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  Cultura
 669 - PANEM ET CIRCENSES (prima parte)

 

 

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

     « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

Nulla di nuovo sotto il sole, nemmeno in tema di sport. Quando Giovenale disse “pane e giochi, panem et circenses” formulò una strategia politica di benessere popolare.

Le Olimpiadi, nella Grecia classica, comprendevano agoni sportivi, rappresentazioni di opere teatrali e gare di poesia. Il motto era "calos cai agazos", bello e buono. Bello perché di bell’aspetto, curato nel corpo e agazòs, nobile d’animo come un eroe omerico. Il bello è buono, il buono è bello e vince. Vince nelle gare atletiche, nella vita ed in politica, gli Dei gli sono favorevoli. Chi partecipa alle Olimpiadi come atleta o semplice spettatore oppure città ospitante gode dell’immunità dai combattimenti bellici per tutta la durata dei giochi. Tutte le città stato del tempo investivano molto sugli atleti, il vincitore sarebbe stato l’orgoglio della comunità ed avrebbe dato lustro al potere ed al sistema politico del territorio da cui proveniva. Le gare dei giochi greci avevano un’impronta moralistica, servivano a dar risalto ad un certo comportamento corretto, uno scopo educativo.

Non mancano naturalmente gli spiriti liberi, ribelli, gli Alceo e Anacreonte che elevano più lodi a Dionisio o ad Afrodite, con sempre nuove buone ragioni per brindare ed una lirica pronta ad ogni calice elevato ed ogni scudo perduto. trattasi però di eccezioni che confermano la regola.

Dal 776 quando Coroibo vinse la gara di corsa di uno stadio (192,27 metri), i giochi olimpici si disputarono fino al 393 d. C. arricchendosi con il lancio del disco e del giavellotto, il salto in alto ed in lungo, la corsa dei carri e dei cavalli, il pentathlon.

Fu l’imperatore Teodosio I ad imporne la fine. Il potere di Roma ed il Dio dei Cristiano rallentarono l’entusiasmo per le competizioni e le feste in onore delle vecchie divinità. Probabilmente, come tutte le abitudini, le routine, con il passare del tempo, non se ne avvertì più il bisogno.

La moda tornò nel 1896 quando si tornò ad apprezzare e capire l’importanza dell’allenamento fisico, mentale, lo spirito di squadra, il senso di nazionalità, la tregua bellica e il coro di sostegno per gli atleti. Ma nel frattempo passarono l’impero romano ed il Medio Evo, circa 1500 anni.

 

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