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 650 - METODI PER VIAGGIARE NEL SAHARA

Descrivere il deserto allo scopo di percorrerlo è assai diverso dal descrivere luoghi in cui i riferimenti, le strade, le indicazioni di ogni genere risultano precisi ed affidabili.

Nel Sahara, fuori dai percorsi battuti, agli occhi dell’inesperto tutto diventa vago, aleatorio, sfuggente. Il superamento di questa condizione passa attraverso la conoscenza delle caratteristiche intrinseche del deserto: la sua storia geologica, le differenze morfologiche del territorio, la conoscenza degli animali e delle piante ed infine la storia degli uomini e di come si sono saputi organizzare per vivere in questo terribile ed insieme straordinario ambiente.

Questo è il secondo articolo pubblicato sul Corriere di Tunisi che vuole essere un invito a scoprire l’estremo sud della Tunisia, quel territorio che gli arabi chiamano Erg Abiod  (il deserto bianco), il cuneo dell’estremo sud che si incastra tra la Libia e l’Algeria. Un itinerario che spero si potrà continuare per alcune tornate anche sui prossimi numeri che potrebbe, dopo un attenta preparazione essere l’obbiettivo di molti interessati alla scoperta e a quel turismo che diventa viaggio, avventura  ed esperienza.

 

I mezzi di trasporto

Non è mia intenzione dare consigli circa i preparativi e i metodi di allestimento, i ricambi o le attrezzature  dei mezzi di trasporto ritenendo piuttosto superfluo tale tipo di argomentazione. I motivi di natura appassionante o scientifica che spingono ad intraprendere un viaggio in questi territori dovrebbe dare di per sé l’indicazione  di ciò che si vuole cercare, dei metodi che si vogliono seguire  e del grado di impegno che si vuole porre nel raggiungimento dello scopo. Se l’intendimento consiste in una visione generale dell’ambiente eremico, in un primo approccio con la gente del deserto, allora non saranno necessarie che poche attrezzature di base.

Se invece si vorrà effettuare l’esplorazione  di un territorio in cui il buon esito dipende unicamente dalle proprie capacità, si renderanno necessarie non solo le attrezzature specifiche ma soprattutto la coscienza di possedere  una sufficiente esperienza per poter gestire ogni situazione.

Comunque, più che conoscenze di tipo motoristico- sportive che tra l’altro si manifestano spesso attraverso  forme piuttosto aggressive, è auspicabile dunque possedere nozioni e fondamenti di ordine geografico, naturalistico e culturale, un atteggiamento paziente e rispettoso. Il più delle volte vale di più una briciola di buon senso che un motore più potente.

L’osservazione sommaria della carta geografica del deserto del Sahara nel suo complesso potrebbe indurre a valutare la porzione di deserto Tunisino poca cosa nei confronti della immensità restante e sottovalutare l’effettiva situazione ambientale.

Pur nelle sue ridotte dimensioni il Grande erg  orientale tunisino presenta tutte le caratteristiche intrinseche per meritarsi l’appellativo di luogo di  ricerca in tutti quei campi che costituiscono l’interesse  degli appassionati sahariani, ricercatori, o viaggiatori  che siano. Gli aspetti  idrogeologici, , etnici, storici, e floro-faunistici di questo territorio hanno tale abbondanza di ricchezza  da presentare tuttora questioni ancora poco studiate ed osservate interamente nonostante la relativa vicinanza.

 

La lingua e l’orientamento

La lettura di una carta geografica del territorio in questione passa anche  con la comprensione e l’acquisizione del significato  di quella particolare terminologia che si avvale di vocaboli in lingua araba o berbera, la cui incomprensione costituisce un reale impedimento alla realizzazione immaginaria del contesto geografico e morfologico, indispensabile per ottenere un preciso orientamento, inoltre il cartografo differisce la traslitterazione della lingua locale secondo i metodi grammaticali della sua lingua d’appartenenza, per esempio una carta francese scrive il termine Chenini, una carta italiana scrive Scenini. Per taluni termini toponomastici è sufficiente la semplice traduzione esempio: jebel = montagna, oued =fiume temporaneo, ma per la maggior parte dei casi non esiste un corrispondente specialistico e diventa così necessario fare delle circonlocuzioni per spiegare il significato, esempio: erg =deserto di sabbia, garat= zona depressa in cui si incontrano più fiumi. Dobbiamo dunque riconoscere l’incapacità di sintesi della nostra lingua  in riferimento a particolarità morfologiche che per altro gli sono sconosciute.

Nell’alta specializzazione linguistica della gente del deserto determinata dalla necessità di visualizzare con estrema precisione ed altrettanta sintesi l’ambiente in cui vive, si realizza la capacità nell’orientamento e nel riconoscimento di tutti i riferimenti geo-morfologici indispensabili durante gli spostamenti. Gli arabi amano definire molti luoghi affiancando all’indicazione specifica  del posto il nome di uomini o di avvenimenti particolari accaduti nel passato, enfatizzando e contribuendo a un’ulteriore distinzione delle località.  Alcuni esempi ripresi dalla carta generale del Sahara tunisino:  Ghurd el Heb= i colli dell’amore,    Ghabbar =la tomba dello schiavo nero, Juhera= la piccola ferita, el Girane= le tane. Densi di  significato sono i nomi delle sorgenti e dei pozzi, di cui riporto alcuni esempi: bir Kribet el Krab= il pozzo del canto dei corvi, bir Aouin= il pozzo della piccola prugna, bir Soltan= il pozzo del sultano.  Tutto ciò per dire che l’identificazione seppur enfatizzata di un luogo può fornire dati importanti per la comprensione delle sue caratteristiche. Le denominazioni sempre così colorite ed enfatizzate dei luoghi permettono al visitatore di costruirsi una prima immagine mentale e fantastica che potrà diventare un ulteriore mezzo di orientamento.

Ho visto molti sedicenti esperti del Sahara percorrerete le piste del deserto chiusi nei loro veic oli, completamente incoscienti di ciò che li circondava ede incapaci di inserirsi nell’ambiente perché profondamente confusi.

Intraprendendo un percorso al di fuori delle piste conosciute, i riferimenti cartografici delle mappe

1/500.000 (quelle normalmente in commercio) possono risultare nel deserto aleatori o del tutto insufficienti, ancor più frequentemente sui tracciati di sabbia, per la scarsità di punti fissi.  Ai quali affidarsi, per l’uniformità del territorio e anche per la sua mobilità (dune spostate dal vento).  Dunque anche in questi frangenti il deserto mostra la sua inconsistenza. L’insicurezza  nella definizione di punti fissi ai quali affidarsi, ed proprio in questi momenti che occorre ampliare la visione immaginaria dell’insieme geografico in cui ci si trova, collocandosi anche approssimativamente in un posto e da qui partire per un supposto percorso fino a raggiungere un luogo identificato della carta geografica. A tale proposito è utile essere nelle condizioni di individuare il punto cardinale in ogni momento necessario. E proprio quando i riferimenti sicuri non esistono più possiamo continuare il percorso confrontando la morfologia del territorio reale con il grafico della carta; se per esempio la direzione del percorso è verso nord e sulla carta si legge che il territorio è attraversato da un oued proseguiremo fino ad incontrarlo e solo quando lo avremo  raggiunto valuteremo meglio la situazione, se proseguire secondo l’indicazione cardinale o percorrere il letto del fiume fino a trovare ulteriori e più sicuri riferimenti.

Certo che la tecnologia moderna con gli strumenti in dotazione come il G.P.S. (Global  Positioning System) sposta in un sol colpo i metodi un tempo utilizzati per l’orientamento e su questo punto infatti che focalizzerò l’attenzione dell’articolo del prossimo numero nell’idea che siano molti che  amerebbero venire a conoscere il Sahara.

 

Marino Alberto Zecchini

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