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  Cultura
 629 - Archeologia: Scoperte stanze dell’epoca spagnola nella “Carraca della Goulette”

 

Una grandissima scoperta storica è stata realizzata all’inizio di quest’anno nella famosa “Carraca della Goulette” che attualmente è oggetto di un grande progetto di restauro, iniziato nel marzo 2005, con un costo superiore ai 3 milioni di dinari e che dovrebbe concludersi entro 10 anni.

Si tratta della scoperta di decine di stanze di epoca spagnola  (che risale alla conquista di Tunisi da parte delle forze spagnole condotte da Carlo Quinto nel 1535) nascoste sotto le costruzioni di epoca ottomana. Dentro queste stanze sono state trovate ceramiche genovesi della seconda meta del XVIº secolo, pipe, monete, flaconi in vetro e brocche.

Il gruppo di lavoro, condotto da Fathi El Bahri, responsabile degli scavi nella Carraca, ha esplorato sino adesso due delle camere rendendosi conto della ricchezza del patrimonio archeologico trovato a 8 m dalla terrazza del padiglione Sud. Si ritiene che l’ingresso a questa parte spagnola fosse chiuso a partire dalla fine del XVI° secolo, epoca della conquista ottomana di Tunisi nell’estate 1574. Gli ottomani, che consideravano gli spagnoli come i loro rivali nel Paese, bruciarono la cappella, che era all’ingresso delle stanze, prima di chiudere definitivamente l’entrata.

 

Evoluzione  storica  del  Forte

 

La  loro  vera  intenzione  era  quella  di distruggere  completamente  il  forte  per impedire  agli  spagnoli  di riprenderlo. Sino all’arrivo degli ottomani alla fine del XVI° secolo, la Goulette, come  spiega Paul Sebag nel suo articolo “La Goulette e la sua fortezza dalla fine del XVI° secolo sino ai nostri tempi”, era una piccola torre di controllo, di forma quadrata che serviva come posto di dogana dove le nave-merci  sbarcavano i loro carichi. Quando il corsaro turco Khayr-ed-Dìn Barberousse conquistò Tunisi nel 1534 decise di fare della  Goulette  il  rifugio  principale  per  la sua flotta  e quindi si trovò nella necessità di migliorarne la difesa. Fu allora che consolidò  i  quattro  angoli della torre quadrata.

Nel 1535 sbarcò Carlo Quinto che con le sue forze e conquistò Tunisi cacciando via i turchi. Anche lui decise di rafforzare la difesa della fortezza che gli era stata totalmente concessa dal sultano Hafsida  Moulay Hassen secondo il trattato del 6 agosto 1535. I lavori cominciarono immediatamente ed i materiali da costruzioni furono importati dalla Sicilia e dalla Spagna. I quattro padiglioni del forte furono consolidati conformemente ai piani realizzati da un architetto italiano, Ferra Molino. Ognuno dei 4 padiglioni aveva un nome: Santa-Barbara a Sud-Est, San-Giorgio a Nord-Est,  San-Giacomo a Nord-Ovest e San-Michele a Sud-Ovest. Filippo II, figlio di Carlo Quinto volle ulteriormente consolidare il forte e dette l’ordine di avvolgere la cittadella, costruita da suo padre, con una nuova costruzione composta da sei padiglioni. Il risultato dei lavori, iniziati nel 1565, e progettati da un architetto italiano, Giacomo Palazzo,  fu la coesistenza di due edifici: la “Vecchia Goulette”, costruita da Carlo Quinto, e la “Nuova Goulette”, costruita da Filippo II.

Gli ottomani, che vennero dopo, riuscirono a distruggere solo la parte “nuova” della Goulette e conservarono un padiglione dei quattro esistenti precedentemente.

Nel 1742 il re ottomano Ali Bacha decise di restaurare un secondo padiglione, quello datato nell’epoca spagnola, detto San-Giorgio,  e la cortina che lo collegava al primo padiglione rimasto salvo, ovvero quello di Santa Barbara. Va ricordato che Ali Bacha affidò i lavori di restauro a un architetto italiano che lo eseguì secondo le tecniche spagnole dell’epoca di Carlo Quinto.

Hamouda Bacha continuò quest’opera aggiungendo, nel 1796, una costruzione a forma di mezza luna con una batteria a fiori d’acqua per rafforzare la difesa del forte.

Il monumento ha conservato da allora questo aspetto sebbene abbia subito molte operazioni di restauro, non ultima quella realizzata da un architetto italiano, nel 1965, che mirava a liberare il monumento dalle abitazioni e magazzini costruiti a fianco dell’edificio e a consolidarne i muri.

Ultima operazione di restauro è quella avviata nel 2005 e che ha portato a questa importantissima scoperta.

 

E se si costruisce un museo alla “Carraca”?

 

Nel corso della nostra visita del cantiere di scavi abbiamo potuto ammirare “pezzi” intatti  di ceramica detta “maiolica” di Genova che è bianca, monocroma e di qualità. Questa ceramica è stata trovata in un buono stato nelle due stanze scavate, il che fa pensare alla probabile esistenza di un deposito o di una fabbrica dell’epoca spagnola. C’erano anche pezzi di vetro, iscrizioni e, persino, palle di cannone. Un ricchissimo patrimonio che potrebbe essere l’“oggetto” di un nuovo museo creato sul posto in cui potrebbe essere studiato e archiviato quanto trovato mentre si prosegue il lavoro di scavo. Un museo del genere potrebbe essere un progetto molto interessante sia culturalmente che anche economicamente. Infatti, situandosi in un monumento, importante  e vecchio di sei secoli come la Carraca della Goulette, potrebbe attrarre un gran numero di turisti che vistano il Paese ogni anno via nave, partecipando così a promuovere il turismo culturale e a finanziare, almeno in parte, i lavori di restauro.

E’ un’idea che speriamo venga presa in considerazione e studiata in vista a una  possibile realizzazione.

Questa nuova scoperta porta alla luce dunque una parte molto importante di un grande monumento che testimonia della Rinascita spagnola in terra tunisina, un monumento che l’archeologo Fathi El Bahri si rifiuta di ridurre alla sola designazione di “Carraca” (che significa “carcere”), considerando questa definizione riduttiva in quanto non tiene conto del ruolo che ha sempre avuto questo Forte.  Un forte che ha rivelato una parte delle sue ricchezze segrete e ne rivelerà altre se viene costantemente studiato e scavato.

 

Hanene Zbiss

 

Ceramica trovata nelle stanze d’epoca spagnola

 

 

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