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  Cultura
 682 - MUOR GIOVANE COLUI CH’AL CIELO È CARO

 

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

    « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

 

Muor giovaNe colui ch’al cielo è caro

(Menandro)

Amore/morte è il binomio per eccellenza. Chi ama muore. Muore per un giusto fine.

D’amore in realtà non si muore bensì gli atteggiamenti che assumiamo in nome dell’amore portano a morte. Così in Orfeo ed Euridice, così in Alcesti. Così in Dante nell’episodio di  Paolo e Francesca “amor condusse noi ad una morte”, idem dicasi per Romeo e Giulietta. Così capitò a Gesù morto per amore. L’attenzione va posta non tanto sul binomio amore-morte quanto sul seguito. Se ci si ferma a considerare che chi ama muore, di per sé parrebbe una visione un po’ picaresca e poco edificante dell’amore. D’amore si vive dunque, nonostante gli atteggiamenti scelti conducano a morte. Muore Alcesti, muore Euridice, muoiono Paolo e Francesca ed anche Gesù. Tutti però, vivono al di là della morte, vive l’Amore e vivono gli amanti per raccontare, testimoniare, ammonire. E vive l’Amore. La morte fisica è un mezzo necessario per la salvezza eterna, il centro della tragedia prima del lieto fine, come muore il seme da cui nasce il fiore. Quella di Cristo, la disfatta del Golgota è l’ultima tragedia della storia. Non l’Amore lo ha ucciso ma la scelta compiuta per amore degli uomini. L’Amore lo ha risorto, così come successe ad Alcesti. Euridice ebbe una sorte simile ma la storia è più complicata. Paolo e Francesca vivono il loro amore, impossibile sulla terra, nell’oltretomba.  Alcesti era la moglie di Admeto re di Fere in Tessaglia e nella loro casa, tra i servitori, vi era Apollo condannato da Zeus a servire come schiavo, per espiare la colpa di aver ucciso i Ciclopi. Grazie alla sua benevola accoglienza, Apollo nutriva per Admeto un grande rispetto, tanto da esser riuscito ad ottenere dalle Moire che l’amico potesse sfuggire alla morte, a condizione che qualcuno si sacrificasse per lui. Nessuno, tuttavia, era disposto a farlo, né gli amici, né gli anziani genitori: solo l’amata sposa Alcesti, si era detta pronta, se pur con infinito strazio. Proprio quando ormai Alcesti non è più in vita, entra in scena Eracle, intento in una delle dodici fatiche, per chiedere ospitalità. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all’eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti. Un servo lamentandosi del comportamento di Eracle, il quale, senza riguardo per la situazione, si è perfino ubriacato, decide di rivelare a Eracle la vera identità della donna “non consanguinea”, deceduta in casa, ossia la moglie di Admeto. L’eroe, fortemente pentito, decide così di andare all’Ade per riportarla in vita. L’Amore quindi è Vita ma una vita che va oltre a quella comune  “Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui”, ha dichiarato Papa Benedetto XVI  “Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio”.

 

 

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