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 700 - I PRIMI CENTO GIORNI IN TUNISIA DELL’AMBASCIATORE PIETRO BENASSI

Intervista a SE l’Ambasciatore d’Italia in Tunisia Pietro Benassi

Signor Ambasciatore, a circa 100 giorni dalla Sua assunzione qui a Tunisi, qual è il primo bilancio ?

Il bilancio è molto positivo, professionalmente ed umanamente. Sapevo sin dalla vigilia della mia assunzione di recarmi in un Paese di importanza strategica, tanto nella regione mediterranea che nei rapporti con l’Italia. Osservato tutto più da vicino ho trovato solo conferme.

La Tunisia è stata e resta tuttora uno dei nostri partner privilegiati. Il livello di dialogo politico e la ricchezza della collaborazione economica, scientifico-culturale ed in tanti altri settori contribuiscono a creare un quadro d’insieme che collocano le nostre relazioni ad un livello di eccellenza. Ciò implica, simmetricamente, una grande responsabilità per chi, come me, ha l’alta missione di rappresentare l’Italia qui a Tunisi e nel resto del Paese. Ma si tratta di una responsabilità che vivo tutta in positivo; da essa cerco di trarre ogni giorno energia e non sensazioni onerose.

In poche settimane ho già avuto l’opportunità di vivere in prima persona momenti di grande importanza; sia sul piano politico ed economico sia in altri campi. Dalla visita del Ministro degli Esteri Franco Frattini in gennaio a quella contestuale del Sottosegretario Stefania Craxi; dalla presenza dei Ministri Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, sempre in gennaio, al passaggio del Ministro Scajola in febbraio; alla bella pagina scritta, infine, con la sosta della fregata Scirocco in occasione di esercitazioni nel quadro NATO all’inizio di questo mese. Molte delegazioni economiche e diverse attività culturali hanno completato un quadro di rapporti assai rilevante sia in qualità sia in numero.

Tutte le questioni bilaterali sul tavolo, a vario titolo, sono importanti e connotano le nostre relazioni con un profilo elevato. Prova ne è che si intende conferire ai nostri incontri bilaterali  il livello più elevato possibile, nel formato che oggi viene chiamato definito Vertice.

Ho trovato, inoltre, un’Ambasciata ben strutturata, negli uffici e nel personale. A conferma dell’importanza attribuita dal nostro Paese alla Tunisia sono presenti tutte le articolazioni istituzionali possibili. L’Ambasciata può, infatti, contare su su un importante Istituto Italiano di Cultura, su un Ufficio dell’Addetto Militare, su un Ufficio di cooperazione allo sviluppo e sull’ICE. E’ mio preciso impegno contribuire a rendere la sede che ho la responsabilità di guidare sempre più in linea con le esigenze quotidiane dell’utenza tunisina oltre che, ovviamente, dei nostri connazionali. A tale riguardo stiamo provvedendo ad una revisione dei servizi complessivi che potrà avvalersi, tra l’altro, di un sito web migliorato e funzionale ai bisogni del pubblico.

A completare il quadro segnalo anche la nostra scuola italiana parificata “G.B. Hodierna”. Sulle strutture più direttamente legate alla storia della nostra collettività mi soffermerò più avanti.

Il 2009 è stato un anno di crisi per quasi tutti i Paesi del mondo. Ne hanno risentito le relazioni bilaterali ? Quali sono le prospettive dei rapporti tra Italia e Tunisia ?

L’anno appena trascorso ha rappresentato, dal punto di vista economico-finanziario, uno dei momenti di più accentuata difficoltà degli ultimi decenni dell’intera comunità internazionale. Non a caso molti leader ed osservatori si sono più volte richiamati alla famosa crisi originata dal crollo della borsa a Wall Street nell’ottobre del 1929. Certamente si è trattato di un fenomeno su vasta scala e dagli effetti – su molti Paesi – di proporzioni inaudite. Dalla crisi finanziaria si è infatti passati a quella economica vera e propria. La significativa diminuzione  della domanda mondiale si è inevitabilmente ripercossa sul livello di consumi, investimenti e, dunque, dell’occupazione. Italia e Tunisia sono due Paesi, mi sembra di poter dire, che hanno reagito sostanzialmente bene ed hanno evitato quell’impatto in termini economici e sociali che invece altri Paesi hanno dovuto ben più duramente sopportare.

Sarà inevitabile riscontrare nei dati dell’interscambio relativo al 2009 una qualche flessione. Dai dati in nostro possesso, tuttavia, sembra di poter dire che anche su questo specifico settore i due Paesi hanno sostanzialmente tenuto.

Nel guardare al futuro ritengo si debba privilegiare una visione improntata all’ottimismo. Non conosco, del resto, risultati economici positivi di qualsiasi tipo che siano stati storicamente originati dal sentimento contrario.

Nei rapporti economici bilaterali le potenzialità di collaborazione tra i due Paesi rimangono particolarmente elevate. L’Italia rappresenta per la Tunisia, e viceversa, un mercato di sbocco naturale sia per prossimità geografica sia per caratteristiche di complementarietà intrinseche ai due sistemi. L’Italia, già collocata molto in alto nella parte relativa alla collaborazione commerciale dovrà migliorare il livello di posizionamento in termini di presenza industriale e volume degli investimenti in questo Paese. Per quanto di mia competenza non lesinerò energie nel sostenere tale ulteriore ed auspicabile salto di qualità.

Lei ha avuto modo già di incontrare molti esponenti della collettività italiana residente in Tunisia. Qual è stato il suo impatto con i nostri connazionali ?

L’impatto con i nostri connazionali qui in Tunisia è stato eccellente. A tratti commovente. Sono stato accolto non solo con grande rispetto ma anche con una carica di umana simpatia che mi hanno profondamente toccato e che mi hanno fatto sentire ancor più l’esigenza – là dove ce ne fosse stato bisogno – di assicurare il massimo della vicinanza possibile.

La collettività italiana attualmente nella capitale e nel resto della Tunisia è frutto di un successivo sedimentarsi di esperienze umane. In primo luogo, il nucleo storico: i discendenti di coloro qui insediatisi  a cavallo tra il XIX ed il XX secolo e che arrivarono a contare ben oltre 150.000 unità. Grazie alla nostra “comunità storica” è ancora forte e presente l’influenza della nostra cultura in Tunisia: nell’architettura, nella cucina, nell’arte; persino nella lingua. Nei decenni quella comunità si è via via assottigliata, fino a raggiungere un’attuale consistenza di qualche centinaia di unità. Vi è poi una parte consistente di “nuova” presenza italiana, stabilitasi in questo paese a partire dalla metà-fine anni Ottanta/inizio anni Novanta, prevalentemente per ragioni di delocalizzazione produttiva dal nostro Paese. Essa rappresenta il nuovo polmone della collettività nazionale. Anch’essa conta diverse centinaia di unità. Il numero di cittadini complessivo iscritti nei nostri registri consolari  supera le 3.000 unità ma sappiamo che il numero complessivo di coloro che a vario titolo soggiornano a lungo in questo Paese è sensibilmente superiore.

Quella italiana in Tunisia è una comunità operosa, ben integrata e tutto sommato “benestante”, che ha come punto di coesione di molte famiglie l’Istituto Scolastico Italiano paritario di Tunisi “Giovan Battista Hodierna” e come punto privilegiato di informazione in lingua italiana, appunto, questo quindicinale. Esistono poi anche altri luoghi di aggregazione e di punto di riferimento che vorrei ricordare: dal Circolo Italiano alla Società Italiana di Assistenza (SIA). Quest’ultima opera con grandi meriti  grazie anche all’abnegazione ed al senso di solidarietà di molti suoi esponenti a sostegno dei connazionali indigenti e, comunque, più sfavoriti.  Con tutte queste belle realtà ho già preso ampiamente contatto ed ho voluto da subito dare il segno della mia attenzione e di quella dell’intera Ambasciata. Ultimo, ma non certo per importanza, Il Corriere di Tunisi, autentica istituzione e simbolo della nostra collettività e che, nella continuità della sua tradizione e autorevolezza, contribuisce al mantenimento di quell’immagine di serietà della nostra comunità in questo Paese.

Il dibattito in Italia sulla ristrutturazione della rete diplomatico-consolare all’estero si è accompagnato anche a qualche inquietudine sulla possibilità che in futuro venga assicurata la medesima prestazione in termini di servizi a beneficio delle nostre collettività. Qual è la situazione ?

Il Ministero degli Esteri italiano nell’ultimo decennio, in particolare, ha sempre più voluto riconoscere il valore delle nostre collettività residenti all’estero. Si tratta, cioè, di coloro che sono iscritti agli schedari consolari e tali risultano nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero dei Comuni, la c.d. AIRE, e la cui iscrizione – ci tengo a sottolinearlo- è obbligatoria a norma di legge per ciascun cittadino italiano che risieda in un Paese straniero per un periodo non inferiore ai 12 mesi. Approfitto quindi di queste colonne per esortare i connazionali che per qualsiasi motivo non avessero potuto sinora iscriversi all’AIRE dei rispettivi comuni attraverso gli schedari consolari ad attivarsi in materia, prendendo contatto con la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia.

Tornando più in generale alle politiche attuate nei confronti delle comunità italiane all’estero,  mi preme in primo luogo ricordare come da qualche anno a questa parte sia stato facilitato il loro diritto di voto, sia per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nonché per i referendum popolari abrogativi e confermativi. Oltre all’esercizio del diritto di voto per corrispondenza, sono anche stati disciplinati i metodi di rappresentanza delle collettività italiana all’estero con specifiche normative relative all’elezione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero  e dei Comitati degli italiani all’estero.

Quanto all’aspetto più specifico della domanda vorrei soffermarmi sul “ripensamento” dell’attuale rete diplomatico-consolare. Esso intende rispondere meglio sia alle esigenze dei cittadini residenti all’estero sia e a quelle più proprie della politica estera del Paese ed è frutto di una riflessione in corso da almeno due lustri. Nel corso degli ultimi due anni, tale ristrutturazione ha avuto una certa accelerazione e le proposte al riguardo presentate dal Ministero degli Esteri sono state da ultimo oggetto di diverse audizioni in Parlamento. L’obiettivo di lungo periodo del piano di razionalizzazione della rete consolare è quello di riconsiderare le modalità attuali di funzionamento degli uffici consolari all’estero con l’intento di promuovere un’accelerazione del processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, grazie in particolare all’informatizzazione destinata al funzionamento del «consolato digitale». Il processo di razionalizzazione in corso, quindi, non prevede solo chiusure di taluni Consolati, ma anche investimenti al fine di ampliare le installazioni degli sportelli polifunzionali, cioè dei sistemi informativi consolari (SIFCO), che saranno resi operativi nei consolati europei entro il 2010 ed in tutti i consolati italiani entro il 2011. Si tratta di un grande ed ambizioso progetto che digitalizzarà molti dei servizi sinora erogati dai Consolati. Proprio a fronte di questa digitalizzazione dei servizi sarà inevitabile un ridimensionamento di alcune sedi consolari, che si renderà vieppiù necessario anche per tenere in debito conto quanto sta avvenendo a livello di Unione Europea. È di questi giorni infatti l’avvio del cosiddetto Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) che implicherà, nel tempo, una diminuita esigenza di servizi e di adempimenti consolari di tipo nazionale. Questo -ovviamente- non è un fenomeno solo italiano. Vi sono molti Paesi, soprattutto europei, che stanno già razionalizzando le loro reti periferiche. Alcuni di essi, ad esempio, prevedono addirittura chiusure di Ambasciate bilaterali in Europa. Nella ristrutturazione in corso - soprattutto in termini di chiusura o declassamento di alcuni consolati - la Tunisia non viene ovviamente toccata. I nostri servizi, infatti, sono assicurati dalla Cancelleria Consolare di questa Ambasciata e non subiranno ridimensionamenti di sorta.

Come Ella avrà visto, il Corriere di Tunisi ha già ospitato articoli riguardanti l’auspicato rilancio della Camera di Commercio italo-tunisina. Qual è la sua opinione a tale riguardo ?

Mi fa particolarmente piacere – grazie a questa domanda – inserirmi nel dibattito che il Corriere di Tunisi, con grande tempestività,  ha  già ospitato nelle sue pagine.

Il futuro della Camera di Commercio tuniso-italiana è questione che, come si potrà ben immaginare, mi sta particolarmente a cuore. Essa rappresenta senza dubbio uno dei principali strumenti a sostegno della presenza economica italiana in questo Paese. Il suo buon funzionamento e la sua autorevolezza presso le autorità locali rappresentano condizioni imprescindibili per il raggiungimento degli obiettivi che la stessa si prefigge.

A questo riguardo, tuttavia, desidero puntualizzare qualche concetto in controtendenza rispetto ad un  documento programmatico della CTICI pubblicato sul numero 75 (6-28 febbraio) del Corriere di Tunisi.  Il core business dell’attività camerale risiede, a mio convinto avviso e per quello che ci concerne, nella promozione e difesa degli interessi delle società italiane operanti in questo Paese (e, beninteso, anche di quelle miste) di fronte ai vari interlocutori “istituzionali e non” della dirigenza tunisina. Tale azione di lobby rimane essenziale all’interno della c.d. ragione sociale della Camera di Commercio. Operare su fronti diversi può togliere energia ed efficacia  a questo importante organismo e rischiare di creare sovrapposizioni con altri enti (pubblici e/o privati) dedicati ad altri tipi di servizi.

Un altro elemento che considero basilare risiede nell’assunto che i nostri imprenditori, se vogliono essere – come è giusto che sia – beneficiari degli importanti servizi che la Camera può offrire, devono tornare ad essere protagonisti all’interno della stessa. La Camera di Commercio dovrebbe entrare sempre più efficacemente in un circolo virtuoso in cui l’efficacia del sostegno alle imprese è funzione dirette delle istanze promosse dalle imprese medesime. Il rilancio, dunque, si giocherà anche sulla discontinuità rispetto al passato. Di ciò mi sembrano consapevoli già in molti sia all’interno sia all’esterno della Camera; sia italiani sia tunisini. Da parte mia sosterrò, attraverso tutta la moral suasion consentitami, tale impostazione. Infine, la CTICI deve reinserirsi con maggiore convinzione nel circuito esterno alla Tunisia dei rapporti intercamerali. Da tali relazioni essa non potrà che trarre nuova linfa, nuove idee, nuovi contatti.

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