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 694 - MESSAGGIO DI SALUTO DELL’AMBASCIATORE D’ANDRIA

 

Caro Direttore,

Appprofitto della Sua amicizia per chiederle di ospitare sul Corriere di Tunisi, prezioso canale di comunicazione con la comunità italiana di Tunisia che ho molto apprezzato nei miei due anni di permanenza, questo mio messaggio di saluto ai connazionali che qui vivono e lavorano.

Lascio il Paese con qualche anticipo sui tempi abituali di permanenza di un ambasciatore. Fa parte del nostro mestiere. E’ inevitabile che molte siano le azioni intraprese, nel solco delle eccellenti relazioni tra l’Italia e la Tunisia e dell’ottimo lavoro svolto dai miei predecessori, che sono ancora a metà strada. Piero Benassi, che mi succede e di cui potrete presto apprezzare le grandi qualità professionali ed umane, saprà certamente raccoglierne il filo con uguale slancio.

Alla nostra collettività, a cominciare dalle sue fasce più deboli, ho dedicato attenzione particolare, potendo contare su uno staff degli uffici consolari motivato ed efficiente. Siamo arrivati anche ad un passo dall'auspicata ricostituzione del COMITES elettivo, essendo ormai consolidato il superamento della fatidica soglia dei 3000 connazionali iscritti all’AIRE: la proroga legislativa dei Comitati esistenti ha rinviato di qualche tempo questo importante appuntamento. Ma abbiamo potuto costatare, nelle due più recenti tornate elettorali che hanno coinvolto i cittadini all’estero, l’elevato grado di partecipazione degli italiani qui residenti: è un buon segnale, in vista del prossimo appuntamento.

Abbiamo intanto visto crescere ulteriormente la comunità degli imprenditori e operatori economici che qui si sono istallati, cogliendo le opportunità offerte da un Paese che ha saputo creare condizioni ideali per chi desideri produrre ed esportare. Citando le fonti ufficiali locali, le imprese italiane sono aumentate da 653 a fine 2007 a 672 a fine 2008, a 712 secondo l’ultimo dato: il flusso è dunque continuato anche in questo periodo di crisi mondiale, che inevitabilmente ha influito sull’attività delle imprese esportatrici, riducendo nell’ultimo anno il volume degli scambi commerciali. Sono fiducioso che si tratti di un fenomeno transitorio, e che possa presto riprendere il trend positivo, che ci aveva portato nel 2008 a quasi raggiungere  il valore delle esportazioni francesi in questo Paese, insidiandone il tradizionale primato. Mi conforta in questo convincimento il rilevantissimo numero di operatori che con l’ufficio commerciale e l’ICE, ma anche in cooperazione con le molte società private che offrono servizi alle imprese, abbiamo accompagnato nella loro esplorazione di questo mercato e soprattutto delle opportunità di insediamento produttivo. Moltissimi mi sono apparsi convinti dei vantaggi che la Tunisia offre.

In questo quadro di crescente presenza imprenditoriale italiana, mi è sembrato importante stimolare una riflessione sul ruolo prioritario della camera di Commercio italo-tunisina, in quanto struttura associativa che potrebbe svolgere una funzione preziosa nella rappresentanza degli interessi comuni delle nostre imprese nel dialogo con le istituzioni tunisine ed italiane, alla pari delle consorelle camere miste. Spetta naturalmente alle imprese stesse valutare l’opportunità di un più diretto impegno in questa direzione.

Devo dire che un impegno prioritario è stato per me la complessa gestione dei rapporti bilaterali di cooperazione allo sviluppo. Credo debba essere motivo di orgoglio per l’intera collettività la consapevolezza della intensità e della qualità della nostra cooperazione, che ha saputo evolversi nel tempo raggiungendo livelli di eccellenza – cito per tutti, fra i progetti in corso, quello di Rjim Maatoug, fiore all’occhiello del grande programma Sahara Sud – e avviando un nuovo ciclo di iniziative organiche di notevole spessore che ci consentiranno nei prossimi mesi di affiancare le Amministrazioni tunisine nel perseguimento degli obiettivi prioritari del programma di sviluppo del Paese.  E’ una cooperazione che si orienta sempre più verso una logica di cosviluppo nel reciproco interesse: ricordo qui il successo della linea di credito alle PMI tunisine per acquisti in Italia (l’ultima da 36,5 milioni di euro è quasi esaurita in meno di due anni, è già in cantiere la nuova da 73 milioni) e la decisione di questi giorni di aumentare da 50 a 95 milioni il credito di aiuto alla bilancia dei pagamenti, a condizioni estremamente vantaggiose, riservato agli acquisti in Italia delle Amministrazioni pubbliche tunisine.

Questo rinnovato impegno italiano è del resto il segno di un rapporto privilegiato, che il Ministro degli Esteri Frattini ha definito strategico nella sua visita a Tunisi nel maggio scorso, e che investe tutti i campi delle relazioni bilaterali. Mi pare importante ricordare l’intensità dei rapporti da lungo tempo esistenti nel settore Difesa: sono stati coronati quest’anno dalla visita a Tunisi di nave Amerigo Vespucci con i suoi meravigliosi cadetti, nel quadro di un programma di cooperazione militare solido e di qualità.

 I nostri Governi sono impegnati nella ricerca di un nuovo quadro complessivo, che sappia coniugare la mobilità delle persone con obiettivi alti di cosviluppo. Sono ormai 100.000 i tunisini regolarmente residenti in Italia e la Tunisia resta un partner privilegiato nella gestione dei nuovi flussi migratori: sono una risorsa per entrambi i Paesi, come lo furono i 200.000 italiani che la Tunisia ha ospitato fino a cinquanta anni fa. Esistono tutte le premesse per migliorare ulteriormente le modalità di selezione e formazione di nuovi migranti regolari, anche per scoraggiare flussi irregolari che non giovano a nessuno. Questo Paese ha il grande atout di avere raggiunto livelli di istruzione e formazione di assoluto rilievo, ma anche di aver favorito lo studio delle lingue straniere. I 58.000 giovani che studiano l’italiano nelle scuole, i 3500 studenti iscritti a corsi di laurea di italiano nelle Università tunisine, i 2000 che frequentano i corsi di lingua del nostro Istituto di Cultura e della Dante Alighieri costituiscono un patrimonio da valorizzare per il rafforzamento dei legami fra i nostri popoli, e dovremo forse saper fare di più per assecondare l’ulteriore sviluppo di questa realtà. Voglio cogliere l’occasione per rivolgere un caloroso saluto ai tanti docenti, italiani e tunisini, che insegnano la nostra lingua: ho avuto la possibilità di apprezzarne personalmente l’entusiasmo e l’impegno.

Conserverò, insieme a mia moglie Patrizia, un bellissimo ricordo di questi due anni in Tunisia,  che ci hanno fatto toccare con mano l’intensità dei legami che uniscono i nostri popoli: ai tantissimi tunisini con i quali abbiamo avuto il privilegio di stabilire rapporti di sincera amicizia, all’intera comunità italiana desideriamo far pervenire il più cordiale saluto e l’augurio di benessere e serenità.

 

 

 

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