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 642 - Stage a Tunisi degli studenti dell’Università Roma Tre presso l’I .S. S. H. T (Dipartimento di Lingue Applicate) Università El-Manar di Tunisi

 

Viaggio studio in Tunisia: Ricordi di Un Soggiorno

 

Un viaggio corre come un lampo su binari immaginari e arricchisce chi lo compie, il viaggiatore che lo percorre. Il viaggiatore, colui che torna alla sua realtà, con un forziere, una valigia da condividere con se stesso…e da portare nel suo paese.

E’ proprio questa l’esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi italiani vincitori di una borsa di studio per uno scambio culturale con la Tunisia.

Partiti dall’aeroporto romano di Fiumicino, giovedì 2 Novembre 2006, per trascorrere un mese e studiare la lingua araba nell’università “Tunus al-Manar”, al loro arrivo sono stati accolti dal professor Fethi Nagga, Direttore del dipartimento di lingue applicate, e fatti accomodare in un Mabit nel famoso quartiere del Bardo.

La loro sistemazione nel Mabit era ottima, con camere spaziose e nuove, oltre all’interessamento del proprietario affinché i ragazzi avessero tutti i comfort.

La loro vita a Tunisi in questo mese si è districata fra le lezioni di arabo, con un approccio più vicino alla lingua di quello avuto in Italia, lo shopping nel suq, l’incontro con gli amici tunisini conosciuti all’università e le visite culturali programmate dall’istituto.

Le lezioni si svolgevano la mattina, e a volte il pomeriggio, con due docenti che si alternavano, e che poi si sarebbero concluse nell’esame finale svoltosi prima della partenza per Touzer e la scoperta del misterioso deserto.

Mentre le varie visite erano organizzate dall’istituto con l’ausilio di un pulman, di accompagnatori e di una guida che spiegava ai ragazzi le loro innumerevoli curiosità.

In questo mese sono molti i posti visitati, come le rovine della città di Dogga, il museo del Bardo e la città di Cartagine. Ogni luogo ha colpito in maniera diversa i suoi visitatori, il museo del Bardo ha immerso i ragazzi nel famoso palazzo arabo, che raccoglie mosaici, statue e reperti di antiche civiltà e soprattutto gli oggetti recuperati dal fondale marino di una imbarcazione affondata al largo delle coste tunisine e  contenente anfore colonne e molti pezzi d’arredamento che caratterizzavano le case arabe ai tempi dei romani. Il palazzo era strutturato su due piani, costruiti in epoca successiva alla dominazione araba, infatti, questo tipo di architettura è tipicamente occidentale.

La prima domenica è stata dedicata,invece, alla visita di Dogga, un’antica città romana, situata a circa un’ora e mezza da Tunisi su una collina circondata da piantagioni d’ulivo. All’occhio di chi arriva sul posto risalta il magnifico anfiteatro che nasconde dietro di sé la polis, centro vitale con il foro, il tempio, dedicato a dei pagani e poi affiancato da una moschea in epoca successiva, le terme e le domus romane. Particolare il mausoleo funebre costruito su tre livelle e che con la sua architettura e vari richiami fonde l’arte romana a quella egiziana. Al ritorno dalla visita tutto il gruppo si è fermato in un tipico ristorante dell’entroterra per gustare agnello alla brace e harissa.

Meta della maggioranza dei turisti è la città di Cartagine, testimonianza più viva della civiltà punica distrutta dai romani durante le guerre puniche. Testimonianze della lingua ci sono state lasciate soprattutto sulle steli ma il patrimonio più importante è quello delle tombe. Sono stati ritrovati una grande quantità di cimiteri contenti corpi di bambini, sacrificati agli dei, questa l’usanza sponsorizzata dagli antichi romani per screditare questo popolo, che è stata profondamente smentita da nuove teorie degli archeologi. Non dobbiamo scordare che Cartagine è patrimonio dell’Unesco, e che per salvaguardare le sue rovine i tunisini hanno collaborato ad un lungo lavoro di scavi con molti paesi stranieri.

Già da questo esempio di  apertura possiamo rintracciare l’anima di questo popolo, che abita alle porte del deserto e che ha fatto della sabbia il paradiso dell’economia, fondata in alcune regioni quasi esclusivamente sulla coltivazione di datteri, come nella città di Touzer. Qui i ragazzi italiani, accompagnati da un loro compagno tunisino, hanno girato la città a bordo delle caratteristiche carrozze e visitato lo zoo degli animali del deserto e il museo naturalistico. Il giorno seguente, l’escursione fuori Tunisi è durata quattro giorni, hanno avuto la possibilità di fare un giro nel deserto, un’ora di cavalcata in sella ad un dromedario e sentire il vento, che disegna e modella le dune, accarezzare il viso.

Si potrebbe quasi affermare che la differenza sostanziale tra Roma e Tunisi è quell’ora di aereo o un lembo di mare che le divide. In effetti, la capitale tunisina è una città vivace, moderna e aperta negli usi e nei costumi, tanto da far sentire uno straniero a casa propria. La gente ha un forte rispetto per la diversità ed un senso profondo dell’ospitalità. Molti ragazzi sono stati accolti dalle famiglie tunisine che hanno aperto le loro case e condiviso le loro usanze e tradizioni.

Dopo tutte queste esperienze e novità è arrivato anche il momento dell’addio, o meglio dell’arrivederci, dato dal direttore dell’istituto, Mohamed Nejib Boutaleb, ai ragazzi durante la cena avvenuta l’ultima sera prima della partenza. Il mudir, che ha accolto i ragazzi facendoli partecipi della vita universitaria e della città, e rendendosi disponibile per qualsiasi esigenza e bisogno, ha consegnato a tutti il diploma, mentre il professor Nagga e le due docenti regalavano a tutti uno splendido libro di fiabe arabe per proseguire in Italia lo studio iniziato. La serata è continuata allegramente tra musiche, balli e canti, grazie al contributo di due musicisti invitati dal direttore che hanno allietato il tutto. Come in tutte le partenze anche in questo caso nessuno avrebbe voluto lasciare la Tunisia, gli amici conosciuti e i posti incontrati, ma come un bel sogno ognuno è salito sull’aereo ed ha portato dentro di sé i ricordi e le emozioni…di questo viaggio tunisino!!!

 

Tiziana Favero

 

Ormai alla seconda esperienza di scambio gli italiani e tunisini  hanno avuto modo, quest’anno, di approfittare di un’organizzazione più efficace, di un alloggio più confortevole e-non ultimo- di un insegnamento che teneva maggiormente conto delle esigenze degli studenti. La mia visita in Italia  accompagnato dal direttore  dell’Istituto il Prof. Mohamed Najib Boutaleb mi ha permesso  di conoscere personalmente gli insegnanti d’arabo di questi studenti borsisti , e di fissare meglio con loro finalità e modalità dei nostri stages. Tutto sembra andare per il meglio, allora, l’esperienza è positiva per tutti e speriamo di poter migliorare anno dopo anno la qualità di questo importantissimo  e  proficuo  contatto tra i giovani dei due paesi .

 

Prof. Fethi Nagga

Direttore del Dipartimento

di lingue Applicate (I.S.S.H.T)

Organizzatore e Responsabile dello Stage 

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