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  Dossier
 640 - Dossier - BETTINO CRAXI

 

La  Tunisia intitolerà una Via A Bettino Craxi Ad Hammamet

 

L’Ambasciatore di Tunisia in Italia, Habib Mansour ha comunicato il 26 dicembre,  alla famiglia Craxi che il Presidente della Repubblica di Tunisia, Zine El Abidine Ben Alì, ha disposto l’intitolazione di una via in ricordo di Bettino Craxi nella città di Hammamet. La cerimonia ufficiale avverrà in Tunisia in occasione del settimo anniversario della scomparsa dello statista italiano, il prossimo 19 gennaio.

La famiglia Craxi, si legge in una nota, “ringrazia sentitamente il Presidente Ben Alì, amico sincero dell’Italia e profondo conoscitore della nostra Storia passata e recente, per il chiaro omaggio dall’alto e forte significato storico - politico”.

 


 

L'opinione di Pier Luigi Polverari

 

L’omaggio al presidente Bettino Craxi fatto dal presidente Ben Ali, intitolando una via in suo nome conferma la stima e l’affetto che la Tunisia ha sempre avuto per l’amico, per l’uomo di stato, per il patriota italiano.

Ora è tempo che la verità sulla storia di Bettino Craxi e del socialismo italiano venga riaffermata anche in Italia. Nessun cambiamento, nessun futuro positivo per le nuove generazioni, può fondarsi sulla menzogna e sulla calunnia.

Se l’occhio di un “Grande Fratello” avesse visto il modo di vivere, l’azione quotidiana di Bettino, così come ho avuto l’onore di vedere io, tutti avrebbero capito il disinteresse per i propri beni materiali che il leader socialista aveva nella propria cultura di vita.

Insieme a questo si deve avere l’onesta di diffondere la nota che ha scritto l’avvocato Enzo Lo Giudice che afferma : “tutti ricordano gli anni tremendi di mani pulite : il “tesoro” di Craxi, il balletto di miliardi, la piazza urlante, la canea dell’informazione, le corride giustizialiste di tante trasmissioni televisive, con la claque ed i cappi. Ma quanti sanno che nessuna condanna di Craxi ha resistito ai controlli delle corti superiori ?. Molti dei processi promossi contro Craxi sono finiti con l’assoluzione. Nessuna delle condanne pronunciate dai giudici di merito è stata confermata dalla corte di cassazione che ha annullato tutte le sentenze tranne due, ENI-SAI e Metropolitana Milanese :

Ma proprio queste due condanne rappresentano la più sonora sconfitta dello Stato Italiano.

La corte Europea del diritti dell’uomo, con le due importanti sentenze del 5 dicembre 2001 N°348966107 e del 17 luglio 2003 N°25337194, si è, infatti, pronunciata su questi due giudizi. condannando l’ Italia perché i giudici italiani avevano condannato Craxi in processi ingiusti; violando il fondamentale diritto di difesa dell’ imputato. Queste due sentenze della Corte Europea mettono il timbro alla denunzia di persecuzione giudiziaria, spintasi fino alla violazione dei principi che rendono giusto il processo”.

In un mondo e in un Paese, nei quali i valori dell’onesta intellettuale nella ricerca della verità, alla luce di quanto sopra, fossero valori, autentici, sganciati da interessi meschini e di parte, amici e nemici di una volta dovrebbero prendere atto di quanto le corti superiori hanno sentenziato e rendere finalmente il dovuto omaggio a tutti coloro che hanno subito ingiustizie ed in particolare a quel grande socialista galantuomo di Bettino Craxi,

La pacificazione del Paese, a mio avviso, passa inesorabilmente attraverso questo riconoscimento.

La mia riflessione avviene attraverso la testimonianza diretta, nel non aver mai rinnegato amici e valori, dall’orgoglio di essere stato l’unico parlamentare italiano ad aver vissuto sempre negli ultimi anni dell’esilio tunisino accanto all’amico e maestro, il presidente Bettino Craxi.

Un mio pensiero riconoscente s’indirizza verso la Tunisia, il popolo tunisino e il suo Presidente Ben Ali.

 


  

Scrivevamo  Nel  Gennaio  2000:

 

Bettino Craxi? momenti di una morte attesa... ma improvvisa

 

Nessuno, né i famigliari, né i medici, né gli amici, nessuno se lo aspettava così presto. Bettino Craxi è morto nella casa di Hammamet in un pomeriggio «normalissimo», lontano dagli sguardi dei giorni precedenti.

Unici testimoni diretti di questa morte improvvisa, la figlia Stefania, una delle nipotine e il fedele Marcello, collaboratore italiano convertito-si all’Islam e battezzato Mohamed da quando ha preso per moglie una tunisina.

La giornata di mercoledì 19 gennaio 2000 era cominciata come tante altre e nulla faceva presagire quanto sarebbe suc-cesso...

Sepolto nella Sua Hammamet

Per quanto improvvisa è stata la morte, il funerale e la sepoltura di Bettino Craxi sono sembrati invece già predisposti e preparati in anticipo. All’offerta del presidente del Consiglio Massimo d’Alema di organizzare funerali di stato a Roma, Stefania opponeva immediatamente un netto rifiuto. Stefania si sfogherà più tardi : “me lo hanno assassinato e ora offrono funerali di stato”. Già nella prima serata di mercoledì, quando la salma di Bettino Craxi era ancora calda, si sapeva che il funerale si sarebbe svolto venerdì nella Cattedrale di Tunisi, che la camera ardente sarebbe stata aperta nella mensa degli ufficiali all’ospedale militare di Tunisi e che la sepoltura sarebbe avvenuta nel piccolo cimitero cristiano, accanto a quello musulmano, sulla spiaggia, ai piedi delle mura della vecchia medina di Hammamet.

Cosi aveva predisposto l’esule che in Italia voleva ritornare solo da uomo libero, altrimenti nè da vivo nè da morto; e così ha agito la sua famiglia nonostante l’insistente negoziato voluto dal governo italiano e discretamente portato avanti dalla Farnesina.

Il venerdi’ di Craxi

A memoria d’uomo, gli abitanti di Tunisi non avevano mai visto il centro della loro città sconvolto come durante quelle ore del venerdì 21 gennaio 2000 fra le 11.00 e le 15.00.E hanno partecipato a quell’evento mai visto da almeno 40 anni: tanti cristiani raggruppati davanti e dentro la Cattedrale di Piazza Indipendenza, di fronte all’ex sede del residente generale francese, sotto gli occhi del gigante Ibn Khaldoun in bronzo.  Sapevano che quei cristiani con le loro bandiere e garofani rossi erano lì per l’ultimo saluto al “loro Bettino Craxi”. Sapevano che l’uomo dentro la bara venuta da Firenze credeva nel Dio unico comune a tutti e pertanto sembrava per molti naturale la coincidenza fra la preghiera musulmana del venerdì e la messa funebre nella Cattedrale dei cristiani ufficiata dal vescovo arabo Fuad Toual in italiano, arabo e francese, sotto i ritratti di S. Agostino il Cartaginese e S. Cipriano il martire africano.

Sfollando le moschee dopo la loro preghiera, i tunisini musulmani si sono mischiati a una folla di cristiani particolari che uscivano dalla Cattedrale scandendo “Bettino... Bettino”.

Cristiani particolari, cristiani “eccellenti” si direbbe. Nella Cattedrale di Tunisi è avvenuto in realtà un incontro che in circostanze normali non sarebbe mai avvenuto in una chiesa. Socialisti laici come Rino Formica, Claudio Martelli, Gianni de Michelis, Margherita Boniver, Giusi La Ganga. Ugo Intini, Adriana Asti e tanti altri a centinaia hanno pregato per Craxi assieme a Cattolici di varia estrazione : Silvio Berlusconi, Francesco Cossiga, Lamberto Dini, Rocco Buttiglione ecc... Poi c’erano i molti amici tunisini di Craxi e gli inviati del presidente Ben Ali e quelli del presidente Arafat. Tutti insieme hanno ascoltato messa, letture di brani del Vangelo di Matteo, un telegramma del Papa e l’orazione appassionata di Bobo Craxi. A sentire gli applausi e le ovazioni è sembrato all’osservatore di essere presente ad un congresso politico.

Poi alla fine, le tenerissime parole di Bobo rivolte al padre che non vedrà mai più e la preghiera da Bobo rivolta a Dio affinchè protegga questa terra di Tunisia che si è offerta a proteggere Bettino Craxi da vivo e da morto... Infine la partenza del corteo funerale diretto ad Hammamet dove oggi sorge una tomba che porta una semplice lapide col nome di Bettino Craxi.

Chi scrive, ha vissuto tutto come se stesse leggendo un libro di storia o come se stesse vivendo momenti del passato.

Sapendo la passione di Bettino Craxi per Giuseppe Garibaldi e la sua tenerezza nel raccogliere conoscenze e notizie sugli italiani di Tunisia sin dal Settecento, non si puo’ non guardarne la storia come una tragedia particolare non già soltanto dal momento della "fuga” ad Hammamet, ma almeno dalla crisi di Sigonella. A chi scrive, il funerale, dalla camera ardente terminata con il saluto delle guardie d’onore della polizia militare tunisina, alla sepoltura, è veramente sembrato come una restituzione reale di pezzi di storia.

        

Jaâfar Iskander

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