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  Collettività
 634 - Discorso del Papa: una offesa all’Islam o un invito al dialogo tra le religioni?

Nessuno avrebbe mai pensato che il discorso tenuto dal Papa Benedetto XVI  all'Università di Ratisbona prendesse l'ampiezza che ha preso sul piano delle relazioni internazionali e provocasse una così forte reazione presso il mondo islamico sino all’accusa di odio verso la religione mussulmana.

Tutto cominciò quando, domenica 12 settembre, il Papa di fronte agli studenti evocò,  all'inizio del suo discorso,  i ricordi di quando era insegnante accademico all'Università di Bonn e gli incontri che riunivano studenti e professori di tutte le cattedre e specializzazioni per riflettere sulla ragione della fede. Questi ricordi gli tornavano alla mente soprattutto mentre leggeva, di recente, il testo del professor Theodore Khoury in cui l’autore aveva riportato il dialogo che l' imperatore bizantino Manuele II Paleologo, ebbe con un persiano colto, nel 1391,  su cristianesimo e islam e sulla verità di entrambe le religioni. In questo dialogo l'imperatore diceva - interessandosi del rapporto tra religione e violenza -:  "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua ordine di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava", aggiungendo: "La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. Non agire secondo la ragione s’oppone alla natura di Dio”.

E’ stata questa la frase che ha scatenato una fortissima ondata di protesta in tutto il mondo islamico, leggendo in questa citazione del Papa una sua intenzione ad attaccare l'islam e ad accusarlo di violenza e distruzione dell'altro. Così si sono succedute manifestazioni popolari nelle strade, incendi delle chiese a Gaza e in Cisgiordania, ritiro degli ambasciatori dallo Stato Pontificio, attacco ai cristiani, indignazione di capi di stato musulmani e l’esigenza di scuse immediate dal Papa. Da parte Sua Egli, ha precisato in un comunicato che non era la sua intenzione nuocere all'immagine dell'Islam o alla sensibilità dei credenti musulmani, affermando che il suo unico obiettivo era quello di incoraggiare "a un dialogo positivo, anche autocritico, sia tra le religioni come tra la ragione moderna e la fede dei cristiani".

Fra i musulmani che si dicono offesi nella loro fede e il Papa che rivendica la Sua innocenza di una tale pratica, si pone la domanda allora sulla vera causa dell’uso della frase dell’imperatore bizantino, che è all’origine della polemica.

Prima di analizzare le intenzioni del Papa, ci pare opportuno tornare al contesto originale in cui fu pronunciata la citazione da Manuele II Paleologo.

Alla fine del XIV secolo l’impero bizantino era sotto la minaccia permanente dell’invasione turca, tanto che Paleologo fu personalmente prigioniero del Sultano Bayezid I nel 1391. Il suo regno (1391-1425) fu caratterizzato da tante guerre con i turchi, alternate da brevi tregue. Forse è stato questo contesto l’origine della visione dell’imperatore bizantino sull’Islam e sul rapporto tra fede e violenza, anche se leggendo l’intero suo dialogo con il persiano si nota che non è tutto su un tono  aggressivo contro la religione musulmana.

Resta adesso da capire perché il Papa ha fatto appello a questa citazione nel contesto di oggi, caratterizzato dall’esplosione del terrorismo e da una ricerca di stabilire un dialogo tra le religioni che sia basato sulla tolleranza, l’apertura e il rispetto dell’altro.

Due le ipotesi da valutare: o il Papa ha espresso la sua vera opinione sull’islam o voleva provocare l’altro per invitarlo a dialogare su una nuova base, quella della ragione.

Se si ammette la prima ipotesi, Benedetto XVI avrebbe il profilo di una persona che non sa trattenersi e che si è permessa di esprimere la sua vera opinione sull’islam dimenticandosi del Suo ruolo come rappresentante del mondo cristiano nel desiderio, forse, di rivivere vecchi conflitti e ostilità che avevano opposto i mussulmani ed i cristiani nel passato. Ma il Papa non sembra una persona che agisce su un semplice colpo di testa. Egli è un intellettuale che, docente universitario per più di quarant’anni, è autore di numerosi libri. Inoltre  ha sempre affermato voler continuare sul cammino di Giovanni Paolo II, in particolare per quanto riguarda il dialogo con le altre religioni.

Si passi alla seconda ipotesi: Se Benedetto XVI voleva veramente rilanciare questo dialogo, ma allora come pensava di farlo?

Se si torna al testo completo del discorso  pronunciato a Ratisbona si constata che il Papa ha sottolineato in primo luogo  il rapporto stretto fra la religione cristiana e il pensiero filosofico greco, basato sul “logos” (la ragione o la parola). Questo incontro tra fede e ragione costituisce la specificità del cristianesimo. Tuttavia, a partire dall’inizio dell’epoca moderna, è nata una tendenza che cerca di separare i due mondi. E’ quanto che il Papa chiama “dis-ellenizzazione” della fede cristiana.

In secondo luogo Egli ha identificato tre ondate di questa dis-ellenizzazione per giungere alla conclusione che bisogna allargare il campo della ragione in modo da includere il divino e che la teologia diventa “l’interrogativo sulla ragione della fede”.

Secondo il Papa  solo così si può “costruire un dialogo autentico tra le culture e le religioni” poiché escludere il divino dall’universalità della ragione, come è il caso oggi in Occidente, “potrebbe essere considerato dalle culture profondamente religiose come disprezzo delle loro convinzioni più intime”.

L’appello del Papa alla fine del suo discorso è doppio. Si rivolge da una parte all’Occidente per reintegrare la dimensione della fede nella ragione,  e questo sarebbe il compito dell’università di concretizzarlo, e dall’altra alle altre culture per fondare un dialogo basato sulla ragione come terreno d’incontro. E’ questo è il senso ultimo delle parole di Manuele II Paleologo quando dice “Non agire secondo la ragione s’oppone alla natura di Dio”.

Per quanto riguarda i musulmani  l’uso della ragione non è estraneo al messaggio islamico. Va ricordato che esso ha beneficiato molto dall’apporto del pensiero greco, attraverso le traduzione delle opere di Aristotele e di Platone da parte dai pensatori arabi come Al Kindi, Al Farabi,  Avicenna e  Averroes che hanno ripreso per loro conto idee  per sviluppare il pensiero islamico. Inoltre non bisogna dimenticare il movimento di “Al Mouatazila” che, all’inizio dell’islam, ha esaltato fortemente il ruolo della ragione nella comprensione della verità del messaggio divino.

Quindi il dialogo tra le religioni sulla base della ragione, a cui ha invitato il Papa, sembra possibile tra Cristianesimo ed Islam. Bisogna impegnarsi da parte e d’altra per realizzarlo.  

 

Hanene Zbiss

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