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  Cronaca
 607 - IN RICORDO DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

 

Anche la Tunisia è rimasta profondamente commossa dalle morte  del  Papa  Giovanni Paolo II.

Il Presidente Ben Alì ha inviato un messaggio di condoglianze esprimendo a nome suo e del popolo tunisino, la sua profonda simpatia e compassione, e rendendo omaggio al Pontefice per le sue qualità umane e per gli sforzi continui per fare prevalere i valori di tolleranza, solidarietà e comprensione tra le religioni e le civiltà, in favore della pace e della sicurezza nel mondo.

La Diocesi di Tunisi ha celebrato il 6 aprile, una messa solenne per il riposo eterno di S.S. Giovanni Paolo II, ufficiata dal vescovo, Monsignor Fuad Twal.

Un libro di condoglianze, che stato firmato da innumerevoli persone, è stato aperto al Vescovato.

 

In questa occasione, ci sembra opportuno ed interessante pubblicare estratti degli articoli pubblicati sul "Corriere di Tunisi" n° 466 del 30 aprile 1996, in occasione della visita del Papa in Tunisia.

 

La visita in Tunisia: Il 14/4/1996

 

Il 14 aprile 1996, è partito di nuovo da Tunisi un messag­gio chiaro e deciso per la gius­tizia, la pace e la stabilità nella regione mediterranea e nel mondo. L’occasione è stata davvero particolare, storica : quella cioè della prima visita che un Papa abbia mai effet­tuato in Tunisia. Quella dei 14 aprile è stata una giornata me­morabile anche perché Giovan­ni Paolo II è venuto a Tunisi, a Cartagine, patria di Cipriano, Tertulliano, Agostino, patria di 3 papi (Vittore, Milziade e Ge­lasio) non già nel quadro di un periplo pastorale comprenden­te vari paesi, ma in visita uffi­ciale, certo breve, ma intensa di incontri, di attività e soprat­tutto di significati.

Accolto calorosamente all’aeroporto di Tunisi‑Cartagi­ne dal Capo dello Stato Presì­dente Zine El Abidine Ben Ali e da una folla gioiosa di citta­dini convenuti nel piazzale an­tistante i saloni dei cerimonia­le, il Papa, accompagnato da una folta delegazione vaticana e da un gran numero di inviati dei mass‑media di tutto il mon­do si è recato immediatamente nella Grande Cattedrale di Tu­nisi, dove, ha rivolto un saluto ai nu­merosi fedeli  presenti, prima di celebrare la santa messa della prima domenica di dopo pas­qua.

 

INCONTRO  FRA  CULTURE

Parlando ai Vescovi dell’Africa del Nord, il Papa ha sottolineato che nella loro mis­sione “l’incontro fra le culture occupa un posto importante" un incontro nel quale "la chie­sa guarda con rispetto alle cul­ture di tutti i popoli ed al ten­tativo che ogni comunità com­pie per dare risposta al proble­ma della vita umana".

 

LA COOPERAZIONE DEVE FAVORIRE LA STABILITA’ E LA PACE

 

Il Papa si è detto lieto di ave­re ancora l’opportunità di incon­trare, anche se per poco, il po­polo tunisino, cui fanno onore la cortesia, l’apertura e la tolle­ranza. E ha aggiunto :

"Queste qualità del caratte­re tunisino sono senza dubbio in parte il risultato della posi­zione geografica di questo Pae­se così come della sua storia. La Tunisia appartiene al mondo arabo, più precisamente al Ma­ghreb e, allo stesso tempo, al mondo mediterraneo. Nel corso della storia, con il susseguirsi delle splendenti civiltà che qui si sono incontrate  si è creata una rete di rapporti che hanno lasciato il loro segno nel Paese. Ancora oggi la Tunisia, che in questi ultimi, decenni si è dis­tinta per le sue realizzazioni nei campi dell’educazione e della sanità, svolge un ruolo impor­tante nella cooperazione e negli scambi che si sviluppano nella regione".

   Poi ha parlato di cooperazio­ne internazionale dicendo che essa dovrebbe "portare a pro­gressi nello sviluppo integrale dell’uomo e della società, ovvero uno sviluppo che non ri­guarda solo l’aspetto econo­mico, ma interessa tutte le di­mensioni dell’esistenza umana.Così facendo, questa coopera­zione favorirà la stabilità e la pace. Quando le aspirazioni profonde di un popolo non sono soddisfatte, le conseguenze pos­sono essere devastanti, e con­durre a soluzioni semplicistiche che costituiscono una minaccia per la libertà delle persone e delle società e che talvolta si cerca di imporre con la violen­za.  Se, invece, ai cittadini si aprono delle prospettive per il futuro fondate su una vera soli­darietà fra tutti, essi saranno maggiormente portati a prose­guire lungo il cammino di un autentico progresso dell’uomo nella giustizia e nella concordia".

La preoccupazione per le persone più svantaggiate della popolazione, egli ha aggiunto, non è solo responsabilità delle autorità pubbliche, ma deve es­sere il pensiero di tutti. La Chiesa in Tunisia spera anch’essa, nell’ambito che le è proprio, di contribuire a soddisfare ai biso­gni che emergono. Le sue istitu­zioni nel campo sociale, a favo­re dello sviluppo, nell’educazio­ne e nella sanità, vogliono esse­re al servizio di tutti i Tunisini. Sono questi i settori di una fe­conda cooperazione fra musul­mani e cristiani, per contribuire insieme al bene comune.

Giovanni Paolo Il ha poi evocato un po’ la storia della Tunisia:

"Non è senza emozione, devo confessarlo, che vengo in questo Paese che evoca pagine glorio­se della storia del cristianesimo. Chi potrebbe dimenticare i nomi di Cipriano, di Tertulliano, di Agostino ? Lì ho ricordati ques­ta mattina, pregando con la co­munità cristiana. Ma come non menzionare anche, con ammira­zione, il contributo della civiltà araba e il ruolo dei suoi pensa­tori, in particolare nel trasmet­tere le scienze, o ancora gli scrit­ti del grande filosofò tunisino  Ibn Khaldun, un precursore nel campo della riflessione storica e sociologica?”

Le opere prodotte dagli spi­riti illustri di questo Paese, cris­tiani e musulmani, ha aggiunto, costituiscono un ricco patrimo­nio che merita di essere conos­ciuto più profondamente. Vorrei ricordare in modo particolare in questo ambito l’importanza de­gli scambi culturali fra popo­lazioni fortemente segnate sia dal cristianesimo sia dall’isla­mismo. Questi scambi devono essere favoriti e sostenuti poi­chè, come ho detto lo scorso anno in occasione della mia vi­sita all’Organizzazione delle Na­zioni Unite, la cultura «è un modo di dare, espressione alla dimensione trascendente della vita umana. Il cuore di ogni cul­tura è costituito dal suo approc­cio al più grande dei misteri : il mistero di Dio’". Tuttavia, è an­che un fatto paradossale del mondo contemporaneo che pro­prio quando la comunicazione diventa più facile e rapida, la conoscenza reciproca rischia di rimanere ad un livello superfi­ciale".

In quest’epoca ha detto anco­ra il Papa, si è avuto uno svilup­po importante nel dialogo fra musulmani e cristiani. Per i cattolici, il Concilio Vaticano II ha costituito un passo decisivo, incoraggiandoli ad aprirsi a questo dialogo e alla collabora­zione con i musulmani.

“È bisogna rendere omaggio alla Tunisia per le sue iniziative in questo campo, come, ad  esempio, i colloqui fra musulmani e cristiani organizzati dal Centro di Studi e di Ricerche Economi­che e Sociali, il contributo di mu­sulmani tunisini e dì cristiani che vivono in Tunisia a diversi  gruppi di ricerca e di riflessio­ne di cui vengono apprezzati i lavori. Ho appreso con piacere che si stanno promuovendo scambi accademici fra la pres­tigiosa università della Zaylou­na e alcune universìtà Pontifi­cie di Roma”.

Poi  ha  affermato : "Permet­temi di riflettere ancora un momento  con  voi  sulle condizioni necessarie affínché questo  dialogo sia fecondo. E indis­pensabìle ìnnanzitutto che sia animato da un autentico deside­rio di conoscere l’altro. Non si  tratta di una semplice curiosità  umana.

L’apertura all’altro è, in qualche modo, una risposta a Dio che ammette le nostre diffe­renze e che vuole che ci conos­ciamo più profondamente. Per questo, porsi nella verità gli uni di fronte agli altri è un’esigenza fondamentale".

 

 

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