è arrivata al 48,8%.

Da una analisi dettagliata sui comportamenti persecutori si può osservare che il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% ha inviato messaggi, telefonate, email, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie.

Il contesto in cui si manifesta principalmente il fenomeno dello stalking è nella relazione di coppia.

E proprio su questo aspetto si è incentrato il convegno che si è svolto a Mantova nello scorso ottobre dal titolo “Stalking. Quando la relazione diventa persecuzione e violenza” , organizzato dall’Assessorato e dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia, con l’intento di contrastare il silenzio e l’indifferenza che ancora, purtroppo, circondano questo fenomeno di cui i media parlano ancora troppo poco e quasi esclusivamente in termini sensazionalistici nei casi in cui si giunge all’estrema conseguenza della morte della vittima.

L’avvocata Giovanna Fava del Forum Donne Giuriste, la professoressa e criminologa Laura De Fazio del Modena Group on stalking e la giornalista e saggista Claudia Galimberti  de Il Sole 24 Ore hanno illustrato la legislazione vigente in Italia sul fenomeno dello stalking, il problema del riconoscimento del fenomeno e la risposta sociale oltre che il ruolo dei media nella rappresentazione e nella diffusione dell’immagine della donna.

Lo stalking si inscrive all'interno della più generale questione della violenza sulle donne. Ricerche e studi hanno evidenziato la trasversalità del fenomeno per quanto riguarda i profili socio-biografici delle vittime e degli autori della violenza mostrando come la maggior parte delle violenze vengano esercitate in ambito familiare o in circuiti relazionali caratterizzati da intimità e affettività. In particolare, è stato segnalato che  è più probabile che gli uomini stalker agiscano nei confronti di una persona con cui hanno avuto una relazione intima e che quanto più la relazione interrotta è stata lunga e seria, tanto più assillanti e gravi risultano gli atti posti in essere dello stalker.

Ma anche dove la violenza provenga da estranei, essa implica un persistente orientamento a considerare quello femminile un corpo violabile, a scopo sessuale, di punizione o di rivalsa, e la libertà delle donne di disporre del proprio corpo, dello spazio in cui vivono e delle relazioni con gli altri, più limitata di quella degli uomini.

Sotto accusa, al convegno mantovano, i mezzi di informazione, che propongono costantemente un’immagine fuori fuoco, non veritiera della donna, incastrata nei suoi due tradizionali ruoli fissi, nelle sue due attività di seduzione e di cura. Media che suggeriscono un’immagine stereotipata della “moglie sorriso” che cucina per l’uomo che non deve chiedere mai, oppure della sempre ventenne ammiccante che scopre le gambe per suggerire all’uomo l’automobile da acquistare o l’aperitivo da bere.

L’immagine della donna in televisione è spesso contraddittoria e fuorviante della funzione che la stessa occupa nella nostra società ed è, quindi, diseducativa. La donna appare sempre subalterna all’uomo per intelligenza e capacità. È una “velina” che parla poco e mostra tanto, oppure è ospite in trasmissioni in cui comunque è sempre relegata a portatrice di sapere comune piuttosto che esperta di settori specifici e incaricata di ruoli autorevoli (come accade invece per gli uomini). Ma ricordiamoci che quel modello visto sul piccolo schermo condiziona e plasma profondamente l’immaginario collettivo.

Dovremmo chiederci se questa deriva culturale, se la nostra anestesia sensoriale (ormai quelle immagini sono quotidianamente sotto i nostri occhi e noi non ce ne accorgiamo più), non stia producendo effetti devianti per la costruzione di modelli ideali cui si ispirano milioni di cittadini e soprattutto adolescenti; se la continua esposizione di dettagli fisici, decontestualizzati dalla personalità della donna, non finisca per alimentare la percezione del corpo femminile solo come oggetto asservito alla fantasia maschile e, purtroppo spesso, come i casi di cronaca ci mostrano, da “punire” nel caso in cui questo corpo, questa donna, voglia sfuggire, voglia essere libera, autonoma e dimostri capacità di indipendenza.

E “attenzione”, sollecita Claudia Galimberti, “la tv oggi  è un agente formativo più presente della famiglia”, è necessario, pertanto, porre molta attenzione all’educazione e ai messaggi che si trasmettono all’interno del nucleo familiare, oltre che lottare affinché la televisione, internet, i media inizino finalmente a far apparire la vera donna, l’immagine realistica della donna che studia (con risultati spesso migliori dei compagni uomini, come ci indicano le statistiche), che lavora, che concilia lavoro/famiglia. “Quella stessa donna che in Italia oggi sostituisce il welfare”.

Per contrastare il fenomeno dello stalking sono stati attivati, dal Ministero per le Pari Opportunità, un numero antiviolenza (il 1522) gratuito e attivo 24 ore su 24, e un Nucleo speciale dei Carabinieri (Sezione Atti Persecutori) composto da criminologi, psicologi, sociologi, biologi e informatici, al lavoro per monitorare il fenomeno e individuare i profili psicosociali di molestatori. Vi è inoltre, presso tutte le Squadre Mobili della Polizia di Stato, una sezione specializzata contro le violenze sessuali in danno di donne e minori, il mobbing e lo stalking.

In fine dobbiamo essere consapevoli che la lotta contro la violenza è da considerarsi una battaglia che va assunta da tutti, uomini e donne, per uno stesso paritario diritto di cittadinanza e che va condotta su una molteplicità di piani, dai processi di costruzione delle identità sessuali a quelli culturali, dalle leggi di tutela all'organizzazione del lavoro e della quotidianità familiare.

Elena Benaglia

 

Edvard Munch (1863-1944) – L’urlo (1893)

 

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