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  Scuola-Università
 632 - Anno scolastico 2005-2006 : L’ITALIANO NELLE SCUOLE TUNISINE

 

Nel corso dell’anno scolastico che si è chiuso l’insegnamento dell’italiano nelle scuole secondarie tunisine è stato impartito in 290 Licei dall’estremo nord all’estremo sud, dal Mediterraneo alle oasi. Ad insegnarlo sono stati 266 docenti (che l’anno venturo diventeranno circa 300), a 22.000 studenti ripartiti in 1598 classi (media ottimale di 13,7 alunni per classe, e di 6 classi per docente). Niente male per una lingua “opzionale”.

Poichè il quadro orario prevede 2 ore di lezione a settimana, e considerato che l’anno scolastico tunisino si sviluppa su 8 mesi effettivi, pari a 34 settimane, le ore di lezione impartite in ciascuna classe sono state 68. Il totale delle ore di italiano per le 1598 classi ammonta dunque a 108.664.

L’insegnamento è impartito su due livelli, corrispondenti alle classi terza e quarta (ultima e penultima) del corso liceale. Conseguentemente, gli studenti che scelgono l’italiano, ricevono nel corso dei due anni 136 ore di lezione.  Le competenze attese possono essere comparate a quelle del I° e del II° livello CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) elaborati e praticati dall’Università per Stranieri di Siena, corrispondenti a 36 crediti ECTS ¹  .

Il programma ministeriale prevede

a) al primo livello:

a. sul piano della lingua: argomenti quali gli articoli, le preposizioni, i possessivi, l’indicativo, ecc.

b. sul piano della produzione: presentazione di sè, l’ambiente scolastico, la famiglia, la casa, i mestieri, ecc.

b) al secondo livello:

a. sul piano della lingua: i pronomi diretti e indiretti, il condizionale, ecc.

b. sul piano della produzione: l’abbigliamento, lo sport, la cucina, i viaggi, le feste, nozioni sull’Italia geografica e amministrativa, ecc.

Come si vede, si tratta di un programma prevalentemente mirato alla comunicazione: più che apprendere nozioni, lo studente deve saper capire e produrre. In un insegnamento come questo, di tipo attivo e motivante, le nozioni morfo-sintattiche sono implicite: il che favorisce tutti i complessi processi metalinguistici, offrendo contestualmente grande autonomia allo studente.

Nonostante una certa rigidità manualistica, i docenti svolgono il loro compito interpretando il programma ciascuno col suo carattere, il suo approccio, il proprio entusiasmo, e ricavando quindi anche essi evidenti e reali spazi di autonomia didattica nella scelta dei contenuti, delle forme di presentazione, nell’organizzazione delle attività. Spesso anzi non si accontentano delle due ore settimanali del curricolo, ed organizzano attività extracurricolari che confluiscono in quelli che vengono chiamati “Club di italiano”, in cui si allestiscono scene teatrali, si ascoltano e ripropongono canzoni, si simulano discoteche, si sperimenta la gastronomia, si fanno sfilate di moda, ecc., in questo supportati dalla grande apertura dell’Ispettore Hamadi Agrebi e dalla disponibilità evidente dei Presidi.

Nel corso di quest’anno scolastico, tre almeno di questi club meritano di essere citati per la qualità del lavoro profuso e per la motivazione che le docenti sono riuscite ad infondere nei loro studenti: a Sousse la prof.ssa Sameli Selmane del Liceo Tahar Sfar, a Gafsa la prof.ssa Imen Hamdi del Liceo Ahmed Tlibi, e a Sidi Bou Zid la prof.ssa Chefia Hendaoui  del Liceo El Intiaz.

Al bac di quest’anno, sono stati ben 5717 gli studenti che hanno scelto e superato la prova di italiano. Ad essi, che presumibilmente in gran numero continueranno i loro studi di italianistica nelle Università, vada il nostro più cordiale mabrouk.

La prova, che si è svolta in una sola giornata, per una durata di un’ora e mezza, è consistita nella comprensione (lessicale, grammaticale, semantica) di un testo sul ruolo della donna, e di una breve produzione scritta su un argomento studiato nel corso dell’anno: la moda.

Nel corso dell’anno i professori “stagiaires” (noi diremmo: “nell’anno di prova”) hanno seguito il seminario organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e tenuto dal 21 al 26 novembre da docenti dell’Università di Siena a Monastir e a Radès sui temi della valutazione e della certificazione. Hanno poi partecipato a puntuali attività di aggiornamento sull’uso della canzone nell’insegnamento dell’italiano (a Radès il 12 novembre), sull’uso del power-point nella didattica (il 3 dicembre a Nabeul e il 10 dicembre a Radès), e sulla punteggiatura (il 24 febbraio all’Ariana). Al termine dell’anno hanno consegnato una tesina che l’Ispettore e i suoi collaboratori si accingono ad esaminare e valutare ai fini della “titularisation” (noi diremmo “la conferma in ruolo”).

Molti altri incontri chiamati “leçons témoin” o “sedute pedagogiche” e destinati sia agli “stagiaires” che ai “titularisés”, si sono svolti in diverse scuole della Tunisia, animati dall’infaticabile Ispettore Agrebi e dai suoi collaboratori.

Particolarmente riuscita è stata la “leçon témoin” sulla comprensione scritta tenuta il 21 gennaio dalla Prof.ssa Rafiaa Ben Rabeh al Liceo della rue de Marseille a Tunisi, dinanzi a 10 alunni e 30 docenti.

E’ una pratica, questa della “lezione modello”, di cui in Italia possiamo solo rimpiangere l’assenza. E’ infatti estremamente positivo il fatto che dei professori di una stessa disciplina si ritrovino periodicamente per dibattere e confrontarsi a partire da una situazione didattica concreta. Nel confronto fra l’esempio dato e la pratica e l’esperienza personali, cresce la professionalità di tutti, insieme alla collegialità di un lavoro condiviso e alla convivialità delle persone, conoscenti ed amiche, che hanno il piacere di ritrovarsi.

In negativo vedrei la tensione piuttosto generalizzata a veder codificate in schemi definiti e preferibilmente non modificabili delle procedure didattiche che, al di là dello schema necessario e scientifico, devono per loro natura e per contingenti necessità, essere suscettibili di modificazioni ed adattamenti alle specifiche situazioni. Molto bene fa quindi l’Ispettore Agrebi a consigliare con calore e favorire con competenza una libertà di insegnamento che sia ragionata e sperimentata.

In positivo ci vedo il fatto che ricondurre il lavoro dell’insegnante a delle pratiche didattiche comuni è un modo efficace di evitare l’anarchia, spesso presuntuosa ed incompetente, che può nascondersi dietro l’alibi di una malintesa libertà di insegnamento.

 

 ¹ L’acronimo sta per “European Credit Transfer System”: è un sistema di crediti creato dalla Commissione Europea nel 1988, che ormai si è esteso in tutta l’Unione, in quanto garantisce trasparenza ai percorsi scolastici e facilita il riconoscimento degli studi all’estero. Rapportandosi a moduli di insegnamento definiti e convenuti, i crediti rappresentano, sotto forma di valori numerici da 1 a 60 assegnati a ciascuna unità, la massa di lavoro richiesta e ritenuta svolta per ciascuna unità. A livello universitario, per esempio, un anno accademico vale 60 crediti, ossia 30 crediti per semestre. Una “licence” (laurea triennale) corrisponde quindi a 180 crediti, un master (cinque anni) a 300 crediti, e un dottorato (sette anni) a 420 crediti.

 

Ciro Gravier Oliviero

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