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  Cultura
 703 - VANITAS VANITATUM

 

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

    « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

 

 VANITAS VANITATUM

Esperta conoscitrice delle più antiche arti della cosmesi, nonché autrice di un trattato sull'arte del trucco fu Cleopatra, che aveva in casa un vero laboratorio di bellezza. Tanto bella da esser interpretata, nel cinema, da attrici quali Elisabeth Taylor che risalì il Nilo filo a Hollywood. Cleopatra era molto ammirata anche per la lucentezza dei capelli e l’accurata pettinatura. Gli uomini, invece, già allora, vivevano come un problema la caduta dei capelli. Un rimedio era la mistura di laudano e mirra. Plinio il Caudalie dell’antichità, fornisce una buona ricetta per far ricrescere i capelli, anticipando un po’ la vino terapia, indicando di "strofinare con della soda la parte dove i capelli sono caduti, quindi applicare un infuso di vino, zafferano, pepe, aceto, laserpizio e sterco di topo" (Naturalis historia, XXII, 104). Più spesso i Romani si spalmavano in testa pomate colorate e utilizzavano un'abbondante varietà di parrucche e toupet.

La cura dei capelli delle matrone romane era affidata alle "ornatrices", abili parrucchiere che ogni giorno modellavano riccioli e trecce abbellite e legate da nastri e spilloni che avrebbero aiutato ad apparir bella anche chi non lo era. Ogni tempo la sua moda e la sua acconciatura, ora i capelli sono semplicemente tirati all'indietro e aderenti alla nuca o divisi in ciocche gonfie poi, all'inizio dell'età imperiale si passò ad elaboratissime acconciature alte sul capo e ridondanti di riccioli ottenuti arricciando i capelli con un ferro rovente, il "calamistrum", riscaldato sulla cenere dagli schiavi "cinerarii" che lavoravano in "equipe" con le "ornatrices". A partire dal II secolo d.c., le donne romane presero a ornare ulteriormente le loro capigliature oltre che con nastri, anche con diademi, e spilloni in oro, avorio o argento, elegantemente rifiniti e cavi all'interno, nel caso fosse stato necessario infilarvi qualcosa al’interno… del veleno per esempio! Appuntiti e sottili, oltre ad essere un ornamento potevano essere usati anche come arma di difesa e di offesa. Un aneddoto racconta ad esempio che Fulvia, moglie di Marco Antonio, abbia infierito proprio con lo spillone dei suoi capelli sul cadavere del retore Cicerone forandogli più volte la lingua per punirlo di averla avuta "troppo pungente". Le parrucche, elaboratissime in epoca imperiale, erano confezionate con capelli veri, provenienti dall'India o, per le chiome bionde, dalle capigliature delle donne barbare del Nord Europa. Oltre a consentire di essere sempre acconciate alla moda, le parrucche permettevano alle matrone anche di rimediare ai danni provocati da un indiscriminato uso del "calamistrum" e dalle tinture, particolarmente diffuse sia per vezzo che per mascherare la canizie. Se così mal ridotte erano le teste delle matrone, chissà le mani delle ornatrices ma… la malattia professionale all’epoca non era riconosciuta. L’hennè, tanto amato da noi donne di oggi, era già usato nella Roma imperiale per le donne che amavano il rosso e lo ottenevano con la polverizzazione delle foglie della pianta Lawsonia inermis. Il nero corvino era rinvigorito da coloranti minerali derivati dall'antimonio nero mescolato a grassi animali, da cenere di assenzio mista a olio di rosa o da infusi di foglie di cipresso intrise nell'aceto; per rendere i capelli biondi si ricavava una miscela dal grasso di capra e cenere di faggio. Nessuno amava i capelli bianchi.  Per questo inconveniente però il rimedio era semplice, almeno quello proposto da Plinio. Pare facesse miracoli l’uovo di corvo sbattuto in un vaso di rame e spalmato sulla testa ben rasata e tenuta all’ombra fino a che non fosse completamente asciutta. Un derivato con alto potere scurente avrebbe ringiovaniti i capelli che sarebbero cresciuti. Già 2000 anni fa… qualche donna dal carattere esuberante ed eccentrico amava distinguersi colorando i capelli con colori turchino e rosso carota, appannaggio riservato alle donne più allegre.

Le attenzioni per il corpo e la cura del’immagine non si fermava, naturalmente, nemmeno allora, all’aspetto visivo ma riguardava anche le parti nascoste. La magrezza era considerata, a ragione, una bruttura perciò nessun rimedio per glutei sorridenti e fianchi tondeggianti ma precise indicazioni per i seni. Metrodora, ostetrica bizantina vissuta probabilmente tra il V e il VI secolo d.c., è l’autrice di un trattato di ginecologia e farmacopea vegetale, giunto fino a noi grazie all'opera di un amanuense greco al servizio di Lorenzo il Magnifico. Ecco alcune sue "ricette". Tonico rassodante per il seno composto dalla radice di psillio (oggi plantago) da spalmare sulle mammelle con la luna calante. Maschera rassodante per il seno: polvere, 2 dramme di allume e 2 dramme di ricino acerbo; tritare e mescolare a vino nero aspro, fino a rendere l'impiastro denso come cera; spalmare attorno alle mammelle spargendovi sopra terra di Samo e terra bianca del Cimolio o cerussa.

Il mondo antico è da sempre al centro di studi e curiosità, così complesso, articolato e quasi perfetto, almeno nella nostra immaginazione. Gioielli in oro e pietre preziose di 2000 anni fa, oggetti della vita quotidiana in vetro, ceramica, argento e statue di bellezza inalterabile sono solo alcuni dei 350 reperti di inestimabile valore esposti a Torino, al Museo di Antichità, all’interno della mostra “LUXUS. Il piacere della vita nella Roma Imperiale”. Un viaggio tra ciò che gli antichi romani consideravano “l’arte del vivere”: il cibo raffinato, la bellezza, i profumi, i gioielli, il teatro e la musica, i miti; questi i piaceri della Roma imperiale. Un’intera zona della mostra è stata dedicata specificatamente alla bellezza, alle donne, all’evoluzione delle acconciature, dei vestiti e dei gioielli e dei profumi in una vetrina sono stati raccolti i pezzi provenienti da uno scavo, a Torino, appartenenti al corredo funebre di una donna: le ampolle per il profumo, i bastoncini per il trucco. E un motto: “CARPE DIEM”.

 

 

Cleopatra

 

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